Lozzo di Cadore: avviso ai bibliotecanti

Premesse biblio-relazionate:

1 – Una quindicina di giorni fa la bibliotecaria di Calalzo mi accoglie con: “Ho sentito che anche Lozzo sta sistemando la biblioteca”. Ho risposto: “C’è la volontà di spostarla in nuovi locali, ma in quanto a inserirla in rete …”. La bibliotecaria: “Be’, oggi come oggi se non sei in rete sei fuori dal mondo“.

2 – Per la Gente di Lozzo ha presentato, il 30 settembre, una mozione riguardante il trasferimento e la messa in rete della biblioteca comunale. Fra i vari impegni rivolti alla giunta:

a definire la messa in rete della nostra biblioteca con il sistema delle Biblioteche Bellunesi come programma prioritario e imprescindibile, vista l’enorme potenzialità espressa dal servizio così come brevemente evidenziato fra le premesse, dando immediato avvio alla raccolta di informazioni contattando il sig. Eugenio Sief allo 0437-959.347 per definire le modalità di adesione e di implementazione del servizio;

3 – Leggo sul bolpar autunno 2011:

La Biblioteca comunale e i responsabili stanno facendo i bagagli per il trasloco. Operazione non facile e non veloce che tuttavvia ha dato l’occasione di procedere alla nuova catalogazione degli oltre 9000 volumi. L’operazione già tentata in passato, ma arenata per le richieste non realizzabili allora giunte dai referenti, richiede molta disponibilità di tempo. C’è quindi necessità di persone disponibili. Sarà una vera e propria “Operazione d’autunno”.

Fatto salvo che la cosiddetta messa in rete è, a mio modo di vedere, una necessità suprema, è altrettanto ovvio che nessuno impone di fare questo passo. Però, però, se proprio dobbiamo investire tempo nella biblioteca, mi rivolgo per primi a chi il tempo lo sta mettendo a disposizione, cerchiamo di farlo in modo che sia funzionale ad uno sviluppo futuro che possa almeno prevedere la possibilità di entrare in rete, anche se al momento sembra mancare fra i biliotecanti e la giunta comunale la consapevolezza della sua essenzialità.

Cosa vuol dire in buona sostanza entrare in rete? Significa essenzialmente due cose:

  • mettere in piedi un sistema che gestisca i prestiti in rete
  • catalogare il materiale librario con le modalità richieste dal sistema di rete (che fa capo alla Regione Veneto attraverso il servizio biblioteche della Provincia di Belluno)

Per il primo requisito servono 2-3 incontri di 2-3 ore ciascuno con i referenti del servizio biblioteche provinciale, alla portata di tutti. Per il secondo, ossia la catalogazione del materiale, è richiesta una certa professionalità. Buona parte dei libri è già catalogato centralmente e basterebbe agganciarsi alla “notizia bibliografica” già prodotta e presente in archivio (se la nostra biblioteca dispone di Delitto e castigo, edizione XY, è certo che la medesima edizione sia presente in chissà quante altre biblioteche e, dunque, basta dire al sistema centrale “anche a Lozzo c’è una copia dell’edizione XY di Delitto e castigo”).

Il problema si complica quando il libro non ha una descrizione catalografica già presente e, quindi, bisogna crearla ex novo. E qui c’è il bisogno di qualcuno che lo sappia fare. Anche per dare acqua ai fiori c’è bisogno di qualcuno che lo sappia fare. Se questa professionalità non c’è, bisogna guardarsi attorno ed essere disposti anche ad investire in cultura e non solo in mattoni.

La settimana scorsa, credo fosse il 3 novembre, ho contattato il sig. Eugenio Sief, responsabile del servizio Biblioteche della Provincia di Belluno, come suggerito dalla mozione di Per la Gente di Lozzo. Egli mi ha detto che nessuno, sottolineo nessuno, facente capo al comune o alla biblioteca di Lozzo di Cadore si era fatto vivo (almeno da due anni a questa parte) per avere informazioni, neanche attraverso la Regione, perché sarebbe stato il primo a saperlo.

Ribadisco: nessuno obbliga la nostra biblioteca ad entrare in rete (la rete provinciale di cooperazione bibliotecaria conta attualmente 55 biblioteche aderenti, 250 mi sembra siano quelle a livello regionale). Ciò che comunque desta il mio stupore e la mia perplessità sono le seguenti considerazioni.

Da quello che si legge sul bolpar sembra che sia in corso una ricatalogazione del materiale librario. Siamo davvero sicuri di star indirizzando vagonate di tempo nella direzione giusta? Non è che ci ritroviamo in cima all’Everest mezzi morti e troviamo conficcato nella neve un cartello con su scritto “spiacenti ma dovevate salire il K2“? Non posso pensare che uno si metta a catalogare senza aver prima cercato di capire il “come”, quindi do per scontato che “si sia chiesto in giro”, tipo ad altre biblioteche. Ma siamo proprio sicuri che le notizie avute siano “corrette”? Non varrebbe la pena, prima  di partire per questi picchi sconosciuti, chiedere informazioni ai soli referenti che le possono dare con matematica certezza? Eugenio Sief:  0437-959.347.

Ma, al di là di ciò che ho già detto. Pensiamo pure di rimanere abbarbicati sulla roccia a difesa del nostro nido. A quanto ne so, perlomeno fino alla quota di 8000 volumi, la catalogazione era già stata effettuata (non con le modalità richieste dalla messa in rete, che peraltro non so se siano oggi seguite dai nostri bibliotecanti, ma con modalità “nostrane” e tuttavia “universali”: titolo, autore, editore, pagine bla bla) riversando i dati in un comunissimo database access. E’ da questo database che ricevetti a suo tempo da Carla Laguna (che presiedeva il comitato bibliotecario) la parte di catalogazione relativa alla “storia locale” e che si può consultare in modalità testo (meglio di niente) a questa pagina. Nutro la speranza di essere smentito, ma non è che, anche in questo caso, il braccio destro non sa cosa ha fatto quello sinistro (anche se un po’ di tempo prima)?

Perfida domanda: cosa avrebbero in più, rispetto a noi di Lozzo di Cadore, i comuni e le biblioteche di Auronzo, Cortina, Calalzo, Comelico Superiore, Pieve, Santo Stefano e Sappada che ha permesso loro di entrare nella Rete di Cooperazione Bibliotecaria e di mettere a disposizione il proprio patrimonio librario?

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