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I perché di una precipitosa e vergognosa retromarcia

8 Giugno 2011 Botanico Palazzo, Informa-Lozzo cagliostro, Decoro urbano, la-parola-ai-lozzesi, non-trasparenza, parcheggi, tutela-ambiente, urbanistica

Amministratori impreparati o, peggio, colti in flagranza di…reato?

di Cagliostro

Tempi perigliosi anche per chi oggigiorno detiene il Potere e non lo sa usare, oppure lo usa (volutamente?) in modo non appropriato!!

I vari articoli scritti dal redattore in riferimento al quesito “Parcheggi o discarica?” e la copiosa documentazione fotografica ad essi allegata a testimonianza di un uso improprio ed illecito del territorio pongono i cittadini di fronte alla esigenza di un approfondito esame di merito della questione ed a varie considerazioni sul modus operandi degli attuali inquilini del ‘nostro’ Palazzo Venzo.

Ogni cittadino responsabile ed amante della propria Terra, di fronte a queste problematiche, dovrebbe porsi l’interrogativo sullo specifico comportamento della Giunta la quale dimostra, in fatto di tutela ambientale, una così poca sensibilità; e ciò anche in riferimento a quello che vogliamo sia il nostro paese da consegnare alle future generazioni. La materia, come dice il redattore, è complessa e richiede molta prudenza valutativa trattandosi di situazioni di fatto che, per loro stessa natura, necessiterebbero della massima trasparenza e di esaustive informazioni agli ignari concittadini, informazioni tuttora del tutto assenti. Quello che però lascia perplessi è il subitaneo cambiamento intervenuto nella questione della gestione della intera vicenda, cosa che proverebbe, quanto meno, una insipienza di fondo, se non qualche cosa di ben più grave.

Ma veniamo ai fatti.

Da tempo l’area interessata alla segnalazione fatta da Danilo è oggetto di un vero e proprio deposito di materiali inerti e di detriti e rifiuti vari insistenti sull’(ex) parcheggio, e ciò proprio su superfici aventi vincoli di destinazione urbanistica di natura turistico sportiva ed in più gravate da vincoli del tutto speciali sotto il profilo idrogeologico (su questo sono sempre in grado di produrre idonea documentazione).

Per di più, in fatto di discariche (abusive), la normativa recentemente varata è particolarmente severa e tassativa. I Comuni possono effettuare depositi-cumuli temporanei di materiali vari, distinguendo quelli pericolosi dagli altri (speciali), purché tali depositi non eccedano il volume di 30 mc con l’impegno ad un periodico ‘svuotamento’ ed asportazione. Nel caso di specie, la volumetria è immensamente eccedente e la natura del materiale fotografato è la più varia (ramaglie, residui d’asfalto ecc.)… Inoltre la inopportuna destinazione d’uso avrebbe dovuto contemplare, se corrispondente ai parametri di legge, idonea recinzione… Ma si poteva e si può dare all’area soggetta ai vincoli sopra menzionati la veste e la destinazione messe in risalto da quanto segnalato sul Bloz? Va aggiunto che, ove fosse appurato che i detriti ivi depositati fossero speciali od addirittura nocivi, il loro trasferimento su idoneo sito avrebbe dovuto essere effettuato da ditta opportunamente autorizzata alla bisogna.

Che hanno fatto invece i nostri baldi amministratori? Prima hanno sversato l’improprio materiale in vari cumuli il cui impatto -anche visivo- era alquanto degradante. Poi, siccome nel frattempo era intervenuta la presentazione di una specifica interpellanza e c’era stata la segnalazione sul Bloz, in fretta e furia si era provveduto a nascondere la polvere (i detriti) sotto il tappeto (livellamento e terrazzamento del materiale). La classica toppa peggiore del buco. Alla fine, avendo avuto sentore che la vicenda stava assumendo pericolose derive e forse avendo preso atto che le sanzioni in capo agli autori (ma anche all’Ente Comune) stavano per piovere loro addosso, ecco la corsa forsennata ai ripari, con la subitanea riesumazione del mal nascosto ed il suo trasferimento ad altro sito del quale nulla è ancora dato sapere…

Tanto per delineare la rigidezza della attuale normativa, se la Forestale scorge in un cumulo anche di dimensioni non eclatanti, un semplice mattone, provvede ad indagini ed al sequestro preventivo dell’area occupata…

Ad onor del vero, va detto che nel nostro caso esiste un intreccio di elementi fattuali, di materie, di competenze, di normative in cui non è facile districarsi ed il redattore ha delineato le problematiche afferenti alla ‘materia del contendere’ nella maniera più prudente possibile ma anche analizzando a dovere tutta una serie di possibili implicazioni negative.

Anch’io, sulle prime, ho ragionato in termini problematici e mi son detto: “E’ mai possibile che lorsignori non abbiano esaminato la questione in tutte le sue sfaccettature con scrupolosa attenzione, che non si siano premuniti delle necessarie autorizzazioni e di tutti permessi che la delicata materia sottende?”

Poi però le mie perplessità sul comportamento del Comune sono aumentate allorché ho sviscerato a dovere la questione (discarica sì-discarica no; rispetto dei duplici vincoli; stoccaggio e natura dei rifiuti ect.) ed ho notato i contraddittori provvedimenti adottati. Perché prima si sotterra il materiale e poi, urgentemente, lo si dissotterra e lo si trasporta altrove? Perché questa subitanea marcia indietro? Forse che si abbia la coda di paglia? Quesiti tutti legittimi, come legittime sono le domande poste dalla interpellanza e negli articoli di Danilo.

Urge un riscontro esaustivo e tranquillizzante da chi ha in mano, temporaneamente, le sorti ed i destini del paese, con inevitabili ripercussioni anche sulle gestioni della cosa pubblica prossima ventura e sulle conseguenze ipotetiche della mancata cura del territorio per le nuove generazioni.

Ora però, nella ‘deprecata’ ipotesi che le mie valutazioni risultassero giuste in tutto od in parte (nessuno pretende di essere il depositario della verità assoluta, nessuno è ‘Onnisciente’, come direbbe un imberbe cittadino), il Comune dovrebbe –DEVE- farci sapere:

  1. chi ha effettuato la asportazione era autorizzato?;
  2. quanto è costato lo sversamento, il terrazzamento (livellamento e sotterramento) e quanto il dissotterramento e trasporto altrove?;
  3. dove sono finiti i detriti (l’auspicio è che siano finiti in una discarica idonea)?;
  4. si è consci di aver esposto l’Ente a sanzioni gravose (tuttora possibili)?

Tutto quanto qui esposto e presupposto denota, in ogni caso, una leggerezza, una dabbenaggine ed una insipienza ormai ‘collaudate’ nel prendere provvedimenti e porre in atto comportamenti economicamente dispendiosi , seguiti da altri magari ancor più dispendiosi (diceva un osservatore: ‘l’é tutto un fare ed un disfare”) al solo fine di tentare di coprirsi le spalle da possibili responsabilità non solo di natura civile…

Amministrare la Cosa Pubblica con oculatezza, serietà e preparazione evidentemente non è alla portata di tutti… Se poi esiste l’alea di essere chiamati a rispondere, nelle appropriate sedi, allora si corre ai ripari con aggiustamenti che possono però rivelarsi peggiori della toppa (tanto paga sempre Apo). L’auspicio è che la cosa possa servire di esempio e che la bontà dei segnalanti non venga fraintesa con la dabbenaggine (della quale gli improvvidi e mancati ‘deturpatori’ hanno dato ormai più che sufficiente prova).

parcheggi del campo sportivo a Lozzo di Cadore: fare e disfare è tutto un lavorare il commissariamento della Provincia di Belluno e le alberature particolari di Loreto

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