quello del sindaco di Calalzo non è un blog, è una vetrina blindata

Qualche giorno addietro il sindaco di Calalzo celebrava un traguardo del blog che mantiene in qualità di primo cittadino. Un giornale, non ricordo più quale, parlava addirittura di record, anche se nessuno ha capito rispetto a “che cosa”: sarà un parametro autoreferenziale. Non è di questo che voglio parlare ma, visto che ci sono, pur non essendo un patito delle metriche del web e tanto meno un esperto della materia, desidero brevemente sottolineare due cosette.

Se si vuol dare un’idea di base (che inizi ad essere precisa) bisognerebbe trascurare le “visualizzazioni di notizie, foto, video, articoli e comunicati stampa” (spero che il sindaco non abbia contato il caricamento di un’immagine per giungere alle 50.000 visualizzazioni di cui parla) e riferirsi semplicemente a: visite totali, visitatori unici, pagine visualizzate (non elementi di pagina), tempo medio di permanenza. Il sindaco dovrebbe poi valutare la frequenza di rimbalzo, ossia la fetta di persone che, giunta sul sito magari fiondata da un motore di ricerca, se ne va via subito perché non interessata al contenuto proposto.

Detto questo, veniamo al nocciolo del problema.

Quello che il sindaco calaltino si ostina a chiamare blog è, in realtà, semplicemente una vetrina web di vecchio stampo blindata, nel senso che lo strumento di comunicazione usato è unidirezionale. Insomma, manca la possibilità di postare un commento. E’ una scelta di De Carlo, comoda, rispettabile. Ma allora non lo si chiami blog; potrei capire la definizione di “blog blindato”, che pur essendo una contraddizione in termini riuscirebbe perlomeno a definire il prodotto offerto.

Ad onor del vero, quando nel 1997 vide la luce il primo web log, si trattava di un diario scritto in rete che non aveva la pretesa di permettere uno scambio di opinioni tra chi scriveva i propri pensieri ed eventualmente chi li leggeva. Mancanza, questa, che venne subito colmata e da allora, diciamo dal 2000?, blog significa luogo aperto in cui qualcuno scrive e tutti gli altri possono, se lo desiderano, rispondere, controbattere, criticare, eccepire comunque partecipare.

Il fatto che il blind (blog blindato) del sindaco di Calalzo non sia aperto ai commenti, non è certo un problema. Chiunque avesse voglia potrebbe, in meno di due minuti, aprire un blog, per il titolo proporrei “tontolo-di-Calalzo”, sul quale riprendere ciò che viene più o meno pontificato dal sindaco dandone una propria lettura.

Faccio un salto su un altro dominio comunicativo, quello di facebook. Restando sul generico, anche in questo ambito la comunicazione è enormemente falsata, essendo il pecorone proprietario del profilo normalmente difeso da una folta schiera di pecorelle che impediscono non tanto le incursioni dei lupi, per i quali scattano le tagliole del ritiro dell’amicizia, quanto quelle dei semplici gatti curiosi che, se solo miagolano, si vedono sommergere dal torrente di belati delle pecorelle poste a difesa.

Prima di accomiatarmi: nessun dubbio che la blindatura della vetrina di De Carlo sia dovuta al timore del confronto, ché l’indole del guerriero non traspare solo dal ceffo ma anche dalla condotta (però, per favore, non chiamiamolo blog).

 

(p.s. ho scoperto che De Carlo cinguetta, seguìto all’istante)

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