PDL & PD: ridicoli e patetici

Adesso che sono qui sul testo – nel titolo non è proprio elegantissimo – posso dirlo chiaro e tondo. Per quelli del PDL non ci sono segreti, anche per il ributtante atteggiamento che hanno avuto gestendo la Provincia di Belluno, ma anche nei confronti di quelli del PD non mi sono tirato indietro. E come se non bastasse, ho dovuto poi dar vita al tag mestra-menistra (per onorare la “organicità” dei due schieramenti). Allora, lo dico:

 

PDL & PD: letame gli uni, letame gli altri.

 

E’ vero che, talvolta, fra i contendenti, l’intima natura del letame è diversa, ma in fondo sempre letame è:

Da Epifani a Gotor, i 120 «blindati» che creano imbarazzi nel partito – Tra gli esclusi i renziani Ceccanti e Giachetti. Ma anche Paola Concia

[…] È un dato da cui è difficile prescindere,
anche se l’aria che si respirava ieri a Largo del Nazareno non aveva il sapore del nuovo che avanza. E non solo perché Rosy Bindi, al contrario dell’amica Livia Turco che si ritira con stile e senza profferire verbo, ha chiesto la deroga (da lei a Marini, alla Finocchiaro a Fioroni: ecco la lista dei dieci veterani), passando sopra alle critiche e alle ironie e dando ragione alla profezia fatta qualche tempo fa da Veltroni: «Vedrete che un po’ di parlamentari di lungo corso sfrutteranno il passo indietro mio e di Massimo per poi fare capolino e sollecitare la ricandidatura». Non è solo per questo che l’atmosfera in Direzione è pesante e i mal di pancia e le tensioni si moltiplicano. È il listino il vero pomo della discordia. O meglio la quota dei garantiti che finiranno nelle teste di lista, assicurandosi un posto in Parlamento.

I «nominati», tra protetti del segretario, esponenti della società civile e capilista, saranno centoventi circa. Un numero elevato se si pensa che Maurizio Migliavacca, all’inizio della riunione, ha spiegato: «In caso di vittoria avremo 400 parlamentari». Tra i fortunati ci saranno l’ex leader della Cgil Guglielmo Epifani, Miguel Gotor, il politologo Carlo Galli e tanti altri. C’è chi aspira, chi sgomita, e chi se ne va sbattendo la porta. Alcuni parlamentari di lungo corso verranno salvati e messi in quota, garantiti per le loro «competenze». Peccato che altri loro colleghi, con una sola legislatura alle spalle e molta più esperienza e preparazione saranno invece fatti fuori perché non hanno un padrino politico. [leggi tutto sul Corriere.it]

Ecco, prima annunciano le primarie parlamentari (di per sé una farsa, le primarie servono per sceglierne uno, non 100 …), poi “derogano” (secondo statuto eh) alle regole per i dinosauri come la Bindi e la Finocchiaro (che si appresta a percorrere, se non ricordo male, la sua ottava legislatura), poi blindano 120 seggi. E non posso neanche dire «Ma andate a cagare» perché la cosa, vista la poc’anzi acclarata identità dei contendenti, non risulta fisicamente possibile.

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