10 Comments

  1. Tranquillo
    26 Novembre 2009 @ 12:12

    Come ho avuto modo di dire altre volte la vera chiesa viva è composta da persone credenti e non dall’edificio in quanto tale.Contrariamente se vogliamo vederla sotto il punto di vista architettonico e artistico o quant’altro certamente il nuovo edificio non mi ha mai entusiasmato.Storicamente tutte queste prese di posizione non si comprendono se prima ,tutti insieme, non sviluppiamo i perchè e le motivazioni che hanno portato qualcuno a scegliere quel progetto e a permettere che venga costruito.

  2. sondaggio sulla ex chiesa di San Lorenzo: risultato finale » BLOZ – il blog su Lozzo di Cadore Dolomiti
    10 Gennaio 2010 @ 10:13

    […] sondaggio e sul quale potete eventualmente approfondire la piccola questione, è in seguente “Sondaggio online sulla riconsacrazione della ex chiesa di San Lorenzo a chiesa parrocchiale di Lozzo…“. Lo scorso 1° gennaio la situazione voti poteva ritenersi sostanzialmente stabile, per […]

  3. Pagaapo
    10 Gennaio 2010 @ 13:37

    Anche se la perzentual de chi che ha votou no la è tanto auta, la magioranza de chesti volarae che vegne doràda la cesa vecia par le funzion.
    Io penso, ‘nveze, che la cesa vècia i l’avarae dovesta desfèi e recuperà chel sedime par fèi algo autro e de pì ‘ntares, dato che l’è ‘ntel centro del paes. I à fato su chela nuova parchè chela vecia someea che la dovese tomà dò…. ‘nveze dopo tante ane la e ‘ncora ‘n pè e adiritura i la à trasformada ‘n te n’ auditorium (!?)…. a Loze aveone proprio bisuoi anche de ‘sta roba, come che a Lorenzago i avea bisuoi de i campi da tenis (se par chel anche cà a Loze avòn visto come che la e duda coi campi da tenis ……’n mèdo a le merde che vien fora da le fogne a ogni slavazon che vien).
    I podèa fei su chel sedime, par esempio, algo pai dovin, come che farèa ‘l pree ‘nte calonega vecia (calcetto, biliardo, ‘ntin de musica, senza avè de bisuoi de di par forza ‘nte i bar e parà dò bire, palanche e sgnape ec.).
    Ma se sà ……e sempre question de voti…. e de chi che paga….. e fin che pagaapo va sempre ben par chi che li spende …… fòra che ai paroi dei schèi…… che no bisogna mai desmentease che son dute noi.
    Saràe da fèi ‘na bèla panoramica su dute le robe publiche che no à mai rendesto al comùn gnanche ‘n franco, a tacà da la caserma de sora crepa.
    Coi schei che i à spendù (iò digo brusòu) i podaràe mantegnì mèio la strada par di sù a monte che e l’unica strada par portà su la dènte a monte e svilupà al turismo, N’òta pi de che l’autra pà schivà le buse o i peroi che e ‘nte strada calche dun dirà dò par sote.
    Pagaapo anche pà ‘ncuoi à dito la soa.

  4. cagliostro
    11 Gennaio 2010 @ 18:09

    Caro redattore, l’idea del tuo sondaggio è stata encomiabile; ci sono però considerazioni da fare che esulano dai nostri legittimi e sacrosanti auspici. Per prima cosa, bisogna essere realisti e prendere atto che 69 votanti sono, purtroppo, un risultato non entusiamante, che denota il limitato uso che a Lozzo si fa di internet,oppure (concausa?) il menefreghismo di troppi concittadini(e ciò anche se la netta maggioranza sappiamo come si è espressa). Nel merito poi,la riconsacrazione è, nei fatti, irrealizzabile giacché non va dimenticato che l’immobile è ora di proprietà comunale (vedi atto di vendita firmato dal vescovo Brollo). L’indagine demoscopica è comunque servita a dimostrare che la maggioranza (evidenziata dal campione statistico) non apprezza l’attuale Chiesa ma propenderebbe per il ritorno al vecchio, caro e tradizionale ex sacro edificio, evocante per tutti noi ricordi lieti e meno lieti della nostra plurisecolare storia religiosa. Vorrei interloquire un attimo con “Pagaapo” per dirgli che non sono d’accordo con lui sul fatto che l’attuale “auditorium” avrebbe dovuto essere demolito per un diverso utilizzo dell’area. Il popolo che non sa conservare le sue memorie non ha grande futuro.Certamente io ho sempre biasimato la destinazione che si era fatta a garage…A mio modo di vedere, quello è stato un fatto disdicevole, proprio per l’offesa arrecata alle nostre memorie. Forse ci saranno, magari, state anche delle giustificazioni, però… Ora il decoro è stato ripristinato, anche se molte riserve potrebbero farsi sulle modalità di attuazione e sulla stessa destinazione. Per il resto, in particolare per le scelte della attuale amministrazione, concordo pienamente con “Pagaapo”. Questa è una “compagine”farlocca che non sa stabilire delle priorità, che attua scelte scriteriate ammantandole da azioni ed atti di alto profilo amministrativo. Gratta, gratta, sotto c’è sempre un tornaconto dei soliti o degli amici dei soliti. E poi,diciamola tutta,e fuori da ogni intendimento “razzista”: cosa di buono può fare una amministrazione composta al 70% da “importati”, diventati cittadini di Lozzo negli ultimi 10/20 anni per meriti “matrimoniali”? Che cosa possono sapere questi signori delle nostre tradizioni, dei nostri costumi, della nostra storia? Che risultati e che priorità possono essi decentemente stabilire con il loro buonismo, con la ipocrisia, il clientelismo (per cui se sei del clan, tutto ottieni, se sei invece in sospetto di eresia, hai tutte le difficoltà e vieni tacciato da persona che “irrita”, e che “disturba” il manovratore)? Certo, la strada del Genio, prima o poi reclamerà (Dio non voglia) i suoi incidenti. Con 240.000 Euro, anziché spenderli per il riscatto della Caserma, un buon terzo della rotabile poteva essere sistemato. Certo, al posto di svendere gli appartamenti della Cooperativa per coprire parzialmente l’esborso per la caserma (trovando giustificazioni banali e menzognere alla transazione), sarebbe stato molto meglio tenersi stretto il patrimonio in centro e non contrabbandare l’intera operazione (si tratta di acquisto di bene proprio, incautamente dato in garanzia ipotecaria alla Banca finanziatrice del concessionario De Rossi) per un affare di grande respiro (quando si sa che tale immobile è di nuovo in pessime condizioni e la diatriba giudiziaria deve essere ancora risolta).Pagaapo, chiedi a qualcuno della vecchia minoranza della scorsa legislatura come è andata la storia degli appartamenti venduti all’Ater. Ti verrà raccontato che sono stati incassati, per 6 appartamenti seminuovi, 121.000 Euro, cifra però virtuale, giacché il “Negus” non ha mai spiegato alla popolazione che da tale cifra andava dedotto l’importo di Euro 55.000 per un mutuo ottenuto, per parte preponderante, a fronte della ristrutturazione degli stessi appartamenti,mutuo già decurtato dal Comune per circa la metà e, per il resto, ancora in essere e non preso in carico dall’acquirente Ater. Quindi, caro “Pagaapo”, tu che sai far di conto, fai questa semplice operazione (121.000 -55.000):6 e vedi un pò a quanto sono stati venduti gli alloggi…Ti pare che questo modo di procedere risponda a criteri di trasparenza e di oculatezza amministrativa?
    sane da Cagliostro.

  5. barnabo canon
    11 Gennaio 2010 @ 20:28

    Un apartamento al prezo de na panda!
    E chi che strusia na vita col mutuo fin a 60 ane?

    vado a ciarea, indovine che.

  6. Il Capitano delle Cernide
    12 Gennaio 2010 @ 13:00

    Grande Cagliostro !!! Questa dei lozzesi per meriti “matrimoniali” è formidabile!!!

    A questo proposito……”Nel 1576, tra i Deputati, che la Centuria di Valle inviò a che la rappresentassero al Consiglio (della Magnifica Comunità Cadorina n.d.r.) fu un Alessandro, che dal mestiere ch’esercitava, era cognomi nato Cimador. Presentatosi cogli altri per giurare: Tu – gli fu detto- stando agli Statuti non puoi essere accolto in questo Consesso, perciocché forestiere tu, non Cittadino di Cadore. Quando s’ udì mai, che tu, o i tuoi maggiori, siate stati assunti a questa cittadinanza?” (Giuseppe Ciani, Storia del Popolo Cadorino, vol II°, pag. 279, Forni Editore).
    La famiglia del Cimador abitava a Valle “solo” da 125 anni !!! Inoltre lui ricorda di aver ricoperto varie cariche a Valle, di aver combattuto valorosamente nelle milizie Cadorine, di essere stato fatto prigioniero a Innsbruck e addirittura di aver cercato di ammazzare ad Udine un prepotente che aveva offeso la Patria Cadorina…..
    Oggi per noi Patrioti Cadorini, per noi “homines de Cadubrio”, la vera novità è tornare all’antico, alla nostra Tradizione, quando le cose hanno funzionato egregiamente per secoli e secoli: tutto il governo della nostra Terra alla Magnifica Comunità Cadorina e alle Regole, Cadore autonomo confederato con la Venetia indipendente, via istituzioni “italiche”(comuni, comunità montane,ecc.) che non hanno alcun aggancio con la nostra Storia e i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti!

    Le ultime “chicche”?
    http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2010/12-gennaio-2010/liquidazione-pensioni-d-oro-decolla-spesa-consiglieri-1602275426291.shtml
    E pensare che ai tempi della Serenissima i senatori venivano detti i “pregadi” perché venivano pregati di assumere tale carica, dato che questa non era retribuita, ma era un servizio che il cittadino offriva gratuitamente alla patria, e ciò rappresentava per lui un grande onore !!!
    http://www.ilgiornale.it/interni/calabria_sopravvive_soldi_nord_ma_importa_mano_dopera/11-01-2010/articolo-id=412824-page=0-comments=1
    Sane!

  7. pagaapo
    12 Gennaio 2010 @ 20:05

    Vedesto, Cagliostro, io no penso che sea da desfèise de dute le robe vèce….., penso che no sea da mantegnì ‘n pè ròbe che daspò mete ‘n condizion i paroi a spende autre schei par mantegnile. Iò credo che ‘n paes de gnanche 2000 anime e come che la nostra dènte la pensa, che no e la stesa roba che pensa chi che ne ministra, e ‘n luso che no credo proprio che podon parmetese…… ma fin che paga…apo va duto ben.
    Tante ane fa i avèa fato tante comèdie par la demolizion de la casera de le fede… ma a la fin e stòu, de seguro, meio così. Avaresone, senò, dovesto mantegnì anche chela; e bèlo la caserea de Valdazene ‘n afar serio con la storia del camin che ogni inverno al vien do.
    ……a la pròsima.

  8. cagliostro
    13 Gennaio 2010 @ 18:53

    Caro Capitano delle Cernide, i tuoi complimenti mi lusingano ma, credimi, quello che è importante è la condivisione di tutta una serie di valori che promanano da una solida base: la conoscenza della storia della nostra Piccola Patria.Purtroppo ormai di veri cultori sono rimasti pochi. Ma non bisogna deflettere, bisogna insegnare le radici cadorine ai nostri figli e nipoti! Al di là di “svenevoli” formalità e di reciproche attestazioni di stima circa il contenuto di quello che scriviamo, davvero mi hanno molto colpito la tua preparazione e lo studio profondo che traspare dai tuoi interventi. Anch’io conosco abbastanza bene i vari Ciani, Ronzon, Da Ronco, Fabbiani ecc.ma non ritengo di potermi catalogare fra gli “esperti di storia cadorina”…Quello che ammiro nei nostri avi è l’acutezza politica, la lungimiranza giuridica ed il buon senso che possedevano e che presiedeva alla formazione delle antiche Istituzioni. Ora si parla tanto di riforme istituzionali, ma che certi cialtroni prendessero ad esempio i vecchi “catubrini” e le riforme verrebbero fatte presto e bene. Invece, guardiamoci intorno: quanto pressappochismo e quanta prosopopea! Ma torniamo al nostro Cadore. Ora la Magnifica Comunità Cadorina è, purtroppo, una pallida parvenza della antica Istituzione. Le Regole, che tu citi, sono rinate solo in una piccola parte del nostro territorio e per volontà di pochi. A Lozzo, ad esempio, ci fu, nei secoli scorsi, la assegnazione della proprietà collettiva alle famiglie autoctone attraverso la divisione dei “coleniei” e delle “teste de Comun”. La Regola però potrebbe comunque risorgere anche da noi. Ricordi i beni di uso civico? Qualche cosa di nefasto è accaduto nel recente passato, con sfregio del principio di uguaglianza e con notevoli sperequazioni fra cittadini veramente autoctoni. E qui mi fermo per carità di patria…Spero però che, su questo punto come su altri importanti questioni, la discussione resti aperta e possa proseguire (non per soli “estimatori” ma coinvolgendo il più possibile la gente cadorina vera!). Sane ‘n da pò. Cagliostro.

  9. Il Capitano delle Cernide
    15 Gennaio 2010 @ 12:40

    Caro Cagliostro,
    neanche io mi reputo un “esperto di storia cadorina”, anche se porto un cognome fra i più frequenti a Lozzo e, come afferma il Ronzon, il mio avo Giacomo era già marigo a Pozzale nel 1341! Il fatto è che fortunatamente ho capito abbastanza presto che la storia che ci insegnavano sui banchi di scuola spesso e volentieri non era quella reale, ma che perseguiva unicamente lo scopo di sostituire alla nostra identità genuina la “superiore identità italica”, alla luce del vecchio aforisma che “dopo aver fatto l’italia bisognava fare gli italiani”. D’altra parte era lo stesso progetto di fare gli italiani “col ferro e col fuoco” che hanno cercato di realizzare con le guerre coloniali e le due guerre mondiali, che per la nostra Piccola Patria hanno rappresentato delle vere e proprie pulizie etniche, per non parlare della tragedia dell’emigrazione di massa…..tutti drammi che il Cadore e il Veneto hanno conosciuto e pagato duramente solo ed unicamente dopo il 1866!!!
    Riforme istituzionali: ma tu pensi veramente che questo stato sia riformabile? Io credo proprio di no.
    I nostri avi lavoravano duramente, certi cialtroni non esistevano perché non esisteva la figura del politico di professione…..con annesse laute prebende, pagate ovviamente sempre col denaro “rigorosamente pubblico” del mitico pantalone lombardoveneto!!!
    “Oggi la Padania è vittima del troppo Stato (che crea l’occasione ad allungare le mani) e di troppa Italia (che ci mette la giustificazione e, qualche volta, anche la vocazione).
    Certo sarebbe già un passo avanti riuscire ad avere meno Stato, fare girare meno soldi negli uffici pubblici, creare meno occasioni, costringere i funzionari e i politici a gestire cose di grande importanza sociale ma di nessuna consistenza economica.
    Ma non si può toccare l’essenza stessa di questo Stato senza toccare l’idea di Italia: la greppia statalista trova giustificazione nel patriottismo italiano e la retorica tricolore trova protezione e sopravvivenza nel verminaio della burocrazia, con cinque milioni di impiegati pubblici e con le loro famiglie che vivono di tricolore, con legioni di finti invalidi che vivono di tricolore, con falangi di politici e di alti burocrati che vivono di tricolore, a partire dai 105 milioni mensili di qualcuno al molto meno di tanti altri, cui peraltro non si chiede in cambio granchè. Non si smagrisce lo Stato se non si toglie il paravento dell’Italia; non ci si libera dell’Italia se non si abbatte tutto l’ambaradan statalista.
    Lo Stato non si può riformare fintanto che è italiano e ce ne stiamo dolorosamente accorgendo. Non si blocca l’antica truffa pelasgica delle tre tavolette facendosi accompagnare da amici integerrimi e oculati. Lo si può fare solo rovesciando il tavolo. È un gesto che richiede il concorso di tutti gli onesti, di quelli che vivono del proprio lavoro e a proprio rischio, al di sopra di ogni divisione ideologica. Il partito dell’onestà e della libertà è trasversale, interessa una intera comunità umana reale. Bisogna ricostruire una società in cui la mano pubblica gestisca il meno possibile e in cui il controllo sia esercitato al più basso livello possibile, senza tabù o feticci patriottici, senza leggi e patti che abbiano la pretesa di eternità. Con tanta, tanta indipendenza.”
    (G. Oneto)

    La Magnifica Comunità Cadorina e le Regole non sono più quelle dei secoli passati? Già, ma allora c’era l’Autogoverno Cadorino garantito dalla Serenissima, e Iddio non aveva ancora avuto l’idea “geniale” di creare la nostra terra “schiava di Roma”…..
    “Estimatori” e “gente cadorina vera”: temo che ci sia ancora molto, molto da…evangelizzare perché la “gente cadorina vera” si ricordi finalmente di esserlo…..Credo che la nostra militanza prima ancora che politica deva essere culturalidentitaria. Se non c’è coscienza delle proprie radici, non ci sarà mai orgoglio identitario!
    E i giovani, cosa fanno? Dormono o si sono abbandonati passivamente ai vari lavaggi massmediatici del cervello ? Costituiscono indubbiamente il nostro futuro, speriamo che non siano tutti uguali alle bottiglie di birra, vuoti dal collo in su!
    Sane!

  10. Commento su di una esternazione parrochiale » BLOZ – il blog su Lozzo di Cadore Dolomiti
    27 Aprile 2010 @ 09:14

    […] parrochiale Premessa per inquadrare l’argomento: tutto ha inizio dall’articolo “Sondaggio online sulla riconsacrazione della ex chiesa di San Lorenzo a chiesa parrocchiale di Lozzo…“, cui è poi seguito “Sondaggio sulla ex chiesa di San Lorenzo: risultato […]