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  1. Attilio Bianchi
    3 Settembre 2015 @ 15:45

    Carissimo Zanella, oramai questa vicenda non è più comparabile al vaso di marmellata a cui basta togliere un lieve strato di muffa ed il resto è commestibile. La muffa in questo vasetto è stratificata fino al fondo, di commestibile non vi è più nulla. A me sembra di aver capito che nella prima convenzione il comune non abbia ottemperato a quanto disposto nei confronti del De Rossi, il quale era pronto a fare causa e richiedere danni per circa 1,5 mld delle vecchie lire. Nel frattempo ci furono le elezioni. La nuova giunta pone in essere la seconda convenzione, annullando di fatto le pretese di danno, le cause e la prima convenzione, dando però garanzia per un mutuo ipotecario di circa 400 mln di vecchie lire a fronte di spese dimostrabili effettuate sull’ immobile. A questo punto si apre ma il De Rossi non paga le rate e a quel che si dice la banca non avvisa il garante (comune). Lo stesso comune manda l’ ulss e fa chiudere l’ attività ed il sindaco revoca le licenze. Quello che non capisco è perché, visto che nella convenzione era formalizzata la risoluzione della medesima in caso di inadempienza del De Rossi verso la banca, non si sia agito
    fino in fondo dopo la revoca delle licenze. E perché, visto che i soldi del mutuo erano stati usati per rendere l’ immobile fruibile il Comune non si sia fatto carico della propria responsabilità di garante. Era ovvio che potesse verificarsi l’ ipotesi che poi si è posta in essere, ma almeno il comune rientrava subito nel pieno possesso dell’ immobile e con qualche adeguamento richiesto dall’ ulss avrebbe potuto affittarlo a qualcun altro. Di fatto invece è iniziata una querelle giudiziaria che si è trascinata fino al TRISTEMENTE FAMOSO E VERO DANNO ERARIALE COMPIUTO DALL’ ATTUALE SINDACO CON LA SVENDITA DI 6 APPARTAMENTI NUOVI DA 70 MQ DEL VALORE DI MERCATO DI 500.000 EURO PER LA MODICA CIFRA DI 120.000 E DEI QUALI HA ESTINTO UN MUTUO ANCORA PENDENTE PER 55.000 EURO
    …. ERGO RIMASTI IN TASCA PER LA CASERMA 65.000 I RESTANTI 180.000 PRESI DALLE TASSE DEI CITTADINI. A me cittadino di Lozzo non mi interessa a chi li dai, all’ ater, alle poste, alle serve di Maria riparatrici…… puoi fare pure uno sconto perché la causa è nobile, ma non puoi svendere ed impoverire il comune di 380.000 euro perché ti fa comodo poi sbandierare …. adesso la caserma è nostra. IN EFFETTI NON LO E’ ANCORA, C’ E’ ANCORA IL RICORSO PENDENTE.
    Oramai carissimo questa vicenda rimane un’ onta che è la vera pietra tombale del turismo a Lozzo di Cadore. La presa e la strategia militare in ambito civile,poi, che si protrae da 11 anni senza alcun progetto a lunga gittata, vuota, demagogica, da tele-imbonitore, ha reso il nostro borgo ” vetusto e gentile ” una caserma in disuso ed in svendita piena di soldatini ammaestrati alla bisogna. Ora vorrebbero addossare a Lei le colpe di questo TOC-TOC della
    “corte dei discount” a Lozzo. Un chiacchiericcio vile e sottobanco come è nella loro consuetudine. Se dovessi trovare un paragone cinematografico alle loro trame farlocche citerei i 10 comandamenti e precisamente le scene in cui Mosè oramai da 40 giorni è sul Sinai ed Edward G. Robinson: Dathan prende la parola e con le menzogne imbonisce la folla……. Nel film il corno di Aronne annuncia il ritorno di Mosè e la fine delle menzogne di Dathan…. nella realtà ci aspettano ancora 4 anni di vuoto ed immobilismo ….