Forza Etna, nuovo patrimonio dell'umanità Unesco

A queste latitudini quelli de “le caprette ti fanno ciao” hanno creduto – ma che dico, credono tuttora – che la patacca di patrimonio dell’umanità incollata dall’Unesco alle Dolomiti potesse rappresentare l’alba di un nuovo giorno per il turismo di queste lande. Se si è accesa – se si è accesa – si tratta di una candelina fioca fioca, perché di nuova alba neanche uno spiraglio si è visto. In realtà siamo al buio completo, profonde tenebre avvolgono il turismo dolomitico, se non altro quello bellunese. Insomma, l’unica cosa certa che ci ha portato l’Unesco è il baraccone della Fondazione pentaprovinciale, una macchina complessa. Poi, certo, come ebbe a dire il recentemente scomparso Catalano, “meglio innamorarsi di una donna bella, intelligente e ricca che di un mostro, cretina e senza una lira”.

Dall’altra parte dell’unità d’Italia, in Sicilia, gli isolani aggiungeranno presto un’altra patacca Unesco alle cinque che già avevano collezionato: il prossimo giugno l’Etna sarà proclamato patrimonio naturale dell’umanità bla bla bla. Che uno pensa alla Sicilia -una sventola di regione da 5 milioni di abitanti- come ad un concentrato di sole, mare e profumi di vacanza e, quindi, di industria turistica. E invece ti fanno 4 milioni di arrivi e poco meno di 14 milioni di presenze (dati 2008 ma quelli del 2012 sono forse peggio), quando il Veneto – per dire – se ne macina 65 (milioni di presenze). Per fortuna che da quelle parti ci sono gli agrumi, le insuperabili arance rosse di Sicilia. Ma adesso con l’Etna pataccato patrimonio dell’umanità, che erutti la propria rabbia o meno, le sorti del turismo siculo ed etneo in particolare potrebbero radicalmente cambiare. Come, per l’appunto, è successo qui sulle Dolomiti, né più né meno.

Forza Etna.

etna

(foto wallpaperswiki.org)

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