quelli del PD e i 'monopoli' dell'insensatezza

Se son rose fioriranno, se son cachi … . E quelli del PD sono cachi. Ne hanno fatta un’altra delle loro. Ma che volete, son cachi. Sette di loro hanno scritto

Una lettera all’ambasciatore degli Stati Uniti, pubblicata dal Corriere della Sera, per denunciare una nuova versione Monopoli, in cui i pacchetti azionari prendono il posto dei beni immobili. A scriverla sono sette deputati del Pd, secondo cui la nuova edizione del popolare gioco da tavolo «inneggia alla finanza irresponsabile».

Trovo la forza di riportare per intero un commento letto sul sito dell’Istituto Bruno Leoni:

Parlamentari che giocano a dadi

Che alcuni parlamentari prendano sul serio un gioco, quando la politica gioca con le cose serie, è già un fatto irritante

L’idea che un gioco da tavolo possa essere il cavallo di Troia per legittimare il falso in bilancio è talmente surreale, che a qualcuno doveva pur venire in mente. Senza peraltro badare al fatto che il semplice nome del gioco (Monopoli) non implica un ritratto per nulla benevolo del sistema capitalista.

La lettera dei sette esponenti del PD contro il nuovo Monopoli ci sembra un mirabile concentrato di insensatezza, ma tant’è, la vita è fatta per non trovarsi d’accordo. La questione vera è un’altra e attiene al mittente e ancor più al destinatario della lettera, indirizzata all’Ambasciatore americano a Roma.

Che alcuni parlamentari prendano sul serio un gioco, quando la politica gioca con le cose serie, è già un fatto irritante. Per di più, che lo prendano tanto sul serio da ritenere che il cambiamento di ambientazione di Monopoli possa essere degno oggetto di interesse dell’Ambasciatore americano a Roma è un preoccupante segnale circa la cultura politica ancora prevalente in Italia.

Avessero organizzato un boicottaggio delle mamme democratiche, o un’accorata petizione alla Hasbro, per parte nostra non avremmo avuto nulla da ridire. Invece i sette firmatari ritengono che si tratti di una questione per la quale è appropriato e opportuno, da membri del Parlamento italiano, interrogare la diplomazia di un altro Paese. Chiedono non un ripensamento ai produttori del gioco – ma un intervento politico che valuti persino “eventuali provvedimenti delle autorità competenti”. Non cercano un dialogo con la coscienza del consumatore che dovrebbe (dovrebbe?) sentirsi oltraggiata: è Obama, che deve starli a sentire. La politica, potendo tutto, tutto deve.

Tenere in casa una scatola del Monopoli non è richiesto da nessuna legge dello Stato. E in una società libera, chi per qualche ragione lo ritenga un passatempo diseducativo può spiegare le sue ragioni e cercare di convincere il suo prossimo a non acquistarlo.

I diplomatici americani si saranno fatti una risata, ma questa cultura per cui non esiste limite a ciò che lo Stato deve fare, nemmeno il limite del ridicolo, è il tarlo del nostro Paese. Riderci sopra è una ben magra consolazione.

 

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