10 Comments

  1. Lozzese curioso 2
    23 Marzo 2016 @ 18:58

    si…in CENTRO CALORE!

  2. roxia curvirostra
    24 Marzo 2016 @ 14:59

    Quanti laureati cadorini non hanno più la residenza in Cadore? Il problema non è il gnorante ma il lavoro.

  3. Danilo De Martin
    24 Marzo 2016 @ 15:07

    @roxia,
    questo però non spiega le differenze tra paesi (Lozzo 50,2 e Lorenzago 63,7) a meno di pensare che il problema “lavoro” sia solo di Lozzo; è chiaro che “il territorio” non ha saputo dare – nell’insieme – una adeguata risposta al crescente abbandono di questi luoghi, in particolare non ha saputo trattenere i suoi figli più giovani…

  4. roxia curvirostra
    24 Marzo 2016 @ 15:18

    Con così pochi giovani nei paesi cadorini, queste statistiche perdono un po’ di significato, basta che un anno ci siano due laureati in più e la percentuale schizza alle stelle

  5. Danilo De Martin
    24 Marzo 2016 @ 17:27

    @roxia,
    la definizione di quell’indicatore che dà l’Istat è la seguente: “Incidenza di adulti con titolo diploma o laurea = Incidenza % di residenti di 25-64 anni con diploma o titolo universitario sui residenti della stessa
    età”. Quindi in questo caso no, se un anno ci sono “due” laureati in più la percentuale non schizza alle stelle.

  6. bitterfruit
    24 Marzo 2016 @ 19:09

    Il problema del Cadore e’ creare posti di lavoro adeguati ad un laureato, se togliamo la Sanita’,(leggi Ospedali, medici di base ecc.), e la Pubblica Istruzione, resta poco. Con il distretto dell’occhiale “migrato” a Sud della provincia, grazie anche agli incentivi statali, (ma anche “quelli di Agordo” han trasferito, tempo fa, gran parte degli uffici “che contano” a Milano), i laureati occupano posti che fino a qualche decennio fa era sufficiente un diploma di tipo tecnico. Ora ci vuole la laurea, a mio modesto avviso “sprecata”. Poi a volte ti capita di trovarti al cospetto di laureati, (quelli dei cinque anni), e da come parlano e argomentano NON ti sembrano proprio lo siano, (ma chi te l’ha data poi ‘sta laurea, ti vien da pensare), bensi dei semplici diplomati e a volte neanche quello,(non sempre!!! Per fortuna). La laurea, di certo, per le attivita’ produttive o lavorative presenti in montagna, NON “fa la differenza”, anzi. E’ sparito tutto, Tribunale, Agenzia Entrate, presidi ENEL – TIM, ora magari anche le banche. Resistono gli avvocati, si sa la gente e’ sempre piu’ “rissosa”, ma anche quelli devono scendere almeno nel capoluogo, lo stesso vale per i commercialisti. L’incubatore o come lo si voglia chiamare di Vallesella, lo sappiamo tutti, grazie anche al Bloz, com’e’ finito. Un laureato cadorino che “ha testa” e voglia di emergere lo sa che deve “preparare il trolley” e via.

  7. L'Economa Domestica
    25 Marzo 2016 @ 09:41

    I dati risalgono al 2011 e in cinque anni le cose sono cambiate (in peggio) soprattutto se si pensa alla popolazione totale e ai nuovi nati. I posti nella sanità e nell’istruzione per i laureati ci sarebbero(la carenza di medici ormai è cronica e il turn over dei professori dalle medie in su è comune in tutta la parte alta della provincia, Buona Scuola a parte), ma è il cane che si morde la coda: l’università costa e se la possono permettere solamente i figli di famiglie mediamente benestanti e che accettano il vedere l’istruzione come un investimento.

  8. bitterfruit
    25 Marzo 2016 @ 19:29

    Quando l’universita’ era libera, e non esisteva alcun numero chiuso, c’andavano quasi tutti, alcuni racimolavano i soldi con il lavoro estivo in qualche bar o struttura ricettiva, poi sono arrivate le lauree brevi, che forse hanno fatto piu’ danni che altro.
    Ce ne sono tanti nei nostri paesi che hanno preso “il largo” e quindi di conseguenza hanno “preso” la residenza in pianura. Quelli che sono rimasti non sempre svolgono compiti adeguati alla laurea, forse perché la laurea e’stata raggiunta un po’ cosi, ed in qualche maniera sono arrivati alla fatidica tesi. Per quanto riguarda gli ospedali, Auronzo e’ stato chiuso e Pieve molti medici sono a “scavalco” con Belluno.Nelle scuole, causa il calo demografico, servono sempre meno insegnanti, le classi vengono accorpate, se va bene. Fra un po’ assisteremo alla chiusura anche di quelle, in particolare della secondaria.Il problema a mio avviso non e’ SOLO economico,forse in questi ultimi anni di crisi, in parte c’e’ sempre stato. E poi la laurea a tutti o quasi non la prescrive mica il medico di base. Meglio un buon diplomato che faccia bene il proprio compito sul posto di lavoro che un cattivo laureato. Non e’ la laurea, considerato che ormai languono i posti di un certo tipo, che serve, ma i posti di lavoro.

  9. Danilo De Martin
    26 Marzo 2016 @ 09:42

    Nelle statistiche, a noi, come a quelli di Perarolo, ci frega lo straniero (se non ci fosse una incidenza così alta di stranieri saremmo imparati anche noi). Lo dimostrano tutte le ferventi attività culturali che, in primis, emanano (verbo scelto a caso) dall’amministrazione (e dalla comunità tutta che da essa trae forza ed ispirazione).

  10. L'Economa Domestica
    26 Marzo 2016 @ 18:05

    Le scuole non hanno insegnanti locali, infatti dalle medie in su si assiste ad un cambio continuo (e fra poco anche alle elementari, dato che la laurea serve anche per primarie ed asili) e i medici mancano in tutti i settori. Il Comelico è senza pediatra da venti anni (uno è rimasto sei mesi e poi è calato verso pianure più favorevoli), mancano i medici fiscali, i medici legali e fra poco anche i medici convenzionati. Le fabbriche a Longarone trovano i quadri fuori Regione (nemmeno fuori Provincia, fuori Regione). Ormai le aziende moderne hanno bisogno di personale qualificato: Luxottica assume gli operai diplomati. I posti per laureati ci sono, eccome. Manca la materia prima.