Non si dovesse trovare bene al posto di neo Ragioniere (tiente duro: i burocrati di questo tipo si inchiodano per la vita a sedie di paglia, figuriamoci al trono della ragioneria dello stato), Daniele Franco, da bellunese qual è, potrebbe sempre dispensare qualche consiglio per illuminare la mefitica vicenda del Bim-Gsp. Nel frattempo, dovesse interessarvi, potreste leggere alcune considerazioni tratte da un articolo di Gustavo Piga riguardanti il ruolo tanto del Ragioniere quanto della Ragioneria:
Se gli uomini al comando di Bankitalia sanno di essere destinati un giorno al posto di Ministro, o Ragioniere, per quanto probi ed onesti, come non immaginare che oggi limiteranno le loro critiche, costruttive ed essenziali, al Governo? [...]
Perché non chiedere una volte per tutte di spostarci da un sistema dove quanto si spende e come si spende viene deciso in buona sostanza dai tecnici della Ragioneria – che non fanno vedere i dati in loro possesso né al Parlamento né al Governo (il clamoroso fallimento di Bondi è in parte dovuto alla forte resistenza della Ragioneria a mostrargli i dati ed in parte al fatto che il Governo Monti lo ha abbandonato, lui e la sua spending review, al loro triste destino di oblio) – e dal Ministro dell’Economia ad un sistema [...]
Chiunque verrà alla Ragioneria – per quanto migliore di chi lo ha preceduto – è tema irrilevante se il Presidente del Consiglio non si esprimerà chiaramente e fattivamente a favore di una nuova Ragioneria, di una nuova trasparenza, di una nuova volontà di lotta agli sprechi.
La ragazza è dotata intellettualmente, lo devo riconoscere. La qual cosa pone talvolta un certo imbarazzo, soprattutto a chi pensa al padre, perché la gente s’interroga dicendosi «Ma come è potuto succedere?». Io non posso che opporre l’unica difesa che ho a disposizione, cioè «Ha preso tutto da sua madre!».
E non si creda che la Nostra sia solo casa, chiesa e scuola e che per questo trascuri lo sport. Come disciplina sportiva non ha scelto la corsa campestre o il lancio del giavellotto, questo no, si è dedicata al pattinaggio artistico, fin da piccola, con scrupolosa diligenza. E qui va aperta una parentesi per ringraziare, ma che dico ringraziare, fare un monumento alla Nonna che l’ha scarrozzata in tutti questi anni affinché potesse “volare sui pattini”: fosse stato per me, l’avrei legata ad un palo con 20 metri di corda. Ed anche in questo caso non so proprio da chi abbia preso, perché più di dare qualche calcio ad un pallone e rinunciare ancor giovane alle mie velleità arrampicatorie (sulla Torre Piccola del Falzarego ho scoperto di essere un pavido coniglio), non ho altri fulgidi ricordi.
Ha anche una grande passione che coltiva con estrema creatività: la cucina. Anche questa sicuramente trasmessa dalla madre. Dall’aprile del 2012, da quando in casa cucina lei, sono passato da 84 a 91 chili. Lo so, a vedermi non di direbbe, ma è tutto lì: si tratta di grasso double density, forse l’unica caratteristica positiva che mi resta e di cui mi possa davvero vantare.
Due giorni fa, mentre stava facendo ginnastica con il solito proverbiale religioso scrupolo, mi ha detto (in ladino 100%) «Voglio aprire un ristorante! Dove posso farlo?». Notare che non mi ha chiesto “come si fa”, ma semplicemente “dove”. Senza sorprendermi, in tutta serietà, le ho risposto «Chiedi al comune, che si stanno grattando la rogna dei Pellegrini». La mia, raga, era una battuta, naturalmente. Era una battuta. Giuro.
Ieri torno a casa e mi fa: «Ho telefonato in comune, faranno a breve un bando, orientativamente viene intorno a 1.100 euro al mese». Oh cazzo, mi son detto!! Questa mi prende in giro: ma no, scopro che ha telefonato davvero. E poi ha iniziato a farmi un breve ma intenso pistolotto sulle incentivazioni che l’imprenditoria giovanile dovrebbe avere, sulle assurde barriere d’ingresso al mondo del lavoro ecc. ecc.. Io, su sua richiesta, tempo fa, glielo avevo detto che l’Italia è un paese di merda, che lo stato è violento ed arrogante ed occupa queste terre senza legittimazione popolare, che le tasse sono un furto e tutto il resto del campionario concettuale liberale, liberista e libertario di cui la mia umile mente dispone.
Questa mattina mi ha detto che lunedì passerà in comune per … “comprendere i dettagli”.
Caro sindaco, io ti avviso, ti raccomando: attento a sta qua! Dietro a quel bellissimo sorriso si nasconde una pazza scatenata.
Giornata di approvvigionamento viveri di sussistenza:
Oca giuliva starnazzante: «I à dito n television che l Giro d’Italia portarà ca da noi n grumo de turiste. Chi che varda dopo i vien ca su…».
Orso Grigio: «sì, sì, i vien a vede l cu de la vedela, core mo’ …»”
Mi sono ben guardato dall’intervenire, altrimenti le ultime arance della stagione avrebbero potuto costarmi un’ora di tempo. Ma un’idea sull’argomento ce l’ho. Perché non lo chiedete ai cortinesi ed ai sanvitesi che il traino del Giro ce l’hanno avuto l’anno scorso?
Dati del 2012 confrontati con l’anno precedente, totale presenze ed arrivi:
Cortina d’Ampezzo: -3,2% presenze, -0,86% arrivi (se guardiamo ai soli italiani, giacché i turisti stranieri sono … “fuori dal Giro”, la caduta è stata di -6.8% per le presenze e -5.3% per gli arrivi).
San Vito di Cadore: -7,0% presenze, -11,3% arrivi (se guardiamo ai soli italiani, la caduta è stata di -6,48% per le presenze e -11.0% per gli arrivi).
Così eh, tanto per dire (chiedo perdono per il mancato dettaglio mensile relativo all’estate, ciò che conta è il concetto). Magari quest’anno va meglio. E ditelo anche al signor Coca-Cola che tutti quegli spot che manda ricorsivamente in onda non servono a un razzo. Basterebbe inquadrare la mitica bottigliona una sola volta durante il Giro!
Come nel post precedente riguardante le presenze della Val Pusteria, e sempre per sottolineare l’ovvietà di certi numeri. La provincia di Belluno nel 2012 ha totalizzato 4.175.874 presenze mentre la sola Cortina d’Ampezzo è giunta a 1.026.547. Che è come dire che una presenza su quattro – il 24,6% – va attribuita alla Regina delle Dolomiti.
Divagazione dal sapore “referendario”: se alle presenze cortinesi ci aggiungiamo quelle di Livinallongo (339.195; quelle di Colle sono trascurabili), il peso delle presenze nei territori referendari “storici” che hanno deciso per il passaggio all’Alto Adige diventa, sempre rapportate al totale provinciale bellunese, di una su tre (32,8%).
Il peso di Cortina-Livinallongo-Colle nell’ipotesi che confluiscano nell’Alto Adige, che conta nel 2012 29 milioni di presenze, sarebbe invece del 4,6%. E ciò spiega in buona parte perché quelli di Cortina vadano ogni tanto in processione da Durni mentre gli altoatesini non si scaldino poi più di tanto per avere con sé la Regina (è un buon affare, ovviamente, ma se non dovesse andare in porto non lasceranno cadere neanche una lacrimuccia).
Sono anni che, a titolo puramente personale, incontro e confronto i dati dei flussi turistici in generale e della provincia di Belluno e del Trentino Alto Adige in particolare. E ad ogni occasione resto sorpreso come fosse la prima volta. E di primo acchito non riesco ad andare oltre l’ormai stupida domanda: “ma perché succede tutto ciò, perché?“. Ah, me ne dimenticavo: nel 2012 la provincia di Belluno ha registrato una perdita dell’1,8% di presenze, la Val Pusteria un aumento dell’1,5%. Relativamente ad un anno non sono dati su cui piangere od esaltarsi: sono i trend che, in mancanza di un cambio di marcia, condannano la provincia di Belluno e lasciano ben sperare la Val Pusteria e tutto l’Alto Adige.
(mappa rielaborata dal BLOZ tratta da “Turismo in alcune regioni alpine – 2010 – ASTAT”)
p.s. A metà del 2011 pubblicai un articolo richiamando un rapporto dell’ASTAT che descrive il trend del flusso turistico aggiornato al 2010 in alcuni comprensori alpini di Svizzera, Austria, Germania e Italia che “gravitano” attorno all’Alto Adige e con i quali il medesimo si misura e confronta costantemente. Il rapporto considera le sole presenze alberghiere, ma dà una descrizione precisa dei rapporti reciproci in campo.
Gli altoatesini affogano le proprie frustrazioni anche nel bere. Lo fanno meglio di qualunque altro “italico” (le virgolette hanno qui valore etnico). Nel senso che con la bottiglia ci danno dentro quasi quattro volte di più della media nazionale (in alconomia: l’Alto Adige fra autonomia e alcolemia qualche dettaglio in più). Ma avevamo già visto che sono capaci di altre e più nobili prestazioni, a partire dagli stalloni pusteresi (qui la tabella e quo i grafici).
Ora l’Astat ci informa che non solo ciulano frequentemente, ma lo fanno tranquillamente anche fuori dal matrimonio – e non solo per sollazzarsi, cosa che risulterebbe alquanto comprensibile – ma anche per mantenere la specie. Il 44,7% dei figli nascono infatti fuori dal matrimonio, contro una media italica del 25% (un bebè ogni quattro). E poi, una volta creata la famiglia, autonomizzano, cioè socializzano dentro ad un contenitore sociopolitico autonomo (e di tanto in tanto alzano il gomito).
Quello che si sa è che il sindaco di Calalzo ha provveduto ad una riduzione della tariffa della raccolta e smaltimento dei rifiuti in misura del 20%. Ecco i link per avere un quadro della situzione calaltina:
A Lozzo di Cadore il sindaco si è premurato più volte di avvisare che riduzioni della “tassa rifiuti” non ci sarebbero state in ragione del fatto che il valore della medesima è fermo al 2004 (in poche parole dobbiamo accontentarci del suo “non aumento” in questi anni). Non avendo a disposizione i valori assoluti delle tariffe applicate dai vari comuni centro cadorini (ed in particolare quello applicato a Calalzo) né conoscendo la dinamica dei medesimi nel corso degli anni, non è facile inquadrare il problema con la necessaria correttezza (se, per fare un esempio, nel comune X le tariffe erano “prima” mediamente più alte del 30%, abbassarle del 20% risulta più fattibile).
Resta il fatto che a fronte di un aumento dei costi del servizio di raccolta e smaltimento vi è, da tre anni a questa parte, la diminuzione dei carichi di indifferenziato (avete presente no?, a seguito della rivoluzione dell’umido). Infatti nel corso degli anni il valore della differenziata, partendo dal 2004, è stato il seguente: 2004 – 19%, 2005 – 22%, 2006 – 24%, 2007 – 27%, 2008 – 31%, 2009 – 33%, 2010 – 50%, 2011 – 76% (valori stimati dal grafico dell’analisi riassuntiva per il 2011).
La domanda è: visto che i cittadini di Lozzo di Cadore sono stati così bravi (a seguito della già sottolineata folgorante lungimiranza dell’amministrazione di passare alla raccolta dell’umido e del secco “porta a porta”), passando in buona sostanza da un indifferenziato tra il 70 e l’80% ad uno del 20%, pur in considerazione dell’aumento dei costi di raccolta e smaltimento, che non vi sia proprio spazio per una riduzione della tariffa anche a Lozzo di Cadore così come successo a Calalzo?
Questo è il senso dell’interrogazione posta recentemente al sindaco da Per la Gente di Lozzo.
Della riduzione della tatruffa delle scoaze in relazione alla decisione del sindaco di Calalzo avevo già scritto:
Ho sentito recentemente un tizio tirar fuori la solita litania per la quale la costruzione europea ha mantenuto in tutti questi anni la pace e solo per questo andrebbe perseguita. Ho chiesto se per caso, mentre in Europa fioriva la pace, il Giappone avesse dichiarato guerra agli USA o se la Cina avesse invaso l’India o se il Messico si fosse spinto fin nel Brasile nel tentativo di conquistarlo. Mi ha risposto balbettando: “ma queste sono altre storie”. Sono sempre altre storie. Nella realtà l’Europa è un mostro anche in formato UE.
Ma veniamo al video (capitato fra le mani ora a seguito di pulizie post pasquali). Qui siamo di fronte alla solita pomposa ostentazione di un’Europa con radici cristiane e con la faccia pallida che si oppone ai “popoli barbari, ostili ed infidi” – così sono rappresentati – con la sua supposta carica di civiltà. Il video, prodotto dalle pantegane della Commissione Europea (si dice al costo di 120.000 euri), aveva il compito di educare all’europeismo le pecorelle europeiste di più tenera età (i giovani): ma ha il difetto di essere palesemente razzista (perlomeno per le anime belle).
Però la civilissima baldracca, profondamente rispettosa dei diritti umani e crogiolo delle diversità bla bla bla, non se n’è subito accorta e così il video ha girato un po’ in giro, prima che le teste di razzo europeiste – una sorta di Istituto Luce Europeo – si decidessero a toglierlo dai circuiti del proselitismo d’accatto. Europa: non solo baldracca sfatta ma anche razzista (a sua insaputa, almeno finché non sono piovute le vibrate proteste). E dire che il titolo del video era Growing Together. What else? Ma va a c……!
E’ successo anche agli operatori del turismo balneare, a quelli di Jesolo in particolare. Previsioni malamente abbozzate hanno scoraggiato i vacanzieri del week end che sono rimasti davanti alla tv a mangiare pop corn quando avrebbero potuto crogiolarsi al sole sulle spiagge jesolane. Danni incalcolabili…
Ed allora bisogna ricorrere a qualche soluzione:
In realtà la città ha già avviato una soluzione: un proprio servizio meteo firmando una convenzione con l’Aeronautica militare di Roma che via satellite invia le previsioni al sito www.jesolometeo.it. «Quest’anno abbiamo elaborato il sito – ha spiegato l’assessore comunale Ennio Valiante che sta seguendo l’operazione – il prossimo anno, risorse economiche permettendo,installeremo sulla spiaggia anche una stazione meteo».
E’ sempre alle aquile che albergano nei comuni che si deve l’intuizione più geniale. Di solito capita al sindaco, questa volta è l’assessore che “sta seguendo l’operazione”. Dice l’assessore che il prossimo anno, risorse permettendo, “installeremo sulla spiaggia anche una stazione meteo“.
Il metodo migliore per fare previsioni del tempo, lo sanno tutti, è installare una stazione meteo proprio nel luogo del quale si vogliono ottenere le previsioni. E’ un po’ come se, volendo prevedere il verificarsi di un gol, si monitorasse con una telecamera il solo specchio della porta, trascurando completamente il gioco sul campo. Te ne accorgi del gol eh, ma … dopo, non prima. E’ così del resto che si fanno le famose e cosiddette “previsioni del razzo”.
Sono peraltro sicuro che l’assessore non si lascerà scappare l’opportunità di installare anche una webcam: così si potrà “prevedere”, anche eventualmente in modalità mobile, quando piove e quando invece ruggisce il solleone. Mi viene in mente un racconto del nonno riguardante il maestro Rocco: quando iniziava a piovere a sege roverse il maestro soleva dire: «ragazzi, il tempo minaccia, il tempo minaccia».
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