«Lo spopolamento del Bellunese può essere fermato», con un poco di zucchero...

Adesso sì che possiamo dormire tra due guanciali. Tale Gianpiero Dalla Zuanna, “professore di Demografia”, sembrerebbe avere la vista lunga e la soluzione in tasca. Intanto, bellunioti del cazzo, basta coi campanilismi. Anche se avessimo i soldi, dice il nostro, inutile illuderci, saremmo comunque fottuti dal campanilismo!

L’autonomia, sottolinea Dalla Zuanna, è uno strumento necessario. «Ma non possiamo illuderci che basti il denaro: bisogna eliminare i campanilismi».

da cui, da noi dedotto in via sommaria, il Primo principio della termodemografia: il tracollo demografico è direttamente proporzionale al tasso di campanilismo.

Sputata senza remora alcuna tale prima sentenza, il nostro, attenendoci a quanto riportato dalla Corriera, ci distilla anche la ricetta/soluzione:

La ricetta, secondo il professore, è un mix di insediamenti produttivi («non c’è bisogno di un milione di posti di lavoro, basterebbero piccole attività per mantenere in loco i giovani»), politiche nazionali di sostegno alle famiglie e attenzione alle esigenze specifiche della montagna, dal riscaldamento alle farmacie, con meccanismi compensativi.

Che fottuti coglioni a non averci pensato prima anche noi (è incredibile come il campanilismo possa abbruttire così profondamente le menti dei campanilisti). Orsù, bellunioti, la strada, ora, ci è stata indicata. Ci basta solo un poco di zucchero e la pillola andrà giù… e tutto brillerà di più.

(e anche voi, neo-peones e bi-peones mandati a parlamentare, adesso avete di che riflettere…) 

 

2 commenti per «Lo spopolamento del Bellunese può essere fermato», con un poco di zucchero…

  • tomaso pettazzi

    La sagra dell’ovvio. Ma anche certi sindacati hanno ricette analoghe, come marziani appena arrivati (vedi Roffarè Cisl Treviso Belluno)

  • Esatto, Tomaso. Pur partendo dal fatto che un articolo di giornale non è un paper accademico, proprio per questo mi aspetterei che almeno nel “distillato” ci sia qualcosa che assomigli vagamente ad azioni di contrasto: “maggiorni attenzioni per la montagna” equivale a “speriamo che me la cavo”. Fanno un po’ “ridere” i dati del 2016 del confronto Belluno/Trento buttati lì in pasto al lettore quando l’orizzonte temporale è, minimo, a lustri. Poi c’è il solito cenno alla “sbornia” d’occhiale, elemento complice della situazione, dimenticandosi da una parte che l’occhiale è una delle componenti economiche entrate in crisi, dall’altra che tutt’oggi fa la sua parte nel sostenere l’economia provinciale (figlio dannato allora, figlio prodigo oggi?). Per finire: come mai nel ventennio 1980-2000, quando in Cadore eravamo alla piena occupazione (non si trovava nessuno, siamo andati a cercare personale a Timau… TIMAU!!), la decrescita demografica è continuata bella tranquilla? Ah, saperlo.

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