la bandiera della Magnifica Comunità di Cadore

E’ una di quelle notizie che passano quasi inosservate ma che invece dovrebbero essere riprese e rinforzate a dovere. Mi riferisco all’iniziativa avviata da Emanuele D’Andrea, fino a poco tempo fa Presidente della Magnifica Comunità di Cadore, proseguita da Renzo Bortolot che gli è succeduto nella carica, di dotare la Magnifica ed i 22 comuni del Cadore di una bandiera che ne rappresenti la storia e l’unità.

Io la bandiera la farei esporre anche negli istituti scolastici e la vedrei idealmente, magari in formato da scrivania, in tutte le case cadorine. Se ne stampate una in più la compro subito (potrebbe non essere un’idea peregrina, quella di metterle in vendita a sostegno della Magnifica).

Mi aspetterei anche, inutile dirlo, che nelle scuole, oltre alla bandiera esposta, si insegnassero anche le “nostre radici” e tutto ciò che ha significato (e dovrebbe oggi significare) l’essersi autogovernati per secoli.

Mi spingo oltre, ben sapendo che questo terreno non è calpestato da tante persone. Mi piacerebbe svegliarmi un giorno in un Cadore autonomo, così come è stato appunto per secoli, alleato ad un Veneto finalmente indipendente. Ma, come recita un vecchio adagio, ogni lungo cammino inizia sempre con un primo piccolo passo. Avanti quindi con la bandiera della nostra Magnifica Comunità di Cadore.


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8 commenti per la bandiera della Magnifica Comunità di Cadore

  • Il Capitano delle Cernide

    Proposte MAGNIFICHE in tutti i sensi, come tutte quelle tendenti a rafforzare l’Identità Cadorina!
    Interessante ricordare che negli stemmi del Cadore più antichi (es. quello dipinto da Cesare Vecellio nel quadro “La dedizione del Cadore a Venezia” – Pieve di Cadore) al posto dell’abete vi era il tiglio, antichissimo simbolo di saggezza, ancora presente ad esempio nello stemma di San Vito di Cadore.
    Nell’area venetica (o paleo veneta) che comprendeva anche gran parte de gli odierni Friuli e Slovenia gli organi rappresentativi della comunità si riunivano sotto un tiglio.
    Come noto i due castelli rappresentano l’unità del Cadore, dal Castello di Pieve a quello di Botestagno a nord di Cortina. Ma come Cortina si staccò dal Cadore? Ce lo narra il Ciani…….

    GIUSEPPE CIANI: Storia del Popolo Cadorino, vol 2°, pag. 217
    1511
    “In quell’anno il grosso Comune di Ampezzo si divelse onninamente dal Cadorino, di che fino ab immemorabile fu parte, e incorporatosi nel Tirolo si fe’ stabile suddito dell’Austria, come l’è tuttavia. Sembra, che codesta defezione non sia stata veramente voluta dalla popolazione, ma solo da alcuni principalissimi, che maneggiavano ad arbitrio il paese, come i Zanna, i Ghedina, e tre, o quattro altri. Due i fini, che si proposero costoro: per primo, la vendetta di Meneghello, e degli altri esuli non voluti mai dal Consiglio Cadorino perdonare per quante suppliche abbiane fatte il Commune Ampezzano: per secondo, l’utilità pubblica, come fu detto, spacciando che il Commune sarebbe stato del tutto indipendente nelle cose, che gli appartenevano, e le agirebbe, come più gli talentasse. Infatti, almeno in quei principii, la maggioranza degli Ampezzani si mostrò scontenta del succeduto mutamento: imperocchè leggesi, che brigasse di tornare nella condizione antica, instaurando i vincoli, che legavanli alla madre patria abbandonata. Deputarono essi alcuni de’ loro a questo, che messisi in colloquio segretamente co’ principali de’ Cadorini, escogitassero i modi meglio efficaci a levarsi dal collo il giogo straniero, pria che l’abitudine lo consolidasse: contenti, se potessero riabbracciarsi in un solo affetto, e pensiero ai fratelli. Tennesi infatti più d’un colloquio, e questi i metodi escogitati: s’armassero i Cadorini, si congiungessero ai fanti del Castello, piombassero improvvisi sugli Ampezzani. Questi esterefatti si darebbero alla fuga, riparerebbero nella rocca: essa si aprirebbe per accoglierli: entrati impedirebbero, che chiudessesi; cogli inseguiti entrerebbero gli insecutori; entrati impadronirebbersi della rocca con tutto e tutti, che fossero dentro. Tale il disegno; ma da Cadorini comunicato ad alcuni, che fra essi primeggiavano per senno, ed esperienza, e singolarmente al Costantini, non piacque, nella per suasione, che non si dovesse porre in quel popolo nessuna fede; dato più prove, ch’era risoluto d’intedescarsi. Che guarentigie avea esso esibito, che terrebbe la parola? Perciò reputarono più spediente, ed utile, che questo, il levarsi in massa di quanti fossero atti all’ armi, e parte per Mesorina, parte per Montecroce prorompere nelle terre Tirolesi, metterle a sacco, abbandonarle alle fiamme, e ritornarsene col bottino; così proverebbero essi pure quanto dolce cosa sia il mancare di tetto, sotto che ricoverarsi”.

    GIUSEPPE CIANI: Storia del Popolo Cadorino, vol 2°, pag. 233
    1517
    “ Mentre i Commissarj si regi, che Veneziani tenevano l’ultima sessione, presentaronsi i Nuncj Cadorini, e sapendo stato concordemente preso dalle parti, che tutto rimettessesi nella condizione di peima, instarono, che Ampezzo, Commune antico del Cadorino, fosse ricongiunto al Cadore; al che non si poteano ricusare senza offesa del diritto, dell’equità, della ragione. Ma i Nunzj degli Ampezzani entrati essi pure in quel Consesso, s’opposero virilmente all’istanze de’ Cadorini, asserendo con tale una sfacciataggine, che ha dell’incredibile, che non avevano mai avuto comunione con Cadore, né erano stati mai sotto Cadore, né ebbero mai, che fare con Cadore. Impudentissima menzogna: dubito, se nei tesori della lingua abbianvi parole, che n’eguagliano la nequizia, e la sconcezza: l’unione che negavano non era stata sciolta che sei anni prima. Onde, se quando dissero, che non erano mai stati sotto Cadore, intesero di accennare al sito, in che giaceva Ampezzo, dissero il vero: indubitato presso di tutti, ch’esso è il più alto del Cadorino: ma nel Consesso Tridentino era forse questione sulla posizione geografica del loro Commune? Chi gliela contendeva loro? Chi parlava di questa? Non potevano essi ignorare, che tratta vasi ben d’altro: cioè della dipendenza civile, in che Ampezzo era sempre stato, dal Cadore, e perciò fino da secoli nella più stretta comunione con esso. I Nuncj de’ Cadorini a questo di chiudere la via a nuove menzogne, equivocazioni e garbugli, proposero a’ Nuncj Ampezzani il giuramento: esso definisse la questione. Vogliosissimi essi di cavarsi da quel gineprajo, accettarono senza esitare la proposta, e sacramentarono, che nei secoli trasandati non furono mai stati membri di Cadore, ed uno dei dieci Communi di quel territorio. Non è a dire, se i Nuncj Cadorini inorridissero allo spergiuro: ammutirono, non dissero verbo, che per congedarsi, e chiedere di affrettarsi ai patrj monti. Per questo modo Ampezzo restò divelto dal seno fraterno; l’arti, che a tal uopo usò, furono le frodi, la menzogna, e lo spergiuro, turpissime arti e bastevoli a disonorare un popolo; esso ha suggellato la vile diserzione coll’iniquità, e sopra vi posò, quasi in suo seggio, l’infamia. (Osvaldo Soldano, Situazione e smembrazione di Ampezzo,msc. Del 1701. – Sebastiano Ronchi, msc. Del 1701)”.

    Sane!

  • Lo spirito dei commenti dovrebbe proprio essere questo. Partire da un articolo che “apre” una discussione, per arricchirla ed espanderne la portata. Quanto agli Ampezzani, se le nevicate non saranno di ostacolo, uno di questi giorni dovrei proprio passare per Cortina, ed a qualche regoliere che conosco ricorderò il passo del Ciani “Impudentissima menzogna: dubito, se nei tesori della lingua abbianvi parole, che n’eguagliano la nequizia, e la sconcezza: l’unione che negavano non era stata sciolta che sei anni prima”. Voglio sentire come ribattono…

  • Il Capitano delle Cernide

    Oggi, 500 anni dopo, probabilmente gli amici cortinesi vogliono “intedescarsi” per usare il verbo del Ciani, perché sanno bene che i trasferimenti pro capite sono di 704 euro per la provincia autonoma di Bolzano e di 230 euro per Cortina, che le entrate tributarie sono di 251 euro per Bolzano e 1.899 per Cortina, che le entrate in conto capitale, cioè gli investimenti, sono di 1.168 euro per Bolzano e di 328 euro per Cortina (dati riportati dalla stampa ai tempi del referendum “secessionista” di Cortina).Interessante intervista : http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=220381&START=0&2col=
    Sane!

  • Non c’è dubbio, caro Capitano delle Cernide, che la questione è prima di tutto economica. Le ragioni storiche ci sono, hanno spessore, e possono essere usate come buon paravento. Ma contano molto molto meno.

    Ho trovato l’intervista che hai segnalato veramente di grande interesse. Prima di dare un’occhiata alla data dell’articolo (14 novembre 2007), mentre lo stavo leggendo mi dicevo “mica male questo Galan”. Peccato che abbia poi “tradito” varie aspettative dei bellunesi. Interessante affermazione di Galan: «Solo uno Stato insipiente permette queste diseguaglianze fra cittadini» (tra Veneto e Friuli). Bellissimo anche questo passo (riguardante il diverso trattamento finanziario tra la nostra regione e il TAA): «Se godessimo dei medesimi trasferimenti statali, altro che gerani sui balconi e prati ben tosati! Qui vedrebbe la differenza che passava fra la Roma di Augusto e uno sperduto villaggio del Norico, o della Rezia, decida lei».

    Ancora. Al giornalista che gli chiede “Dovrebbe lanciare una raccolta di firme che costringa il Parlamento ad abolire tutte le Regioni a statuto speciale con i loro assurdi privilegi. Sa che seguito incontrerebbe?” Galan risponde: «Lo farò, giuro che lo farò. Sto solo studiando il come, perché in Italia quando c’è di mezzo la Costituzione non è facile introdurre cambiamenti. E solleverò davanti al commissario europeo alla concorrenza, Neelie Kroes, lo scandalo delle aziende che partono avvantaggiate o svantaggiate a seconda che si trovino 10 chilometri di qua o 10 di là». Quasi rivoluzionario. Eravamo sulla buona strada (se non altro per le enunciazioni). Poi qualcosa, evidentemente, si è inceppato.

  • Tiziano Da Pra Falisse

    Caro Danilo
    Per caso ho riesumato (scusa il termine ma si tratta di una discussione di ben sei anni fa!) questo tuo interessante articolo.
    Riguardo alla bandiera del Cadore (purtroppo troppo poco conosciuta) avrei alcuni quesiti ai quali non riesco a trovar risposta in nessun verso.
    Per prima cosa: se io volessi porre sul pennone del nostro campanile la bandiera della nostra “piccola Patria” dove ne potrei trovare una di tali grandi dimensioni? Per seconda cosa: se si volessero realizzare delle bandiere da pennone e verticali (Tirolo docet, dove quasi ogni casa ne ha una che espone nella feste di paese e religiose) quali regole sarebbero da seguire? Anche perchè il Tirolo (per fare un esempio) ha solamente due colori, mentre questa (parlo di quella esposta a Pieve) ne avrebbe ben quattro.
    Chiedo questo a te perchè, forse, oltre a consigliarmi direttamente, sarai in grado di indicarmi qualcuno che possa esaudire queste mie curiosità.
    Grazie mille.

    P.S. Purtroppo se veramente è stata donata una bandiera del Cadore ad ogni Comune, sinceramente io qui a Lozzo non l’ho mai vista esposta… spero comunque di sbagliarmi e di non essermi accorto dell’eventuale ostensione.

  • Caro Tiziano,
    a suo tempo di bandiere “Magnifiche” ne avevano fatto stampare/comporre “enne”, di dimensioni “rilevanti”, da consegnare poi ai vari comuni. Credo sia proprio alla Magnifica che bisogna rivolgersi per avere qualche notizia (approfitto per una pisciatina forse fuori dal vasetto: il problema, mi perdonerai, non è la Magnifica, ma, purtroppo, i Mefitici che – per meri motivi elettorali – ne hanno le redini).

    Tornando a noi: in quest’Italia del “lelo” vuoi che non ci sia un regolamento per l’esposizione della bandiera? Credo che i comuni abbiano un “obbligo” di riconoscenza nei soli confronti di patria, regione ed Europa. Penso che l’ostensione per una giornata del magnifico vessillo in occasioni particolari, una ipotetica “Magnifica Giornata” dalle rimembranze storico celebrative (io glielo dissi ai caproni, una volta, di istituirla…), non sarebbe un problema, ma il farlo tutti i giorni presumo abbia qualche ostacolo, per l’appunto, di tipo normativo (ma se chiami Mario, quello normale, non lo “straordiMario”, insomma Mario Nodaro, ti darà tutte le informazioni del caso: è lui l'”araldico”).

    A suo tempo avevo dato un indirizzo alla mia signora di un’azienda (una delle tante) che vende bandiere online (ne trovi a gogò), ma si trattava di “bandiere ladine”. Però oggi, con la stampa digitale su tessuti, puoi farti stampare la bandiera che più ti interessa, anche una sola copia, a prezzi assolutamente ragionevoli. Io, per esempio, mi farò stampare una bandiera delle “Zoccole di Montagna” che esporrò nottetempo presso la Caserma di Soracrepa; un’altra col logo del “Gruppo Antichi Sentieri” (10 anni di lavori per il Parco della Memoria di Pian dei Buoi) che farò garrire sulla torre dell’Enel a Col Vidal. Non sto scherzando. Mi ci vorrebbero le giornate da 36 ore…

    Comunque, è un onore che lo sbandieratore ufficiale di Soracrode (o sbaglio?) chieda a me informazioni sullo… sbandieramento. Vedrai, sarà “Magnifica”.

    (ti ho mai raccontato di quella volta che sono andato sullo Schiavon a vedere cosa fosse quel vessillo rosso che sbatteva al vento: mi inquietava non sapere chi fosse stato a salire fin lassù per fasciare una croce di rosso… era una bandiera “No War”! Considera l’idea: lo Schiavon non è così trafficato come il Tudaio (lì te la ruberebbero), ma domini ugualmente tutta la vallata del Centro Cadore…)

  • Tiziano Da Pra Falisse

    Grazie come sempre per le informazioni e vedremo di fare le cose al meglio…
    Ovviamente poi tra la grande Patria (quella la cui bandiera si trova a Saracrode) e la nostra PICCOLA PATRIA preferisco quest’ultima!