2 Comments

  1. tomaso pettazzi
    11 maggio 2018 @ 07:30

    La sagra dell’ovvio. Ma anche certi sindacati hanno ricette analoghe, come marziani appena arrivati (vedi Roffarè Cisl Treviso Belluno)

  2. Danilo De Martin
    17 maggio 2018 @ 10:26

    Esatto, Tomaso. Pur partendo dal fatto che un articolo di giornale non è un paper accademico, proprio per questo mi aspetterei che almeno nel “distillato” ci sia qualcosa che assomigli vagamente ad azioni di contrasto: “maggiorni attenzioni per la montagna” equivale a “speriamo che me la cavo”. Fanno un po’ “ridere” i dati del 2016 del confronto Belluno/Trento buttati lì in pasto al lettore quando l’orizzonte temporale è, minimo, a lustri. Poi c’è il solito cenno alla “sbornia” d’occhiale, elemento complice della situazione, dimenticandosi da una parte che l’occhiale è una delle componenti economiche entrate in crisi, dall’altra che tutt’oggi fa la sua parte nel sostenere l’economia provinciale (figlio dannato allora, figlio prodigo oggi?). Per finire: come mai nel ventennio 1980-2000, quando in Cadore eravamo alla piena occupazione (non si trovava nessuno, siamo andati a cercare personale a Timau… TIMAU!!), la decrescita demografica è continuata bella tranquilla? Ah, saperlo.