21 Comments

  1. L'Economa Domestica
    16 Febbraio 2016 @ 09:22

    Bello tutto questo populismo. E di tutte le pensioni della provincia di Belluno ottenute con due anni di contributi agricoli, o una settimana di lavoro effettivo, cinque anni di volontari e l’assegno ordinario di invalidità con i criteri pre 222/84 non ne vogliamo parlare? Le integrazioni al milione, le pensioni degli artigiani prima dell’introduzione del minimale? Non stiamo parlando di politici o statali, stiamo parlando di una buona fetta delle pensioni delle terre alte.
    Sacrosanto legare le pensioni assistenziali al patrimonio e non al reddito. Sarebbe ancora meglio ispirarci agli altri paesi europei, in cui, in condizioni standard, la pensione ai superstiti viene erogata al coniuge al raggiungimento dell’età pensionabile.

  2. Giuseppe Zanella
    16 Febbraio 2016 @ 11:40

    @L’Economa domestica,
    non credo proprio che il mio intervento possa essere ricondotto a considerazioni ‘populistiche’. Trovo condivisibile quello che lei dice sulla concessione di certe pensioni erogate nel tempo sulle “terre alte”. Non potevo certo, per ragioni di ‘economicità’, dilungarmi oltre misura nell’elencare le ‘anomalie’, gli sprechi e le nefandezze del sistema accumulate nel corso degli anni. Penso soltanto alle pensioni baby, vero sistema, questo sì populistico, di copertura assistenziale… A me sembra che, sotto questo aspetto, lei faccia proprio un po’ di confusione fra sistema assistenziale e sistema previdenziale… Per me non è per niente sacrosanto legare gli assegni di reversibilità al “patrimonio e non al reddito”; pensi, ad esempio, tanto per restare in ambito locale, se una vedova debba veder ridotto, o magari azzerato, il proprio assegno, quale superstite, per il solo fatto di possedere una vecchia casa nel nostro paese, casa valutata come grosso capitale immobiliare dall’Uff. del Territorio, nella realtà immobile fatiscente, privo di mercato, gravato da IMU al 9 x mille, con tassa rifiuti e servizio idrico esorbitanti (calcolati per di più per l’intero esercizio, anche in assenza di utilizzo), immobile che costituisce di per sé stesso un onere insopportabile, senza alcuna possibilità di smobilizzo… Sono stato esaustivo?

  3. Giuseppe Zanella
    16 Febbraio 2016 @ 12:02

    @L’Economa domestica,
    non trovo realizzabile ispirarci, in generale, ai paesi europei in fatto di erogazione della reversibilità al coniuge superstite solo al momento del raggiungimento della età pensionabile; e questo sia per la nostra peculiare situazione economico-occupazionale, sia perché sarebbe anacronistico paragonarci al welfare, ad esempio, dei paesi scandinavi dove certe sensibilità sociali costituiscono un patrimonio profondamente radicato ed ineguagliabile. Cosa facciamo? Una vedova di 35 anni che non trova lavoro, magari con figli a carico, di che dovrebbe campare fino al 62-67 anni di età? Non possiamo invocare l’utilizzo dei migliori sistemi sociali in essere nei più moderni paesi europei, quando sappiamo benissimo che i presupposti per tale ‘copiatura’ non ci consentono, proprio per l’assenza ‘strutturale’ di un sistema credibile una qualsivoglia parvenza di imitazione…

  4. L'Economa Domestica
    16 Febbraio 2016 @ 12:33

    Non sono i sistemi europei ad essere sbagliati, è il nostro. Troppe poche donne lavorano nelle terre alte, e con lavori poco qualificati; per la reversibilità non sto parlando dei paesi scandinavi, ma ad esempio della Germania, in cui alle vedove vengono dati due anni (vado a memoria) di reversibilità se non si lavora, e poi si aspetta l’età pensionabile. La nostra “peculiare situazione economico-occupazionale” è in realtà a macchia di leopardo in Italia. Nelle zone più evolute si lavora in due, punto, e le zone più evolute e in cui la crisi ha morso meno sono il Lazio e la Lombardia, dove si producono più servizi che merci. La storia della vecchia casa di abitazione della povera vedova non regge: se qui ancora c’è il mito della roba e l’Europa ci ha fatto capire in tutti i modi che ce lo dobbiamo togliere perché ha zavorrato tutta l’economia forse c’è qualcosa su cui riflettere. La differenza tra assistenziale e previdenziale la so abbastanza bene grazie, tanto da aver precisato che è la parte assistenziale delle prestazioni previdenziali ad essere toccata dalla riforma. In un futuro molto prossimo tutte le prestazioni saranno calcolate con il contributivo puro e senza integrazione al minimo. La povera vedova che non ha mai voluto lavorare, volente o nolente, si troverà a campare con il 60% di una pensione contributiva.

  5. Giuseppe Zanella
    16 Febbraio 2016 @ 13:52

    @L’Economa domestica,
    mai affermato che i sistemi europei sono sbagliati… Convengo, e mi pare di averlo sottolineato a dovere, che il nostro sistema è stato, nel tempo, caricato di orpelli e forzature intollerabili dovute a metodi politico-clientelari inqualificabili. Per il resto, non vedo l’esigenza di polemizzare oltre con lei dal momento che trovo irreale l’ironia sulla ‘povera vedova’, cosa che ritengo invece quanto mai realistica ed attinente, purtroppo, ad una concreta fattispecie. Confutazioni generiche del tipo “la storia della vecchia casa…non regge” senza scendere in motivazioni attendibili sul perché non ‘reggerebbe’, dimostrano solo la parzialità e mancanza di valide argomentazioni analitiche. Lei, probabilmente, ha una concezione del welfare basata su di un eccesso di pragmatismo e di reganismo, superato da tempo dai fatti derivanti dallo sviluppo della crisi che ci sta attanagliando e che non può più basarsi soltanto sul taglio dei salari ed il venir meno di provvidenze per le categorie sociali più esposte e meno protette. E con ciò, chiudiamo qui il nostro confronto dovuto a posizioni che considero, semplicemente, inconciliabili. Saluti cordiali.

  6. Tomaso Pettazzi
    16 Febbraio 2016 @ 16:11

    Concordo sulla cattiveria insistita sulla vedova. Restando al patrimonio immobiliare, esso non fa testo, specie in questo momento e nel nostro territorio.IL “mal della pietra”, cioè l’ambizione di possedere la casa, col peso spesso di una vita trascorsa per gran parte all’estero,si è trasformato per tanti, per troppi, in una maledizione.
    Moltissimi, proprio nelle terre alte, posseggono oltre al propria casa, costruita col sudore della fronte, anche quella ricevuta in eredità dal padre o anche da uno zio senza figli e ciò avverrà sempre più spesso, con il decremento demografico. “L’economia domestica” sicuramente conosce molti di questi casi. Ebbene costoro ora vivono una situazione di massima povertà; stritolati da una fiscalità statale e locale al limite dello strozzinaggio, con un valore dell’immobile letteralmente dimezzato in pochi anni, spesso senza un ritorno di affitto. Molti hanno dovuto o dovranno svendere un appartamento o la vecchia casa allo strozzino di turno che sale dalla pianura. E costoro sarebbero coloro che lascerebbero alle vedove una floraida situazione? Piuttosto lasceranno dei debiti, ma lo stato le considererà ricche di per sè e toglierà loro gran parte del sostego. Naturalmente fino ad una certa soglia, perché certamente “poveri” pensionati come Amato, con tre pensioni per decine di migliaia di € mensili, stiatene certi, saranno esclusi da questo taglio con la mannaia.

  7. Giuseppe Zanella
    16 Febbraio 2016 @ 17:17

    @Tomaso Pettazzi,
    le problematiche insite nella titolarità del “patrimonio” immobiliare dei lozzesi della diaspora sono molteplici. Accanto all’aspetto affettivo-sentimentale per cui diventerebbe lacerante il doversene privare per l’insostenibilità dei costi, esiste l’aspetto della contemporanea drastica perdita di valore effettivo (vuoi per depauperamento socio-economico-demografico che per svilimento fisico e onerosità delle manutenzioni),cui di contro corrisponde un innalzamento intollerabile delle imposte, tasse e costo dei servizi ‘indivisibili’. Di conseguenza, risulta impossibile alienare per mancanza di mercato (oltre 100 immobili in vendita da anni)e ciò prescindendo dall’aspetto affettivo sopra richiamato; siamo quindi in presenza di un paradosso enorme: a drastico svilimento dei cespiti corrisponde un contraddittorio innalzamento dell’imposizione fiscale ed a tale situazione
    sembra non esserci rimedio: condannati a tenersi le quattro avite mura anche se, sotto il profilo economico, si è decisamente penalizzati da decisioni locali assolutamente non ponderate (vedasi mie lettere aperte del passato all’esimio borgomastro in fatto, ad esempio, di maggiorazione dell’IMU e sue strampalate motivazioni finalizzate al mantenimento di standard del welfare locale-leggi sostegno alla scuola materna e asilo nido a carico dei lozzesi della diaspora).
    Ci sono concittadini che ricorrono al credito bancario per pagare IMU, Tarsu, Servizio Idrico, Tasi ecc. Io stesso sostengo oneri per oltre 2000 Euro per una casa che non è certo una reggia bensì una dimora popolare vecchia fatta di quattro mura cariche di anni e richiedenti continue manutenzioni. Tengo duro soltanto per amore ed affetto verso la memoria dei miei avi e perché la mia vita non sarebbe tale se non trascorressi almeno un mese all’anno nel luogo, pieno di ricordi e nostalgie, delle mie origini.
    Ora, caro Pettazzi, giunto alla mia età, mi tocca anche pensare che mia moglie ed i miei figli, proprio per la proprietà di quel cespite, si vedranno magari precluso, alla mia dipartita, il sacrosanto diritto ad un assegno PREVIDENZIALE di reversibilità dal combinato disposto di una cervellotica politica fiscale locale e centrale. Penalizzati dal Comune come figli di un dio minore e gabbati dagli improbabili Poletti e Renzi, che tentano di far cinicamente cassa sui morti. Mi verrebbe voglia di dire che, in questa infausta ipotesi, la maledizione dei cittadini onesti dovrebbe seguirli in eterno. Ma poi il pensiero cattivo cerco di allontanarlo da me. Che il Signore ce la mandi buona e ci perdoni lo sfogo…Siamo davvero nelle mani, a vari livelli, di incapaci, imbelli, demagoghi, senza qualsiasi senso della dignità e del decoro…

  8. Tomaso Pettazzi
    16 Febbraio 2016 @ 19:54

    Nella bassa trevisanasempre più imprenditori, giunti alla disperazione, hanno addirittura tolto i tetti ai capannoni per dichiararli inagibili e non essere più sottoposti allo stato gabelliere. Meno male che sta andando tutto bene, anzi meglio.

  9. L'Economa Domestica
    17 Febbraio 2016 @ 18:33

    Gentilissimo signor Zanella, la mia concezione di welfare è ben lungi da essere reganiana, ma ispirata a paesi in cui la tutela di tutti i cittadini è reale. Poi l’ha detto lei: in zona c’è il mal della pietra, e nella pietra e nel mattone si sono investiti i proventi di una vita di lavoro, magari privilegiando “la ciasa” a investimenti ben più oculati in vista dell’invecchiamento (tra cui i contributi pensionistici). In una zona in cui per 20 anni c’è stata la possibilità di una piena occupazione grazie all’occhialeria, magari si preferiva il terzismo a cottimo alla vita di fabbrica, perché, pur con meno tutele previdenziali, permetteva di guadagnare più in fretta gli schei per tirar su ciase. E la povera vedova si ritrova senza più le pensioni facili di cui abbiamo parlato e senza pensioni da contributi. L’influenza di una prima casa di abitazione a Lozzo di Cadore su un ISEE peraltro è cosa da poco, le rendite catastali anche dei ciasoni sono nulla confrontate con quelle di Cortina o Forno di Zoldo, quindi incide anche poco sulla la parte ASSISTENZIALE di una prestazione PREVIDENZIALE. E dato che sono l’unica donna ad aver commentato fino ad ora, una domanda fondamentale: perché la “povera vedova” non ha una pensione sua, ma deve basarsi su quella del marito? Perché non abbiamo parlato del “povero vedovo”? E perché non si parla del fatto che la grossa incidenza sull’ISEE viene data dalla liquidità? E perché un comune non dovrebbe privilegiare servizi come asilo nido e scuole, cosa che succede in tutti i paesi civili in cui il welfare è orientato soprattutto alle famiglie e non ai pensionati?

  10. Tomaso Pettazzi
    17 Febbraio 2016 @ 19:25

    Stiamo andando un pò fuori dal seminato, per cui questo è il mio ultimo intervento. Sembrerebbe quindi, seguendo il ragionamento di “L’economia domestica”, che aver la casa, addirittura la prima, sia stato un peccato che pagheremo tutti in vecchiaia. Strano ragionamento. Però qualcuno lo ha seguito in passato, molto più di qualcuno. Certo col senno di poi non sarebbe stata una brutta idea. Avrebbe risparmiato un mutuo pluridecennale, una miriade di tasse, di manutenzioni, di assicurazioni varie, ecc. Inoltre avrebbe avuto più disponibilità per divertimento, abbigliamento, viaggi, ecc. Guardando magari con supponenza chi si faceva un c..o per rispettare le scadenze. Arrivando infine alla vecchiaia senza avere neppure quella misera casa. Gli esempi sono numerosi e riguardano tutte le classi sociali. Un esempio? La legge Bacchelli, istituita proprio per aiutare lo scrittore acchelli, che indubbiamente ebbe grandi meriti letterari, ma che , guarda un pò, arrivò alla fine senza contributi e senza il becco di un quattrino, obbligando lo Stato (noi tutti, anche quelli con la misera casa)ad auitarlo; lui come innumerevoli altre cicale che si facevano (giustamente) un baffo del cretino che si era indebitato per la casa.
    E’ questo che propone “L’economia domestica”?

  11. L'Economa Domestica
    17 Febbraio 2016 @ 20:48

    Gentilissimo signor Pettazzi, non è la prima casa d’abitazione il problema, ma il fatto di volerne una, due, tre, per se’ stessi e per i figli, la fissa per “La roba” di verghiana memoria. Per “La roba” si sono fatti errori, quelli che ho segnalato. Tra la roba e la pensione meglio la roba, mentalità fissa dei paesi mediterranei. La legge Bacchelli mi pare un po’ tirata fuori a caso, direi che il paragone giusto sia l’assegno sociale per cui, tra l’altro, non influisce il reddito della prima casa di abitazione. E gli assegni sociali sono assai di più delle Bacchelli, date col contagocce.

  12. Giuseppe Zanella
    17 Febbraio 2016 @ 21:56

    Vedasi mio commento in data 16.2.2016 ore 13.52. Non amo ripetermi o smentirmi; il confronto è chiuso per semplice inconciliabilità di posizioni, non certo per possibilità di confutare certe affermazioni su valutazioni oggettive circa la ventilata variazione sulle pensioni di reversibilità e loro indegne motivazioni. Personalmente, credo di aver espresso chiaramente il mio pensiero nel confronto avuto, alla stessa data ore 17.17, con il Sig. Tomaso Pettazzi del quale apprezzo il pensiero e l’argomentare, oggi ribadito alle ore 19.25. Mi auguro solo che le affermazioni fatte ieri in TV dal giovane ‘economista’, renzianissimo, on. Taddei non debbano essere fra poco spudoratamente smentite. Per quanto mi riguarda, a dire il vero, il citato tecnico e politico non è riuscito a smuovere la mia intima convinzione che il pateracchio verrà messo in piedi quanto prima… Poi si vedrà, magari fra qualche anno ed a babbo morto, cosa ne penserà la Corte Costituzionale…
    NB- A lozzo ci sono anche case di Lozzesi della diaspora, ereditate da avi che, per conservarle, hanno sostenuto inenarrabili sacrifici ed ora, agli eredi ormai anziani, il puntiglioso mantenimento di tali cespiti è oggetto di gabelle locali oltre ogni decenza e giustificate da motivazioni incredibili (vedasi miei precedenti scritti su tariffe IMU, Tarsu, Serv. idrico, Tasi ecc.). In aggiunta, ora questi cespiti costituiranno, magari, anche un nuovo handicap per i redditi futuri dei superstiti. In quanto poi alle ‘povere vedove’, credo di aver parlato di coloro che, pur avendolo cercato un lavoro, risultano disoccupate a motivo della situazione di crisi che perdura dal 2008 e che non accenna ad una credibile risoluzione nonostante le assicurazioni del Bomba di Rignano all’Arno.

  13. Attilio Bianchi
    18 Febbraio 2016 @ 01:56

    @Giuseppe Zanella: purtroppo il potere di mafie e massonerie varie hanno avuto la meglio su di uno stato che si è arreso già dal lontano 1992.Non resta altro, a questi politici-marionette, che fare i forti coi deboli e gli onesti…. finché regge. Nessun schieramento di governo escluso.

    @L’Economa Domestica: non occorre andare tanto a nord per vedere che le cose potrebbero funzionare anche qui, basterebbe prendere l’ esempio dalla provincia di Bolzano. OPERAZIONE OPUS docet. Là la GdF sente l’ appoggio delle istituzioni e si muove di conseguenza. Fosse successo a Roma avrebbero insabbiato tutto.

    @Tomaso Pettazzi: per riorganizzare questo stato bisognerebbe che le forze produttive del paese non pagassero più nulla per un breve periodo, ma tutti insieme,all’ unisono e mandare questo stato mafioso e massone in default…..
    ‬meravigliosa è stata la lettera piccata della ricercatrice Roberta D’Alessandro al ministro marionetta Giannini.

    “La mia ERC e quella del collega Francesco Berto sono olandesi, non italiane. L’Italia non ci ha voluto, preferendoci, nei vari concorsi, persone che nella lista degli assegnatari dei fondi ERC non compaiono, né compariranno mai.
    E così, io, Francesco e l’altra collega, Arianna Betti (che ha appena ottenuto 2 milioni di euro anche lei, da un altro ente), in 2 mesi abbiamo ottenuto 6 milioni di euro di fondi, che useremo in Olanda. L’Italia ne può evidentemente fare a meno.
    Prima del colloquio per le selezioni finali dell’ERC, ero in sala d’aspetto con altri 3 italiani. Nessuno di noi lavorava in Italia. Immagino che qualcuno di loro ce l’abbia fatta, e sia compreso nella sua “lettura personale” della statistica.
    Abbia almeno il garbo di non unire, al danno, la beffa, e di non appropriarsi di risultati che italiani non sono. Proprio come noi.
    Vada a chiedere alla vincitrice del concorso per linguistica informatica al Politecnico di Milano (con dottorato in estetica, mentre io lavoravo in Microsoft), quante grant ha ottenuto. Vada a chiedere alle due vincitrici del concorso in linguistica inglese, senza dottorato, alla Statale di Milano, quanti fondi hanno ottenuto. Vada a chiedere alla vincitrice del concorso di linguistica inglese, specializzata in tedesco, che vinceva il concorso all’Aquila (mentre io lo vincevo a Cambridge, la settimana dopo) quanti fondi ha ottenuto.
    Sono i fondi di queste persone che le permetto di contare, non i miei.”

    PURTROPPO I GRANDI ITALIANI NON VIVONO PIU’ QUI E POSSIAMO TRANQUILLAMENTE INIZIARE A TOGLIERE I TETTI E STACCARE I CONTATORI DELL’ ENEL. NOI CMQ POTREMMO SEMPRE CONTARE SUI VARI ” ER TROTA “…..SALUTI.

  14. Mirco
    18 Febbraio 2016 @ 16:31

    Vai tranquillo Bianchi che fra un po’ arriva la patrimoniale e saremmo costretti a bruciarle le case, non a staccare i contatori. Nel frattempo in Alto Adige continuano a prendere 946000 euro di pensione e a parlar male dell’Italia. Si sa …..è tanto Italiano sputare sul piatto dove si mangia.

  15. L'Economa Domestica
    20 Febbraio 2016 @ 16:28

    @ Giuseppe Zanella
    Ah. Quindi il pallone è il suo e quando si stanca di giocare lo porta via e zitti tutti? Eh no. Se non si vuole il contraddittorio, non si utilizza internet. La crisi del 2008 con la situazione del Cadore c’entra poco e nulla, la zona era in crisi da molto prima (Il fantastico studio dell’Università di Padova sui Mestieri di Montagna è del 2005).
    @ Attilio Bianchi: Forse dovreste vivere qualche anno a Roma (o Milano, o Torino) per capire come si conviva giorno e notte con le forze dell’ordine di tutti i generi presenti H 24.

  16. Giuseppe Zanella
    20 Febbraio 2016 @ 18:33

    @Egregio redattore,
    vuole gentilmente spiegare a codesta signora che il contraddittorio io lo ho sempre accettato con tutti, con la sola eccezione di maleducati o con chi usa della ironia a buon mercato o con soggetti con cui sia impossibile stabilire un minimo ‘idem sentire’. Ed è questo soprattutto il caso. Trovo poi inusuale che la stessa “recriminazione” non sia stata usata nei riguardi del sig. Tomaso Pettazzi il quale ha pure riservato alla medesima signora la ripulsa del confronto…

  17. Attilio Bianchi
    20 Febbraio 2016 @ 21:24

    @L’Economa Domestica: eh sì….. Lei è fortunata ad avere il dono dell’ ubiquità…. per noi comuni mortali che abitiamo in un piccolo paesino ci risulta impossibile comprendere certe dinamiche oltre la cronaca giornalistica. Ma non crederà mica che un agente con famiglia oggigiorno rischi di lasciare sul lastrico i propri congiunti per salvare Lei…. ahahaha.

  18. Attilio Bianchi
    20 Febbraio 2016 @ 22:18

    @Giuseppe Zanella: potrebbe essere che certi nick name nascondano personaggi creati ad arte per svilire le tematiche saltando da palo in frasca senza un logico costrutto e nulla più. Cambiando discorso, divertentissimo pezzo della Corriera delle alpi di oggi sul nuovo Ad dolomitibus nominato nientepopodimeno che dal papà, presidente di Autoguidovie….ahahahah.

  19. L'Economa Domestica
    26 Febbraio 2016 @ 19:51

    Forse ci sono persone che semplicemente hanno il coraggio di dire che il re è nudo. E portare via il pallone senza rispondere alle domande non è educato.

  20. Giuseppe Zanella
    26 Febbraio 2016 @ 22:03

    @Caro redattore,
    solo per puro rispetto dei lettori, voglio precisarti- e lo ribadisco in modo definitivo- che io non accetto contraddittori con personaggi che mi accusano di ‘populismo’, di personaggi che sproloquiano di ‘economia’ e di ‘sociale’ senza rendersi conto delle insostenibili tesi che portano avanti senza alcuna ‘cognizione di causa’; e per avvedersene basta leggere alcuni dei commenti sopra riportati. In quanto alla ‘educazione’, credo di poter vantare correttezza e disponibilità al dialogo in massimo grado (e la riprova migliore è costituita dai miei pluriennali scritti anche su questo bloz…). Certo, alla mia persona ci tengo e non mi lascio turlupinare impunemente dal primo (o dalla prima) venuta, che crede di dare lezioni con le sue estemporanee uscite in libertà con accuse gratuite di ‘populismo’ o di ineducazione… Del resto, io non sono un giocatore ed un appassionato di calcio, non posseggo palloni (quelli li lascio volentieri a chi crede di essere depositario della verità non accorgendosi, magari, di essere veramente e soltanto un ‘pallone gonfiato’). E mi fermo definitivamente qui, non accettando più, neanche indirettamente tuo tramite, di scendere a qualsivoglia dialogo con chi muove accuse gratuite al prossimo, senza rendersi conto che quelle accuse si ritorcono su chi le formula con tanta prosopopea. Quanto mai attuale il detto sul raglio d’asino….

  21. L'Economa Domestica
    28 Febbraio 2016 @ 12:11

    Forse i personaggi che sproloquiano di sociale ed economia conoscono la situazione della zona molto bene, tanto da citare dati ben precisi e che vengono da fonti affidabili e venete (tipo la Camera di Commercio, la Regione per i dati turistici o l’Università di Padova, robetta così). Forse continuare a piangere per una situazione che si è creata negli ultimi venticinque anni (la crisi dell’occhialeria ha radici lontane, altro che euro e governi…) e per cui non si è riusciti a proporre un rimedio se non accusando mari e monti senza ammettere le colpe proprie ha basi ben precise. Forse quando chi viene accusato di non sapere di cosa si parla aveva già pronosticato alcune situazioni (giusto un paio, la mancata assunzione da parte delle occhialerie maggiori degli operai di vecchia scuola,
    Marcolin docet e la realtà della situazione turistica in Centro Cadore)
    che si stanno manifestano in tutta la loro drammaticità, forse quella persona ha una visione di quello che sta succedendo un pochino ampia. Abbastanza da sapere che i capannoni da distruggere causa IMU eccessiva sono il frutto della Tremonti bis e che la situazione economica del basso Veneto è la stessa del Cadore, quindi nessuna sanguisuga arriverà a comperare le case perché troppo impegnata a salvare la propria.