Giovani volonterosi che sappiano assumersi responsabilità politiche ed amministrative ...

Premessa: come in altre circostanze passate, mi è parso che il contenuto di questo commento scritto da cagliostro dovesse apparire anche come articolo.

di Cagliostro

Nel recente passato, da qualche parte su questo Blog, credo di aver scritto che il ‘pessimismo della ragione’ sulle sorti civili, sociali, economiche e politico-istituzionali del nostro paese appariva, alle volte, attenuato ‘dall’ottimismo del cuore’ proprio considerando la qualità di certi commenti qui postati, la preparazione dimostrata dagli autori di certi interventi, la passione e l’indiscutibile amore per il luogo natìo evidenziata in più occasioni da alcuni giovani. Io, questi giovani, li considero i veri esponenti della ‘big-generation’ locale.

Quando leggo gli scritti del redattore, oppure quelli di Plinio Calligaro o di ‘Talaren’ o di qualche altro, proprio mi si allarga il cuore alla speranza e penso che a Lozzo, a dispetto di mille difficoltà di natura variegata, non tutto va poi così male. Anch’io, caro Plinio, provo piacere a dialogare su questo Bloz con persone educate ed interessate al bene comune (certi negativi ‘incontri’ del passato sono fatti da considerare ‘fisiologici’ ma non fanno testo). Per una volta tanto (si fa per dire), mi si lasci trascurare il tema della presente ‘rubrica’ sulla Lega ed il buon Calderoli per trattare l’argomento del ‘core-business’ di questo ‘Bloz’, ossia il nostro paese!

Tra le due tematiche, solo apparentemente non esiste relazione; nella realtà ci sono molte affinità ed interconnessioni: basti pensare proprio alla passione civile, all’etica ed all’interesse per l’armonico sviluppo civile e sociale del nostro territorio e, più in generale, della nostra Italia. Ieri mi sono letto tutto d’un fiato il libro di Stefano Vietina “Storie di uomini ed imprese che fanno vivere la montagna” e mi ha molto commosso ed interessato l’attaccamento alle proprie radici, la inventiva e la tenacia di non pochi piccoli imprenditori che stanno avviando nuove attività e mestieri o riconvertendo vecchie intraprese non più al passo con i tempi. Non poche sono le iniziative che, ripristinando attività e lavori di un tempo, utilizzano tecnologie e macchinari offerti dal tempo presente (in ciò riuscendo a migliorarne l’efficenza e la convenienza sotto il profilo economico).

Ricordo un mio intervento, sempre su questo Bloz, sull’argomento ‘biomasse’ utilizzato con metodologie d’avanguardia in un piccolo centro dell’Austria, assurto agli onori della cronaca e divenuto modello di sviluppo economico per quel comprensorio. Certo, leggendo il lavoro di Vietina, a qualcuno potrebbe sorgere spontaneo un sorriso di ‘compatimento’, soprattutto se la realtà attuale viene posta a confronto con quella che ha caratterizzato la nostra terra negli anno ’6o/7o/8o del secono scorso (eravamo allora considerati la piccola ‘Svizzera italiana’).

Tuttavia, va detto che l’epoca presente è epoca di transizione, è periodo di trasformazioni epocali e noi vivremo, da qui in avanti, in una dimensione del tutto diversa dal recente passato. Ed in questa consapevolezza vanno inquadrate nel giusto rilievo capacità, tenacia e lungimiranza che stanno dimostrando i soggetti citati dall’autore nel suo ottimo lavoro di documentarista (lavoro basato anche sulla falsariga di vari interventi apparsi sul Corriere delle Alpi). Tutto quanto descritto dallo studioso fa insomma bene sperare che la trasformazione socio-economica in atto consenta il permanere di un minimo vitale a presidio delle ‘terre alte’, e ciò a dispetto della grave crisi economica che ci attanaglia e dell’andamento demografico non certamente positivo.

Giovani come voi, commentatori sopra citati, dovrebbero prendere il testimone delle nostre antiche virtù civiche e costituire il nucleo di un gruppo di volonterosi che sappiano assumere responsabilità politiche ed amministrative in vista della non lontana scadenza elettorale. Lozzo ha progredito sempre, anche nell’oscuro e lontano passato quando il paese contava non più di 400/500 abitanti, ed il segreto è sempre consistito nell’amore ‘viscerale’ per il proprio territorio e per la cura del bene comune. Ricordiamoci che siamo gli eredi di chi ha scritto i Laudi e partecipava alle ‘Faule’ con autentica passione e coinvolgimento. Concludo questa mia perorazione con il pensiero di un grande, il capo Sioux  ‘Alce Nero’:  ”La terra non la ereditiamo dai nostri padri ma l’abbiamo a prestito dai nostri figli”. Questo significa che dobbiamo lasciare il testimone in buone condizioni a chi verrà dopo di noi.

 

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