10 Comments

  1. montanaro K
    27 ottobre 2013 @ 13:35

    ma accendere fuochi nei boschi è vietato per tutti oooo…. Lo chiedo a Lei che è personaggio di spicco all’interno del Cai.

  2. Danilo De Martin
    27 ottobre 2013 @ 14:29

    @montanaro K,
    in questo caso è stata richiesta una “autorizzazione collettiva” alla questura di Belluno segnalando luogo, persona responsabile e relativo numero di cellulare.

    Cai: ho pagato per 30 anni l’obolo-imposta legato al famoso “bollino”, ma da qualche anno me ne sono liberato (a livello nazionale e regionale è una consorteria come tante altre). Non ho mai digerito il fatto che i 2/3 del bollino dovessero essere spediti a Milano e solo 1/3 potesse restare a disposizione del territorio. Me ne sarei fatto una ragione se fosse stato perlomeno il contrario (2/3 alla sezione e 1/3 alla centrale), ma così non è mai stato. Ho tanti amici che a vario titolo sono ancora legati al Cai, ne ho altri che, come me, se ne sono andati senza rimpianti.

  3. 2 di briscola
    27 ottobre 2013 @ 15:22

    Chiunque abbia intenzione di accendere fuochi (come nel caso de “Brusà la vècia), lo può fare seguendo una particolare procedura e, come correttamente sembra abbia fatto il Sig. D.D.M., lo si può verificare anche a questo indirizzo: http://questure.poliziadistato.it/file/5435_5759.pdf

    Viene quasi il sospetto che Le stiano facendo le pulci e che cerchino in ogni Sua azione un motivo per farle notare il fallo.
    Se è così è normale, sa? fanno fatica a digerire i loro errori ed allora vogliono trovare qualche cosa anche nei confronti di chi mette a nudo le loro pudende.

    La saluto e …..occhio alle bretelle.

  4. Danilo De Martin
    27 ottobre 2013 @ 15:57

    @2 di briscola,
    in questo caso specifico, relativo cioè a quanto detto da @montanaro K, credo di potermi “sbilanciare” dicendo che dovrebbe trattarsi più di curiosità personale piuttosto che di deliberata intenzione di “fare le pulci”. Del resto già il numero di 50 fuochi, distribuito su tutto il territorio provinciale, suggerisce che “dietro” vi dovrebbe essere un minimo di organizzazione (pur riconoscendo tuttavia che in questa Italia dei mille divieti e delle mille domande – spesso in carta bollata -, non sempre è facile muoversi nel rispetto delle normative vigenti). Credo anche però che, in un contesto più generale, le tue parole siano più che “sante”. Quindi, per quanto possibile … spalle al muro!!

  5. zirgi
    27 ottobre 2013 @ 17:28

    Che Dolomiti sono quelle sulla prima fotina?

  6. montanaro K
    27 ottobre 2013 @ 17:30

    era mera curiosità.PUNTO però che brutta vita essere sempre sospettosi ed insinuatori di malignità (ogni riferimento a 2 di briscola è puramente voluto) mai nome fu più azzeccato e con questo non interverrò più. Auguro ogni bene !

  7. Danilo De Martin
    27 ottobre 2013 @ 17:44

    @zirgi,
    se ti soffermi un attimo con il cursore sulla foto si dovrebbe visualizzare la didascalia. Si tratta della torre Pian dei Buoi e Artù che fanno parte del M. Ciarìdo, Marmarole Orientali.


    Visualizzazione ingrandita della mappa

  8. zorzigi
    27 ottobre 2013 @ 19:55

    Grazie dell’informazione…Ma parlando di montagne e di CAI…Non è che voi bellunesi siete un tantino “addormentati”?
    Mi spiego: l’ultima stupenda guida del CAI TCI (2013) sul monte Civetta è stata scritta da un…gardenese, Ivo Rabanser! E il Civetta è l’emblema della montagna bellunese…Non ci sono più “cantori” delle vostre terre come erano i fratelli Angelini o il compianto Piero Rossi?

  9. Lozzo di Cadore: ultimato il tacconamento stagionale della strada del Genio » BLOZ – il blog su Lozzo di Cadore Dolomiti
    29 ottobre 2013 @ 10:54

    […] Belluno Autonoma: il fuoco del giorno, quello del crepuscolo e quello per l’Autonomia!! […]

  10. Danilo De Martin
    29 ottobre 2013 @ 11:42

    @zorzigi,
    il tuo è un riferimento ad una pubblicazione altamente specialistica, come tutte quelle che formano la collana “Guida dei monti d’Italia”. Devo dire che, anche scendendo di quota e di specialità, non conosco l’ambiente degli “scrittori di montagna” (anche quelli, per così dire, “standard”, che pascolano sull’orizzonte editoriale del cosiddetto “libro di montagna”). Aggiungo che istintivamente me ne tengo ben alla larga perché alla fine, per quello che ho potuto vedere, è la solita minestra riscaldata: tutto quel mondo è pazzescamente autoreferenziale.