pubblicare su internet le delibere dell'attività comunale non è più peccato

Non è la prima volta che la Chiesa interviene per chiarire il suo punto di vista su argomenti inerenti le nuove tecnologie informative. In questo è caso si è scomodato anche il Papa che, rivolgendosi ai vescovi, li ha esortati a compiere una riflessione chiarendo che «La chiesa deve studiare internet».

Riporto per comodità l’articolo del quotidiano Il Giornale che riprende la notizia (ma ne parla anche l’Unità):

Sono sempre di più i vescovi e i parroci con un profilo su Facebook e perfino il Papa – si dice – naviga e usa la posta elettronica, ma ora la Chiesa ha deciso di tuffarsi, con competenza e senza timori, nel mare di Internet, con lo scopo principale di comunicare con le giovani generazioni. La Chiesa non può ignorare il web: è quanto sta emergendo con forza alla plenaria della Commissione episcopale europea per i media (Ceem), in corso in Vaticano sul tema «La cultura di Internet e la comunicazione della Chiesa». In un messaggio indirizzato ai partecipanti all’incontro, Benedetto XVI invita i vescovi europei ad esaminare «questa nuova cultura e le sue implicazioni per la missione della Chiesa». Nel testo, a firma del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, il Papa sottolinea che la «proclamazione di Cristo richiede una profonda conoscenza della nuova cultura tecnologica».

E’ importante sottolineare il passo specifico in cui si precisa che la «proclamazione di Cristo richiede una profonda conoscenza della nuova cultura tecnologica».

Ciò equivale a dire che la parola di Cristo può e deve essere divulgata anche attraverso le nuove tecnologie che fanno capo ad internet.

Dobbiamo quindi ritenere che, se internet può veicolare la parola di Cristo, la pubblicazione delle delibere dell’attività amministrativa non è più peccato (non lo è mai stato, ma adesso lo certificano anche i ministri di Dio, sicché …). E’ caduta l’ultima barriera che poteva far desistere i più timorosi.

Certo, restano sempre quegli “imbecilli” di giornalisti che, leggendo le delibere online, interpretano e soprattutto distorcono sistematicamente la realtà (e devono essere anche dei begli “zucconi” se, oltretutto, si scagliano sempre contro le amministrazioni comunali, mai in loro favore).

Amministratori pubblici di Lozzo di Cadore, sappiatelo dunque:  pubblicare su internet le delibere dell’attività amministrativa da voi prodotta non è più peccato (neanche per la Chiesa).


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