Basta strade per raggiungere le baite di montagna: «Alla baita potete andare soltanto con l'elicottero»

Oltre agli stradaioli de noantri, bisognerebbe anche farlo sapere alle teste d’uovo della Regione Veneto che attraverso parte dei fondi rurali cavalcano il mantra della … penetrazione, a sostegno della enorme fantasia dei nostri aministradores e della lobbyna dei progettisti di strade (segaioli). Poi se gli chiedi conto del ROI della strada ti dicono che Charles è morto da tempo. Rassicurando gli stradaioli – non è così grave come verrebbe da pensare – dalle colonne del Gazzettino:

Basta strade di montagna: «Alla baita potete andare soltanto con l’elicottero»

Il tribunale vieta l’asfaltatura anche provvisoria per raggiungere il rustico a 1800 metri di quota acquistato da tre padovani

di Lauredana Marsiglia

BELLUNO – Basta strade per raggiungere le baite di montagna. Basta profanazioni alla natura. Basta alle furbesche abitudini di creare passaggi provvisori che diventano poi definitivi. L’orientamento giurisprudenziale è quello di usare l’elicottero per i lavori di recupero in quota. Dopodiché si va a piedi.

Con una sentenza destinata a fare giurisprudenza, il tribunale di Belluno ha rigettato il ricorso di due turisti padovani contro il “no” di tre operatori turistici di Arabba alla creazione di strada provvisoria, parte sul terreno di uno di loro, per eseguire il lavoro di recupero del vecchio tabià da poco acquistato. Inoltre, i due turisti, sono stati anche condannati a pagare le spese legali.

Un piccolo rustico a Plan Boè, a 1800 metri di quota sopra l’abitato di Arabba, immerso una paesaggio splendido che i tre residenti, il titolare dell’albergo Genziana, quello del rifugio Plan Boè e un cacciatore, hanno voluto tutelare resistendo in giudizio, assistiti dall’avvocato Giorgio Azzalini. E il tribunale di Belluno ha dato loro ragione, sia in prima che in seconda istanza.

Niente strade provvisorie, ha sentenziato il giudice, ma nel caso di recupero dell’immobile si potrà ricorrere all’utilizzo dell’elicottero. Un rigetto che ha lasciato di sasso i ricorrenti, che ora si ritrovano con in mano un permesso edilizio per il recupero, ma non possono farsi una strada come avrebbero voluto per coprire il tratto che resta tra la fine della mulattiera che sale a Plan Boè e il loro terreno.

Loro assicuravano che sarebbe stata provvisoria, ma nessuno ci ha creduto. Evidentemente nemmeno il giudice. Prova sarebbe il rigetto dell’offerta mediatrice di poter usare l’elicottero per eseguire le opere. Soluzione indicata da una consulenza tecnica commissionata proprio dai tre agordini che non volevano fermarsi al no, ma guardare oltre.
Numeri alla mano hanno dimostrato al giudice che usare il velivo costa esattamente la metà rispetto all’ipotesi di creare una strada che dovrebbe poi essere smantellata per effettuare il ripristino ambientale.

«Non abbiamo voluto dire semplicemente di no – spiega Ander Grones dell’albergo Genziana -, ma ci siamo opposti offrendo delle alternative tecniche e quella dell’elicottero è risultata la meno costosa e la più rispettosa dell’ambiente. Basta con strade che rovinano quell’ambiente che per chi vive di turismo è fondamentale. È giuto che ci sia il progresso, ma questo non deve mai mancare di rispetto alla natura». La sentenza è stata firmata dal giudice Marcello Massaro e confermata poi in appello da Umberto Giacomelli.

Rifugio Plan Boè

Rifugio Plan Boè

(Foto: Panoramio – Geremetta Moreno)

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