Svariate collezioni private: un esempio di museo diffuso sul territorio

Qualche giorno fa mi ha fatto visita una persona che, nelle vesti di volontario, ha prestato per parecchio tempo la propria opera al museo della latteria. Mi ha detto di essere stato dal sindaco e di aver avuto da questi assicurazione che, scrivendo “quelle particolari parole sul bollettino comunale“, non intendeva riferirsi a lui (il volontario).

Sembra che queste parole siano bastate per rincuorarlo. Buon per lui. Ma allora, a chi erano riferite? Chi è interessato o semplicemente curioso può recarsi in pellegrinaggio dal Botanico Palazzo e chiedere lumi. Non saprà a chi erano dirette quelle parole, ma saprà se lo erano nei suoi confronti (e non lo saranno mai, il sindaco è uomo di chiesa…).

Io quelle parole non le ho digerite. Neanche un po’.  In una occasione di “gioia” come dovrebbe essere una inaugurazione, al di là delle valutazioni di merito sulla riuscita o meno dello sforzo allestitorio, queste parole se le poteva risparmiare.

Ed ecco riproposte le “parole del sindaco” (faccio notare che si parla di “svariate collezioni private”: un esempio, ante litteram, di museo diffuso sul territorio):

Un motivo di orgoglio per tutti dunque dal momento che l’iniziativa racconta, attraverso oggetti, documenti e fotografie, un patrimonio che è di tutti e che potrà arricchirsi ulteriormente. Un patrimonio che, molto probabilmente, potrebbe già essere più consistente se molti oggetti usati per la lavorazione del latte, molti documenti della Latteria e molte foto storiche non fossero finite in svariate collezioni private.

Ma queste cose, il sindaco, le scrive da solo o si fa aiutare da qualcuno?

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4 commenti per Svariate collezioni private: un esempio di museo diffuso sul territorio

  • Pagaapo

    No entro ‘ntel merito de la question che non la cognoso ben, ma ben poi dì che chel che ‘l dis al ns. “conducator” (i robo la parola a Cagliostro) e come le esternazion del berlusca; prima ‘l dis chel chel pensa; daspò quan che kalchedun i fa notà che no e stòu masa bèl chel che l’à dito al dìs che le stòu fraintendesto e daspò, ‘ncora, l’à kalchedun dei suoi che zerca de ‘nterpretà chel che l’à dito. ‘Nsoma e sempre chi autre che no capise chel che l’à dito.
    Par fortuna che ‘ste robe le e stade scrite e par difizil comprende diversamente da chel che e scrito.
    Ma se sa ben che par zerta dente ‘l popolo l’e ‘ntin ‘ndrio e e solo i luore i depositari de la verità de la scienza (1 prof. + 1 milit. = 2 Einstein)
    Quanta ipocrisia e falsità! me disgusto sempre de pì e pèdo e che ‘ncuoi e domenia e no puoi dì a disinfetame con qalche sgnapa, se nò doman fazo i tòche storte e va a finì che i me lasa a ciasa.
    Sane a la prosima.

  • zorro

    Caro Danilo,
    un proverbio, nel passato da noi molto in voga, diceva “guarda e passa e non ti curar di loro”. Le accuse generiche lanciate in modo così sibillino verso una indistinta pluralità di soggetti, sai che effetto fanno? Fanno l’effetto di uno sputo lanciato da uno stolto verso il cielo: ricade su chi lo ha lanciato!! Non vorrei apparire come colui che fa un delitto di lesa maestà, ma altro non si può dire di un personaggio che scrive (o fa scrivere) quanto sopra e poi, richiesto di una spiegazione da uno degli ipotetici (genericamente) “incriminati”, afferma: “Ah! ma io non mi riferivo a te!”.
    Usare toni così sibillini come quelli riportati sul riquadro in nero (vedi sopra) non è cosa propria di persone politicamente corrette ma, semmai,potrebbe essere la caratteristica peculiare di persone melliflue, prive di un’etica ben strutturata, persone che sarebbe bene non insistere troppo nel qualificare con aggettivazioni, che non è nel mio stile usare (l’oggettività, però, lo richiederebbe.)
    Ma l’uomo ha agito da solo oppure è stato…aiutato? Mi pare sia questa la domanda che ti fai. Ho riflettuto molto. Credo che il personaggio sia arrivato in paese allorché la latteria era già chiusa o sul punto di essere chiusa. Come ha fatto e con che autorità egli ha potuto effettuare una specie di inventario della oggettistica della ex Latteria, se egli a Lozzo ancora non c’era oppure, se c’era, era ancora sconosciuto ai più? Che le verifiche siano state fatte dopo quella data? Che ci sia stato un aiutino di qualche suggeritore che era in fregola di punire, con asserzioni non veritiere, ipotetici nemici politici? In ogni caso l’esimio, ineffabile sindaco avrebbe fatto molto male a scrivere o far scrivere “de-relato”!!!
    Per esempio, sa il Sindaco che esiste una stanza, sopra il museo, che mi è stato riferito essere piena di oggettistica varia che non ha trovato collocazione nella “pantagruelica” (nel senso di dispendiosa) mostra?? Su ciò il sindaco si è documentato prima di usare affermazioni tanto discutibili?
    Non si dimentichi che l’associazione è nata sulle ceneri della ex latteria, frutto dei sacrifici dei nostri vecchi e la vita della vecchia società avrebbe dovuto, semmai, proseguire sulla scia di quanto verificatosi per la Cooperativa (i cui soci, grazie alla solerzia di Luciano Piazza ed altri, hanno conservato la titolarità delle loro quote sociali a ricordo dell’aureo tempo della mutualità ed assistenza ai lozzesi).

  • [...] conosciuto nell’ambiente anche come vomitino, per la parte in cui si parla (sparla) di alcune cosucce sul Museo della Latteria. Poi vide la luce il bolcom conosciuto come rifiutino special edition, che non ho ancora avuto il [...]

  • [...] tu sia impegnato a scrivere il deliberino, o bolcom 4, altrimenti avresti potuto contribuire, come già fatto in passato, se non farlo del [...]

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