LE INCOERENZE DEL 'BOMBA' DI RIGNANO ALL’ARNO

di Giuseppe Zanella

Sono sempre stato un estimatore di Eugenio Scalfari del quale ho letto i numerosi libri di grande successo, autentici best-seller, e del quale leggo puntualmente gli editoriali domenicali. Pur essendo però un estimatore, personalmente non sono fideisticamente portato ad idolatrare il ‘modello’, non sono insomma un seguace tout-court del giornalista-scrittore in quanto l’indipendenza di pensiero mi permette di analizzare sempre criticamente qualsiasi manifestazione di idee, ogni e qualsivoglia filosofia della politica, perfino se espressa da un ‘guru’ quale è stato ed è il fondatore ed ex direttore sia di Repubblica che dell’Espresso.

Dico questo con profondo rispetto e coscienza del valore e delle posizioni e benemerenze assunte dall’uomo, fin dai tempi del SIFAR e del generale De Lorenzo (l’uomo del monocolo), ma il rispetto non può distogliere una persona raziocinante dall’amore per la verità. A me, negli ultimi tempi, non sono piaciute alcune difese ad oltranza dell’opera di Giorgio Napolitano, soprattutto con riferimento alla interpretazione dei poteri del Colle giudicati “a fisarmonica”, adattabili cioè attraverso interventi sostitutivi nel caso di carenze e lacune di altri Poteri Istituzionali (in particolare il Legislativo e l’Esecutivo), e non mi sono tanto piaciuti neppure i sostegni offerti in certe occasioni, in particolare in riferimento al rapporto Politica-Magistratura avuto riguardo alla vicenda che ha visto, tra l’altro, protagonista l’ex ministro ed ex presidente del Senato Nicola Mancino ed altri.

Fatte queste doverose, personali precisazioni, va pur detto che il grande Eugenio Scalfari (l’aggettivazione ‘grande’ è riconosciuta anche dagli avversari politici) possiede pur sempre una non comune lucidità di analisi, un encomiabile senso della Storia, una penna di rarissima qualità e, fin dagli albori della Repubblica, ha acquisito non pochi meriti per la sua lungimiranza e per il suo amore per la Democrazia. Scomparsi i vari Biagi, Montanelli, Bocca il panorama giornalistico nostrano ha visto e vede in Scalfari l’unico, valido, vero vessillo di una categoria di giornalismo di alta qualità; sì, è vero altre belle firme e penne di valore stanno emergendo ma dobbiamo pur dire che buona parte degli attuali addetti sono ora al servizio della politica e delle tendenze degli editori ed in giro non si intravvede molta indipendenza e lucidità di giudizio.

Ebbene, vorrei intrattenermi sull’editoriale odierno dal titolo “Con sorriso e con rabbia Angela e Matteo fan buchi nella sabbia”, più nello specifico sulle incoerenze che il nostro PdC ha manifestato anche in occasione della visita berlinese e nella successiva visita a Ventotene, sulla tomba di Altiero Spinelli. Le valutazioni sull’esito dell’incontro tedesco-italiano sono profondamente diverse e tutto prende le mosse dalle posizioni ideologico-politiche dei vari commentatori. Pur non entrando nei dettagli, si intuisce chiaramente come Scalfari propenda per un risultato assai deludente, anzi per una vera e propria inconcludenza dell’incontro di vertice, valutato piuttosto sotto l’aspetto prettamente mediatico finalizzato a tenere d’occhio le prossime scadenze elettorali dei due interlocutori.

In estrema sintesi, il giovin fiorentino di belle speranze risulta fautore di una politica che porti alla crescita economica uscendo da troppi vincoli e pastoie burocratiche; la cancelliera risulta invece orientata su posizioni che tendano a politiche di rigore in fatto di spesa pubblica, di rapporto deficit/Pil, e di rientro nei parametri comunitari del debito pubblico. Il tutto nei confronti della totalità degli aderenti ad una Comunità ora legata soltanto da una comune moneta (19 paesi su 28 della UE) ed alla (ora controversa) libertà di circolazione di cose e persone. E sullo sfondo rimane irrisolto il problema impellente degli imponenti flussi migratori e del contestato contributo alla Turchia.

Quest’ultimo, a mio modesto parere, è un argomento di massimo rilievo: noi dovremmo contribuire infatti (con circa 300milioni) a far sì che i flussi si fermino in Turchia e non invadano la Germania, con l’alea che gli stessi flussi si indirizzino quanto prima verso il nostro territorio (oltre a quelli di provenienza libica). E su questo capitolo sembra che il ‘Bomba’, al di là delle sue roboanti affermazioni di principio, abbia alzato bandiera bianca.

Ma veniamo all’essenza del contendere fra i due soggetti politici ed alle incoerenze manifestate dal nostro sulfureo premier. Renzi vuole ed esige il rispetto in sede UE in quanto capo del governo di una nazione di primo livello, ma il rispetto non lo si esige (non lo si ottiene) gonfiando il petto e battendo i pugni, il rispetto lo si può esigere e lo si ottiene con la serietà e la coerenza di un comportamento argomentato e virtuoso: debbono essere gli altri a riconoscere i nostri meriti, non noi a vantarli e ‘protestarli’preliminarmente.

Il nostro PdC, in buona sostanza, sostiene il principio che l’Europa è una FEDERAZIONE di stati i cui governi, pur in un quadro di regole europee, “debbano veder riconosciuta la loro piena libertà di applicare, nei tempi e nei modi discrezionali, decisioni autonomamente assunte a livello interno dei singoli aderenti”. Il nostro sostiene insomma un rafforzamento dell’autonomia degli stati membri, ma così facendo è chiaro che si verificherà un attenuamento della concezione di una vera unione ed integrazione europea; quella renziana è dunque una visione di corto respiro, che risponde a logiche ed esigenze di deroghe e flessibilità contingenti ed a fattori legati a tematiche prive di una visione alta della politica, tematiche comunque intimamente connesse ad impellenti necessità di stampo mediatico ed elettoralistico.

A questo punto, la disamina merita un piccolo inciso: certo, la Germania, nel 2003, ha usato per sé questa politica delle deroghe ma ora, avendo la coda di paglia, di quell’orecchio non ci sente più. Detto questo torniamo al nostro Renzino. Per questo signore il popolo verrà insomma ancora una volta coinvolto strumentalmente in scelte di apparente autonomia ed indipendenza rispetto alle asprezze, alle ottusità, agli egoismi europei (in parte reali, in parte, magari, solo supposti). In tutta evidenza, le esigenze del consenso sono, per il Bomba, prioritarie rispetto ad una visione ed una idea alta di Europa, di una Unione europea che si basi su di una CONFEDERAZIONE”, che veda gli stati membri cedere alla nuova entità statuale confederata gran parte delle loro attuali sovranità, che sappia operare ed essere simile agli Stati Uniti d’America, che venga creata una struttura che eviti particolarismi e sappia dare all’esterno l’immagine di uno Stato solido, con organismi istituzionali democratici e rappresentativi dei vari popoli (parlamento eletto direttamente, esecutivo efficiente, unica politica estera, economica, militare ecc).

E’ questa una visione che era cara ai propugnatori teorizzatori dell’Europa veramente unita, cara a uomini come Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi. All’uomo di Rignano, in questo momento, e soprattutto sullo scacchiere europeo, conviene farsi passare come segretario di un partito di sinistra al fine di essere considerato valido interlocutore di Angela Merkel, colei che è da sempre espressione del moderatismo democristiano, ma sprovvisto di una visione ideale di Europa (visione che invece tiene conto delle esigenze pericolose della supremazia tedesca). Nella realtà, però, il Renzi è tutto fuorché uomo di sinistra, anzi i fatti lo fanno considerare fin qui l’affossatore del concetto stesso di sinistra; in quanto a ‘moderatismo’ poi, egli appare-paradossalmente- in linea perfetta con la concezione politica della signora di Berlino. Per concludere, bisogna dire che il ‘mediceo’ presidente italiano appare veramente maestro di capacità comunicative ‘strumentalizzatorie’.

Rientrato da Berlino con un ben deludente risultato pratico, l’indomani si è precipitato a Ventotene a rendere omaggio alla tomba di Altiero Spinelli, reclamando così una eredità ideale che proprio non gli compete e non gli spetta. La concezione e l’idea di Europa che aveva il lungimirante perseguitato politico dal fascismo appare infatti in perfetta antitesi con la concezione ‘federalista ed autonomista’ del suo inverecondo pseudo estimatore. La differenza sostanziale appare insomma costituita da una visione retriva di europa degli stati ed una visione profetica che vagheggiava una Europa sul modello americano.

 

I commenti sono chiusi