4 Comments

  1. frank
    9 gennaio 2014 @ 12:32

    E dicevano che la colpa era dell’occhiale. Adesso che non c’è più neanche quello la colpa di chi è?

  2. Danilo De Martin
    9 gennaio 2014 @ 14:08

    @frank, un mio commento a quanto da te scritto tratto dal libro Tabias:

    In questi ultimi anni ce l’hanno detto e ripetuto centinaia di volte, al punto che anche le menti più vaccinate hanno iniziato a credere che, forse, è proprio così. La diagnosi sociologica secondo la quale è stato il conquistato benessere a condannare le attività primarie e la gestione diretta del territorio al ruolo marginalissimo in cui oggi sono relegate, ha incominciato prima a serpeggiare e poi ad attecchire proprio nel momento in cui il distretto dell’occhiale ha iniziato a subire i colpi devastanti della cosiddetta globalizzazione. «È colpa vostra se vi siete dedicati solo ed esclusivamente alla vuota, ripetitiva e nel tempo arida “replicazione” di montature per occhiali».

    Nessuno nega che molta della nostra gente si sia entusiasticamente “accodata ai primi” nel fei ociai. Ma quell’epidemico entusiasmo ha permesso di creare, quasi dal nulla, tutto ciò che per anni è stato il distretto dell’occhiale per il Cadore, permettendo un riscatto dalla povertà che il boom economico dei primi anni ’60 semplicemente prometteva, ma non assicurava. La storia vera dell’abbandono dell’agricoltura di montagna (allevamento) è legata invece alle non-politiche per i territori montani che, dal 1970 ad oggi, sono solo e semplicemente state annunciate. Un annuncio che dura tutt’ora. A cavallo tra gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso, c’erano ancora giovani che orgogliosamente non volevano serase nte fabrica a fei ociai, ai quali non importava nulla de fei su fabriche, che avrebbero voluto solo e semplicemente fare ciò che più piaceva loro: coltivare i prati, vive co le vace, i meo cristiane che sea al mondo e, conseguentemente, come si dice oggi, gestire attivamente il territorio.

    Basta frequentare la terza elementare per venire a sapere che con la modernità può bastare il 2% della forza lavoro nel settore primario per farlo fiorire e mantenere, garantendo attraverso esso quella “riqualificazione ambientale” tanto importante nel rilancio delle attività turistiche. Non sono quindi mancati gli uomini, ed anche oggi non mancherebbero. A mancare sono state, e mancano anche oggi, e continueranno a mancare, le politiche per la Montagna e per la Gente che l’abita.

    Torniamo sempre al punto di partenza: se in montagna non hai ampia autonomia (AMPIA: normativa, amministrativa, fiscale) sei condannato all’estinzione (a meno che non salti fuori un altro “fenomeno occhialeria”, che però avrebbe, nelle condizioni odierne di globalizzazione, una vita di ciclo molto inferiore a quella avuta dall’occhialeria così come l’abbiamo conosciuta).

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