Giuliano Amato 'una rara specie di parassita di Stato'

Di Leonardo Facco (anima del Movimento Libertario) avevo già evidenziato un articolo su Napolitano, una chicca. Ora tocca a Giuliano Amato (la pantegana) recentemente nominato giudice della Consulta dal Napo (quel simpatico vecchietto che crede di essere il presidente della repubblica …).

Giuliano Amato ha più poltrone della Ferilli, ma non gli basta mai!

di LEONARDO FACCO

Non so fino a che punto i sondaggi possano essere credibili perché se fosse vero che Giorgio Napolitano è il politico di cui gli italiani hanno più fiducia, beh, quello italiano (di cui peraltro mi vanto di non appartenere) è un popolo di dissociati. Il Presidente della Repubblica – che fa puntualmente il contrario di quel che dice – non solo si è fatto rieleggere, non solo ha piazzato 4 senatori a vita di cui nessuno sentiva il bisogno, ma è riuscito nel capolavoro di nominare come giudice della Consulta Giuliano Amato. E quando ho letto la notizia, mi è partito l’embolo.

Il bandito Giuliano è una rara specie di parassita di Stato. Un fenomeno nel suo genere. E’ se è vero, come è vero, che lo “Stato è un gruppo di predatori”, Amato è di una voracità senza eguali, considerato che si porta a casa 31.000 euro di pensione al mese, oltre ad essere incistato con i peggio poteri del “Belpaese”. Tutto questo, senza aver mai versato (come da peculiarità dei dipendenti pubblici) una cippa di tasse. Qualcuno di voi si chiederà perplesso: perché mai bandito? Perché il dottor Sottile è l’uomo che detiene il record mondiale di rapine in una sola notte: nel 1992, entrò contemporaneamente in tutte le banche italiane, ed in tutti i conti correnti, per derubare chiunque del 6 per mille dei risparmi accumulati. Praticamente, il ladrocinio del secolo! Non credo che la storia abbia mai conosciuto un mariuolo con tali capacità estorsive.

La sua vocazione a fottere i denari dei contribuenti è cristallina, congenita. Tre anni fa circa, con l’Italia in piena crisi e sotto attacco per via di conti pubblici degni del Biafra, l’immarcescibile brigante di Stato lanciò, dalle pagine del Corriere della Sera, l’idea di una patrimoniale da 30.000 euro a testa. Sostenne, più o meno, quanto segue: dato che gli abitanti di questa landa subsahariana hanno un sacco di soldi accumulati (liquidi, in immobili, in titoli, in azioni) un prelievo sostanzioso avrebbe riportato il debito pubblico dal 110% all’80% rispetto al P.I.L., il che avrebbe a sua volta permesso ai governi di ricominciare a spendere e spandere in tutte quelle cazzate che chiamano “servizi pubblici”. Non a caso, durante la crisi del governo Berlusconi il suo nome tornò ad essere tra quelli papabili per sedere sullo scranno di primo ministro. La disgrazia non s’avverò per un pelo, ma in sua vece arrivò un succedaneo, Mario Monti.

Noi umani, per le “menti fini” come quelle dell’odioso Giuliano Amato, cresciuto nel Partito Socialista, più che cittadini siamo considerati alla stregua di prolet, anzi carne da macello. Per tratteggiarlo meglio, mi tornano alla mente le parole di Margareth Thatcher: “Alcuni socialisti sembrano credere che le persone siano come numeri inseriti in un computer statale”.

Quest’uomo, che in carriera ha poggiato le terga su più poltrone di Sabrina Ferilli (testimonial di una ditta di Sofà), è stato pizzicato al telefono con Mussari (il capataz della fallitissima MPS) a chiedere la sponsorizzazione della banca senese per il torneo di tennis di Orbetello organizzato da lui e dalla sua congrega. Ovviamente, mica “gratis et amore dei”; in cambio sarebbe arrivata una sua buona parola di appoggio per Mussari all’Abi.

Ieri, Giuliano Cazzola (s’è indignato per come i parlamentari del Movimento 5 stelle abbiano apostrofato il neo giudice della Corte Costituzionale. Ha sbraitato con veemenza: Ma come si permette di insultare Amato un branco di cialtroni, ignoranti di storia patria, indeboliti dalle masturbazioni via web e divenuti parlamentari per una beffa del destino?”. Una vera e propria (super)Cazzola con scappellamento a destra. Eppure Bobo Craxi – capita anche a lui di dirne una giusta ogni tanto – sul signor Giuliano Amato ha asserito: Se papà era il capo dei ladri, Amato era il vice-ladrone”. Dopo cotanta affermazione, mi auguro che Cazzola abbia il buon gusto di incazzarsi ancora, perché, a mio personalissimo parere, “vice” – per un uomo di Stato come il professore – è davvero un modo inaccettabile di sminuirlo. Scherziamo? Stiamo parlando di un figuro di livello internazionale, che ha portato il nome dell’Italia, noto paese di merda, in giro per il mondo intero!

Suvvia, Giuliano Amato è unico. E a proposito di unici, oso chiosare con Max Stirner: “Non si può pretendere da un politico di cambiare, sarebbe come chiedere a un ladro di non rubare”.

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