Anpci: NO alle fusioni obbligatorie dei piccoli comuni

La storiella la conosciamo già. Ma torniamo sull’argomento per bocca dell’Anpci, l’Associazione Nazionale Piccoli Comuni d’Italia:

Anpci dice il suo secco “NO” alle fusioni obbligatorie dei piccoli comuni

[…] L’attuale proposta di legge dei deputati PD, di fatto, calpestando la Carta Costituzionale, pretende di obbligare i comuni sotto i 5.000 abitanti a delle fusioni obbligatorie, con l’aggravante di obbligare le Regioni, a provvedere per conto dei comuni, laddove questi ultimi non ottemperassero a tale obbligo, pena il decurtamento del 50% dei trasferimenti statali.[…]

Oggi alcuni galoppini dell’autoritarismo renziano [leggi tutto …]

no puedo... (l'esportazione in Sud America di 'poeti' strenzi)

Lo strenzi storno in Argentina (da Linkiesta):

La poesia che Renzi attribuisce a Borges, ovviamente, non è di Borges, e non serve un esperto per capirlo. Il testo declamato circola nel web da qualche anno in forma anonima e qualche buontempone l’ha attribuita al celebre poeta argentino (il video, invece, lo ha scovato Miro e Sten).[…]

Renzi però non ha solo preso un granchio, si è superato: gli accenti sono sbagliati, la pronuncia è sbagliata, l’autore è sbagliato. E financo il titolo è sbagliato, perché, nella realtà, [leggi tutto …]

i piccoli Comuni di Uncem contro le fusioni 'forzate' (dei dittatorelli del PD)

Fila e fondi: che mondo sarebbe senza questi dittatorelli del PD (nel ventennio ci fu chi propugnò alcune fusioni, ovviamente per il bene del popolo). Ah: Enrico Borghi (PD), presidente nazionale Uncem, dice che no, le fusioni sotto i 5000 non si faranno d’imperio. La proposta presentata da 20 di loro, del PD,  “È un’iniziativa individuale e non rientra nel solco del processo di riforma avviato con la riforma Delrio e la riforma costituzionale…”); e allora date loro del bromuro (sono dei vostri, non dovrebbe [leggi tutto …]

la Serracchiani, la borsa e #italiacolcazzocheriparte

Ogni tanto ci tocca (e Debbbora è di casa qui sul BLOZ). La porella era già stata massacrata su Twitter alla fine dell’anno, epoca del tweet. Sarebbe bello sapere cosa pensa ora dell’andamento della borsa: rimbalzo tecnico? Una cosa è però chiara: #italiacolcazzocheriparte.

debito delle mie brame, qual è il più alto del reame?

Forse, se al governo ci mettessimo un macaco in calore, forse la crescita del debito (in rapporto al PIL) si potrebbe assestare. Forse, finita la fregola, potrebbe addirittura scendere. Bisognerebbe fare un tentativo.

(via intermarketandmore)

crescere a deficit, la 'nuova' frontiera dello strenzi

Niente di nuovo. Fra tante voci autorevoli scelgo questo editoriale dell’Istituto Bruno Leoni perché è l’ultima che mi è capitata tra le mani. Solo perché, della strenzata, ne resti traccia qui sul BLOZ.

Prorogare misure teoricamente limitate nel tempo serve, più che a tenere a bada i conti, a tenere a bada gli elettori

L’aumento dell’Iva, la riforma delle province, le detrazioni energetiche… Con sempre maggior frequenza il governo assume decisioni sospese fino a un certo periodo o limitate entro un certo periodo, a seconda della convenienza [leggi tutto …]

Costituzione: chi l'ha scritta e chi la sta riformando

No, non è “la più bella del mondo”, per vari motivi, ma qui la cosa non c’interessa. Non vi corre un fremito sinistro (e agghiacciante) lungo la schiena, quasi a paralizzarvi dallo sgomento, nel leggere “chi la sta riformando?”.

(via @MaurizioFiom)

La differenza tra lo Stato (del cazzo) e Booking.com

L’Italia è uno Stato del cazzo; ciò è già sufficiente a garantire che se ci sono risorse disponibili per lo sviluppo, o per l’uscita da alcuni aspetti da terzomondismo – con il dovuto rispetto per i paesi del terzo mondo che ormai ci tallonano da presso – come sono quelli legati alla visibilità delle piccole strutture turistiche, lo stato (del cazzo) tenderà ad avvolgere tutto con la sua ragnatela soffocante.

Ecco un esempio di ingerenza dello stato (del cazzo) in campo turistico tratto da un articolo [leggi tutto …]

è col cocchio che Roma ci può sperare...

Brignano stratosferico in una sofferta allegoria del tonfo e tanfo de Roma:

 

prendi uno paghi due (il jobs act s'è 'liqueso'... e anche il MinLavoro)

Ministero circense, quello del Lavoro (per fortuna siamo su suolo italico, sicché una supercazzola del genere, oltre il solito, non fa alcuna differenza).

 

È sparito un esercito di 302.827 lavoratori a tempo indeterminato. Che da gennaio a luglio significano 43.261 in meno al mese, circa 1.500 al giorno. In realtà quell’esercito non c’è mai stato. Il ministero del Lavoro, infatti, ha corretto i dati diffusi martedì 25 agosto sul numero dei contratti: nei primi 7 mesi del 2015 si sono registrati 327.758 contratti a tempo indeterminato [leggi tutto …]