7 Comments

  1. talaren
    27 Giugno 2016 @ 08:43

    Beh, almeno in qualcosa primeggiamo…
    Comunque, sentire un dirigente sanitario dire “non vi diciamo dove sono i focolai infetti perché tanto le zecche possono anche spostarsi” mi pare una grandissima c….ta!
    Poteva anche fare a meno di dire che i periodi peggiori sono giugno e settembre, tanto c’è la possibilità di beccarle anche a luglio…

    Ps: Danilo, interessato al vaccino, dopo le tre dosi, ogni quanto va fatto il richiamo?

  2. Danilo De Martin
    27 Giugno 2016 @ 12:29

    @talaren,
    da un punto di vista strettamente sanitario anch’io convengo che sia una grandissima cazzata; inoltre i vettori si spostano, certo, ma, ad eccezione dell’orso, gli altri hanno un areale di spostamento piuttosto contenuto. Ma credo anche che se vivessimo in un posto a zero vocazione turistica il problema della posizione dei focolai infetti non si porrebbe: date le circostanze, la strategia comunicativa adottata dall’ASL è corretta, la spiegazione (di comodo) molto meno.

    Il richiamo va fatto ogni 5 anni, ogni tre superati i 60 anni d’età. Il costo è di 47 € a dose: la prima volta di dosi ne devi fare 3 (quindi il costo della vaccinazione è di 141,0 €, mentre nell’articolo hanno scritto “Per il cittadino ha un costo affrontabile, sotto i cento euro”. Il richiamo, che è una dose, costa appunto 47€.

    Mi sono vaccinato nel 2003 quando abbiamo iniziato il secondo piano sentieri ed eravamo “sempre fuori a troi”. Da allora di zecche ne avrò prese 10-12 (sono loro ad aver preso me…). Due quest’anno. Devo dire che andando per sentieri “normali”, facendo attenzione a non sedersi “a la vaca”, non ne ho mai prese. Però se vai “fuori pista” le probabilità vanno ovviamente su di brutto. Per dire, sono andato a fotografare il soial di una ex-meda a Tamarì, mi sono mosso un po’ qua e là per individuarla (della soglia mi avevano dato una posizione approssimativa) e… “tachete”, presa.

    Devi far conto che il numero di casi di TBE in provincia di Belluno sono stati, relativamente al quinquennio 2003-2007, 8.8 all’anno (e di solito noi non siamo in quegli 8.8, finché non capita…). La mortalità è bassa (1-2%), ma le conseguenze sono talvolta “devastanti”. In Austria la copertura vaccinale è dell’88% della popolazione (8 milioni di abitanti), nella nostra provincia non lo so proprio.

  3. talaren
    28 Giugno 2016 @ 12:51

    Non sono del tutto daccordo, perché a livello turistico ormai è stato detto che la provincia di Belluno è pericolosa per quanto riguarda le zecche.
    Io, turista, evito l’intera provincia di Belluno.
    Se invece mi dite che in certi posti ci sono i focolai, quei turisti che avrebbero evitato la provincia potrebbero invece evitare soltanto quei paesi, o meglio ancora soltanto quella data zona di quel paese.
    Io stesso, qui a Lozzo, se sapessi che i focolai sono, per esempio, a vialona cianpeviei e ligonte, evito quelle zone, ma nel resto del paese cammino “relativamente” sicuro. Così, invece, non vado da nessuna parte. Giro solo su strade asfaltate. E neanche tutte, guardando i cigli della strada del genio.

    Per il resto, grazie delle info, su internet si fa fatica a trovarne a riguardo.

  4. Attilio Bianchi
    5 Luglio 2016 @ 21:07

    Comunque prima di vaccinarsi varrebbe la pena fare prima il test per vedere se si è già immuni. Ovviamente per chi ha già avuto un morso da zecca adulta nella vita.

  5. Lozzese curioso 2
    8 Luglio 2016 @ 17:16

    …basterebbe sfalciare i prati ed allontanare il bosco dai centri abitati,come era in passato ed infatti in Val pusteria zecche kaputt!

    p.s.= i politici locali dove sono stati in tutti questi anni???

    Margherita:un altra brutta pagina da strappare?

  6. Visitors
    9 Luglio 2016 @ 08:20

    Se neanche il Borgomastro sfalcia l’erba attorno la sua maison come si vuole pretendere che “el Pueblo” faccia quello che neanche lui dovrebbe fare per primo?

  7. Danilo De Martin
    9 Luglio 2016 @ 08:51

    @Lozzese curioso 2,
    l’areale della zecca è “immenso”, le trovi fino a 1600 m di quota; non c’è speranza, bisogna semplicemente farsene una ragione.