una mia foto del lago ha fatto il giro del mondo (così dice il Cadore in calore)

L’ho scritto anche tempo addietro: quelli de il Cadore mi vogliono (a loro insaputa) un sacco di bene! Perché mai userebbero le mie foto, sennò (vista l’oceanica offerta digitale odierna)?

All’inizio dell’anno segnalavo infatti che anche l’onorevole pentastellato D’Incà s’era preso una mia foto del lago Centro Cadore semivuoto come corredo iconografico per un suo articolo.  E anche il Cadore se n’era appropriato (ovviamente senza citare la fonte e/o l’autore, comme d’habitude). 

Dodici mesi dopo, sulla prima pagina del numero di dicembre, quella mia foto ricompare (sempre a loro insaputa) e, a quanto scritto, avrebbe fatto il giro del mondo su facebook (insieme alla didascalia accompagnatoria che, se ho ben capito, dovrebbe essere: “Questa è la pozzanghera dell’Enel, non il lago di Centro Cadore”).

Quale onore!

(capite no? il giro del mondo su facebook!!; anche per questo sostengo che ogni tanto “il Cadore è in calore“)

Ma pur circoscrivendo l’onore alla sola diffusione del foglio cartaceo, anche questo mese (è successo anche ad agosto) posso dire che una parte di me, all’insaputa dei più, è giunta su ogni continente (sì, probabilmente anche in Antartide). La cosa mi gonfia d’orgoglio e mi spinge a dire che, al più presto, dovrò in qualche modo ricambiare, per esempio riesumando l’intera serie che ritrae “la pozzanghera dell’Enel” in un lontano aprile del 2012.

Lago Centro Cadore svuotato: foto su "il Cadore" anno LXIV - n.12 - dicembre 2016

la dignità del bombolone

Il bomba, anzi, il bombolone (osservate bene anche la mimica del cazzaro):

…facendo credo un gesto di coraggio, ma anche di dignità, io ho detto che se perdo il referendum non è soltanto che vado a casa, ma smetto di far politica.

Dignità, già!

(link diretto)

referendum: l'enclave dolomitica riformista e l'area della controriforma

La Corriera (delle Alpi), riferendosi a Lorenzago, Zoppè e Soverzene, i tre comuni bellunesi nei quali è prevalso il Sì, parla addirittura di enclave riformista (per Lorenzago avevamo già avanzato una possibile spiegazione). Gli altri comuni, quelli azzurri, rappresentano quindi l’area della controriforma.

Gli altopiddini (oops, gli altoatesini), guidati da mamma SVP, hanno votato compattamente per il Sì (etttecredo), mentre i trentini si sono dimostrati già meno caldi (qui i partiti taliane sono liberi di scorrazzare). 

(mappe tratte dal Sole 24 Ore)

Le enclavi "riformiste" dolomitiche uscite dal referendum del 4 dicembre 2016...

 

La mappa del voto referendario del 4 dicembre 2016 in Italia (tratta dal Sole 24 Ore)

De Menech e le affinità elettive (tutto 'di corsa', naturalmente)

Ho visto correre un ronzino. Ho visto correre anche un piddino.

‘Sti qua vanno “di corsa”. ‘Sti qua, il sabato prima del voto, ti chiedevano di votare Sì. E così facendo ti chiedevano di cancellare, disintegrare, frantumare, polverizzare le Province (che la revisione costituzionale infatti annullava).

Poi venne la domenica (e il No) con la scure.

E, di corsa, il lunedì, con una faccia di bronzo-ottone-peltro che solo il piddino-piddone può sfoggiare, gaiamente, prendendo atto che “il quadro politico è radicalmente cambiato”, ‘sti qua rimangono (che è verbo fantastico, vedi nota successiva) a disposizione del PD (ma questi, se permettete, son cazzi loro) e rimangono, anche e soprattutto, a disposizione dei bellunesi

(se “rimangono”, vuol dire che c’erano anche prima: infatti “prima” c’erano con la funzione di assassinare la provincia; poi, rimanendo, dopo l’asfaltatura del No, si arrogano il ruolo di salvare quella stessa Provincia che poche ore prima si stavano apprestando a fare a pezzi; capite bene che al confronto Hyde e Jekyll “erano” delle educande principianti)

Aaahhhh sì, vanno “di corsa”, questo bisogna ammetterlo. Ma, perlomeno, abbiate la compiacenza di attendere che il cadavere del Sì sia prima sotterrato con tutti gli onori.

«Rimango a disposizione del Partito democratico e soprattutto dei bellunesi». Lo afferma il deputato bellunese Roger De Menech riguardo alla volontà del Pd provinciale di Belluno di riprendere l’iniziativa per riportare la Provincia di Belluno a ente di primo grado con l’elezione a suffragio universale del Presidente e del Consiglio.

«Sulla provincia elettiva ho presentato un apposito disegno di legge nel maggio del 2015», ricorda De Menech, «pur consapevole delle difficoltà presenti all’epoca nel farlo calendarizzare. Oggi, dopo l’esito inequivocabile del referendum, il quadro politico è radicalmente cambiato. Le Province, che fino a pochi mesi fa tutti avrebbero voluto cancellare, rimangono all’interno della Costituzione uno dei livelli istituzionali in cui si articola la Repubblica. Credo ci siano quindi i margini perché anche in Parlamento si trovi una larga maggioranza per ridare piena legittimità a questi enti».

anche il cervello della Puppato all'estero?

No, cara Puppato, non deve sbeffeggiare quel 60% che ha votato per il No. Primo perché ha vinto, secondo perché ha vinto con 20 punti di distacco. Poi perché quel No è stata la scelta di tantissimi giovani (cosa che mi ha sorpreso). E infine perché c’è stato un record di partecipazione.

Altrimenti viene da pensare che anche il suo, di cervello, sia da qualche parte all’estero. Elitarismi da strapazzo.

puppato_

Lorenzago: Sì al 56% (effetto acqua Cridola?)

In che altro modo giustificare una così marcata divergenza dagli altri paesi centrocadorini?

( Auronzo 32%, Calalzo 36%, Domegge 34%, Lozzo 33%, Perarolo 39%, Pieve 34%, Vigo 27%)

Monte Cridola  

Lozzo di Cadore: Sì 33,3% - No 66,6%

Votanti in provincia di BL 71,47%, a Lozzo 64,8%. Nel paesello, un terzo dei votanti per il Sì (33,3%), due terzi per il No (66,6%). 

(nonostante i fogli interni riportino la dicitura “risultati provvisori”, il file scaricato dal sito della Prefettura di BL ha il nome “scrutini definitivi” ed è anche indicato come “definitivo”) 

se fatte coi piedi NO, NO, NO (la Corriera...)

La Corriera di oggi titola:

“Referendum: Sì o No alle riforme”

(e qui, naturalmente, la parola riforme  è volutamente usata come sinonimo populista di “migliorativa”)

Riformare vuol dire solo dare nuova forma. Non c’è niente nella parola riforma che garantisca un risultato migliore a quanto si mette mano. E quando è un piddino a metterci le mani, la nuova forma è generalmente peggiore della precedente: na chiavica, solitamente.

Riforme?

Come quella sulle popolari appena stoppata dal Consiglio di Stato? Come quella “Madia” della pubblica amministrazione cui la Corte Costituzionale ha segato le gambe qualche giorno fa? Come quella della bona squola per la quale a dicembre ci sono ancora istituti senza insegnati? C0me questa revisione costituzionale portata avanti dal governo (non dal parlamento) in trincea e che sta portando il Paese a spaccarsi a metà? 

NO, NO, NO (di thatcheriana memoria)

No, in particolare nel merito ma anche nel metodo. No a sudditanze di ogni tipo.

 

 

 

 

 

 

 

NO

 

riforma popolari: stop a... (la Corriera)

La Corriera delle Alpi ha oggi in prima pagina la notizia dello “stop” che il Consiglio di Stato ha imposto alla riforma delle banche popolari, rinviata all’esame della Corte Costituzionali:

“Popolari riforma sospesa – stop a Bankitalia”

Cara Corriera, lo stop è stato dato a Bankitalia in quanto organo tecnico che ha emanato la circolare “impugnata”. Oltre a quello  stop, il Consiglio di Stato ne ha dato contestualmente un altro: ha  dato uno STOP, alla riforma delle popolari in sé. Riforma che, mi dicono, sia stata fatta da questo governo (ma ssssshhh! non ditelo a voce troppo alta), che pure se ne sta vantando (per ora è stop, poi vedremo).

Riforma fatta, in diversi punti, coi piedi, comme d’habitude. Dagli stessi che, sempre coi piedi, hanno vomitato la deforma costituzionale che ci apprestiamo a referendare.

(a proposito di referendum: non c’è quorum, cioè questa volta non potete “votare standovene a casa”)

(cara Corriera, prendi nota e, alla prossima fermata!)

 

Un no secco alla riforma costituzionale (dal capezzale della Provincia di Belluno)

(anch’io, per quel poco che conta, ho sempre preso le difese dell’autonomia di Trento e Bolzano quando i “nostri” politici bellunesi non trovavano di meglio che proporre la cancellazione dei “privilegi” di quelle province, piuttosto che dare battaglia e creare alleanze per ottenere per Belluno le stesse prerogative. Ma, davvero, qui siamo di fronte a una follia istituzionale allo stato puro, che oltrepassa il noto “io so’ io e voi non siete un cazzo”. Pubblico quindi volentieri queste riflessioni di Tomaso Pettazzi riguardanti  la morte di Belluno qualora questa scriteriata riforma dovesse passare)   

di Tomaso Pettazzi

Alcuni motivi che porteranno alla morte di Belluno se passerà, in particolare, la riforma del Senato.

1) Il Veneto avrà 7 Senatori (da 27 attuali !); la città metropolitana di Venezia di diritto uno. Gli altri sei verranno scelti nelle altre “aree vaste”. Bene che vada ne avremo uno, su due che normalmente eleggevamo. Una decurtazione del 50%! E forse ce lo spartiremo a turno con Rovigo.

2) Il Trentino Alto Adige/Südtirol ne avrà 4 di diritto già concordati (da 7 attuali). Se confrontiamo la popolazione del Veneto (4.900.000) e della vicina Regione autonoma (1.056.000), abbiamo una rappresentatività enormemente sbilanciata a loro favore.

3) Il Presidente della Repubblica potrà eleggere 5 senatori a suo insindacabile giudizio, non in base al nuovo spirito del Senato (Camera della Regioni e delle Autonomie) ma in base ad altri criteri, pur rispettabilissimi, quali eccellenza nelle arti o professioni e altri titoli nobilissimi, ma che nulla avranno a vedere col nuovo Senato.

4) Poiché da sempre (da Pertini a Cossiga, passando per Ciampi, Napolitano e Mattarella) tutti i Presidenti hanno avuto un occhio di riguardo, per non dire altro, nei confronti di Trento e Bolzano/Bozen, Belluno si troverà con un senatore, forse, contro 9, perché altro non si potrà sperare dal partito del Presidente (non vedo come altro chiamarlo). Presidente che una volta giunto al termine del suo mandato diverrà senatore a vita e quindi aumenterà la lobby a favore del Trentino Alto Adige/Südtirol. I senatori in tal caso potranno divenire più di 100.

5) Dico “contro” perché Belluno deve confrontarsi soprattutto con Tr e Bz, specie in campo turistico, non certo, ad esempio, con Rovigo o Venezia, per evidenti motivi territoriali.

6) Su 100 Senatori, quindi, Tr e Bz potranno avere dalla loro parte subito il 9% degli eletti. Inoltre, poiché da sempre Tr e Bz appoggiano il Governo e con questo hanno voto di scambio (vedasi i frequenti viaggi colà di questi ultimi mesi di esponenti del governo Renzi, per non parlare di Mattarella), è facile intuire l’appoggio che esse avranno dai partiti di governo anche nella Camera dei Deputati in campo turistico, commerciale ed industriale.

7) Inoltre tutte le grandi opere che verranno realizzate nella zona montana dolomitica vedranno verosimilmente la prevalenza di interessi di Tr e Bz, piuttosto che di quelli Bellunesi.

A scanso di equivoci, sono sempre stato a favore della loro Autonomia, aspirando alla nostra, ma quando essa diventa deleteria nei ns. confronti, la combatto aspramente.

Belluno, 20 novembre 2016