NON CE LA RACCONTANO GIUSTA. SIAMO DA CAPO A DODICI?

di Cagliostro

Allorquando lo scorso 2 Ottobre (pare già trascorso un secolo!) assistetti alla TV, in sede di dichiarazione di voto sulla fiducia al governo, alla ennesima, subitanea giravolta dell’Illusionista-Stregone, subito pensai alla validità dell’assunto “Parigi val bene una Messa”, ossia che la figuraccia rimediata dal ‘Cainano’ era giustificata dalla esigenza di tutela e salvaguardia dei suoi interessi di natura personale, aziendale, politica e giudiziaria e che tutto, ancora una volta, non avrebbe costituito l’uscita di scena dell’ingombrante personaggio bensì sarebbe stato il riuscito tentativo di ipotecare e vincolare il governo delle larghe intese alle sue squallide vicende personali. Altro che vittoria delle Istituzioni! Altro che chiusura di un ventennio esecrabile!!

Letta gongolava dal suo banco di governo ed Alfano (‘Alfini’, per alcuni commentatori , giusto per evocare il recente destino di altro ex sodale, con il trattamento riservato a chi ‘sgarra’ dall’egoarca-miliardario-padrone) e tutti i PDL battevano convintamente, estasiati ed entusiasti, le mani per tanto ‘capolavoro’ politico. Io, invece, non gioivo quel 2 Ottobre e non gioisco adesso per quel momentaneo sollievo apportato al Paese, allora scampato ad un disastro incombente, giacché presagivo lucidamente che quel voto obbligato (direi quasi …estorto!) del Pregiudicato fosse, in realtà, un abbraccio mortale alla traballante compagine, foriero di possibili ritorni in auge della bellicosa politica da Caimano, dalle fauci sempre spalancate e dai denti acuminati, pronto a cogliere l’occasione propizia per dimostrare ai riottosi gregari l’inviolabilità del suo nefasto potere.

E, visti i fatti di questi giorni, pare proprio che io abbia colto nel segno. Si tenga sommessamente presente che, in Diritto Penale, una serie di indizi, sovente costituiscono prove di valore difficilmente confutabile. In questa settimana cruciale, molti fatti sono accaduti, fatti che denotano, con tutta probabilità, un acuirsi e rafforzarsi di un disegno politico sempre più deteriore e che sembrano intrecciarsi in un diabolico progetto ancora una volta preordinato a salvare ‘Iddu’, a scapito di fondamentali princìpi costituzionali e degli interessi collettivi. E questo disegno parte dall’ennesimo monito quirinalizio espresso attraverso un solenne messaggio alle Camere sulla esigenza della riforma della Giustizia, in primis partendo dal sovraffollamento delle carceri, per giungere a suggerire un provvedimento di amnistia e/o indulto.

Escluso il suggerimento “napoleonitano” sulla possibile nuova clemenza statuale, il resto rientra nelle legittime prerogative del Capo dello Stato.. Ma, in quanto ad opportunità, questo era forse il momento meno indicato per un tale passo. Ed il novantenne inquilino del Colle non può certo meravigliarsi se a molti italiani sono rizzate le orecchie per la strana coincidenza del messaggio con le istanze di “agibilità politica” (che cosa mai vorrà dire questa strana espressione?) del condannato eccellente in via definitiva. Molti commentatori hanno ritenuto che l’astuto Napolitano abbia inteso cogliere ben tre piccioni con una sola fava: ribadire il suo potere (spesso, forse, debordante, basti pensare alla formazione dei due ultimi governi), risolvere, almeno temporaneamente, il problema delle carceri e, infine, accondiscendere, in modo magari surrettizio, alle incredibili istanze dell’arcoriano.

Non è per Lei un bel momento, Sig. Presidente!! E la riprova sta nel fatto che il suo consenso di qualche mese fa (perfino l’80%), da tempo non è più testato. I sondaggi, evidentemente, non Le sono più molto favorevoli; che ciò sia da porre in relazione a certe sue uscite improvvide, a certo suo eccessivo interventismo, a certe sue dichiarazioni giudicate intempestive, foriere magari di qualche possibile aiutino al noto Pregiudicato?

Ma veniamo ai fatti più recenti. Per quanto concerne il “Patto di stabilità’”, l’on. Letta aveva creato un clima di speranza e di attesa nella Pubblica Opinione. Il vero banco di prova sarebbe stato – a suo dire – il taglio del Cuneo fiscale e la riduzione della tassazione per famiglie e imprese. Ebbene, la svolta epocale si è trasformata in una ‘piccola inversione di tendenza’. Insomma, la montagna ha partorito il solito topolino. Sembra che i lavoratori si ritroveranno in busta paga, mediamente, una decina di Euro in più. Tutto perché si è dovuto, all’origine, cedere la primogenitura, la bandierina elettoralistica della cancellazione totale dell’IMU sulla prima casa alla così detta ‘Casa delle libertà’… Con questa legge di stabilità, solo Letta, ‘Alfini’ e Saccomanni sapranno erudirci su come potrà esserci una ripresa dei consumi interni… L’ineffabile Brunetta poi, vuole mettere cappello sul titolo di merito del mancato (pur apprezzabile) taglio alla Sanità.

La manovra ha un po’ scontentato tutte le categorie, ma soprattutto ha acuito nuovamente i contrasti all’interno del PDL: Alfano plaude, Bondi denigra. Per dirla tutta, l’orologio è tornato a prima del 2 Ottobre. Dietro la presa di posizione di Bondi, si nasconde l’intendimento del padrone del vapore di riproporre la crisi con la scusa della inconsistenza della manovra, ma con lo scopo vero e recondito di vendicare l’onta subita il 2 Ottobre e vendicare altresì la sua possibile prossima cacciata dal Senato. Ed ecco che subito si innescano incertezze, inettitudini, paure, e, in ultima analisi, i rinvii di un provvedimento ineludibile ma certamente non scontato. La proposta della Giunta di “non convalida” (leggi: decadenza), bene che vada, andrà in aula a fine Novembre per la decisione sulla modalità di voto (palese? segreto?). Nel migliore di casi, del voto definitivo in aula se ne riparlerà a Dicembre.

Nel frattempo, il prode, coraggiosissimo ‘Alfini’, che fa? Scodinzola e va a pranzo con l’Innominato e tale on.le Mauro, attuale ministro della Difesa (quello che è passato tra le sparute truppe di Monti ma che, da influente esponente CL, ha mantenuto cordiali rapporti con il Berlusca); ora l’on.Mauro sembra volersi proporre come intermediario tra il Colle ed il vecchio padrone all’evidente fine di propiziare per quest’ultimo la concessione della grazia e/o l’adozione parlamentare ad hoc di amnistia e/o indulto (meglio se entrambi, anche nella deprecata ipotesi di altre sentenze definitive di condanna in arrivo).

Contestualmente, il vecchio e buon ‘Napo’ che fa? Riceve nientemeno che il prode Brunetta e quest’ultimo se ne esce giulivo dal Colle e corre da ‘Alfini’ per annunciargli che “ci sono margini per un atto di clemenza”. In definitiva, siccome tutta la coorte dei servi teme di doversi ancora trovare nella imbarazzante situazione del 2 Ottobre scorso ed incombe il pericolo di perdita delle prebende qualora il tavolo venisse fatto saltare, ecco che viene prospettato il papocchio, da me già adombrato nel recente passato: lo scambio scellerato tra la tenuta del governo ed un qualche salvacondotto (?) per il titolare dell’azienda PDL-F.I.

Tutti sarebbero così sollevati dal cruccio di perdere la amata seggiola e la festa continuerebbe negli intendimenti di questi figuri. I conti però sarebbero fatti senza l’oste, senza cioè calcolare che la decenza ha limiti anche in questa derelitta Italia e non è detto che il popolo possa sopportare di contino angherie, soprusi e presa per i fondelli. Afini è cane che abbaia ma non morde, anzi è aduso a …leccare le ferite del padrone. Egli sta ora tentando di tenerlo buono, auspice l’intervento di mediatori del calibro di Mauro e, soprattutto, dell’esimio Brunetta…

Se la mediazione non dovesse andare in porto, l’egoarca miliardario farà saltare il banco, per lo scorno dell’intero governo “Alfetta” con conseguenze imprevedibili per la Nazione (ma questa sarebbe l’ultima delle preoccupazioni per il novello Sansone).

 

1 commento per NON CE LA RACCONTANO GIUSTA. SIAMO DA CAPO A DODICI?

  • Puore noi

    @Cagliostro,
    il guaio è che il PDL (o come ora si chiama), tutto intero, attraverso i suoi 5 ministri, ha appena boccato il modesto taglio, GIA’ PREVISTO IN MANOVRA, alle pensioni d’oro. In compenso, questi 5 berluscones hanno caldeggiato ed approvato il blocco degli adeguamenti Istat delle pensioni sopra i 3000 Euro lordi!! Insomma: chi ha una pensione di 7-8-10mila euro mensili non può vivere bene se contribuisce con qualche decina di euro di modesto contributo alle disastrate casse pubbliche. Invece, chi ha una pensione di mera sopravvivenza (già bloccata da anni!!)deve sopportare un taglieggiamento continuo di valore consistente, cifra indispensabile al fine di raggiungere l’agognata mèta della fine del mese.
    I seguaci dell’Impresentabile sono dei Robin Hood alla rovescia: tolgono ai poveri per dare ai ricchi!!!!!!!!!!!!!! E la giostra continua…
    NB Il limite di 3000 Ero lordi corrisponde ad una pensione netta di
    circa 2050 Euro (troppo per i vari Alfano, Lupi, Quagliariello, De Girolamo, Lorenzin). Ma poi, la logica di costoro è che sanno essere molto…incoerenti. Parlano di reddito famigliare. Allora facciamo un esempio basato sul loro strano concetto equitativo. Se in una famiglia lavora sia il marito (reddito 1500 euro lordi) che la moglie (reddito pure di 1500 euro lordi)non ci sarebbe blocco nella rivalutazione. Se invece, nella stessa famiglia, siamo d fronte ad un unico reddito di 3001 Euro lordi, allora il blocco nella rivalutazione c’è!!! Stana logica e strana coerenza!!!Infine, chi stabilisce che 3000 Euro lordi è reddito congruo per vivere dignitosamente? Perché non 2500, o non piuttosto 4000? E quelli che lo stabiliscono devono essere i privilegiati con redditi magari superiori a 20.000 Euro mensili (vedi i nominati in Parlamento)?
    LETTA NIPOTE, A ME SEMBRA CHE TU SIA DELLA STESSA RISMA DI TUO ZIO. FAI UN TANDEM PERFETTO CON IL TUO GEMLLO MONOZIGOTA ANGELINO….