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  1. Giuseppe Zanella
    30 Aprile 2020 @ 18:23

    Caro Danilo,
    lettera sconvolgente, di un uomo molto sensibile ed intelligente, che ha valutato la situazione drammatica in cui si è venuto a trovare, con i suoi risvolti e le sue ‘ricadute’ a livello personale e famigliare; il tutto con una serenità ma anche con una cruda analisi dei mali della società in cui ci è dato vivere… Lettera che ci lascia sbigottiti e suscita una dicotomia di sentimenti: da un lato la triste condizione di abbandono in cui versano gli anziani (lo ‘scarto’ di cui parla papa Francesco) -anche se, nello specifico, la scelta è stata personale per non creare difficoltà ai propri cari-, dall’altro lato commuove la soffusa dolcezza e pacatezza dei toni con il rincrescimento di non aver più tempo per ovviare alla disillusione provata e di non poter più provare le affettuosità dell’ambito famigliare e parentale. La nostalgia per la vita trascorsa con figli e nipoti, nel ricordo della adorata moglie, traspare in ogni rigo di questa sofferta missiva. Io, che ho sperimentato per ragioni personali la tetraggine dell’ambiente delle ‘case di riposo’ di un tempo, posso ben capire l’accorato “grido di dolore” di questa persona che ha vissuto questo autentico dramma e che ci ha lasciato in assoluta solitudine, senza il conforto dei propri cari ed attorniato da alcune persone indifferenti, se non proprio di animo insensibile. Ma il buon vecchio parla anche di una eccezione in tanto squallore, parla cioè del sorriso di una inserviente-infermiera, sorriso poi venuto meno quando costei dovette indossare lo ‘scafandro’, ma da quegli occhi dolcissimi si poteva ancora scorgere una luminosità confortante… C’era poi, però, anche chi alzava la voce e, con indifferenza, prospettava per il nostro la possibilità della terapia intensiva con conseguente intubazione. Questa lettera è una summa del dolore umano della quarta età, quella che il papa tante volte evoca per raccomandare a tutti che la vita è una ruota… Bisogna trattare i vecchi con la massima sensibilità, tra l’altro pensando che coloro che in futuro avranno la fortuna di vivere a lungo non debbano sperimentare un trattamento come quello evocato nella lettera sopra riportata. “Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”…dice un assunto evangelico…
    NB- Ha suscitato in me un moto di stizza il leggere su certa stampa espressioni che mettono in dubbio la veridicità di un tale sfogo da parte di un signore che, agli sgoccioli della propria esistenza, ha lasciato questa struggente e dolorosa testimonianza che fa molto meditare sulla fugacità ed aleatorietà del nostro vivere oggi giorno; e fa anche meditare su certa freddezza nei rapporti interpersonali, se non proprio sulla cattiveria umana. Ci si chiede sarcasticamente come una tale missiva possa essere uscita da una struttura ‘chiusa’ per la pandemia… Ebbene, questa lettera è stata fatta uscire da una suora che la ha tenuta nascosta fino al decesso dell’interessato. Cosa non si fa per ottenere un effimero consenso politico!!!

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