fusioni cadorinoidi: calaltini e perarolesi, che villici coglioni! (credere obbedire fondere)

Vi ricordate i super-consiglieri dei comuni di Pieve, Calalzo e Perarolo (con la tutina da superman) che, noncuranti della neve-kryptonite caduta in quantità giamaicane (dai 3 ai 5 centimetri), superando inenarrabili peripezie, si riunirono in forma congiunta nello storico incontro nel quale posero il sigillo di una futura e prospera fusione dei rispettivi minicipi (mini sic!) ?

Si sono liquesi.

Forse, più propriamente, se stanno a nterrogà (tipo me fondo, nun me fondo, me fondo, nun me fondo…). Del resto Domegge – pardon, i domeggesi – s’erano [leggi tutto …]

fusioni: non tutti i sindaci belano bellamente (bis)

Segue a fusioni: non tutti i sindaci belano bellamente:

L’approccio di Scopel e Vieceli è pragmatico e legato ai numeri, che indicano due cose fondamentali: le fusioni non faranno diminuire la spesa pubblica nazionale e non fermeranno lo spopolamento. […] «Allargare i confini amministrativi non risolve i problemi italiani», dice Scopel ricordando la proposta di legge che punta ad eliminare tutti i comuni sotto i 5 mila abitanti. «Converrebbe aumentare il numero dei comuni disgregando tutti quelli sopra i 60 mila abitanti. Non si risparmia, non [leggi tutto …]

il Corrierino della Sera e la corsa alle fusioni tra i paesi

Si sa che i titoli… sono titoli. Ma, appunto, sono titoli. Sennò che titoli sarebbero. Chiaro, no? Il Corrierino dedica un paginone alle con-fusioni dei comuni e nel sommario giunge a parlare di “corsa alla fusione tra i paesi“, situazione orgiastica scatenata da mirabolanti convenienze. In realtà situazione tragicomica descritta, per esempio, qui e quo.

La proposta di legge dei piddoni di fondere d’imperio i comuni sotto i 5000 abitanti, va a forzare oltre misura la già forzata situazione attuale che impone ai comuni il dover [leggi tutto …]

fusioni: non tutti i sindaci belano bellamente

Ho detto più volte che un sindaco coi coioni si sarebbe visto solo alla prova costume della (possibile) fusione. Ma non era (e non è oggi) la fusione imposta dallo Stato italiano di mermellata. Tanto meno la fusione obbligatoria per i comuni “sotto i 5000 abitanti” (cioè il 70% dei comuni italiani) proposta dalle scimmie del PD.

Troppo facile, l’ho sempre detto e scritto, correre come levrieri dietro alla finta lepre dei risparmi “da aggregazione”: risparmi un cazzo. Le antenne ti si dovrebbero rizzare solo al [leggi tutto …]

Anpci: NO alle fusioni obbligatorie dei piccoli comuni

La storiella la conosciamo già. Ma torniamo sull’argomento per bocca dell’Anpci, l’Associazione Nazionale Piccoli Comuni d’Italia:

Anpci dice il suo secco “NO” alle fusioni obbligatorie dei piccoli comuni

[…] L’attuale proposta di legge dei deputati PD, di fatto, calpestando la Carta Costituzionale, pretende di obbligare i comuni sotto i 5.000 abitanti a delle fusioni obbligatorie, con l’aggravante di obbligare le Regioni, a provvedere per conto dei comuni, laddove questi ultimi non ottemperassero a tale obbligo, pena il decurtamento del 50% dei trasferimenti statali.[…]

Oggi alcuni galoppini dell’autoritarismo renziano [leggi tutto …]

i piccoli Comuni di Uncem contro le fusioni 'forzate' (dei dittatorelli del PD)

Fila e fondi: che mondo sarebbe senza questi dittatorelli del PD (nel ventennio ci fu chi propugnò alcune fusioni, ovviamente per il bene del popolo). Ah: Enrico Borghi (PD), presidente nazionale Uncem, dice che no, le fusioni sotto i 5000 non si faranno d’imperio. La proposta presentata da 20 di loro, del PD,  “È un’iniziativa individuale e non rientra nel solco del processo di riforma avviato con la riforma Delrio e la riforma costituzionale…”); e allora date loro del bromuro (sono dei vostri, non dovrebbe [leggi tutto …]

diecimila alle urne per avere un futuro (che sarà comunque di marmellata)

Il titolo è ovviamente partigiano, facendo presagire che per avere un futuro si debba andare alle urne e votare “sì”, perchè il “no” corrisponde a ciò che stiamo vivendo adesso, il presente, una sorta di non-futuro (almeno secondo il CorrierAlpi)

Andando appena oltre le ipotesi fusionande: con uno Stato di marmellata come quello da cui dipendiamo, qualsiasi futuro non potrà che essere di marmellata. Digli di smettere.

Diecimila alle urne per avere un futuro

 

fusioni: un meccanismo cannibalesco (non cannibalico). Ma sì, lo è!

Oltretutto le teste di cazzo governative hanno aumentato la carotona, per i comuni che si tufferanno nell’orgia fusionista, dal 20% al 40%  (che, come dicevo in questo commento dimostra, se mai ce ne fosse stato il bisogno, quanto di marmellata sia lo Stato che ci tocca subire.

Ma è proprio così: o ti fondi o ti faccio mordere i polpacci da chi si è fuso. Teste di cazzo, e nulla più.

[…] Il meccanismo degli incentivi è cannibalico; chi si fonderà riceverà risorse che verranno tolte ai comuni [leggi tutto …]

fusioni: l'esempio (del cavolo) di Longarone

Si torna a parlare di quanto belle e buone siano le fusioni. Se ne incarica tale Padrin, sindaco di Longarone, con un articolo su il Cadore di gennaio 2016 (p. 6). Non entro nel merito delle mirabilie raccontate se non per evidenziare un nonnulla. In una parte di testo non virgolettato, quindi da non attribuire a tale Padrin (che però firma l’articolo: che sia scritto a 4 mani col direttore?), trovo scritto (grassetto nostro):

[…] Ad un anno di distanza da quel 9 febbraio 2014 quando [leggi tutto …]

ma parlano tra loro, i sindaci del Centro Cadore, o bevono soltanto?

Il 19 novembre il sindaco di Lozzo, pur biascicando in certe parti del discorso, ci ha fatto sapere di aver avuto, da parte del “suo” consiglio, il mandato (parole testuali) “di andare nella direzione del comune unico, fuso, fondersi con il comune di Auronzo e i comuni dell’Oltrepiave“.

Il 25 novembre i tre sindaci occidentali (Pieve, Perarolo e Calalzo), con i relativi consigli, si sono riuniti in seduta congiunta (e pensate che neanche la neve caduta copiosa è riuscita a fermarli) per dare avvio allo “studio [leggi tutto …]