l'utilitarismo tra passato e futuro (secondo @jim)

Mi spiacerebbe che @jim pensasse che ce l’ho con lui. E’ che talvolta mi sento tirato per i capelli. Per esempio quando ha sostenuto (senza cattiveria, lo ripeto) che “[…] quindi è troppo facile stare davanti ad un computer e aspettare che gli altri facciano quello che potevamo benissimo fare noi”.

A questa opinione ho ieri dato la mia interpretazione nel post la Repubblica, il bosco di Somadida, Buzzati e @jim dimostrando, spero, che anche “davanti ad un computer” si può essere utili al proprio territorio (ribadisco, comunque, per quanto sia ovvio, che i 500 km di sentieri calpestati per fare la guida non se li sono sciroppati le nostre controfigure, al computer abbiamo semplicemente “tratto le conclusioni” di un lavoro svolto principalmente sul campo, con discreta fatica e tanta “felicità”).

@jim con un commento ha prontamente chiarito che nelle sue parole non c’era davvero cattiveria, ed io ho dato atto di questo, avendolo chiarito fin dal primo momento:

Danilo non c’era cattiveria nelle mie parole,mi scuso se ho fatto intendere questo,ammetto di essere stato troppo duro. Sono convinto però,come in passato,saresti più utile fuori,sempre secondo il mio parere. Senza offesa,anzi prendilo come complimento.

Però, però, mi sorge il dubbio che il nostro @jim o sia uno smemorato oppure non sia ben informato. Il commento è chiaramente scritto in fretta, ma mi sembra di poter cogliere queste due possibili sfumature (che di seguito riformulo), dando credito quasi totale alla prima:

  • Sono convinto però che, come hai dimostrato in passato, saresti più utile fuori;
  • Sono convinto ora, come lo ero in passato, che saresti più utile fuori;

Non so se ve ne siano altre di interpretazioni, sarà casomai @jim stesso a chiarirlo, se lo vorrà, ma credo che la disputa non possa andare fuori dai confini segnati dalle due precedenti frasi e dal significato loro attribuibile. Ed ecco anche spiegato il perché mi senta “tirato per i capelli“.

Perché, vedete, chiarendo subito che nessuno me l’ha imposto, quindi ciò che ho fatto l’ho fatto per scelta assolutamente personale, l’anno scorso ho totalizzato il mio “record personale” di giornate passate alla realizzazione del Parco della Memoria, 26 in tutto (l’anno precedente furono 18, l’anno prima 22). Il buon Dalio ne ha passate qualcuna in più, perché ha iniziato fin da metà giugno a imperversare per Col Vidal.

I lavori sono svolti all’interno di un progettino che il sottoscritto ha avviato a suo tempo in qualità di presidente della locale sezione del CAI e che, finora, i presidenti susseguitisi (Paolo Scarzello e Lorenzo De Meio) hanno appoggiato con decisione (vedere qui per un eventuale approfondimento). Per la cronaca: attualmente il CAI di Lozzo ha richiesto una proroga al progetto, essendo questo formalmente “scaduto” l’anno scorso: non so ancora che decisioni abbia preso la Commissione Grandi Rischi del nostro comune.

Ad ogni buon conto, che valga la prima o anche che valga la seconda delle interpretazioni, non mi sembra che il 2012 si possa considerare “passato” né, credo, che avrei potuto “essere più utile fuori“: fuori da cosa?, dal bunker? Passare 26 giorni a Col Vidal alla realizzazione del Parco della Memoria non è abbastanza “fuori” o non è abbastanza “utile“? Dovrei forse, per essere utile, lustrare le scarpe al sindaco ed al vicesindaco? Piuttosto voto per Rospy Bindi.

Parco della Memoria di Pian dei Buoi - Col Vidal - ottobre 2012 (01)

Parco della Memoria di Pian dei Buoi - Col Vidal - ottobre 2012 (02)

Parco della Memoria di Pian dei Buoi - Col Vidal - ottobre 2012 (03)

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