a proposito di Bol-Par e di Loreto ...

di Cagliostro

Il modo di dare le notizie sulla rubrica “Informazioni Civiche” da parte del Bollettino Parrocchiale non finisce mai di stupire.

Nella edizione testé data alle stampe si può leggere un articolo di autore anonimo (pertanto solitamente e normalmente attribuibile a fonte autorevole, secondo le consuetudini e le regole in vigore per quanto concerne la “Carta stampata”) e dallo stringato titolo “ABETI DI LORETO“.

Questa volta il pezzo, invero di buon taglio politico-diplomatico, appare tutto teso ad un “afflato” giustificatorio, ma non riesce ad evitare l’infarcitura con molta ipocrisia e non poco sfoggio di pseudo erudizione e cultura in fatto, cito testualmente, di “conoscenze ed osservazioni sperimentali sull’importanza ecologica dei boschi“. L’attacco è tipicamente “demo-cristiano” (inteso nel senso farisaico del termine), in quanto l’ignoto estensore ammette i motivi di “dissenso e discussione da parte di molti cittadini” e parla di “sentimenti egoistici derivanti dalla eliminazione della bellissima abetaia che ha tolto la visione panoramica boschiva agli amanti della natura…forestale” (sic!).

E l’esperto di riassetto territoriale giunge al punto di ammettere che si tratta di “sentimenti di tutto rispetto“. Poi però l’autore aggiunge che occorre tener presente non solo i vantaggi ma anche gli svantaggi che (con il mancato taglio, ndr) si sarebbero potuti riscontrare. E qui parte l‘impeto assolutorio, la spiegazione (invero molto soggettiva) del perché di questo generalizzato taglio raso, di questo (secondo molti lozzesi e non solo) autentico scempio. La spiegazione riesce però molto male, nel senso che l’intendimento di dare un supporto pseudo scientifico alla lezioncina ecologico-forestale impartita ai poveri lettori appalesa la vacuità di considerazioni che mettono in luce soltanto la contradditorietà ed insincerità dei ragionamenti messi in campo dall’incauto scrittore.

Dalla lettura del testo si arguisce chiaramente che lo sforzo profuso per convincere i non pochi dissenzienti sulla validità e bontà dell’”opera”, ha prodotto un effetto controproducente, nel senso che due bugie messe volutamente in fila non fanno una verità

Se è vero infatti che l’area di rispetto del sacro edificio andava salvaguardata e preservata, mediante idoneo disboscamento, da due pericoli incombenti da esorcizzare: a) l’incolumità fisica del sito da eventuali trombe d’aria che avrebbero potuto far sradicare le piante sovrastanti la chiesa; b) il degrado della struttura dovuto alla umidità del terreno prossimo al manufatto, è altrettanto vero che ciò non giustifica affatto il taglio generalizzato della intera abetaia insistente sul bel pianoro antistante, area che risultava oggettivamente molto più bella prima, luogo paradisiaco che invogliava mente e spirito ad elevati pensieri, mentre la squallida landa deserta che attualmente si para davanti ai nostri increduli occhi non eleva certo l’anima alle Cose del Trascendente.

Un conto è insomma l’area di rispetto della chiesa, altro conto è l’intero tratto che poteva, anzi DOVEVA, rimanere tale e quale (semmai con un leggero diradamento e sfoltimento). L’altra contraddizione che si può cogliere nello scritto del nostro esperto è quella di aver voluto mettere insieme il taglio raso del ripido pendio che scende sulla statale (Col Campion e paraggi) con l’operazione portata a termine sul pianoro che dalla casa “Noni” porta alla chiesetta.

La scarpata, del resto, non faceva parte del progetto del così detto “Parco Benedetto XVI°” e non si capisce proprio il perché dell’indebito accostamento delle due cose, che sono nettamente distinte e distanti. L’una di competenza della Regione attraverso i Servizi Forestali e del Comune (che ha dato l’input all’iniziativa), l’altra di pertinenza dell’Anas o di Veneto Strade.

Quando poi si asserisce che il taglio raso ha “assecondato la crescita di nuova vegetazione di latifoglie rivestendo l’area” e che “negli anni gli aghi di abete avevano formato uno strato impermeabile superficiale tale da favorire, in caso di pioggia, lo slavinamento naturale del sottobosco” ci si riferisce chiaramente alla scarpata, che nulla ha da spartire con l’opera sovrastante. In tal modo si dicono poi cose oggettivamente e genericamente ovvie, ma non propriamente in linea ed attinenti alla idea progettuale del parco su menzionato. La zona, a memoria d’uomo, è sempre stata una pecceta ed i nostri vecchi avevano sempre provveduto a sfoltire la vizza per un adeguato riciclo del bosco. La “prolusione” dell’autore a sostegno delle sue tesi giunge al punto di insegnarci come verrà formata, dopo il taglio raso, una superficie fertile atta ad una vegetazione ed all’insediamento di nuovi alberi d’alto fusto. Il tutto appare alquanto anacronistico ed ancora contradditorio. Anacronistico perché ci vorranno decenni perché ciò possa ipoteticamente avvenire; va anche tenuto presente che sulla scarpata cresceranno prevalentemente siepi di nocciolo, non certo consone ad evitare pericoli sulla sottostante sede stradale. Per il pianoro infine, senza nuove rimpiantagioni, una nuova abetaia la vedranno forse i nostri pronipoti.

Ma l’Amministrazione Comunale non aveva parlato di posa in loco di piante a foglia larga?

Sono adatte tali piante alle nostre latitudini? Quanto costerà l’ipotetica operazione? E questo non stride alquanto con lo spirito della lectio-magistralis dell’esperto estensore sul Bol-Par?

Meno male che almeno la tesi giustificatoria per lo scempio attuato non si è basata anche su quanto affermato da un assessore circa il fatto che le piante tagliate erano tutte ammalate (bostrico?)!! Le ceppaie ancora in loco smentiscono questa squallida bugia assolutoria!

Conclusione: quando si vuol avere ragione a tutti i costi ci si arrampica sugli specchi pur di giustificare l’ingiustificabile. Si è trattato e si tratta di uno scempio e di uno spreco di denaro pubblico, il tutto per supportare una autentica mania boriosa: quella di aggiungere l’ennesima opera inutile e dannosa all’elenco, già nutrito, di vaniloquio inconcludente. Ed il Bol-Par si è, anche questa volta, fatto strumento (involontario?) di questa infausta politica. Non una targa a ricordo delle due visite papali, ma un parco-landa desertificato….

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11 commenti per a proposito di Bol-Par e di Loreto …

  • talaren

    Devo dire che di tutto l’articolo, quello dei “sentimenti egoistici” mi ha proprio lasciato di stucco… dal BolPar non me lo sarei proprio aspettato…
    Probabilmente diverrà la nuova scusa del momento: “Gentile amministrazione, la via in cui abito è piena di buche” “Sei un egoista!”
    Parlando del parco, alla fin fine non è brutto neanche così, solo che è stato “snaturato”, è tutt’altra cosa rispetto a prima, ha quasi cambiato “destinazione d’uso”: da luogo isolato, tranquillo, ombroso, boschivo è diventato solare, trafficato, un po’ anche rumoroso (il via-vai della statale), non più un posto a sè stante, ma un punto di vista sulla vallata che lo circonda.
    Non so, forse sarà per motivi affettivi ed “egoistici”, ma lo preferivo prima… daltronde, non mi ricordo chi lo diceva, siamo tutti egoisti, solo che qualcuno ha il coraggio di ammetterlo…
    Non vedo l’ora di vedere questa nuova generazione di latifoglie, che ovvierà a tutti quei problemi di trombe d’aria e chiusure della statale che ci ha causato la precedente.
    Intanto, vediamo chi manderanno a tegnì apède le brùse…

  • GRD1153

    Per prima cosa chiedo scusa se non so tutti i retroscena che hanno portato al nuovo parco di fronte al santuario della Madonna di Loreto, ma da ventennale turista di Lozzo debbo dire che è venuto un lavoro fatto bene. Questo non vuol dire che il taglio di tutti quegli alberi non mi abbia turbato, mi è sembrato un po’ eccessivo. In questi giorni di vacanza ho assistito ad un concerto di fandango nell’auditorium, molto bello ma poco frequentato. Mi domando perché così poca pubblicità per gli eventi culturali? Buon lavoro a tutti: a chi dirige e a chi dall’opposizione consiglia.

  • una che vi legge

    La voce più sincera viene proprio dai nostri villeggianti che vengono a Lozzo da parecchi anni e vedono anche i cambiamenti e soprattutto sono ben lontani dalle nostre beghe e faziosità. Ascoltiamoli se ancora ci teniamo ad un po’ di turismo! Un saluto cordiale a GRD e continui a venire a Lozzo!

  • @GDR1153,
    ci mancherebbe che con 104.000 € (o 114??) e tutto il lavoro dei “7 nani” (Servizi Forestali) fosse venuto anche male. Non è questo che è in discussione. A certi piace e a certi no. Punto. Neanche per Palazzo Pellegrini si può dire che sia venuto male (se si accetta lo stile boniano). Con quale coraggio un sindaco potrebbe passare per la piazza del paese se, dopo aver speso 900.000 € (perlomeno sulla carta), fosse venuto anche male? A parte lo stile cadaverico, il museo della latteria è forse “venuto male”? Se non impariamo ad andare leggermente più a fondo del “è venuto bene” o “è venuto male” non faremo molta strada.

    per la pubblicità degli eventi culturali devi tener presente che i turisti accolgono certamente di buon grado gli intrattenimenti tipo i concerti ma, per la popolazione locale, dopo un po’, subentra l’assuefazione. Forse, dico forse, quelli che vedi mancare non sono i turisti ma, appunto, la componente locale. Tieni poi presente che, credo sia evidente a tutti, organizzare un concerto è la cosa più semplice del mondo. Conseguentemente lo fanno in tanti: ed ecco che bisognerebbe coordinare gli spettacoli a livello comprensoriale (in parte lo stanno facendo) per fare in modo che i concerti non si accavallino generando “competizione” fra i vari comuni.

  • @una che vi legge,
    ascoltiamoli, senza alcun dubbio, ma che siano le voci più sincere non ci credo neanche dopo morto. Non ne faccio una questione morale, perché non ho alcun dubbio che GRD1153 sia assolutamente sincero nel dire quello che dice, ma la visione di chi vive a singhiozzo, pur da tanti anni, la vita di un paese come il nostro, non può essere usata per misurare la qualità della vita. E’ abdicando sempre a qualcun altro, come tu suggerisci, lo Stato Italiano fra i primi, che abbiamo perso il senso di identità che oggi ci potrebbe essere utile a tirarci fuori dalla melma. Sono le nostre deleghe ai grandi architetti lagunari che hanno fatto in modo che il Comelico sia una ZPS (zona a protezione speciale) quasi fino ai bordi dell’abitato. E’ per la stessa ragione che un rustico di 4×4 deve pagare l’ICI quando invece i proprietari dovrebbero essere aiutati a mantenere in piedi i tabià in quanto presidi del territorio. Non ci sto proprio a lasciare che siano gli “altri” a dirmi ciò che va e ciò che non va. In Trentino e in Alto Adige sono le comunità locali che determinano le politiche per il territorio, non i turisti, per quanto bene accetti siano, e ci mancherebbe. Il mondo, poi, è una bega continua. Solo che ci sono beghe condotte ad alta voce e beghe che invece sono silenti.

  • ec

    a proposito di soldi: mi sbaglio o l’abbattimento delle piante non è contemplato in quei 104.000 euro di cui si parla?

  • "LA PIAZA"

    Caro Cagliostro condivido quanto tu scrivi e trovo assurdo che un articolo insensato ed anonimo trovi spazio sul bollettino parrocchiale.
    A “una che vi legge” vorrei dire che i tanti lozzesi e turisti che trovano il disboscamento uno scempio non hanno niente a che fare con “beghe e faziosità” ci sono anche turisti che hanno detto che prima di disboscare dovevano leggersi la targa posta sul capitello della chiesetta.
    Purtroppo ogni Amministrazione vuole lasciare la propria impronta indelebile vedi :caserma Pian dei Buoi – Casa Pellegrini- appartamenti cooperativa

  • @EC, non sbagli. Taglio e allestimento delle piante sono una cosa, il lavoro per il cosiddetto parco un’altra. C’è da dire che la vendita delle piante avrà avuto una sua resa; non so se abbia superato e di quanto il costo dell’esbosco. Sarebbe un bell’argomento da minoranza. Altrimenti aspettiamo conferma o smentita di tutto ciò sul prossimo bolpar o, meglio, sul prossimo bolcom.

  • "LA PIAZA"

    caro Danilo,c’è un’ulteriore disagio creato dal disboscamento e sono i rumori del traffico se prima erano lontani ora sembra che le macchine passino a due passi e se uno si appoggia poi alle ringhiera al lato della chiesa e guarda in basso si rende conto ancora di più del danno fatto, veramente una bruttura unica.
    Naturalmente niente da dire sul parco può piacere o no, certo con i tempi che corrono bisognerebbe riflettere di più prima di spendere tanti soldi.
    A proposito di lasciti delle amministrazioni c’è anche quello delle “balaustre”di marmo fatte in piazza e la fontana, i vecchi avrebbero detto “noutra predial” visto che ogni 3 giorni ci sono riparazioni in corso.

  • La Piaza - acuto osservatore

    La Piaza è un acuto osservatore. Infatti se non ogni tre giorni, ogni tre settimane le balaustre di marmo vengono urtate dai veicoli in transito.
    Chi avesse avuto un minimo di “granus salis” non avrebbe approvato un progetto simile. Avrebbero dovuto prevedere che a fianco di una strada già stretta e all’ingresso di un parcheggio c’era la reale possibilità di questi tipi di danni.
    Ma anche qui c’è da pensare che avessero voluto creare del lavoro (la storia del piccolo vetraio insegna).
    Il fatto è che fintanto che chi le urta si autodenuncia e paga i danni tutto va bene (si fa per dire) ma se chi le urta e se ne va via come nulla fosse, tocca al comune o alla sua assicurazione (se ce l’ha) pagare e non credo che il “premio” annuo rimanga invariato.
    Fare delle ringhiere in ferro “artistico”, a più sezioni, (in modo che se urtato un pezzo quello contiguo non venisse coinvolto) avrebbe sicuramente evitato questo problema. Se un grosso camion dovesse appoggiarvisi se ne vedrebbero delle belle.
    Sani al prossimo urto.

  • [...] blasfemo. Non so se blasfema sia stata la mia penna o quella di qualche ospite del blog attraverso articoli o commenti in esso riportati, ma l’anatema mi ha comunque raggiunto, investito e sommerso.  [...]

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