black out in Cadore: i peones interroganti

Piuttosto che se lo (la) menino è meglio che scrivano interrogazioni. E’ toccato (quasi) ad ognuno di loro, i peones bellunesi, sentirsi toccati nell’anima dalla necessità di chiedere lumi al governo sugli accadimenti legati alla appena passata tempesta di Natale. E’ come se una cometa, la cometa della Christmas storm, si fosse levata alta e splendente nel cielo ad indicare loro la giusta via (Bellot, De Menech, Piccoli dice che la farà, D’Incà ancora non si sa).

E’ probabile che i 13.866 euri che i peones bellunesi si mettono mensilmente in tasca netti di tasse, a fronte del loro costo totale (a carico ovviamente del contribuente) che è pari a 31.140 euri, rappresentino adeguato compenso per il disagio che, dobbiamo supporre, verrà loro cagionato dal vergare le interrogazioni in parola (va detto che nel M5S il compenso è in parte decurtato).

A ben vedere l’effetto che hanno avuto tutte le interrogazioni parlamentari e al governo relative al terremoto de L’Aquila, solo per fare un esempio di arte interrogatoria, stiamo già assaporando la fine di tutte le ingiustizie che stanno martoriando questo angolo di mondo e, pensate un po’, per cancellarle dalla faccia della Terra bastava presentare un’interrogazione. A non averci pensato prima!

3 commenti per black out in Cadore: i peones interroganti

  • Pulce

    Ma cosa centra il governo dico io?
    La rete elettrica non è dello stato!
    Più che altro si domandino e ci dicano che tipo di sensibilizzazione o di proposte hanno fatto per far si che si fosse potuto evitare quello che è accaduto, ad esempio sollecitare o favorire il taglio degli alberi cresciuti vicino ai fili e ai tralicci dell’alta tensione (come è stato documentato nella foto dell’articolo precedente).
    Che propongano, se lo ritengono, un indennizzo per quanti hanno avuto dei danni – sia diretti che indiretti.
    Che propongano, anche attraverso la protezione civile, di individuare in ogni comune un punto in cui collegare e mettere immediatamente in funzione un generatore elettrico in sostituzione dell’energia elettrica di rete fintanto che non verrà sistemata quella interrotta.
    Dicono e fanno quasi sempre ca@@ate.
    Niente, o poco più di niente, di serio.
    Se dovesse accadere un terremoto o un altro evento disastroso in pieno inverno cosa accadrebbe?

  • Cagliostro

    @Pulce,
    non vorrei sbagliarmi, ma credo proprio che lo Stato abbia, quanto meno, una partecipazione maggioritaria (relativa) sia in Enel che in Terna. Tanto è vero che si parla, proprio in questi giorni, della possibilità di privatizzare parte della sostanziosa quota Enel (insieme a ENI); la nomina poi dell’ a.d. di Terna, credo competa alla parte Pubblica. Quindi, a mio modesto avviso, seppur indirettamente, lo Stato ‘centra’.
    Detto questo (e chiedo venia in anticipo se le mie informazioni non fossero puntualmente aggiornate), convengo con molte delle considerazioni da Lei espresse. La vedo dura però per una azione di indennizzo da esercitarsi collettivamente. L’azione di prevenzione attraverso la Protezione Civile, in caso di calamità future (da esorcizzare!!), è, invece, non solo fortemente auspicabile con le modalità da Lei espresse, ma assolutamente necessaria, soprattutto per le difficoltà insite nella morfologia e nelle difficili comunicazioni che caratterizzano i nostri paesi.