dalla Caserma di Soracrepa di Pian dei Buoi un saluto dalle zoccolone di montagna

Le zoccolone di montagna si sono prese una “licenza di pascolo” esondando su una inconsueta prendèra [prendèra sf. (pl. prendère) quota di campo o di prato corrispondente ad una intera giornata di lavoro, quota di pascolo giornaliero]. Alcune, audaci, si son fatte anche un giretto sul palco mostrando le proprie grazie. Poi, più o meno prontamente, il servizio d’ordine di Taferner & Co. ha ricondotto le esuberanti zoccolone all’interno del proprio dominio dove le potete ammirare fieramente stagliate sullo sfondo della mitica Torre San Lorenzo.

zoccolone di montagna presso la Caserma di Soracrepa 001

zoccolone di montagna presso la Caserma di Soracrepa 002

zoccolone di montagna presso la Caserma di Soracrepa 003

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4 commenti per dalla Caserma di Soracrepa di Pian dei Buoi un saluto dalle zoccolone di montagna

  • Nani

    Ma le vacche, quelle a quattro gambe, non dovrebbero stare dentro il recinto e non sulla strada o in altre parti?
    Il pusterese fa sempre quello che vuole?
    Gli attuali usufruenti di palazzo Venzo sono a conoscenza che l’altoatesino fa quello che più gli garba?
    Se le quadrupedi danneggiano le auto di quanti si recano sull’altopiano, chi paga, disagi compresi? il pusterese, manofredda o il piazzista? Quale immagine e ricordo per il paese?

  • Toni

    Nani, ma cosa scrivi? non sai che con il burro e lo spek si può aggiustare tutto!
    Non crederai mica che lor signori non siano al corrente di tutto quanto accade in quel di Lozzo? non sono mica nati domani? a loro sta bene così! ai comuni mortali e contribuenti non penso! Ti sei mai posto questa domanda: se l’intero pascolo fosse privato ed il comune non centrasse per nulla, un qualsiasi pastore, magari anche di Lozzo, facesse le stesse cose che sta facendo il pusterese, credi che lor signori chiuderebbero gli occhi ugualmente? …….non credo!
    Ma queste sono cose vecchie……, purtroppo sempre attuali.
    Cantavano i Belumat…. coi schei (butiro, formai, spek & C.) e l’amicizia se ciava la giustizia…….

  • @Nani, riguardo al recinto, in linea di principio, hai ragione. Resta il fatto che le vacche sono intemperanti (ho visto un trio lesbico assatanato) e quindi il recinto va a farsi benedire spesso e volentieri. In questo caso bisogna che il “pascolante” garantisca un rientro nei ranghi in tempi che non siano biblici. Le vacche, poi, donano un momento folcloristico per tutte le masse di turisti che affollano l’altopiano … finché non ti danno un “coup de cul” sulla fiancata della macchina o da altre parti (classico oltre ogni modo lo specchietto laterale). Allora (non considero i disagi cui tu accenni, e che pesano forse più del resto) tenendo conto che normalmente (anche Taffy) queste “imprese all’aperto” hanno copertura assicurativa, devi prima contattare il bolco, poi fare le foto e inoltrare la denuncia e poi … aspettare un anno per avere giusta liquidazione (successo a indigeni). Ma fa parte della vita e del … folclore: cosa non si fa per una genuina puina a km zero. Ci sono altri accadimenti, legati al libero pascolo, come quello di trovarsi una cavalla nera o perlomeno scura ferma immobile (e quasi irremovibile) poco dopo l’entrata nella galleria di Mizoi (successo qualche anno fa: per colpa del passaggio luce-buio e del relativo accomodamento l’ho vista all’ultimo momento e mi sono fermato a 10 cm dalla bestia). Dello specchietto già detto, bisogna richiuderli altrimenti lo usano per grattarsi o più semplicemente se 3-5 quintali lo sfiorano nel senso “sbagliato”, fra i due di solito vince la vacca. Poi capita di stare 30 minuti 30 per arrivare nei pressi di Col Vidal se ti imbatti in un rosario di vacche, tutte sulla strada, più cioche di Napolitano quando “monita”: se sei da solo in macchina è un’impresa uscire, spostare, bypassare … (ammetto di non aver usato metodi dissuasivi “spicci”; però ho visto gente visibilmente provata, in ginocchio davanti alle vacche, implorare le medesime perché si spostassero). Ma, ripeto, fa parte del gioco, come detto del folclore … l’importante è che il pascolo libero non diventi come l’amore libero dei figli dei fiori. Comunque, preferisco le vacche, ancorché libere, a quel figlio di puttana di pony (quello nero) che attualmente sta girovagando a Monte: mi si è avvicinato di soppiatto e con i denti ha tentato di prendermi la borsa della macchina fotografica (che sia stato addestrato?).

    L’articolo voleva essere una rappresentazione di come la caserma di proprietà comunale, a quanto ne sappiamo riconsegnata nelle mani del sindaco (è stato lui con il famoso e patetico editto sul bollettino comunale a dirlo a tout le monde) lasciata con piena vergogna a se stessa, non possa che diventare luogo di scambi energetici fra la natura e le sue comparse.

  • Nani

    @Danilo, boazza più o boazza meno sul solarium….., tanto non cambia niente. Sempre e solo boazze sono….