3 Comments

  1. Massimo Santi
    28 Agosto 2011 @ 10:14

    Non so se riguarda Dolomiti Turismo o altri uffici, ma è evidente nel Bellunese un certo dilettantismo in chi deve gestire non solo il marketing ma anche l’accoglienza turistica.

    Porto ad esempio questo articolo: un turista americano che vive in Germania e narra con ironia le sue avventure a caccia di un permesso di pesca a Belluno: http://www.befuddledanglersalmanac.com/index.php/articles/article/dolomites-belluno-italy

    In sintesi: in quasi nessun ufficio informazioni si parla inglese fluente, documentazioni incomplete o non aggiornate, siti web solo in italiano, dover andare in Posta per pagare bollettino del permesso di pesca.

    Risultato: la prossima volta andrà in Slovenia…

  2. Danilo De Martin
    28 Agosto 2011 @ 12:25

    @Massimo Santi,

    Dolomiti Turismo è la società della Provincia di Belluno che si occupa della promozione turistica e della gestione dei punti di informazione turistica, i cosiddetti Iat (gli operatori IAT sono dipendenti della società). Il mio articolo cerca di mettere in risalto, ancora una volta, la disparità fra Belluno e Bolzano e Trento in termini di operatività anche nel campo del turismo. E non è una colpa da attribuirsi né a Trento né a Bolzano, deve essere assolutamente chiaro, la colpa va data TUTTA allo Stato italiano che continua a negare alle aree di montagna la vitale Autonomia.

    Cosa succede a Dolomiti Turismo (ed ad altri aspetti della vita bellunese?): succede che la sforbiciata data dallo Stato (i tagli della manovra) non permette più di mantenere, per fare un esempio, l’operatività domenicale dei 18 punti di informazione turistica sparsi su tutta la Provincia. Succede che, di necessità virtù, in 13 punti grazie alla collaborazione con Comuni, Pro Loco, Consorzi di albergatori e Comunità montane la Provincia è riuscita a trovare un accordo per tenere aperti gli sportelli destinati all’accoglienza dei turisti tutto il week end (Santo Stefano, Sappada, Auronzo, Pieve di Cadore, Calalzo, Forno, Zoldo alto, Cortina, San Vito, Arabba, Falcade, Tambre, Farra d’Alpago).

    Che nel campo della professionalità Dolomiti Turismo non abbia espresso appieno tutta la propria potenzialità, è una critica corretta: ma qui non siamo nella condizione in cui mancano soldi per “migliorare” la struttura, mancano soldi per tenerla aperta. Si trattasse di uno degli italici “Istituti per lo studio delle influenze del brigatismo nella società contemporanea”, dove si sperperano fiumi di soldi per comprare consenso, nessuno (a Belluno) se ne accorgerebbe, ma qui stiamo parlando di una struttura a cui era demandata la gestione della promozione turistica, promozione che dovrebbe rappresentare un perno vitale da cui trarre giovamento, visto che la nostra provincia si aspetta che il turismo, sempre più, compensi la contrazione del settore manifatturiero. Concludo dicendo che, all’agonia, non esiste altra alternativa che la conquista dell’Autonomia. Siccome lo Stato (in questo caso il Parlamento) non ce la darà mai, dobbiamo conquistarcela (prima che sia troppo tardi).

  3. Auronzo di Cadore, un comune un po’ choosy » BLOZ – il blog su Lozzo di Cadore Dolomiti
    18 Dicembre 2012 @ 10:10

    […] nome (si chiamava Parco Naturale delle Dolomiti di Sesto) nonostante il risentito e toccante appello del sindaco di Auronzo (e nonostante la pastorale riunione alla Provincia di Belluno, allora – 2010 – esisteva […]