I merdaioli europeisti e la svalutazione del lavoro

I merdaioli europeisti si sono affacciati al balcone ed hanno irrorato i polli in batteria con altro pisciame (qui su Voci dall’Estero un ottimo approfondimento). Di buono c’è da registrare che si sono finalmente accorti che è il sole che sta fermo. Dunque (neretto mio),

I divari macroeconomici, sociali e occupazionali tuttora crescenti minacciano gli obiettivi fondamentali dell’Unione sanciti dai trattati, ossia vantaggi generalizzati attraverso la promozione della convergenza economica e miglioramento della vita dei cittadini negli Stati membri. Il rapporto 2013 dimostra come le basi dei divari attuali siano state poste nel corso dei primi anni di introduzione dell’euro, giacché in alcuni Stati membri una crescita squilibrata, fondata sull’aumento del debito alimentato da bassi tassi di interesse e su massicci afflussi di capitale, è stata spesso associata a un andamento deludente della produttività e della competitività.

Venuta meno la possibilità di svalutare la moneta, i paesi della zona euro che tentano di recuperare competitività sul versante dei costi devono ricorrere alla “svalutazione interna” (contenimento di prezzi e salari). Questa politica presenta però limiti e risvolti negativi, non da ultimo in termini di un aumento della disoccupazione e del disagio sociale e la sua efficacia dipende da molti fattori come il grado di apertura dell’economia, la vivacità della domanda esterna e l’esistenza di politiche e di investimenti che promuovano la competitività non di prezzo.

Però, che teste!!

In Italia se n’erano accorti prima. E se n’era accorto pure il Fassina, mi spiego??? Il Fassina!! Uno del PD (Cristo santo, uno del PiiDDDDìììììì !!)

Non potendo svalutare la moneta si svaluta il lavoro.

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