Trento pronta a dare altri 500 milioni a Roma ladrona (senza neanche una lacrima)

Come dire: chi di residuo fiscale ferisce, di residuo fiscale perisce.

Veramente i conti non tornano ma, per ora, riporto solo la cronaca, ché la partita dei residui fiscali (qui un esempio) è piuttosto complessa e si sta un attimo a scivolare sulla buccia di banana, soprattutto quando si vanno a fare i conticini nella zona di frontiera, lì dove il residuo cambia di segno…

Per il resto cose già viste e sentite… anzi no: perché Rossi, se non ricordo male, dopo la sceneggiata burina di Vespa – che si è sbracciato sulla tv di stato (ovviamente di marmellata) contro le autonomie di Trento e Bolzano – ha snocciolato una serie di dati sul residuo fiscale del TAA a dir poco “confusi”, se confrontati con quelli sottoriportati dal quotidiano Trentino. Ma troverò il tempo per rivedere quei dati: qui non si perde nulla.

Trattativa con Roma, Trento pronta a dare altri 500 milioni

Con il «residuo fiscale» la Provincia si allineerebbe a Lombardia e Veneto che pagano di più. E Rossi accelera: ordine interno ai dirigenti per avviare da subito i tavoli sulle nuove deleghe

[…] Vale la pena ricordare in cosa consiste il meccanismo del «residuo fiscale» e cosa comporterebbe per le casse provinciali. Per residuo fiscale si intende la differenza tra il gettito dei tributi statali prodotti sul territorio e la spesa sostenuta dallo Stato sul medesimo territorio, compresi i 9 decimi delle tasse devoluti alla Provincia.

Oggi le entrate valgono circa 3,6 miliardi, le spese dello Stato ammontano a 4,1 miliardi. Il saldo è di 560 milioni, ciò significa che il residuo fiscale pro capite è di circa 1067 euro rispetto a una media di 1400 delle Regioni del Nord Italia. Allinearsi, per il Trentino, significherebbe versare a Roma circa 745 milioni all’anno che, tolte le competenze provinciali che pesano per il 34% delle spese, scendono a 490 milioni. Aggiunti ai 568 milioni previsti dall’accordo di Milano, si arriverebbe a 1100 milioni, circa 300 in meno dei 1400 che lo Stato ci chiede per il 2014 (pari al 30% del bilancio della Provincia).

Una proposta, hanno ripetuto a Roma prima Dellai e ora Rossi, che sarebbe comunque vantaggiosa per lo Stato e garantirebbe certezze finanziarie anche alla Provincia. Senza riuscire però convincere – almeno finora – il governo. Alle aperture di Letta e Delrio si sono contrapposti i freni della Ragioneria, più interessata ad un incasso immediato per ridurre l’enorme debito pubblico, e dunque abituata ad attingere dai bilanci delle Regioni ciò che manca, di anno in anno, per equilibrare il bilancio dello Stato. Dal ministero hanno poi fin qui obiettato che il metodo andrebbe applicato a tutte le Regioni speciali, un modo che – visto il residuo fiscale della Sicilia (-3200 euro procapite) significherebbe relegare la proposta su un binario morto. Resta meno di un mese per capire se questa volta Roma cambierà rotta.

 

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