una pantegana verso il Colle

Politicamente parlando Giuliano Amato è una pantegana, un topo di fogna. Anche se Marini sembra essere il candidato di tutti per il Quirinale – uno che stenta a parlare italiano preferendo, se può, esprimersi in abruzzese (almeno Napo parla uno sciolto inglese: al di là delle difficoltà linguistiche, ve lo immaginate Marini dialogare con Obama?), uno stracciato in casa da Razzi (sottolineo: da Razzi), che non ha la più pallida idea di cosa sia la meritocrazia – le elezioni presidenziali non sai mai come vadano a finire (se poi entra in gioco il Franco Tiratore, a maggior ragione).

Ho più volte sottolineato (in qualche commento: prelievo forzoso sui conti correnti nel 1992) quanto alto e nobile sia il mio disprezzo per questo personaggio. Da quando poi è stato nominato super-consulente del governo monti (quest’ultimo altro topo di fogna, sempre politicamente parlando) per “risolvere” il problema dei soldi pubblici ai partiti, il feeling è diventato totalizzante.

Rimando a questo fitto articolo (una goduria nel suo genere) per un eventuale approfondimento del figuro (in particolare della sua duttilità ecopolitica, particolare adattativo che lo affianca al topo di fogna, che gli ha permesso di giungere puzzolente ma indenne fino ai giorni nostri). Mi limito a lincare un video di Crozza attribuendogli un qualche potere scaramantico (oggi iniziano i balletti presidenziali) e, facendo finta di essere italiano (volente o nolente un po’ mi tocca), a fare mie le parole che concludono l’articolo segnalato:

Comunque andrà, Amato non sarà mai il mio Presidente della Repubblica.

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