Mappatura dello stato dei referendum comunali in provincia di Belluno per il passaggio in Trentino Alto Adige o in Friuli Venezia Giulia

Dal sito del BARD: “Mappatura dello stato dei referendum comunali in provincia di Belluno per il passaggio in Trentino Alto Adige o in Friuli Venezia Giulia (aggiornamento al 2 dicembre 2012; cliccare per ingrandire)”.

Come si vede, oltre ai referendum storici di Cortina d’Ampezzo, Livinallongo del Col di Lana, Colle S. L., Sappada, Lamon e Sovramonte, molti altri comuni si sono da poco attivati ed hanno avuto l’ok da parte della Consulta per l’indizione dei referendum per il passaggio al Trentino Alto Adige: Falcade, Rocca Pietore, Canale d’Agordo, Gosaldo, Feltre, Cesiomaggiore ed Arsié.

Vi sono comuni nei quali la raccolta firme e la delibera comunale è già stata fatta e sono in attesa del formale benestare da parte della Consulta: Pieve di Cadore, Taibon Agordino, Voltago Ag. e Rivamonte Ag.. Ve ne sono poi alcuni nei quali è da poco iniziata la raccolta delle firme: Comelico Superiore, Vigo e Lorenzago di Cadore e, da ieri, anche Auronzo e Lozzo di Cadore.

Aggiornamento (14 dic. 2012): anche Pieve di Cadore ha ottenuto l’ok ufficiale (e quindi passa a “blu”)

mappatura dello stato dei referendum comunali in provincia di Belluno (aggiornamento 02 dic. 2012)

23 commenti per Mappatura dello stato dei referendum comunali in provincia di Belluno per il passaggio in Trentino Alto Adige o in Friuli Venezia Giulia

  • Lozzese curioso 2

    …arda ke bel!
    Faron n’Comun unico con duto al territorio pituròu de dàl (giallo)!
    Seu dacordo?
    ciao.(varda ke ei tolesto la camomilia,….ma no fei efetto!)

  • frank

    ammesso che la parte orientale del Cadore passi al Friuli e la parte nord occidentale al TAA come la mettiamo con la gestione associata delle funzioni fondamentali?

  • @frank,
    per quello sostengo che le esternazioni della Ciotti, che tu hai definito “ingegneria bizantina”, si devono tenere tra i denti. O dici a tutti “stiamo scherzando, siamo tutti parte di un gigantesco scherzo: vi facciamo votare ma qualunque sia l’esito noi restiamo qui dove siamo … il referendum serve solo per dare una scrollata a quelli che stanno scaldando le sedie a Roma …”. Però, ragionando per assurdo, supponi che a Roma si sblocchi la situazione e che si dia il via (come sarebbe “democratico” e costituzionale) al passaggio VERO E PROPRIO dei comuni in funzione delle scelte fatte dal popolo. Fermiamo tutto??? La sindaca Ciotti si tira indietro???

    E’ altrettanto ovvio che se aspettiamo che le cose si sistemino (qualunque cosa voglia dire) … diventiamo tutti vecie cuche. E allora bisogna fare quello che si sta facendo, cioè i referendum comunali perché il profondo disagio venga reso palese oltre ogni ragionevole dubbio (sempre ammesso che il parlamentare italiota se ne renda conto). Ed a questo punto costringere la POLITICA a proporre una soluzione UNITARIA, ossia il conferimento di una qualche dose di autonomia a tutta la Provincia di Belluno (che non potrà essere inizialmente quella che hanno oggi Trento e Bolzanno, questo lo sappiamo), lasciando piena libertà ai comuni (alla gente) di fare la scelta “definitiva”.

  • frank

    @danilo
    allora pensi anche tu che si potrebbe correre il rischio di arrivare ad un Cadore “dicotomizzato”

  • Danilo De Martin

    Comuni bellunesi in Trentino, a febbraio il referendum

    La data è stata fissata dal Consiglio dei Ministri: gli abitanti di Arsiè,Canale d’Agordo, Cesiomaggiore, Falcade, Feltro, Gosaldo e Rocca Pietore al voto il 10-11 febbraio. (da Corriere delle Alpi)

  • frank

    danilo p.f. correggimi il refuso “dicotomizzati” da dicotomia, rigida suddivisione in due parti

  • @frank,
    fatto. Avevo l’intenzione di farlo “d’ufficio” ieri mentre stavo rispondendo al tuo commento sulla “dicotomizzazione”. Sono poi stato interrotto tre-volte-tre di fila ed alla fine ho dovuto andare verso Pieve lasciando aperto il commento con l’idea di chiuderlo al mio ritorno. Quando sono tornato ho chiuso tutto … perdendo anche ciò che avevo scritto (e mi dispiace perché era più un articolo che un commento sull’unitarietà del Cadore ecc. ecc.). Anche ora devo andare, prima che la neve di stasera mi pregiudichi il lavoro che devo fare. Ad ogni buon conto il succo era che: l’unità del Cadore è un falso valore, storicamente indeterminabile (perlomeno negli ultimi 60 anni); ciò che conta è la sopravvivenza della specie; le strategie da mettere in atto non sono oggi negoziabili in termini di aspettative future per il semplice motivo che, attendendo che il futuro si compia (per vedere se A funziona e, se non funziona, eventualmente passare a B), le probabilità che abbiamo di essere lì a viverlo – quel futuro – sono molto scarse. La gente è dotata di mobilità e … la Germania ha bisogno di forza lavoro. Se non puoi svalutare, e con l’euro non puoi, o deflazioni il salario o sposti le persone dove c’è il lavoro. Vedrai che molti cadorini impareranno il dialetto trevisano ma tanti altri impareranno il tedesco e tutto ciò anche se riuscissimo ad innescare politiche di sostegno alla famiglia derivate da una ipotetica e conquistata Autonomia. Figuriamoci senza …. Mi dispiace aver riassunto telegraficamente i concetti che avevo più compiutamente sviscerato ieri. Quindi, NO, non ho paura che il Cadore corra il rischio di essere dicotomizzato perché già ora non è un’entità da potersi considerare unitaria (nel discorso di ieri mi ero soffermato anche su ciò che resta del ladino, elemento questo si unitario che abbiamo messo sotto i piedi da mo’); però, SI, sarei felice se alla fine dei giochi fosse riconosciuto a tutto il territorio bellunese la possibilità di provare a costruire il proprio futuro unitariamente (e l’ideale sarebbe che lo potesse fare in un’area “omogenea” come può essere una Regione Dolomiti allargata alle autonomia già esistenti di TN e BZ). Il problema è che … TIC-TAC-TIC-TAC il tempo intanto passa !!

  • @frank, ho letto ora un sms che mi è giunto e ti riporto:

    Sos. Conosci Franco Regalia? Ha visto bloz e ha cambiato idea, non raccoglie più le firme per il referendum. Siamo nella c….a a Vigo!

    Frank, ti prego, non darmi anche questa preoccupazione. Con il BLOZ ho già accumulato una serie di sensi di colpa che, unitamente ad esigenze prostatiche, mi strappa frequentemente al sonno. Non vorrei dover sommare a problemi lozzesi anche quelli provenienti dall’Oltrepiave ed in particolare da Vigo.

    Senza mettere in dubbio la convinzione del mandante (la cui identità non mi è al momento nota), sto cercando di convincermi che ci sarà senz’altro qualcuno che, specularmente, non credeva ai referendum ed alla raccolta firme ed ora ha cambiato idea. Intuisco però, dal vago accenno alla c…a, che il tuo interessamento era oltremodo qualificato: cioè la causa avrebbe perso ben più di un fanalino, forse una ruota, fors’anche il motore. Non ne sapevo niente. Non so dove ho sbagliato. Se posso “redimere” sono a disposizione. Però, toglietemi tutto, ma non il mio …

  • E’ una sciocchezza ma è meglio che chiarisca a tutti e soprattutto a @uvz che recentemente si è visto cancellare un commento perché vi si facevano “riferimenti” alla identità di nickname o pseudonimi che dir si voglia in uso su questo blog. @frank ha chiarito in passato la propria identità, pur esprimento la volontà di continuare ad usare questo nickname nelle conversazioni qui sul BLOZ. Non ho quindi svelato nessuna identità che non fosse già chiarita dal diretto interessato. Ora però devo proprio andare. Sane.

  • frank

    @danilo
    non crucciarti; non hai commesso nessun misfatto. Il nick name nei blog ha lo stesso senso di un nome proprio, conservando però la privacy identitaria di chi la vuole mantenere. Non è il mio caso, per me è un semplice nomignolo che mi permette di risparmiare “battute”. Venendo in argomento non penso e non credo di essere indispensabile. Non sono contrario ai referendum, anzi, ma non mi convince la scelta Friuli per Vigo (se pur motivata dai confini, ma per altrettanti confini Vigo è di seconda fascia come Lozzo) e TAA, ad esempio, per Lozzo. Vuol dire che le vie, se tutto va nel verso del diritto costituzionale, si divergeranno ed arriveremo a dividere amministrativamente il Cadore: una parte accorpata al Friuli ed un’altra ad altra regione (legame che ha forse minori ragioni storiche d’essere) costituendo un confine amministrativamente anacronistico e antistorico tra la sponda dx e sx del Piave. Penso che il Cadore debba rimanere unito (è questa la sua forza) e debba scegliere di stare o tutto ad est o tutto a ovest. In questo senso sono pronto ad impegnarmi a raccogliere firme. Non pretendo di essere “compreso” ma non mi sento, in linea di principio, di compiere azioni atte a dividere un territorio che ha invece bisogno di unità d’intenti.

  • Cagliostro

    frank,
    parole sante, piene di acume e buon senso. In questo momento, difficili da trovare anche in Cadore.

  • @frank,
    mi scuso per questo interloquire a singhiozzo ma di meglio non posso fare: volevo aggiungere una considerazione a quanto da te detto. Evitiamo di entrare nel dettaglio delle diverse condizioni esistenti in TAA da una parte e nel FVG dall’altra. Se siamo convinti che il passaggio di regione, qualunque essa sia, non porti benefici, il discorso è già morto. Ma se pensiamo che il passaggio comporti un reale beneficio per le popolazioni, quale senso ha l’immobilismo (non provare a fare il referendum) per mantenere una supposta unità territoriale cadorina? Mi spiego meglio: restiamo “uniti” (quale senso poi abbia questa unità è tutto da dimostrare) auto-spegnendo il nostro futuro, o proviamo a passare di regione regalandoci le stesse chance delle popolazioni che stanno “di là” e che sono sottoposte a normative che – con tutta evidenza – riescono a garantire meglio e con più forza il loro futuro destino?

    Se poi mi dici che il tuo aspettare è alimentato dalla convinzione che, a breve, il governo italiano si renderà conto che le popolazioni di montagna – che già non lo siano – vanno lasciate libere di autogovernarsi rendendole autonome, posso certamente capire le tue perplessità. Ma sappiamo entrambi che senza la possibilità offerta dall’art. 132 della Costituzione, col cavolo che puoi sperare che lo stato italiota faccia qualcosa per un manipolo di persone che elettoralmente conta meno di zero. Ed inoltre non mi risulta che la strada del referendum sia necessariamente a senso unico (dando per scontato che, prima o dopo, il parlamento non possa che esprimersi rispettando la sovranità delle decisioni della gente).

    A questo punto, quindi: o facciamo la marcia (con i forconi) dei 100.000 (leggasi centomila) per dare un segnale inequivocabile che vogliamo l’autonomia (il paradiso?), ma questo va fatto DOMANI, al massimo DOPODOMANI, e aspettiamo che lo stato italiano si scuota e ci conceda ciò che forse – forse – sarà in grado di aiutarci ad affrontare il futuro o … proviamo a fare ciò che stiamo tentando di fare, cioè passare in una realtà con maggiori garanzie di sopravvivenza (purgatorio?). Vogliamo restare dove siamo (inferno?), restiamo. Senza voler apparire paternalistico, non lo sono mai stato: se domani i nostri figli ci domandassero se abbiamo fatto tutto il possibile per garantire loro un migliore futuro da vivere, che cosa gli risponderemmo?

  • Attilio Bianchi

    @danilo : l’ unico referendum che può cambiare veramente la condizione attuale, anche perché dipendente solo dalla nostra volontà, è quello che ridia autorità politica alla MCC. Tutto il resto è una pia illusione, tuttalpiù un segnale che deve essere decodificato da altri. La Carnia soffre come il Cadore le politiche accentratrici del capoluogo. Indubbiamente si parlerà di MCC come governo unitario del territorio in campo turistico, silvo-pastorale, sulle risorse idriche e delle materie prime ( Legno ), del manifatturiero e dell’ artigianato, della promozione del territorio, della viabilità, della raccolta dei rifiuti etc…etc…
    Se si realizzasse l’antica unità si potrebbe contare anche su una banca con la testa sulle dolomiti, che diverrebbe volano di una rinnovata speranza per questo meraviglioso territorio. Dovrebbe partire proprio dalla magnifica, dove ogni comune è già rappresentato, la richiesta di una consultazione comune x comune sul quesito: ” DESIDERA CHE LA MAGNIFICA COMUNITA’ CADORINA RITORNI AD ESSERE ENTE SUPERIORE UNITARIO PER IL GOVERNO DEL TERRITORIO DI CUI IL SUO COMUNE FA PARTE?
    SI X NO Ciao vecio.

  • frank

    @danilo
    per uno come me che ha sostenuto su questo blog l’opinione, a torto o ragione, del comune unico ( che darebbe miglior visibilità e un ben maggior peso politico al territorio, beninteso se conseguentemente c’è una classe dirigente valida e che potrebbe bene essere chiamato MCC elevando la stessa da semplice istituzione culturale a Comune) pensare di dividere il Cadore tra due regioni è un non senso. Ovviamente le condizioni di protesta e di disagio ci stanno tutte e le varie scelte rivendicative possono essere percorse. Io non ne combatto a priori nessuna però formulo una proposta: Incominciamo col chiedere alla regione (che la può fare domani mattina stessa!) la legge che delega alla provincia di Belluno (ancora esistente) i settori previsti dallo Statuto regionale, con i relativi capitoli finanziari. Attualmente per il Veneto siamo una Provincia con specificità senza gestione della riconosciuta specificità e di questo non c’entra nulla Roma.

  • @frank,
    quanto dici in chiusura è più che condivisibile anche se non puoi dire che con Roma non c’entra nulla nel senso che i tagli dei trasferimenti stato-regione condizionano pesantemente quelli regione-provincia-BL. Credo poi che la mancanza di una guida scelta dal voto popolare, le province sarebbero enti di secondo grado (la Consulta deve ancora valutare questo aspetto di supposta incostituzionalità – che per me è invece palese), sia un ulteriore ostacolo ad una seria definizione della materia. Però – altrettanto chiaramente – nessuno vieta loro di decidere il modello di trasferimento e quindi le modalità di attuazione della specificità parametrizzando la dotazione finanziaria ai tagli subiti.

  • frank

    @danilo
    volevo solo precisare che la potestà legislativa regionale in materia di attuazione del proprio statuto è tutta esclusivamente di Venezia che, finchè non delega alcune sue funzioni (quelle stabilite) alla provincia di Belluno fa di questo un territorio specifico solo sulla carta. La Consulta che ha già rinviato il suo verdetto avrà meno difficoltà ora (dopo Monti i partiti non hanno tanta voglia di affrontare il problema province in generale) a valutare il tema dell’incostituzionalità, di cui condivido la tua opinione.

  • frank

    Danilo, con tutta questa “voglia” di TAA la SudTyroler Volkspartei dovrebbe presentarsi anche da noi. Prenderebbe più di qualche voto.

  • Lozzese curioso 2

    …..ribadisco per l’ennesima volta (se mi è concesso):il Centro Cadore non esiste!
    Esiste soltanto la C.M. del Centro Cadore creata alla fine degli anni 80:UN CARROZZONE CHE HA PORTATO I PAESI + PICCOLI ALLA MORTE!
    MA GUARDATE I FATTI!
    Gli unici Comuni che hanno avuto un incremento della popolazione o rimasto inalterato sono quelli centrali,gli altri piccoli e periferici solo miserie:chiusura degli uffici,dei negozi e delle infrastrutture!!!!
    E POI CI VENGONO A DIRE CHE E’ NECESSARIO UNIRE I COMUNI!!!!!!!

  • frank

    @lozzese curioso 2
    E infatti esiste storicamente solo il Cadore riconosciuto nel 1347 dal Principe Patriarca Bertrando di Aquileia, feudatario diretto dell’imperatore, come Communis et Universitatis terrae Cadubrii.
    Tutto il resto è: divide et impera

  • frank

    danilo guarda un po’ cosa succede a Piacenza, hanno ottenuto il referendum ed ora pregano il presidente della repubblica di aspettare (evviva la serietà d’intenti):

    http://www.piacenzasera.it/imgportfolio/55/img_6/img_31571.pdf

  • @frank,
    ho letto il pdf, ma sembra che più che un ripensamento relativo al referendum le perplessità nascano sia dalla mancata conversione in legge del decreto di riordino sia dalla commistione o affollamento che si verrebbe ad avere con l’accavallarsi delle elezioni politiche. In realtà succede quello che potrebbe succedere anche da noi qui in provincia di Belluno riguardo ai “nostri” referendum. Tirar su le firme è una cosa, affrontare e vincere il referendum tutt’altra, soprattutto se non hai il tempo di spiegare alla gente il perché della “mossa referendum” ed il tempo perché la cosa sia meditata e digerita.

  • @frank,
    credo che dal punto di vista della partitica il Cadore potrebbe al massimo essere una pessima copia di ciò che è la provincia di Trento, cioè una spartizione su base partitica nazionale mitigata dagli interessi territoriali e dalle possibilità che offre l’autonomia. Per un partito del territorio sull’esempio della SVP (Südtiroler_Volkspartei) la vedo veramente dura (troppi anni di bombardamento televisivo ci hanno anestetizzato, siamo ormai degli zombi – veri e propri morti che camminano verso lo spegnimento), anche se il BARD è nato proprio per offrire questa possibilità. SI tratterebbe di convertire il movimento d’opinione (comunque politica) rappresentato dal BARD, in un “partito” del territorio che si possa anche presentare alle elezioni.

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