30 Comments

  1. romantico
    3 Maggio 2010 @ 10:11

    per fugare ogni dubbio, mi dissocio dal gruppo di Lozzesi che De Rossi dice abbiano sollecitato un incontro risolutore sulla questione. Per me l’unica soluzione è FUORI PRIMA POSSIBILE E PER SEMPRE!

  2. Danilo De Martin
    3 Maggio 2010 @ 12:54

    @romantico, Per fugare ogni dubbio, non c’è un gruppo di lozzesi che abbiano richiesto a De Rossi, in forma diretta ed esplicita, un incontro sulla questione caserma di Soracrepa. Esiste una discussione avviata qui sul BLOZ, che oggi va di moda definire “conversazione”, dalla quale De Rossi può aver dedotto che vi sia il desiderio di utilizzare il “bene caserma”. Il desiderio manifestato da più parti di poter disporre utilmente della caserma è stato letto ed interpretato da De Rossi un po’ troppo entusiasticamente, tanto da giungere a scrivere, nella lettera spedita la sindaco, “sono stato sollecitato da numerosi cittadini di Lozzo di Cadore ….”: è una sua legittima lettura della “conversazione” fin qui avvenuta. Niente di più.

  3. altro romantico
    3 Maggio 2010 @ 13:28

    Per quanto mi riguarda mi associo totalmente con romantico……… FUORI DALLE BALLE. Mi è difficile pensare e credere che chi si è sempre comportato in un verso venga “folgorato” dal Signore come Paolo di Tarso sulla via di Damasco e cambi radicalmente e completamente atteggiamento.
    Il cancro va estirpato alla radice altrimenti si propaga e distrugge tutto l’organismo……. un taglio netto ed è finita.
    Fuori il dente via il dolore. Poi qualche cosa sarà! La “lezione” sicuramente è servita, peccato non siano chiamati a pagare anche gli amministratori che lo hanno messo lì!
    Buon Pian dei Buoi libero!

  4. ANALISI
    3 Maggio 2010 @ 14:55

    LA CASERMA E’ UN BENE COMUNE E COME TALE DEVE ESSERE AMMINISTRATO…UN BENE BEN AMMINISTRATO……RENDE…TROVARE CONDUTTORI E STIPULARE ACCORDI CHE FAVORISCANO E SODDISFINO ENTRAMBE LE PARTI…… RENDE……..
    AVOCATI, LEASING, MUTUO CASSA DEPOSITI E PRESTITI PER CASE VUOTE…NO RENDE…..
    IO MI DISSOCIO DUNQUE DA QUEL GRUPPO DI LOZZESI CHE SOSTIENE QUESTA MAGGIORANZA:
    ” FUORI IL PRIMA POSSIBILE E PER SEMPRE “…ORCO CAN TOCIA SPIETA’ AL 2014, VA BEN DAI ME CONSOLO, PAR LA CASERMA AL 2017!

  5. cagliostro
    3 Maggio 2010 @ 16:39

    Caro “Altro Romantico”,
    visto che manifesti rincrescimento perché “non sono stati chiamati a pagare gli amministratori che lo hanno messo lì”, Ti formulo una precisa domanda, sperando che tu sia “uomo di mondo” e non sia legato al carro degli attuali occupanti il Botanico Palazzo. Sai come funzionano le cose sia presso il “Difensore Civico Regionale” che presso la Corte dei Conti? Entrambe le Istituzioni avevano dato ragione alle tesi dell’allora capo gruppo di minoranza. Poi è seguita una strana processione a Venezia con codazzo di politici di supporto e rincalzo ed ora tutto è nelle mani del Buon Dio…
    Vai a leggerti gli atti (delibere e denuncie) e poi ti formerai una precisa opinione…

  6. cagliostro
    3 Maggio 2010 @ 17:19

    Io, commentatore del Bloz, non ho mai sollecitato nessuno a chiedere incontri al Sindaco, Io ho solo espresso, come tanti altri concordi con me, delle idee e dei convincimenti sul modo di procedere per trovare un accordo soddisfacente che elimini le cause (e con esse le parcelle) ed eviti al Comune di dover magari sobbarcarsi ulteriori danni. Non sarebbe infatti granché bello che tutti noi facessimo la figura dei “cornuti e mazziati”, solo perchè taluno ha generosamente disposto ed impiegato risorse non sue ma dell’Ente, ossia di tutti noi cittadini; questo strano modo di amministrare ha avuto insigni maestri (è cioè già successo) in quelli amministratori del recente passato che hanno ritenuto di farsi belli con i beni della collettività ed hanno deliberato di costituire il Comune garante reale- ossia offrendo ipoteca sulla Caserma a favore della Banca Mutuante per garantire un finanziamento al del De Rossi- ed esponendo così il nostro Ente a tutte le successive poco felici vicende. E da lì si è succeduta tutta una serie di errori e di atti dilettanteschi da parte di più amministrazioni, che è qui inutile e perfino monotono riepilogare, ma che hanno inciso in profondità sul bilancio e sul Patrimonio della Municipalità.
    Se non fosse esistito il gravame ipotecario di così consistente importo, con il fallimento SIT e la revoca della Concessione, il Comune sarebbe rientrato in possesso dell’immobile senza sborsare nemmeno un quattrino. Qualcuno questo concetto lo ha ripetuto fino alla noia, totalmente inascoltato dagli attuali “Reggenti il Capitanato”,forse solo preoccupati di salvare dall’azione di rivalsa qualche amico predecessore a cui non era stato il medico a suggerire di entrare in giunta per combinare di questi guai.
    E mi fermo qui per carità di patria, evitando di esternare le considerazioni totalmente ininfluenti che, sul punto, l’attuale Sindaco ha più volte fatto con non poca fantasia e chiara volontà assolutoria.
    Ora, a mio modo di vedere, lo ribadisco, le carte del De Rossi andrebbero verificate nel nostro interesse, tanto più se è vero come è vero che l’immobile in questione resterà nella sua disponibilità per altri sette anni!!! Campa cavallo….

  7. cagliostro
    3 Maggio 2010 @ 18:32

    @Altro romantico,
    Il tuo auspicio “Buon Pian dei Buoi libero!” necessita di alcune puntualizzazioni e della considerazione di alcune variabili. A Pian dei Buoi non esiste solo il grande rebus “De Rossi”, esiste anche la lobby dei cacciatori ed anche quella dei fruitori degli “usi civici” (altro eufemismo per non riepilogare una vicenda dai contorni poco commendevoli, vicenda che i Reggenti del Capitanato hanno gestito, a mio modo di vedere, con un equilibrio
    da bilancia starata…). Vicenda non del tutto conclusa, tanto è vero che un nominativo non ha accettato la transazione con impliciti annessi e connessi; infine, dall’ntera transazione, si sono incassati circa Euro 37.000, neanche sufficienti a coprire spese legali ed oneri vari. Il resto costituisce un generoso cadeau a sanatoria (diritto 99/le calcolato trascurando quasi totalmente il pregresso, tasse, tributi, oneri molteplici, ammende e quant’altro tutto abbuonato per gentile concessione); poi si dice che la stima è stata super partes (ciò che è vero), ma si trascura di dire che erano gli input dati all’Uff. del Territorio deficitari, lacunosi ed incompleti. Da una tale opera non poteva che derivare ciò che è derivato, l’Uff. del Territorio non può essere chiamato a giustificazione di carenze altrui.
    Tornando alla vicenda De Rossi, la variabile più importante non analizzata dai vari “romantici” è costituita da un giudizio riservato alla Magistratura. Per questo è improprio dire “Fuori dalle balle”, se questo concetto cozza con quanto fin qui stabilito dal Giudice.

  8. altro romantico
    3 Maggio 2010 @ 19:06

    Cagliostro, può anche darsi che quanto stabilito dal Giudice dia in parte ragione al De Rossi per l’uso dell’ex caserma (non ne sono al corrente, ma poco mi importa). Quello che a me preoccupa è soltanto l’immaginare di vedere gestita Pian dei Buoi come in quel periodo. E’ per questa ragione che per me può restare nella sua terra d’origine! Per il resto mi trovi concorde.

  9. romantico
    3 Maggio 2010 @ 19:31

    La mi presa di posizione, quale romantico di fatto, non voleva essere un’analisi di convenienza o di fattibilità. Vuole solo chiarire al De Rossi, notare che non ho scritto davanti al cognome ne prima ne adesso “Sig.” che a Lozzo non è gradito da tutti come sembra voler far credere dalla sua lettera. Mi fa piacere che ci sia un “altro romantico” e, visto che a quanto pare De Rossi legge bloz, vorrei ce ne fossero tanti altri.

  10. Simpatizzante_pian_dei_buoi
    3 Maggio 2010 @ 20:39

    Quello che a me preoccupa è soltanto l’immaginare di vedere gestita Pian dei Buoi come in quel periodo. Vorrei capire come era gestita e cosa si poteva fare di diverso; visto che De Rossi è qui forse vuole anche capire quali sono stati i suoi errori, se ci sono stati, verso il popolo!

  11. romantico tre
    3 Maggio 2010 @ 20:50

    Ma perchè tanto agitarsi, la cosa è molto semplice, se De Rossi deve fare dei lavori alla caserma, ha bisogno sicuramente di un mutuo bancario, e quindi ha chiesto un incontro al sindaco per convincerlo a fargli da garante. Non possono esserci altri motivi.

  12. cagliostro
    3 Maggio 2010 @ 21:43

    “romantico”.
    per me la qualifica di “Signore” va data a chiunque, fosse anche il meno signore di tutti: è solo una questione di educazione verso una persona che non ho mai avuto il piacere di conoscere ma che, con me, da queste colonne, ha usato correttezza e, credo, altrettanta educazione. Se poi a Lozzo egli sia o non sia persona gradita, questa è una tua opinione personale (che può benissimo essere anche maggioritaria), ciò comunque non vieta di valutare con pragmatismo i nostri problemi e cercare la soluzione più indolore. Per quanto riguarda il mutamento di opinione e financo una certa autocritica, chi assicura che l’uomo non sia proprio, come dice “altro romantico”, emulo di Saulo sulla strada di Damasco? Condivido, infine, le affermazioni di Simpatizzante Pian dei Buoi sul punto.

  13. romantico
    4 Maggio 2010 @ 08:34

    “Cagliostro”.
    Non sono daccordo sull’attribuire l’appellativo di Signore a chiunque, in quanto ne sminuisce il valore. E’ giusto che per educazione vada attribuito agli sconosciuti che possono dimostrare di meritarselo, ma non è il caso di De Rossi, che ritengo molto intelligente e furbo, ma non un Signore. Per me un Signore è una persona moralmente, e non legalmente, corretta. Per quanto riguarda le soluzioni possibili, quale romantico, ribadisco “FUORI AL PIU’ PRESTO E PER SEMPRE”, anche se meno conveniente ma certamente più sicura.

  14. cagliostro
    4 Maggio 2010 @ 10:12

    @”Romantico tre”,
    capisco il tuo sarcasmo nel fare la… simpatica congettura ma, sai, esiste anche un proverbio arabo che dice: “Se fai uno sbaglio una volta, pazienza; se lo sbaglio lo ripeti, allora è colpa tua; se lo rifai per la terza volta, allora sei un minchione”. Tutto credo, ma penso che il sindaco non voglia certo aderire ad una tale ipotetica proposta…considerata l’esperienza fatta dai suoi predecessori. De Rossi, al tempo, ha solo proposto, i generosi hanno assecondato, una volta basta ed avanza….

  15. Alberto Da Pra Tetto
    4 Maggio 2010 @ 10:22

    Mi sembra interessante riflettere sulla frase di “romantico tre”:

    “Ma perchè tanto agitarsi, la cosa è molto semplice, se De Rossi deve fare dei lavori alla caserma, ha bisogno sicuramente di un mutuo bancario, e quindi ha chiesto un incontro al sindaco per convincerlo a fargli da garante. Non possono esserci altri motivi.”

    A questo punto proporrei di chiamare a partecipare all’ipotetico “incontro” anche i titolari delle ditte che a suo tempo realizzarono i lavori di ristrutturazione per le società del De Rossi… credo che sarebbero entuasiasti di trovarsi faccia a faccia con il loro ex-committente!!

  16. Attilio Bianchi
    4 Maggio 2010 @ 14:31

    I vece disea…” roba de comun….roba de nisun ” e no i se sbgliea, al dì de ‘ncuoi vegnarae da di…… “la borba de comun ‘ngrasa i orte dei foreste” sane e bona autonomia a dute quante

  17. paoloderossi@gruppomarcopolo.org
    4 Maggio 2010 @ 19:48

    Caro Caliostro,
    non concordo affatto con Te sull’affermazione che io ho “proposto e gli amministratori generosi hanno concesso”. Le cose sono andate in modo molto diverso.
    Io ebbi la fortuna – sfortuna di aggiudicarmi la gara , presso l’Intendenza di Finanza di Pieve di Cadore , per la vendita all’asta della ex teleferica.
    Prima di allora non conoscevo ne il territorio ne tanto meno l’ubicazione del Comune di Lozzo di Cadore.
    Il mio unico concorrente era il Comune di Lozzo di Cadore, che perse la licitazione e per pronta risposta bocciò tutti i progetti di ristrutturazione dell’ex teleferica, arrivando persino a cambiare lo strumento urbanistico .
    Fu in quella occasione che fui contattato dall’Amministrazione Comunale che si impegnò a farmi fare la ristrutturazione se avessi trovato una soluzione imprenditoriale ad un vecchio problema che avevano sul Pian dei Buoi. Si trattava di recuperare una vecchia caserma acquistata gratuitamente dal Genio Civile sulla quale il Comune aveva fatto un piccolo investimento collocando una copertura in acciaio. Gli Amministratori sostenevano che non vi erano imprenditori lungimiranti per questa iniziativa negli abitanti di Lozzo di Cadore e che l’intervento di un esterno sarebbe stato ben accolto.
    Ricordo ancora che feci e rifeci il calcolo di fattibilità tante e tante volte, in tutti i modi, ma i numeri non tornavano mai.
    A queste mie osservazioni il Comune rilanciava con la concessione dei parcheggi e insisteva nella concessione, ponendo sul piatto anche lo sblocco della concessione edilizia per la ristrutturazione della ex teleferica.
    Tenga presente che si trattò comunque di un investimento del concessionario perchè il finanziamento non copriva l’intero importo, se non ricordo male arrivava forse al 45-50% del totale.
    L’ipoteca era una condizione della concessione. Diversamente il concessionario non avrebbe fatto il proprio investimento . Del resto tutte le concessioni pubbliche , che io sappia, sono assistite da ipoteca . Il piano economico prevedeva il recupero dell’investimento nei primi 15 anni e un guadagno nei successivi 15. Entrava nella logica di una semplice concessione da ammortizzare con i proventi delle attività economiche che , almeno sulla carta, stavano in piedi.
    Purtroppo, per strada , il giocattolo si è rotto.
    Inspiegabilmente , l’Amministrazione Comunale , attraverso la Guardia Boschiva, rileva due abusi edilizi sul fabbricato in ristrutturazione. Le contestazioni, malgrado spiegate e argomentate, vanno inviate immediatamente alla procura la quale apre un fascicolo per reati ambientali nei confronti del sottoscritto ( il reato ambientale in area sottoposta avincolo viene punito con la reclusione da 3 a 6 anni). Immediatamente si sospende ogni attività. Siamo nel 1994. Due anni dopo si celebrano i due processi penali a Pieve di Cadore. Risultato: ASSOLTO PERCHE’ IL FATTO NON SUSSISTE.
    Nel frattempo , senza attività le rate del mutuo rimangono non pagate e l’Istituto di credito , ( inspiegabilmente …) chiede il fallimento del concessionario e conseguentemente il Comune cogli finalmente l’occasiuone giuridica che gli viene offerta e va in Consiglio Comunale per revocare la concessione , così come previsto dalla convenzione.
    Se non fosse intervenuta questa falsa denuncia di abuso edilizio, io credo che l’attività sarebbe continuata pagando regolarmente con i proventi , il mutuo ipotecario del Medio Venezie banca.

    Molto spesso ci si dimentica di questo piccolo ma significativo , io oggi posso dire, creato ad arte dall’Amministraione Comunale.

    geom. Paolo De Rossi

  18. Paolo De Rossi
    4 Maggio 2010 @ 20:37

    A tutti coloro che hanno dichiarato di dissociarsi dalla mia  richiesta di incontro con il Sindaco di Lozzo di Cadore ,vorrei rispondere con un aneddoto che mi è venuto in mente ora:

    Presiedevo  una cooperativa di abitazione, nello stesso periodo che intraprendevo l’iniziativa imprenditoriale di Pian dei Buoi.
    La stessa cooperativa  ,  aveva ottenuto, dalla Regione Veneto, un finanziamento agevolato ( unico in tutto il Bellunese) per realizzare 25 alloggi per i propri soci nel Comune di Domegge di Cadore.
    Ancora oggi ci chiediamo il motivo, ma sta di fatto che al Sindaco dell’epoca, appena insediato, la notizia che la Regione Veneto aveva scelto il Comune di Domegge di Cadore per realizzare parte del Suo programma sperimentale, non andava giù e negò,per ben sette anni,  con ricorso a bizzarri artifici,  il rilascio della legittima concessione edilizia . Per farla breve fu poi rilasciata su ricorso fatto dal sottoscritto al Presidente della Repubblica, appunto, dopo 7 anni.
    La questione però aveva coinvolto i soci , in gran parte del Comune di Domegge di Cadore i quali, avendo anticipato le somme per l’acquisto delle aree , non potevano utilizzare il finanziamento della Regione , appunto per il mancato rilascio della concessione edilizia ( così si chiamava allora lo strumento).
    Dopo inutili tentativi , fatti anche con i legali della cooperativa, decisi di riunire i soci e spiegare Loro che l’azione andava svolta su altro terreno e cioè quello squisitamente politico essendo questo diniego solamente una volontà politica dell’allora Sindaco e proposi ai soci di intervenire in un Consiglio Comunale per dimostrare le proprie ragioni.
    Fu allora che si alzò una Signora ( madre di famiglia ) la quale mi spiegò che avrebbe aderito con molto entusiasmo alla mia proposta ma era impossibilitata in quanto la sua eventuale presenza in Consiglio Comunale avrebbe irritato il Sindaco al punto da inviarLe il giorno dopo le ispezioni sanitarie per la chiusura del laboratoruo di occhialeria.
    Gli altri si accodarono e la riunione in Consiglio Comunale non fu mai fatta. I soci ci rimisero parecchi soldi, ma ebbero intatti i propri laboratori.

    Non sarà che anche a Lozzo di Cadore si sta vivendo lo stesso clima?

  19. romantico tre
    4 Maggio 2010 @ 20:55

    Grazie per l’anedotto, questo dimostra che gli amministratori di Domegge furono più lungimiranti (furbi) di quelli di Lozzo.

  20. Barnabo canon
    4 Maggio 2010 @ 21:42

    @Paolo de Rossi

    bella la favoletta sopra riportata peccato che non sia per niente vero quello che dici!
    Le costruzioni le hai iniziate ma i poveri soci hanno rimesso i loro soldi senza vedere neanche una stanzetta.
    La prima cosa che faremo dopo avere ottenuto l’autonomia sarà mettere la tua foto al confine comunale con la scritta “Lui deve restare fuori”

  21. marnifo
    4 Maggio 2010 @ 22:46

    L’Egr.Signore …più che un imprenditore… mi sembra un sognatore…!!!
    peccato che sogni con i soldi degli altri.

  22. cagliostro
    5 Maggio 2010 @ 01:28

    geom. Paolo De Rossi,
    con il presente intervento desidero, possibilmente, concludere la mia interlocuzione con lei avendo io fin qui ampiamente dibattuto sulla nota vicenda della caserma Montiglio. Vede, io sono aduso rispettare le opinioni di tutti ma non rinuncio mai a far valere, in un confronto, le mie buone argomentazioni e ragioni, che scaturiscono abitualmente da approfondita documentazione e ponderatezza. Prima di parlare o di scrivere medito molto e cerco di non esprimere mai giudizi affrettati o superficiali. La mia caratteristica preclare, caro signore, è quella di parlare sempre a ragion veduta, sulla base di dati inconfutabili e non su dati risibili o considerazioni di comodo. Per questo mi permetto di dire che non sono aduso farmi strumentalizzare nè dalle Amministrazioni Comunali (passate o presenti) ma neanche da lei, egregio interlocutore. Nei molteplici commenti espressi sul caso che la riguarda sono sempre partito da un punto fermo: la informazione alla gente per far derivare dalla conoscenza la consapevolezza e la salvaguardia dell’interesse della collettività dei lozzesi, fin qui molto all’oscuro dei risvolti insiti nel noto contenzioso. Nel far ciò, ho sempre cercato di essere obiettivo e ragionevole (meglio un onorevole accordo ad una causa inestricabile e dispendiosa, dall’esito incerto e dai tempi indefiniti). Nei vari commenti mi sono sempre attenuto ai fatti ed all’analisi dei problemi tecnico giuridici ed alle scelte operative fin qui fatte da entrambe le parti.
    Ora alcune sue espressioni, nel racconto che lei fa dal suo punto di vista, mi lasciano alquanto attonito e perplesso, e non mi pare proprio che il suo racconto costituisca una buona base di partenza per tentare di ripristinare un dialogo interrotto da parecchi anni nel modo che sappiamo.
    Ribadisco che la ipoteca, a favore di Mediovenezie Banca, iscritta sul cespite in questione e finalizzata all’ottenimento del cospicuo finanziamento concesso alla soc. SIT (della quale lei era il soggetto economico), a fronte dell’onere per ristrutturazione e acquisto attrezzature, era stata proposta, all’epoca, da un preciso assessore al Consiglio Comunale con apposita deliberazione e con motivazioni che carità cristiana impone di non riportare. Quindi è vero il mio assunto che lei ha fatto una semplice istanza (peraltro legittima) alla quale altri hanno generosamente aderito. Pertanto non appare corrispondere alla realtà la sua affermazione che la “ipoteca era una condizione alla concessione”, essendo il contratto di concessione presumibilmente privo di detta clausola in quanto di molto antecedente alla citata deliberazione consigliare. Che poi le concessioni pubbliche siano “tutte assistite da ipoteca” è una sua affermazione fuorviante e del tutto gratuita. L’Ente che concede in uso gratuito un suo bene per una durata 30/le può sicuramente pretendere di gravare detto bene da ipoteca al fine di assicurarsi,a ristrutturazione avvenuta, l’osservanza scrupolosa dei patti contrattuali; altra cosa è che il Comune si costituisca garante reale, autorizzi cioè l’iscrizione ipotecaria sull’immobile oggetto di concessione a favore di un terzo (nella fattispecie la banca finanziatrice)a fronte e per garantire il finanziamento ottenuto dal concessionario (nello specifico la SIT).E questo è quello che è inopinatamente ed impropriamente avvenuto. Qui proprio, caro De Rossi, non ci siamo. La sua versione non collima con i fatti accaduti che hanno innescato poi l’avvitarsi di tutto il contenzioso. Questo risulta agli atti, anche se adesso appare inutile rivangare e bisognerebbe guardare solo alla corretta composizione del dissidio, senza cercare ancora ed elencare i motivi delle presunte, ipotetiche ragioni (o torti).

  23. altro romantico
    5 Maggio 2010 @ 07:13

    Ma no ve nacordè che al vo menane dute pal culo e qualche dun ghi toma inte.
    Bela la question del cartel al confin del comun “lui, al De Rossi, deve restare fuori”
    Sane e ntin de sveglina a dute.

  24. Simpatizzante_pian_dei_buoi
    5 Maggio 2010 @ 23:56

    Scrivo per conto del Geom. De Rossivisto che ad alcuni romantici non va bene che gli sia dato il titolo Signor, uso il suo titolo di studio 😉 il quale mi dice di non saper allegare i file.Colgo l’occasione per chiedere se qualcuno se la sente di illustrare a me e agli altri lettori, come era gestita e cosa si poteva fare di diverso all’epoca per la caserma e pian dei buoi!

    Caro Sig. Caliostro,
    perchè ci vuole abbandonare ora che il dibattito si sta arricchendo di fatti sconosciuti ai più.
    Poi la sua brillante penna unita ai ducumenti che Le posso fornire (per molto tempo ” secretati ” da chi aveva interesse a raccontare la propria verità) darebbe un sicuro e certo contributo di conoscenza a tutti, quanto meno, l’opportunità di farsi e formarsi una idea precisa dei fatti .
    Le allego la copia delle due convenzioni (concessioni pubbliche ) stipulate dalla concessionaria SIT srl con ilm Comune di Lozzo di Cadore nella veste di Concedente.
    Documenti sicuramente mancanti alla Sua collezione, altrimenti non avrebbe fatto le osservazioni ultime riguardo alla costituzione dell’ipoteca sul fabbricato.
    Come Lei può constatare, l’art. 8 dell’allegato A della convenzione 4 maggio 1989 prot. 10747, prevede la possibilità, da parte del concedente, su richiesta del concessionario, di costituire garanzie reali sul bene dato in concessione. Articolo questo riportato integralmente anche nella successiva convenzione stipulata il 3 marzo 1992 , se si ricorda, a seguito della sospensione dei lavori per un illecito urbanistico del Comune che aveva redatto e approvato il progetto di ristrutturazione senza la preventiva approvazione dei beni ambientali (questione poi sanata, e per cui si rese necessario rifare una nuova convenzione).

    Come Le dicevo nella mia precedente e-mail, alla quale però Lei non ha voluto controbattere, la questione fondamentale della rottura del rapporto avviene quando il Comune, in maniera del tutto pretestuosa e falsa, manda un Pubblico Ufficiale a redare un verbale falso nel contenuto e nella sostanza, di accertamento di reato ambientale, nel tentativo, per sua sfortuna vano, di avere un concessionario condannato e avere così il pretesto di revocare la concessione data, appropriandosi del suo investimento (che io uso chiamare … illecito arrichimento…).

    Con i migliori saluti.
    geom. Paolo De Rossi

  25. ANALISI
    6 Maggio 2010 @ 09:35

    @altro romantico: PENSO CHE IL SIGN. DE ROSSI NON ABBIA PRESO I FONDELLI NE PIU’ E NE MENO DI QUANTO FACCIA OGGIGIORNO IL CARO ARCH. BONI. 300.000€ DI CASSA MUTUO DEPOSITI E PRESTITI PER UNA CASA CHIUSA, ERA MEGLIO METTERLI ALLE SCUOLE ELEMENTARI I 300.000 €(SKEI DE LE FAMEE DE LOZE)…INTANTO BONI INCASSA IL 10% DI PROVVIGIONI….CIRCA 100.000€…..ANCHE CON I TUOI SOLDI ALTRO ROMANTICO…ALLORA CONCORDERAI DI METTERE ANCHE IL BONI SUL TUO BEL CARTELLO, POI METTIAMOCI PURE IL CARO DA VIA’SUL TUO BEL CARTELLO E NEL NOVERO DEI CONTRATTI “PROFICUI” STIPULATI DAL COMUNE IN PIAN DEI BUOI…TI RAMMENTO CHE IL COMUNE E’ IN CAUSA ANCHE CON IL DA VIA'( ‘NTANTO PAGAAPO)…TAFERNER INVECE DIMINUISCE IL PASCOLO, CHE A QUALCUNO VA BENE, E PRENDE I CONTRIBUTI PER LO SFALCIO, PIU’ REMUNERATIVO SUPPONGO….ALLEGRIA!!!!!SEI SU “CANDID CAMERA”…..NO PURTROPPO NON SEI SU CANDID CAMERA SEI SOLO A ZOZZO DI CADORE….LA PITA PI’ NO CORE DO PAI TALOI DE MARIA DE KOI CHE NO PIANTA PI’ LA ZUCIA E VIEN MARZE I TAZOI…..

  26. cagliostro
    6 Maggio 2010 @ 12:06

    sig. De Rossi,
    nonostante i miei propositi, mi vedo costretto a replicare al suo intervento (5/5/2010, ore 23,56) per doverose puntualizzazioni e per fugare possibili, facili deduzioni ed interpretazioni inappropriate che il mio silenzio potrebbe alimentare. Egregio signore, io non sto abbandonando nessuno per il semplice fatto che non ho sposato supinamente nè le tesi del Comune nè quelle del geom. De Rossi ed i miei precedenti scritti, credo, lo abbiano messo bene in evidenza. Non vorrei che passasse l’idea che, per il fatto che contro di lei si sono avute parecchie levate di scudi, alle volte anche scomposte (per usare termini soft), io mi sia lasciato condizionare ed intimidire e mi sia trasformato in un novello Ponzio Pilato. Niente di tutto questo. Le mie caratteristiche personali sono di ben altro tipo e niente e nessuno può compromettere la mia indipendenza di giudizio (senza, con ciò, nessuna pretesa di essere il depositario della verità, come invece va di moda in molti lozzesi, che credono di avere in tasca assolute, lapidarie certezze).
    Ma veniamo al concreto ed al merito dei contenuti della sua ultima lettera.
    Il fatto che lei produca le due convenzioni (del 1989 e del 1992), stipulate con il Comune, dalle quali si desume l’inserimento di una clausola riguardante la possibilità che l’Ente avrebbe potuto concedere (come infatti poi è purtroppo avvenuto)garanzie reali sull’immobile oggetto di transazione,
    NON SPOSTA DI UN MILLEMETRO I TERMINI DEL PROBLEMA DA ME SOLLEVATO.
    A questo proposito, nello scritto di ieri (ore 1,28), dicevo infatti:
    “….Quindi è vero il mio assunto che lei ha fatto una semplice istanza (peraltro legittima) alla quale altri hanno generosamente aderito. Pertanto non appare corrispondente alla realtà la sua affermazione che ‘l’ipoteca era una condizione alla concessione’, essendo il contratto di concessione PRESUMIBILMENTE privo di detta clausola in quanto di molto antecedente alla citata deliberazione consigliare”.
    Se poi vado a verificare, sul punto, gli allegati alle convenzioni, leggo testualmente:”…Il concedente (Comune), su richiesta del concessionario, POTRA’ consentire la costituzione di garanzie reali sull’opera nel rispetto dei termini di durata della concessione e dei vincoli della destinazione stessa”. La clausola, come lei può notare, non era tassativa e vincolante, ma l’uso era fatto con formula ipotetica evidenziante un potere di discrezionalità da parte dell’Ente concedente, giustappunto con riferimento alla attivazione o meno del gravame ipotecario.
    La insipienza di parte degli amministratori e consiglieri (diverse le assenze “diplomatiche” in Consiglio al momento del voto) è stata proprio quella di far uso di quella discrezionalità per creare possibile nocumento al patrimonio dell’Ente (come poi puntualmente avvenuto). Non solo non ci si è resi conto della gravità del fatto in sè, ma taluno ha perfino fatto mettere a verbale, per convincere i riottosi, che la costituzione della garanzia reale (ipoteca) rientrava nell’interesse del Comune (sic!) e che, nel caso di dissesto del concessionario (fallimento), lo stesso Ente avrebbe provveduto a surrogarsi nel pagamento al Mediovenezie delle rate del finanziamento ipotecario (cosa poi non avvenuta). Se fossero stati avveduti, gli amministratori dell’epoca avrebbero dovuto declinare (rifiutare) sia l’inserimento delle clausole “ipotetiche” sia, soprattutto, la vera concessione della garanzia reale, poi attivata con la nota delibera consigliare. Non si va a garantire le banche finanziatrici nell’interesse del concessionario, semmai si dice a quest’ultimo.”offri al Mediovenezie di iscrivere ipoteca su uno dei tuoi diversi immobili personali…, altrimenti, tanti saluti e… amici come prima”. Invece questi signori si son fatti belli disponendo con generosità di beni pubblici, pregiudicando e mettendo così a repentaglio l’interesse della collettività…
    Quegli amministratori, a mio avviso, non erano neanche in grado di capire la differenza fra il concetto di fidejussione (che lei pure aveva prestata per 10 milioni di lire) ed il concetto giuridico, ben più impegnativo e gravido di conseguenze, di ipoteca. La confusione regnò sovrana alla luce del sole ed è stata veramente macroscopica, con innegabili conseguenze sulle casse e sul patrimonio del Botanico Palazzo.

  27. altro romantico
    6 Maggio 2010 @ 13:36

    Caro Analisi, purtroppo quello che hai scritto per ultimo, a cui mi riferisco, è la pura, dura e sacrosanta, verità! Ma non ritengo sia giusto amministrare la cosa pubblica in questo indecente modo solo perchè “pagaapo”; pagaapo siamo tutti noi, sia cittadini di Lozzo che altri; non vanno gettati i soldi nel cèsso solo perchè sono il frutto di …tasse, contributi od altro; c’è gente che muore perchè non riceve cure o ricoveri per tempo; c’è gente che stenta ad arrivare alla fine del mese con lo stipendio che percepisce…..e qualcuno ha anche il coraggio di scialacquare il denaro pubblico per delle emerite ca..te, che si vergognino che è meglio!
    Mi fermo qui altrimenti parte una valanga di m…a che è meglio rimanga ferma (perchè come ben sai, se la si rimesta…puzza ed infetta).

  28. paoloderossi @gruppomarcopolo.org
    7 Maggio 2010 @ 08:09

    Caro Cagliostro,
    ora ho capito il senso del suo intervento. Si tratta di un giudizio politico sull’operato della precedente amministrazione, cosa della quale si può condividere o meno. Quando analizai l’offerta proposta dal Comune, la valutai sotto il profilo imprenditoriale e visto il testo della convenzione, decisi di sottoscriverla. Non vedo quali responsabilità io possa avere da questa cosa , non essendo io un elettore del Comune di Lozzo di Cadore.
    La mia responsabilità semmai va ricercata nel fallimento del concessionario SIT il quale aveva utilizzato un finanziamento con la garanzia ipotecaria del concedente. Ma su questo punto ho cercato più volte di attirare la Sua attenzione , ma vedo che Lei è riluttante e non intende affrontare la questione quasi ne avesse vergogna.
    E per la verità non Le posso dar torto.
    Che dire di una Pubblica Amministrazione che utilizza il potere che gli viene dato dalle Istituzioni , con falsità e arroganza nel vano tentativo di riappropriarsi di una concessione in parte finanziata dal concessionario?.
    Ha ragione Lei quando afferma che si tratta di sprovveduti. Infatti questa azione alla fine si è ritorta contro coloro che l’avevano provocata, creando un danno oggettivo al patrimonio Pubblico.
    Ma io di tutto questo, se mi permette, non ne sono l’artefice, semmai la vittima.
    Paolo De Rossi

  29. cagliostro
    7 Maggio 2010 @ 08:55

    Sig. De Rossi,
    non vedo di che cosa, nella fattispecie, mi dovrei vergognare se non di essere concittadino (E PAGATORE) di coloro che si sono dimostrati così accorti e preparati da “confezionare” tali ingarbugliati ed onerosi pasticci.
    Perché poi non ci sono soltanto questi errori e questa insipienza di fondo ma c’è anche dell’altro, tanto dell’altro…Aggiungo una sola cosa. Indipendentemente dalle diatribe che ci sono state, quando esiste un gravame ipotecario l’impegno del pagamento delle rate va assolto, prescindendo dalle valutazioni sulla materia del contendere, senza lasciar fallire la società mutuataria… Esiste, in ogni caso il diritto di rivalsa da far eventualmente valere davanti alla giustizia. E’ come per la legge sull’assegno, ci siamo capiti?
    Per il resto delle sue osservazioni, credo di dovermi astenere da ulteriori commenti avendo io detto ed argomentato a sufficienza.

  30. Caserma di Soracrepa: una prima interpellanza del gruppo Per la Gente di Lozzo » BLOZ – il blog su Lozzo di Cadore Dolomiti
    15 Maggio 2010 @ 16:37

    […] (vedi la serie di commenti e gli interventi diretti di De Rossi qui sul BLOZ negli articoli Caserma di Soracrepa: De Rossi chiede un incontro al sindaco di Lozzo di Cadore ed anche Manutenzione ordinaria: i prossimi lavori alla ex-caserma di Soracrepa a Pian dei Buoi), […]