è proprio dalla parte dei cittadini che bisogna stare

Sulla beatificazione del carabiniere-pecorella torna Claudio Messora su Byoblu. E lo fa alla sua maniera, ossia “semplicemente” approfondendo e dettagliando l’argomento, chiarendo ciò che magari appare banale ma banale non è.

Anch’io osservavo, lapidariamente, in un articolo di qualche giorno fa che celebrava l’impassibilità del milite ignoto che: “Con una videocamera che riprendeva la scena, cosa volevi che facesse quel carabiniere?”

Seguiamo Messora (il nereto è mio):

[…] Sei un agente, sei addestrato a fronteggiare ben altre situazioni rispetto all’ironia di un ragazzetto un po’ arrogante. Del resto, eri certamente consapevole di avere due telecamere puntate addosso, circostanza che avrebbe tramutato in una statua di sale perfino il più esagitato degli intemperanti. […]

Non hai chiesto tu di finire su tutte le pagine dei giornali, su tutti i telegiornali e in tutte le trasmissioni televisive di attualità e di approfondimento. Credo piuttosto che tu sia stato un simbolo, una pretestuosa scusante per dare modo alla nostra società un po’ ipocrita di esibirsi in una dimostrazione di retorica e creare un eroe, lo Stato, e un anti-eroe, il valsusino.

Aggiungevo: “E’ quando non ci sono le telecamere, che le cose possono cambiare. Questo è quello che può succedere senza telecamere.”

Ma Messora va molto più a fondo, includendo nella disamina i casi di Giuseppe Turrisi, Gabriele Sandri, Aldo Bianzino, Federico Aldovrandi per giungere all’infamia della scuola Diaz (per ogni episodio a fine articolo vi sono link per approfondimenti o per prendere atto delle crude immagini ad essi correlate):

Sto dalla parte delle forze dell’ordine, per esempio, ma non se gettano un ragazzo per terra, Stefano Cucchi, procurandogli lesioni toraciche e infierendo poi con calci e pugni. Non se fermano un ragazzo che sta bene, cioè, e lo restituiscono alla sua famiglia in una bara (anche se per Angelino Alfano era solo caduto dalle scale). […]

Conclude Messora (e personalmente sottoscrivo):

Cara pecorella, che pecorella non sei, tutto questo non è certo colpa tua, ma spero che tu comprenda, adesso, perché non posso stare dalla tua parte “senza se e senza ma”. Mi comprenderai perché prima di essere un agente delle forze dell’ordine, tu sei innanzitutto un cittadino italiano come me, ed è proprio dalla parte dei cittadini che bisogna stare, senza se e senza ma. Dalla parte di quelli onesti però, condannando quelli disonesti, che indossino una divisa oppure no.

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