Ben prima (molto) che si sapesse che il Museo della Latteria sarebbe potuto entrare a far parte del fantomatico universo dei musei veneti (non c’è ancora), il sottoscritto aveva provveduto ad una catalogazione di tutti gli oggetti (diciamo una buona parte?) che costituivano la rete di oggetti del museo. Una catalogazione, oltre che testuale, anche fotografica. Che ho poi passato ai professionisti che si sono interessati dell’allestimento.
Vi ricorderete anche che, recentemente, dalle pagine del bolcom conosciuto sia come rifiutino che come vomitino, il sindaco si è lanciato in una avventura letteraria la cui quintessenza riporto di seguito, ma tutto l’articolo è consultabile qui:
Un motivo di orgoglio per tutti dunque dal momento che l’iniziativa racconta, attraverso oggetti, documenti e fotografie, un patrimonio che è di tutti e che potrà arricchirsi ulteriormente. Un patrimonio che, molto probabilmente, potrebbe già essere più consistente se molti oggetti usati per la lavorazione del latte, molti documenti della Latteria e molte foto storiche non fossero finite in svariate collezioni private.
Chiudevo l’articolo con una precisazione:
Visto che ormai ci siamo dentro fino al collo, una ulteriore finale precisazione. Nessuno di noi si può sottrarre all’onta, ma nessuno si può ritenere con assoluta certezza senza macchia. A partire da me, che ho avuto per anni le chiavi del museo. Ma neanche il sindaco, che immagino ci sarà stato più di qualche volta, può ritenersi salvo da possibili illazioni. E, naturalmente, neanche chi ha rifatto l’allestimento, che oggetti documenti e foto li ha dovuti prendere per mano uno per uno. O son dute del diau o dute del Signor!
E siamo giunti ad oggi. Per la stagione estiva al museo ha preso servizio una “guida museale” che ne garantisce l’apertura tutti i giorni (tranne il lunedì) dalle 17 alle 19. Credo che, doverosamente, una parte del tempo a sua disposizione possa essere proficuamente passata a verificare ciò che del vecchio allestimento è stato usato anche nel nuovo, verificando la presenza di ogni singolo oggetto determinandone lo status (tutto ok, rotto …?). In fin dei conti gli oggetti e lo stabile fanno capo all’Associazione Latteria Sociale.
Quello di verificare che tutti gli oggetti presenti prima dell’allestimento siano presenti anche dopo il ri-allestimento, è un sovrano dovere dell’Associazione che, prima o poi, dovrà produrre una relazione da consegnare ai soci. Così si conviene in terra ladina e così dovrà essere.
Lo ha indicato anche il sindaco nella sua altissima prosa, quindi ….
Aggiungo qui di seguito una delle schede (clicca per ingrandire) nelle quali sono descritti gli oggetti di cui si ignorano, al momento, i singoli sicuri destini.
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e un pecà mortal no vede sti reperti tel museo!!!
@massidekidelzotto,
n chiarimento: no é dito che chisti reperti no i sea stade metude fora. L intendimento e propio chel de verificà, caso par caso, chè che e stou usou e chè no. Nte ogni caso i toche à da ese da calche parte!
….scusa Danilo,te podaràe dime che no e fati miei (o nostre),ma a proposito de “collezioni private”che fìn alo fato al vòlto del Smotazìn,che e n’capolavoro????
Avé al museo de la lataria senza avé gnanche doe peze de formai fate a Loze….chesto e ‘n pecà ‘ncora pi gran. Zane e puona autonomia. ya!!
@Oltrepiave fan, riguardo al Smotazin no ei idea, ma me é vegnù n regia che l’ALPE (ass. lozzese pensionati) la é davoi fei na bela ricerca su “riti e rituali a Lozzo di Cadore”. E solo da spietà.
@Attilio, mio fedelen alleaten, non disperaren! Nel progetto di allestimento del museo c’era l’idea di fornire una “camera oscura” con la possibilità di “snasare” (olfattare) le più famose essenze “de fromage” (la camera oscura serve per concentrarsi). Da parte mia ho voluto dare il mio contributo e, da un po’ di tempo, sto facendo la raccolta dei calzini. Li porto per una ventina di giorni e ti assicuro che alla fine riesco a produrre essenze con sentori diversissimi fra loro. Dipende da una miriade di fattori che coinvolgono anche il mio stato emotivo. L’altro giorno ho salvato per un pelo questo mio sforzo: quella santa donna di mia moglie, con litanie irriportabili, stava per lavarmi tutto il repertorio in lavatrice. Poi le ho spiegato ed il suo viso è stato illuminato da un radioso sorriso.
@Oltrepiave fan e “smotazin fan”
al smotazin no è in pericolo! Non preoccupatevi!
Ma a questo punto è giusto che Vi racconti le ultime vicessitudini.
Al smotazin essendo di carattere parecchio allegrotto è andato in giro per la provincia a beve snegra dute chi che ciata e tirà su le cotole de le femene.
Girando, girando ha perso la maschera ( la copia perchè l’originale è conservato da una famiglia di Lozzo) e le briglie coi campaniei.
Due anni fà, in occasione del carnevale, la pro loco, come tutti gli anni, ha chiesto a Donna Vittoria di potere adoperare il costume e
sorpresa, mancavano la maschera e le briglie.
Per il carnevale 2009 Donna Vittoria ha trovato la soluzione prestando la copia della maschera in formato ridotto, fatta dall’ artista Fiabane.
In occasione del carnevale 2010 la pro loco ha commissionato a un artigiano locale una copia di dimensioni originali.
Speriamo tanto di potere rifare le tipiche briglie con i campanelli per il carnevale 2011.
Al momento i costumi, smotazin e cavalier, sono conservati presso l’ ufficio turistico.
Aprofitto di questa occasione per chiedere se qualcuno ha notizie della maschera precedente e delle briglie!
1)Prendelo con beneficio di inventario, ma a parer mio, la maschera del nostro amato smotazin potrebbe essere finita nella collezione di qualche conoscenza della signora Vittoria.
2) Riguardo alla “camera oscura” del museo, nemmeno io ne ho capito il senso e l’utilità…
Bondì a dute!
………..scusàme se son sempre su chel cantìn,ma me podèu fèi na foto del volto (originale!!!) del Smotazìn e betela ca sul Bloz.grazie
ciao Mauro,varda che n’dialetto se dì CARPETA,no cotola!
Cotola è venessian!