Venezia-Tre Cime: smart mobility e l'epica dell'ultimo chilometro

E fateje fa ncora st’ultimo chilometro sul bus a sti sguatteri de omini! Così se posseno presentà su ar refugio senza na perla de sudore, tutti belli npomatati come n cocco de mamma… 

(per reciprocità, la prossima settimana il giro s’inverte: Tre Cime-Venezia con treno, bus e kayak al seguito; ci si trova tutti a Poveglia a sgranocchiare frittura)

trenobus

pedaggio Tre Cime: ti danno anche un pieghevole... /ter

(terza breve precisazione leggendo qua e là il pieghevole della “Strada panoramica delle Tre Cime”: qui la prima parte del post e qui la seconda)

Dice ancora il pieghevole che:

“Nei pressi della Forcella Lavaredo, c’erano due lapidi, collocate nel 1700, raffiguranti il leone della Serenissima Repubblica di Venezia e i gigli di Maria Teresa d’Austria che costituivano l’allora confine di Stato”.

Le lapidi erano davvero poste nei pressi della forcella Lavaredo, incastonate – più precisamente – nella roccia alla base della Piccolissima: anzi, meglio, della Minima. Ma anche riguardo alla data di collocazione degli stanti, così erano chiamati i termini posti a definire la linea di confine tra i due stati, si può essere leggermente più precisi (la sanno anche le marmotte del Pian di Lavaredo, che si tramandano quella data di generazione in generazione).

Lo stante numero 12, quello alla base della Minima, fu collocato nel 1753 (insieme a tanti altri in altri luoghi…), anno inciso sopra le lapidi (sparite nel corso della Grande Guerra, di esse si distinguono solo le nicchie dov’erano incastonate), insieme ad una croce, alla lettera L e al numero dello stante, il 12, il tutto colorato in rosso e leggibile ancor oggi.

Ma, per la precisione, “nei pressi della Forcella Lavaredo” c’erano altre due lapidi (o scudi), costituenti lo stante n. 13, poste sul lato est della forcella (“dirimpetto” allo stante n.12), alla base della parete della Croda Passaporto (leggermente a sud dell’entrata della galleria del Passaporto). Anch’esse sparirono durante il conflitto ed oggi, dello stante, si possono osservare le nicchie, il numero 13, la croce e il “millesimo” 1753 (la lettera M, invece, non fu mai incisa).

(foto sferica alla base della Minima, sotto lo stante n.12, “nei pressi di Forcella Lavaredo”; eventualmente zoomare per ingrandire)

Coglion Act

Finiti gli incentivi del Jobs Act (che hanno bruciato risorse altrimenti allocabili), paff, i contratti a tempo indeterminato netti sono sotto il livello del 2014. Sevedeva che era un Coglion Act!

andamento dei contratti a tempo determinato tra il 2014 e il 2016

(via @martafana)

pedaggio Tre Cime: ti danno anche un pieghevole... /bis

(al rif. Lavaredo, seduto davanti ad una weiss in bottiglia, ché quella alla spina non c’era più, leggendo qua e là il pieghevole della “Strada panoramica delle Tre Cime”: qui la prima parte del post)

Poteva essere dipinta come una leggenda, come una convinzione radicata nel lontano passato, così da indurre nel lettore un sorriso benevolo. Da come è invece stata posta, sembra proprio che ci sia qualcuno che ci crede.

Si tratta della linea di confine tra i comuni di Auronzo e Dobbiaco che passa per la cresta delle Tre Cime. Dice il pieghevole che “la linea di demarcazione è tuttora controversa“, ma noi – umilmente – non ne abbiamo notizia alcuna (non per questo luogo). Dice inoltre che:

C’è chi sostiene che, essendo le cime strapiombanti sul versante di Dobbiaco, se si traccia la linea perpendicolare dalla cima ai ghiaioni sottostanti, la così detta “goccia d’acqua”, anche le pareti rivolte a nord e le loro basi apparterrebbero ad Auronzo.

Una fervida immaginazione, ed una più forte auronzicità da rivendicare con fermezza.

Ma correndo il confine sulla linea di cresta, sullo spartiacque, è evidente – anche ricorrendo all’immagine delle pareti nord che compare a fianco dello scritto – che la “goccia d’acqua” cadrebbe ben più arretrata rispetto alle basi delle pareti. Se qualche dubbio – lì per lì – si può avere per la Grande, non v’è certamente dubbio alcuno per la Ovest, la cui cima (e spartiacque) è fortemente arretrata rispetto alla sua base.

Ma anche immaginando, per assurdo, che un ipotetico antro naturale alla base della Grande possa spingersi ben oltre la linea della “goccia d’acqua”, con quale buon senso si potrebbe pensare che quel territorio sia auronzano se, per giungervi, non avremmo altra via che calpestare quello doblacese? Non sarà forse la naturale morfologia del territorio a definire, più sensatamente di quanto non possa fare una proiezione a “goccia d’acqua”, le aree di confine?

Suvvia, un po’ di contegno.

Tre Cime di Lavaredo dalla Croda Passaporto

 

il Consorzio Tre Cime, cercando forme autentiche di collaborazione, ha scoperto la ruota

Il vice presidente del Consorzio Tre Cime Dolomiti ha impiegato quasi quattro colonne – un po’ come un criceto con il suo girello – (il Cadore di settembre, p. 9) per farci sapere che i Puster, “nell’ambito di un clima sereno e collaborativo“, hanno spiegato perché hanno scelto di chiamare il loro prodotto turistico Drei Zinnen Dolomites (che, pensate, viene “declinato poi in italiano in Tre Cime Dolomiti“).

Veniamo inoltre a sapere che (e par di capire che sia la crème de la crème prodotta nell’incontro):

“Da entrambe le parti è scaturita la richiesta, da porgere alle testate giornalistiche locali, di inserire almeno una pagina di notizie dell’altra vallata in modo da aumentare la conoscenza reciproca e le possibilità di collaborazione.”

Geniale, no?!

(e soprattutto risolutivo!)

Testate giornalistiche locali?? Ma-chi-ttte-se-ncula!

Sentite a me: se usiamo i bollettini parrocchiali possiamo entrare in ogni casa e scuotere le coscienze con più incisività (ma può andar bene anche un bollettino comunale come il L’ecco di Lozzo). Poi, ora che è stata scoperta la ruota, possiamo contare anche su una facilitata intermodalità di scambio intervallivo. Se poi gemelliamo le valli, una volta facciamo fiera a Lozzo e una a Braies; una volta ad Auronzo e l’altra a Dobbiaco.

Se ci mettiamo anche un pellegrinaggio, na volta qua e na volta là, la “conoscenza reciproca” è garantita. E potremmo anche porre le basi per facilitare un interscambio di gameti, sì da migliorare l’impasto razziale. E col tempo, chissà, si potrà pensare anche al comune unico.

Intanto, prendetene nota:

“Il gruppo di lavoro ha quindi concluso l’incontro con l’impegno di ritrovarsi in autunno per cominciare ad elaborare progetti di promozione comuni attorno all’area Tre Cime di Lavaredo.”

Ah, ecco!

(e vissero felici e contenti; mi raccomando: non dimenticatevi l’obbligatorietà della weiss alla spina in ogni rifugio del contado per tutta la durata della stagione)

 

pedaggio Tre Cime: ti danno anche un pieghevole...

Se vuoi andare in auto sulle Tre Cime devi pagare 25 euri. Per quella cifra ti danno in uso il pezzo di strada che sale lassù, un pezzo del parcheggio, l’utilizzo dei cessi pubblici e un pieghevole trilingue (il resto lo mette il buon Dio).

Poggiate le terga al rif. Lavaredo, constatato con disappunto che la weiss alla spina non era più disponibile (ma, dico io, proprio ora che i tedeschi arrivano a frotte?), nell’attesa del formaggio fuso con polenta salsiccia e funghi ho aperto il pieghevole gettando una prima occhiata al panorama.

L’indicazione del paese di Auronzo, il cui sviluppo urbano si vede chiaramente, è ancorata nei pressi dell’Argentiera: ma passi, avranno inteso indicare il paese in senso… “esteso”. L’indicazione del monte Tudaio, invece, è ancorata alla cresta del Crissin (il Tudaio è più a destra, oltre la Bragagnina). E anche col Cimon del Froppa siamo fuori di una riga di… vette.

(mi sento poi di dire che manca l’indicazione del lozzese Pian dei Buoi, ma l’osservazione è ovviamente partigiana: del resto manca anche l’auronzano Col Agudo, che pur si vede bene ed è riportato nella cartografia)

E le “m” delle quote vanno sempre dopo il valore numerico che le rappresenta: “3094 m”, non “m 3094”! E il simbolo dell’unità di misura per il metro è “m”, non “mt” come indicato nei testi sparsi.

Ci sarebbe poi la “licenza poetico-escursionistica” relativa al definito Percorso Durissini, che a un certo punto viene fatto passare (non c’è trucco non c’è inganno) per il rif. Città di Carpi (almeno sul percorso n. 4 si parla di sentiero Bonacossa ma si chiarisce che è il tratto “dal… al …”).

Ma la parte più gustosa del pieghevole – una dichiarazione di euclidea auronzicità bella e buona – è quella relativa alla “posizione geografica”, lì dove c’è scritto (il riferimento è alle Tre Cime) che “C’è chi sostiene che, essendo le cime strapiombanti sul versante di Dobbiaco, se si traccia la linea perpendicolare…“… ma per questo ci si legge, se lo vorrete, al prossimo post.

pieghevolestradatrecime

 

Lozzo di Cadore, continua la catastrofe demografica: bilancio ad aprile 2016 -18,1 per mille

Dopo un tristissimo bilancio demografico 2015 a -34,2 per mille, che lo ha eletto a peggior comune in Centro Cadore, nel periodo gennaio-aprile 2016 Lozzo ha mantenuto (e di gran lunga) questo “primato” negativo  (nel 2015 ottenne la terza peggior posizione in Cadore e sesta peggior posizione in provincia di Belluno).

Va detto che il demografo de noantri ci aveva preannunciato – ricorderete tutti l’analisi sociodemopatica nella quale si produsse – un valore della popolazione di 1350 abitanti alla fine di maggio: qui ci dobbiamo accontentare dei dati Istat tra gennaio e aprile 2016 (ultimi dati disponibili).

Nel periodo, una sola nascita e sei decessi per un saldo naturale di -5 (-3,6 per mille); il saldo migratorio è invece di -20 (-14,5 per mille) per un saldo totale di -25 persone corrispondenti a un calo demografico del

18,1 per mille

Saldo totale degli altri comuni centrocadorini (in per mille): Calalzo -11,0 (di cui -8,6 quello migratorio) | Perarolo -10,5 | Vigo -4,2 | Auronzo -3,6 | Lorenzago -1,8 | Pieve +0,5 | Domegge + 0,8. La provincia di Belluno è a -2,6 e il Veneto a -1,0 per mille.

Lozzo detiene un valore del saldo migratorio che è più di una volta e mezza quello di Calalzo, che già è vertiginoso, 5 volte quello di Auronzo (-2,7 per mille) e 10 volte quello di Vigo (-1,4 per mille), lasciando stare chi questo saldo ce l’ha positivo (Domegge +3,7 e Pieve +3,2).

In poche parole stiamo assistendo a una fuga da Lozzo…

(vedremo poi quanti siano gli italici e quanti gli stranieri)

bilancio demografico ad aprile 2016 per Lozzo di Cadore (-18,1 per mille)

Val Longiarin: onda graffitara sul muro nei pressi del Peron de i Forziei

La strada carrozzabile di Val Longiarin finisce al Peron dei Forziei; l’ultimo tratto è protetto dalle acque del Rin da un lungo muro di sostegno. La parete di questo muro, per più di un terzo della sua altezza, è stato levigato dall’onda di piena del 4 settembre scorso.

(foto a maggior risoluzione zoomabili: foto_1 e foto_2)

Muro nei pressi del Peron dei Forziei: il "graffito" prodotto dall'onda di piena del 4 settembre 2016

Dreizinnenhütte (rif. Locatelli): 'tutto occupato, anche nel dormitorio'

M’accingevo, senza alcun sospetto, a prenotare una cameretta per due per questa sera (ché la camoscetta voleva far due salti non so dove e m’ha assoldato anche questo fine settimana). La signorina: “Tutto occupato, anche nel dormitorio”. Me cojoni…

(domenica scorsa sul 279 per il bivacco Musatti non c’erano a farci compagnia neanche le mosche…)

rifugiotrecime

 

rolling stones sul lavello 'de la Boa'

Il “lavello” finale del canale che accompagna le acque (e le pietre) della Boa nel rio Rin. Suppongo che siano state le pietre rotolanti ad erodere così il muro di cemento armato (qui foto in alta risoluzion zoomabile).

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