10 Comments

  1. L'Economa Domestica
    23 Luglio 2014 @ 18:05

    Mi è appena venuta una voglia incredibile di Alpe Di Siusi

  2. Danilo De Martin
    24 Luglio 2014 @ 18:22

    @L’Economa Domestica,
    non dico niente di speciale se dico che al loro marketing va fatto tanto di cappello. Insomma, bisogna dire che i nostri vicini sudtirolesi sanno davvero suggerire emozioni (più prosaicamente: venderle) come pochi altri. Il player video inserito nel contesto dell’offerta, per esempio, non solo mantiene l’immagine coordinata ma culla il visitatore in una dimensione di accoglienza dalla quale traspare “la cura”, la dedizione. E poi nei video trovi professionalità nelle riprese e una certa effervescenza nel montaggio (non sempre, certo, ma quasi) che rendono il prodotto-video efficace, mai banale. Ma al seguito delle emozioni, che per prime ti rapiscono, trovi un edificio solido e collaudato che genera informazioni che poco lasciano al dubbio, a partire ovviamente dalle forme d’accoglienza. Certo, le risorse che l’Autonomia di cui godono ti mette a disposizione sono formidabili… Vedremo se al referendum del 31 agosto i cugini auronzani dimostreranno di aver capito qual è la campana che va suonata.

    (nel frattempo, per dare spessore alla nuova categoria/rubrica “I turismi degli altri”, posterò qualche altro “spezzone” video su temi “vibranti” tratto dalle loro 13 proposte, anche se queste ultime sono più facilmente godibili direttamente sul sito suedtirol.info)

  3. L'Economa Domestica
    25 Luglio 2014 @ 11:45

    Una campana stonata in partenza… ed inutile. Io ho fatto vacanze in Alto Adige, in Trentino, in Veneto costiero, in Abruzzo, in Toscana, all’Estero. E’inutile battere sull’autonomia quando si è rimasti indietro di trenta anni nel settore turismo e quando le doppie case e i capannoni hanno rovinato le valli per sempre.
    Tanto l’unico investimento buono per il turismo auronzano è stata la Lazio: vi assicuro però che gli striscioni del Bard e le bandiere del Veneto in giro contribuiranno, e non poco, a non far ritornare le persone del centro Italia. Se si lavora col turismo si debbono fare delle scelte. Siamo sicuri che quella dei referendum e dell’autonomia chiesta a voce troppo alta sia quella giusta? E’marketing anche questo.

    Un’altra osservazione: fin quando ci saranno persone affezionate alle ombre nei bar dei paesi, i turisti, quelli che possono spendere, si dedicheranno ad altri lidi ed altri monti. Ve lo dico perché ho sentito i commenti di persone con alta capacità di spesa disturbate dal vedere persone del luogo spendersi le paghe nei bar. E’marketing anche questo.

  4. Danilo De Martin
    25 Luglio 2014 @ 12:28

    @L’Economa Domestica,
    mai barattare la propria identità per un “piatto di lenticchie”. Così dicasi per il proprio desiderio (e necessità) di autonomia, a maggior ragione se vi sono larghi strati della popolazione che rappresentano una minoranza linguistica, come quella ladina che noi costituiamo nella parte alta della provincia, da tutelare. Credo poi che il viaggiatore, il visitatore a scopo turistico, veda sempre di buon grado le manifestazioni di fierezza di un “popolo” (se chiamarlo popolo pare eccessivo riferiamoci alle “genti”) quando, questo sì, gli sia garantita una basilare forma d’accoglienza. Capisco il tuo risentimento nei confronti delle seconde case e della “filosofia” connessa ma mi pare francamente esagerato dire che “hanno rovinato le valli per sempre”. E’ vero invece che abbiamo “in media” paesi orribili se confrontati con altre “forme urbane” che popolano la montagna, ma se parti in città e giungi nei nostri borghi l’impatto non è così devastante. Sulle “devastazioni” prodotte dall’alcol sugli autoctoni e relativi negativi riflessi sulla popolazione ospitata concordo anche se, non ti sfuggirà certo, è problema vasto e complesso che si articola in una dimensione sociale che va ben oltre la finestra del periodo vacanziero (inoltre, restando un problema grave, non si può dire che sia fra i primi a dover essere affrontato nel tentativo di rinvigorire la nostra capacità d’accoglienza).

  5. bitter fruit
    25 Luglio 2014 @ 21:12

    @L’Economia Domestica. Mi sembra di aver letto proprio qui, un po’ di tempo fa, un articolo del direttore in cui si metteva in evidenza che in Alto Adige l’alcolismo, soprattutto fra i giovani, e’ diffuso come e forse di piu’ che qui “da noi”. Quindi,non penso sia questo il problema della perdita turistica della nostra area dolomitica bellunese.
    In quanto “a simpatia”, mah, “quelli di la’ ” si sono dati “una mossa” da quando l’Austria ha iniziato a fare marketing pesante, dirottando di la’ dai confini “italici” un bel po’ di turisti. Penso invece che chi ha “potere di spesa” cerchi nella vacanza alpina o marina che sia il miglior rapporto possibile fra prezzi praticati e servizi offerti e disponibili. E qui ritorniamo alle solite cose. Eventi culturali, diurni ma soprattutto serali di livello in linea con quelli che vengono proposti dalle grandi citta’ nel resto dell’anno, oppure alberghi dotati di strutture welness,(piscine riscaldate, saune, idromassaggi ecc. ecc.) Strutture il cui investimento inziale parte da un minimo di Euro 300/400m.(per cose piccoline, senza infamia e senza lode).E poi e poi, certo le doppie case, ma non possiamo permetterci grandi alberghi dai costi iniziali e di mantenimento impossibili. Dobbiamo puntare su strutture leggere per un turismo “medio” non certo di alta qualita’, con un pacchetto di servizi che “attraggano”. Non e’ comunque facile, considerata anche la crisi economica che incombe da ormai sette anni e la cui fine non sembra certo dietro l’angolo, anzi, purtroppo continua a mietere “vittime”. Che dire teniamoci stretta la Lazio, e magari troviamo qualche altra cosa simile di successo.
    Non sempre pero’ “il turismo sportivo” porta agli stessi risultati,(vedi la Fiore a Cortina, un flop). Sicuramente il direttore e altri frequentatori del blog possono contribuire “di piu’ e meglio” al dibattito. Ossequi e buona estate, per quel che resta.

  6. Mirco
    26 Luglio 2014 @ 10:48

    Ho paura che la crisi economica stia diventando una scusa per non fare nulla, al pari della continuata equazione no autonomia=no turismo. Lavorando negli enti statali, polemicamente, posso affermare che i comuni, le provincie hanno ancora troppi soldi. Una miriade di lavori, incarichi, che non portano a niente, mentre il poco che si potrebbe fare subito …. non lo si fa. Anche solo un sito, a guardare bene, è opera di privato e non di un ente pubblico. Ha costi proibitivi? Ma. Gli Iat, ora provinciali, non riescono nemmeno a dirti cosa c’è di aperto e di chiuso e neanche sanno se la tal manifestazione la si terrà a Cortina o all’Astor di Belluno. Internet….. stendiamo un velo pietoso. Chiusa la galleria, dopo 20 anni di assenza totale di manutenzione, i sidnaco di Perarolo ha deciso di asfaltare tratti della vecchia strada, cosicchè galleria chiusa e semafori in giro per le strade. Comprensivo di quello alle porte di castellavazzo perchè stanno facendo un pezzo di pista ciclabile. A mio modesto parere non esiste organizzazione, non esiste volontà di fare.

  7. estate all’Alpe di Siusi (scopri l’Alto Adige /2) » BLOZ – il blog su Lozzo di Cadore Dolomiti
    26 Luglio 2014 @ 15:07

    […] omaggio a @L’Economa Domestica che in un recente commento si è dimostrata particolarmente attratta da questo lembo di terra sudtirolese “Mi è appena […]

  8. L'Economa Domestica
    26 Luglio 2014 @ 15:11

    @ Danilo De Martin, @ Bitter Fruit
    Il problema dei “Bar da ombre” come problema per il turismo c’è ed è anche pesante. Sono stata venti anni in vacanza in Trentino ed in Alto Adige e vi posso dire che, in stagione turistica, gli alcolisti sono tenuti ben nascosti. Vedere il proprio cameriere, l’operaio del Comune, il pittore che ridipinge l’albergo nel bar a bersi lo stipendio è un’ottima ragione per cambiare meta (idem per il giocare alle slot machine e simili).
    Sulle richieste di autonomia e l’impatto sui visitatori: vi posso assicurare che non hanno impatto positivo, anzi. Proprio per niente. Cortina docet: ci andavano i romani bene, i professionisti, fino agli anni ottanta. Poi sono arrivate la Liga Veneta e le rivendicazioni. Addio Cortina.
    Le seconde case hanno devastato le valli: ho visto costruzioni recenti in zone periferiche urbane archiettonicamente molto più belle degli orrendi condomini anni settanta e ottanta della zona (il brutto è che il modello viene ancora proposto dai costruttori!). Le valli sono state distrutte anche dai capannoni industriali, per lo più abbandonati.
    Sull’offerta turistica: le persone ormai vogliono un ottimo rapporto qualità/prezzo, sia che si tratti della pensioncina, sia che si tratti dell’albergo di lusso. Se trenta anni or sono in Trentino (e specifico, Trentino e non Alto Adige) i residences e gli alberghi venivano tutti costruiti con le piscine e venti anni fa il Veneto costiero ha iniziato lo stesso percorso, forse ci sarà una ragione? Le Spa ormai sono anche negli alberghi dell’appennino abruzzese, che hanno iniziato ad attrarre di nuovo turisti. Ci sarà un perché?

  9. bitter fruit
    26 Luglio 2014 @ 20:37

    @L’Economia Domestica,andiamo con ordine,mi o ci vuoi far credere che in Alto Adige, gli alcolisti vengono ‘segregati’ nei mesi turistici? In qualche maso adibito, per l’occasione, a ‘ostaria’? Ma allora non dovremmo visitare la Roma tentacolare o Napoli o Palermo, e cola’ i problemi di ordine pubblico, come ben sappiamo, sono altri, non certo o solo l’alcol. La lega in provincia, per le note vicende che hanno coinvolto i vertici nazionali e’ in deciso calo, le ultime elezioni lo stanno a dimostrare. A Cortina citta’ o paese che sia…la lega non ha mai attecchito. A Cortina, se non lo sai, la maggioranza in consiglio comunale e cosi la minoranza sono le facce del medesimo partito, chiamalo PDL o Forza Italia. Alcuni anni fa un albergatore mi diceva che i “comunisti” sono stati “spediti” in Val Belluna.Il problema dell’autonomia e’ caso mai aggregarsi all’isola felice che risponde al nome dell’Alto Adige. Il problema delle seconde case non e’ tanto l’impatto ambientale o forse io non “lo colgo”, (ti prego, fammi degli esempi con nomi di localita’ cadorine, o comeliane dove a tuo parere l’impatto e’ cosi devastante, veramente, attendo tua risposta). Idem per le aree artigianali o industriali il cui impatto e’, a tuo dire, cosi negativo. Su quello che vuole la gente di citta’ dici, meglio ripeti, quello che ho gia’ messo in evidenza io e che tutti sappiamo. C’e’ anche da dire che tentativi di “impiantare” qualche “SPA” all’interno di qualche albergo o nei pressi c’e’ stato e purtroppo, non so se per altri motivi,i risultati non sono stati edificanti. Un esempio su tutti, le Terme di Valgrande. Probabilmente per impiantare una struttura alberghiera ci vogliono: capacita’ imprenditoriali nel settore, disponibilita’ finanziarie proprie o di terzi,(leggi banche), coraggio, tanto coraggio, ma soprattutto programmazione. I turisti, che sono “dei clienti”, te li devi andar a cercare, ovvero qualcuno te li deve “portare” a casa e mica si accontenta delle briciole. I flussi devono essere continui, per tutta la stagione turistica, e il problema e’ riuscire a generare margini sufficienti a remunerare le risorse investite, perché se le “agenzie” o tour operator “ti mangiano” il tuo guadagno, ecco che le seconde case avanzano. Non sono d’accordo,almeno in parte, sull’ostracismo verso quest’ultime. A parte gli introiti dovuti ai comuni, leggi IMU TARES ecc.ecc. qualcosa, a volte di piu’, lasciano sul territorio. Salta agli occhi, nei supermercati del territorio, quando e’ periodo di vacanza, sia anche solo per il w.e. Non e’ vero, a mio avviso, che “si portano su tutto dalla bassa”. Per chiudere posso dire che oltre al coraggio, iniziativa imprenditoriale spiccata ecc.ecc., ci vuole “la fame” e forse noi siamo ancora in quella fase “post-ociai”. Non e’ facile e immediato “convertirsi” dal manifatturiero al “turismo”. Ed infine, in giro ci sono comunque sempre meno soldi, mi riferisco al turismo domestico, non straniero, checche’ se ne dica.

  10. L'Economa Domestica
    27 Luglio 2014 @ 09:49

    @ Bitter Fruit
    Ebbene sì; in Alto Adige ci sono andata in vacanza venti anni. A parte qualche sporadico tipo caratteristico (e sottolineo sporadico) il bar da ombre viene tenuto ben nascosto proprio per la ragione che vi ho detto: rovina la piazza agli albergatori. Su Cortina, i romani ricchi se ne sono andati quando hanno iniziato a frequentarla certi simpatici tipi di industrialotti del Nord, affezionati a concetti in cui Roma appariva come il pozzo nero dove arrivavano tutte le loro tasse. I romani se ne sono andati in lidi più verdi, e non torneranno (peccato che ormai anche gli industrialotti in crisi siano spariti). Sulle località Cadorine rovinate da doppie case e capannoni: non ce ne è una sola. Sono tutte più o meno rovinate. Il problema è che anche turisticamente parlando il fenomeno è morto: a parte qualche pensionato, chi, tra quelli che si può permettere una vacanza, vuole passare quindici giorni a governare una casa? Danilo ha fatto ben vedere nei suoi grafici anche il calo dell’extra alberghiero in zona. Le SPA non andavano impiantate un anno fa, andavano impiantate dieci anni fa, ma ancora gli ociai tiravano abbastanza per far passare il turismo in secondo piano. Quindi perché venire in vacanza in Cadore, con alberghi non di livello, il paesaggio distrutto, un’enogastronomia da costruire, i bar da ombre pieni di persone bestemmianti (e i turisti certe cose le notano, soprattutto quelli benestanti), se a quaranta chilometri trovo un’altra accoglienza? O la trovo a centocinquanta chilometri da casa mia?
    Sulle agenzie: stanno salvando il turismo di mezza Italia, perché per il momento riempiono le strutture nei periodi morti (vi dice nulla la parola “Slovenia”?). Certo, i guadagni sono più bassi e vanno fatturati, ma l’alternativa qual è? Chiudere?