10 Comments

  1. Davide
    30 Luglio 2016 @ 10:36

    Ciao Danilo, complimenti per il sito del PdM.
    Hai fatto il giro dell’anello quando l’ultima volta? non è messo benissimo.
    Per togliere le piante cadute e renderlo accessibile a tutti quanti giorni e quante persone ci vogliono secondo te?
    Si potrebbe organizzare un gruppo per una domenica di settembre e prepararlo ormai per l’anno prossimo…

  2. Lozzese curioso 2
    31 Luglio 2016 @ 11:35

    Uno dei siti più affascinanti del Cadore:…ci vorrebbe un Messner!…ci vorrebbe un Messner per poterti dimenticar…

  3. Danilo De Martin
    1 Agosto 2016 @ 11:14

    Davide,
    bisognerebbe guardare all’edificio, non alla finestra rotta. Se la finestra rotta fa parte di un edificio funzionale e funzionante, s’aggiusta senz’altro (nel senso che c’è sempre qualcuno che lo fa). Se invece fa parte di un edificio dimenticato e cadente, puoi certo sostituirla ma…

    Di solito non è mai un problema di braccia: quasi sempre è un problema di teste (intese come elementi pensanti e coordinanti, dedite ad un fine).

    (per quanto riguarda la finestra rotta (cioè l’Anello dei Colli): ho fatto un giro a novembre 2015, documentando lo stato d’abbandono in cui versa il Parco; se guardiamo al solo sviluppo dell’anello – trascurando quindi le aree del PdM prossime ad esso documentate nel link precedente – basterebbe una rinfrescata ai segnavia con la rimozione delle piante di traverso in alcuni punti del percorso (ma mai tali da comprometterne la percorribilità, almeno a novembre 2015); alla grande, tre persone (ma ne bastano due), tra le 8 e mezzogiorno, massino due del pomeriggio; comunque, a metà giugno avevo sventolato il fazzoletto (se non altro per la faccenda del Centenario): Anello dei Colli a Pian dei Buoi: il Cai sta pensando di intervenire o di continuare a menarselo?)

  4. Davide
    1 Agosto 2016 @ 11:52

    Si ma intanto si potrebbe iniziare aggiustando la finestra. mi piacerebbe che ci fosse una domenica da dedicare all’anello dei colli con un bel gruppo di persone. Penso che ora le piante siano un po’ di più rispetto all’anno scorso..
    Ciao

  5. Danilo De Martin
    1 Agosto 2016 @ 12:33

    Si, capisco. L’inverno scorso non ha fatto grandi danni, ma anche ammettendo che il lavoro sia doppio rispetto a quanto stimato a novembre 2015, resta sempre un intervento “banale” (mi riferisco sempre al solo percorso dell’anello).

    (E questo dimostra la pochezza di spirito del direttivo Cai in relazione a questo argomento: ammettiamo pure che il resto della rete sentieristica possa passare in gestione alle suore del Bergamone (sono le suore, solitamente, che si interessano di queste cose, non i sodalizi del Clul Alpino Italiano…), accettiamo pure che la rete venga dimenticata e abbandonata, ma pare davvero difficile trovare le risorse per dare una rinfrescatina (almeno) al percorso di visita ai luoghi della Grande Guerra pubblicizzato, oltre che dai siti che fanno capo alla Regione Veneto, anche dal sito del Cai Veneto, nel Centenario della medesima che dura fino al 2018?)

  6. Davide
    1 Agosto 2016 @ 14:31

    Se non sbaglio però, l’anello dei colli non è un sentiero CAI. Comunque se è un intervento “banale” come dici tu, organizziamo una giornata di ripristino e bon. Penso che sia importante anche perché, su google con una semplice ricerca (“sentieri Pian dei Buoi” ad esempio) il sito .EU è tra i primi a comparire, quindi funge da biglietto da visita per gli escursionisti. Potrebbe essere anche una buona occasione, per istruire i Lozzesi, sul PdM.

  7. Danilo De Martin
    1 Agosto 2016 @ 18:54

    Bene, anzi benissimo.

    Per il “banale” mi spiego meglio: confermo, certamente e genuinamente “banale”. L’avevo comunque virgolettato, intendendo con ciò che l’intervento è semplice (banale, appunto: insomma, basta avere la voglia di farlo). Ed è così: mi sembra un modo corretto per definire 4,5 km di percorso, con 150 m di dislivello, senza alcuna difficoltà ambientale, alla partenza del quale arrivi in auto (nessun percorso d’avvicinamento). Per dire, come confronto, un intervento sulla “Via dei Silenzi” (da Pian d’Adamo a Costa de Valscura) è già più “temerario”.

    Sempre per spiegarsi, un altro confronto: se vuoi avere un’idea di un intervento che definire pesante (senza virgolette) è eufemistico, prova a passare sull’anello 50 a le Mandre. Quella è veramente natura “matrigna”.

    Per tornare al Cai, questo non l’ho scritto io (bollettino parrocchiale Pasqua 2015):

    […] Sarebbe opportuno inoltre, approfittando della ricorrenza del centenario della prima Guerra mondiale far conoscere e valorizzare le fortificazioni di Col Vidal portate alla luce negli anni scorsi dai volontari con la collaborazione del CAI, coinvolgendo nella prosecuzione di questo ambizioso progetto anche altre associazioni e realtà locali.

  8. Davide
    2 Agosto 2016 @ 09:22

    Si avevo capito che intendevi quello con “banale” ma appunto che ritengo che sarebbe bello organizzare una domenica per il ripristino e con quell’occasione potresti fare una lezioncina ai lozzesi su cosa è realmente il PdM. Penso che la maggior parte della gente ancora non conosca il progetto e quindi la sua importanza.

  9. Danilo De Martin
    3 Agosto 2016 @ 10:50

    Ci vuole un po’ di realismo Davide. Quella di fare gli pseudociceroni a una platea indifferenziata e non qualificata ciondolante per l’altopiano lo lasciamo fare alle guide ambientali e/o naturalistiche.

    Invece, se ci sono dei “qualcuno” che si sono preventivamente e spontaneamente sciroppati il PdM in avanscoperta, pre-requisito essenziale che li differenzierebbe e li qualificherebbe rispetto al caso precedente, che hanno reale intenzione di dare un contributo fattivo al proseguimento del progetto del PdM, e che ritengono che io possa essere utile nel descrivere ciò che è stato fatto, a domanda rispondo. In questo caso bisognerebbe preventivamente appurare che intenzioni ha al riguardo l’amministrazione comunale (che tre anni fa non ha ritenuto di proseguire nel progetto del quale era committente), sviluppandosi il PdM su terreno comunale e demaniale, e la locale sezione del Cai (che di quel progetto è stato l’ente attuatore).

    Per quelli che “mi piacerebbe approfondire l’argomento e saperne di più” c’è ora il sito d’ordinanza.

    Nel limitarsi a “farlo conoscere” (il PdM), è comunque fondamentale che ci sia qualcuno che se ne prenda cura, altrimenti a breve si potrà disporre del PdM per dimostrare le modalità con le quali si sviluppa l’abbandono di una risorsa.

    (se gli auronzani si dovessero svegliare da un certo torpore, ora che Lozzo-cenerentola è stata ammessa alla corte del Consorzio Tre Cime Dolomiti, legare il PdM al vicino Col Agudo dovrebbe essere… nella natura delle cose)

  10. Davide
    3 Agosto 2016 @ 16:13

    Per prendersi cura di qualcosa bisogna amarla o perlomeno capire la sua importanza (a livello turistico, di memoria, mettila che vuoi..). Per avere questo ci vuole qualcuno che crei entusiasmo e una giornata cosi potrebbe diventare un inizio. L’entusiasmo spesso crea grandi cose. Ovvio, poi ci deve essere un proseguimento strutturato che solo un ente può fare.

    Il “realismo” non l’ho mai reputato come una cosa oggettiva…

    Ciao Danilo