3 Comments

  1. lucio eicher clere
    2 Ottobre 2009 @ 17:54

    Il tema dello spreco di denaro pubblico nella realizzazione di progetti culturali, prende spunto dalla latteria di Lozzo, ma si riferisce ad ogni altro luogo del Cadore
    (e presumo d’Italia…). Chi opera in questi settori dedicandovi impegno volontario, fantasia, competenza, spesso anche denaro proprio, non può che condividere lo sdegno di Danilo De Martin per le modalità con cui tante decine di migliaia di euro vengano sprecati in burocrazia e parcelle a professionisti vari. Ho l’esempio della “Ceda di Sai”, una vecchia casa di legno a Costalta, che la Regola ha acquistato e trasformato in museo, conservando gli spazi com’erano in passato. Tra finanziamenti della Regione Veneto e contributi di Cariverona negli anni sono stati “investiti” in quella struttura più di 200 mila euro, la gran parte dei quali sono finiti in progetti e consulenze di professionisti. Con il risultato che, senza il lavoro volontario di chi si presta a renderla fruibile, resterebbe un edificio chiuso e
    inutilizzato. Perchè non affidare alle associazioni i fondi dei finanziamenti pubblici e privati, affinchè li gestiscano con libertà e trasparenza, ma anche con la parsimonia e la saggezza che sono caratteristiche di chi fa volontariato? Questo potrebbe essere un programma da discutere tra anmministrazioni locali e Regione Veneto. La sussidiarietà messa in pratica almeno nelle attività culturali!
    Ciao Lucio Eicher Clere

  2. Danilo De Martin
    3 Ottobre 2009 @ 11:06

    In realtà la sussidiarietà in campo culturale è ormai prassi consolidata, e guai se così non fosse (sussidiarietà= quando il volontariato si sostituisce allo Stato, ed in generale alle istituzioni, nel soddisfacimento dei bisogni dei cittadini). Solo che lo è per quanto riguarda il fare e non per il sostenere. Sostenere qui inteso nel senso di “avere a disposizione risorse” per produrre cultura. Ecco quindi che i volontari, quando non ce la fanno con le proprie forze (spesso mettendoci soldi propri come sottolineavi), devono prostrarsi andando a chiedere l’elemosina alle istituzioni, in primisi le amministrazioni comunali. Queste ultime poi, se ti danno un soldo, te lo ricordano fino alla fine dei tuoi giorni (l’anno scorso ti abbiamo già dato x euro … mai che ti dicano … ottimo risultato l’anno scorso, ecco qua i soldi per quest’anno).

    Sai meglio di me come fanno le amministrazioni comunali a fare cultura: prendono in mano il telefono e “ordinano” un concerto o una mostra che poi chiamano “eventi“. Poi pagano. I volontari invece si tirano su le maniche, discutono, si tirano per i capelli e poi sudano e fanno (c’è una bella differenza tra produrre cultura e comprarla, peraltro a caro prezzo).

    Condivido quindi, al 101%, ciò che dici riguardo “all’affidare alle associazioni i fondi dei finanziamenti pubblici e privati, affinché li gestiscano con libertà e trasparenza …”. In questo modo si potrebbe avere una sussidiarietà compiuta, non solo sul lato del fare ma anche del sostenere.

    Tanto più che oggi, nelle associazioni, fare volontariato non è più solo “dare una mano” ma si esprime anche con impegni di grande qualità, che spesso superano, quasi sempre rivaleggiano, con le stesse capacità dei professionisti (e ve ne sono anche di buoni, pochi, ma ve ne sono).

    Grazie Lucio per il tuo limpido intervento. Ciao.

  3. Lozzo di Cadore: Museo della Latteria, la salita dei barbari » BLOZ – il blog su Lozzo di Cadore Dolomiti
    4 Ottobre 2009 @ 07:57

    […] Nei tempi antichi i nostri avi furono testimoni della calata dei barbari (perché venivano da nord), oggi a noi tocca essere testimoni della salita dei barbari (per capire il perché della “salita”, vedi articolo “Ancora sull’allestimento del Museo della Latteria) […]