presenze turistiche a Domegge di Cadore: ah, se solo ci fosse un museo ...

Non si tratta dell’intervista del secolo, essendo piuttosto una chiacchierata di vago sapore informale tra giornalista e sindaco di Domegge sull’andamento effervescente del flusso turistico del passato 2012. E poco importa che non si stia parlando di un gigante come Cortina d’Ampezzo ma di un topolino come Domegge di Cadore. Topolino che, comunque, la sua figura la fa lo stesso: se lo si confronta in termini di presenze con il turismo centro cadorino esso costituisce il 3,47% del totale, ma scende all’1,5% se il confronto viene fatto con il Cadore (Comelico, Centro Cadore e Val Boite) escludendo Cortina, per giungere allo 0,7% se nel computo viene considerata la Regina delle Dolomiti.

Quando si parla di topolini e dei flussi turistici che li coinvolgono, è bene dirlo, può capitare che un torneo di basket per bambini da 3 a 5 anni possa attirare sufficiente pubblico da alterare le statistiche di fine anno. La stessa cosa può succedere se organizzi il torneo di bocce del dopolavoro ferroviario del rodigino o due corpose serate di ballo, una di “liscio” e una di “ruvido”, o ancora una ruspante corsa campestre (magari di respiro internazionale com’era quella del Cross Pradelle).

Detto ciò, un’affermazione del sindaco riportata nell’intervista citata ha destato la mia attenzione:

Il trend è dunque in crescita costante, se pure su cifre contenute. «Sono dati che ci fanno piacere», commenta il sindaco Lino Paolo Fedon, «e che confermano l’interesse dei turisti per Domegge, pur considerando che, diversamente da altre mete poco distanti da qui, noi non siamo una stazione sciistica né possiamo contare su musei, o su altre attrattive particolari».

E’ vero: a parte Auronzo, se ci limitiamo al Centro Cadore, nessun altro comune è vera stazione sciistica (a meno di considerare al ciaredel di Razzo tal cosa). Però, il fatto che il comune di Domegge non possa contare su “musei, o su altre attrattive particolari” non sembra essere colpa da addossare alle “caprette che fanno ciao”. Del resto le statistiche sulle presenze non vanno a vedere se le medesime provengono da anziani seduti per tre quarti della giornata sulle panchine comunali a seguire le evoluzioni delle mosche o da esuberanti giovani (con seguito familiare) che scorrazzano su piste d’atletica o saltano sfegatati nel palazzetto dello sport cercando di centrare il buco del canestro o pagaiano attorno all’isola che non c’è.

Crede forse, il sindaco di Domegge, che la presenza di un museo sia il motivo principe che spinge il turista a scegliere un paese per pernottarvi? Un’offerta museale che si consuma mediamente in 15 minuti, alla grande in mezz’ora, ma facciamo pure tre quarti d’ora (con le solite eccezioni omeopatiche degli appassionati) ? Naaaaa!!

Il museo, se c’è, non è altro che una tessera del grande mosaico dell’accoglienza che, solitamente, il turista cerca di lasciare per le giornate di pioggia (se non è un turista errante). Siete mai stati alla casa natale del Tiziano? Ci vuol più tempo a leggere un depliant che a visitare la casa-museo. Poi, se ti vuoi leggere la biografia del personaggio, be’ allora un po’ di tempo in più ci vuole.

Insomma, il sindaco di Domegge dovrebbe evitare di crucciarsi per la mancanza di un museo, se non altro come fonte di pernottamenti. Non è che farne uno sia poi un problema insormontabile: basta avere un adeguato spazio comunale a disposizione. Per riempirlo ci vuole solo fantasia e buona volontà, perché il materiale si trova dappertutto e le tematiche non mancano di certo.  E, volendo, non mancano neanche i professionisti. Sia infine motivo di conforto la constatazione che, per quanto attiene all’attrattività turistica, anche i flauti tirano.

Pan in controluce al tramonto (via Panoramio)

(foto via Panoramio – Rafl)

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