Che Lozzo di Cadore possa prendere esempio dalla biblioteca di Calalzo?

In attesa che De Carlo, sindaco di Calalzo, venga a prendere esempio dal suo pari di Lozzo di Cadore su come spendere i 218.000 € che la Regione Veneto gli ha concesso (soldi della stessa partita dei 160.000 € concessi a Lozzo per il decoro urbano) e che, inizialmente, prevedevano i seguenti interventi:

  • val d’oten, realizzazione di un parco intitolato alla memoria di re alberto dei belgi, completo di fabbricato in legno con la funzione di punto informativo (storia + dolomiti patrimonio dell’ umanità) e di ristoro

vorrei cercare di capire se c’è qualcosa dell’attività del sindaco di Calalzo da cui noi, cittadini lozzesi, potremmo trarre giovamento (il sindaco di Lozzo può trarre giovamento solo da se stesso).

Parliamo allora di biblioteca. La nostra non può ritenersi tale per il semplice motivo che, strutturalmente, biblioteca non è. E’ un magazzino di libri, sicuramente ben ordinato dall’opera di due volontarie (Dora e Cristina, credo ancora), che ne garantiscono anche l’apertura per un’ora (dalle 18.00 alle 19.00) nei giorni di mercoledì e venerdì.

Per avere qualche dato su cui ragionare, “Per la Gente di Lozzo” aveva presentato una interrogazione al sindaco che ha avuto delle risposte a dir poco lacunose. Tutti i dettagli in Commento politico alla risposta del sindaco all’interrogazione sulla biblioteca presentata dalla minoranza.

La dotazione libraria dovrebbe essere di circa 8.800 libri (non so se catalogati o reali). Del resto non si sa praticamente nulla. Per quanto riguarda la sicurezza dei locali, che sono aperti al pubblico, io l’ho definita “trappola per topi” e questo dovrebbe bastare per far capire lo stato in cui il servizio biblioteca viene a trovarsi (due foto e qualche altra notizia in facciamo uscire dalla clandestinità la biblioteca comunale?).

Siccome il nostro sindaco va in tilt se gli si fanno troppe domande, avevo consigliato la minoranza di presentare una nuova interrogazione con una sola domanda, importante, riguardante appunto le condizioni di sicurezza dei locali e, quindi, del servizio nel suo insieme. Non ho ancora visto niente al riguardo!

Vi è una corrente di pensiero che ritiene che la biblioteca possa trovare adeguata sistemazione nel Palazzo Pellegrini che risulta ancora vuoto (vedi “Palazzo Pellegrini: per evitarne l’abuso dell’uso lo si tiene chiuso!), forse in attesa di ospitare il GAL Alto Bellunese (Gruppo di Azione Locale), attualmente di stanza a Cima Gogna presso la Comunità Montana Centro Cadore, che però non ha ancora “cantato”.

La destinazione d’uso pseudo-ufficiale, per la quale abbiamo goduto del finanziamento regionale di 600.000 €, sarebbe “centro territoriale di accoglienza, promozione e valorizzazione turistico ambientale e culturale”; vuol dire che, se vogliamo, possiamo anche venderci del pane, purché sia fatto con una ricetta “culturale”.

La biblioteca di Calalzo dovrebbe poter contare su 22.000 volumi, una sede che sembra una reggia in confronto alla nostra (non mi riferisco alla comodità né alla bellezza), è aperta il lunedi, martedì e giovedì dalle 15,20 alle 19. Qualche altra notizia recente su A Calalzo in biblioteca sempre più libri e internet e dal blog del sindaco La biblioteca apre i corsi ai giovani.  Traggo da quest’ultimo:

[…] In Biblioteca, quindi, troveranno posto nuove tecnologie sia a scopo didattico che aggregativo. “Tenendo aperto anche il sabato pomeriggio ci sarà modo per tutti i giovani di fruire delle possibilità che offriamo. Sarà uno spazio per loro, per i giochi, per la tecnologia, per tornei di gruppo, per il cineforum. Insomma, un contenitore oggi importante che diventerà presto un centro aggregativo per tutto il paese, e che vogliamo riempire di idee nuove ed iniziative per cui, naturalmente, aspettiamo anche i suggerimenti degli utenti […]

Mi dimenticavo della cosa più importante. La biblioteca di Calalzo ha aderito al Servizio Provinciale Biblioteche di Belluno e fa quindi parte, conseguentemente, della rete regionale.

Cosa vuol dire? Questo, semplicemente questo:

Cerchi un libro, un film, un cd di musica? Il catalogo delle biblioteche bellunesi è accessibile a tutti sul web.
Scopri direttamente da casa, da scuola o dal lavoro in quale biblioteca si trova quello che ti interessa: se sei già iscritto, puoi chiederlo in prestito o prenotarlo.

E il libro arriva alla tua biblioteca, ogni giovedì. Io ne sto aspettando uno che si trova nella biblioteca di Alano di Piave. Quando arriva mi mandano un’email e passo a prendermelo.

Ultima considerazione. Non è obbligatorio pensare a Palazzo Pellegrini, anche se sembra lo spazio più idoneo. Ma iniziamo almeno con il metterla in rete con le altre biblioteche provinciali. Per avere informazioni basta comporre questo numero magico, 0437-959.347 e parlare col sig. Eugenio Sief. E non dite in giro che l’avete già chiamato, perché non è vero …

9 commenti per Che Lozzo di Cadore possa prendere esempio dalla biblioteca di Calalzo?

  • Tamarindo

    Bravo Danilo. Con questo articolo hai dimostrato, una volta di più, di saper e voler essere propositivo e collaborativo (nonostante i vituperi biascicati a denti stretti da Lorsignori). Il Sindaco dovrebbe prendere lo spunto dai tuoi suggerimenti per migliorare la vita dei cittadini anche sotto il profilo della Cultura. Le idee, se sono positive, vanno sempre accolte, anche se giungono da persone che non sono in perfetta sintonia con chi è deputato a prendere decisioni che riguardano il contesto in cui queste stesse idee possono essere ‘allocate’. Sarebbe l’occasione buona per il primo cittadino pro-tempore di dimostrare non solo di essere di esempio anche al di fuori del suo Comune (vedi intervista a radio Cortina) ma di saper attingere con modestia anche ai suggerimenti provenienti dalla attività dei colleghi (vedi sindaco di Calalzo) e, soprattutto, far tesoro dei suggerimenti provenienti dai suoi stessi amministrati (come è nel tuo caso qui rappresentato).
    Saremo ascoltati? Sulla base dell’esperienza, qualche dubbio è d’uopo…

  • @preciso,
    ti ringrazio per l’acquisto a nome dell’editore e mi farebbe piacere sapere se il libro soddisfa le tue aspettative. Non c’è nessun motivo per cui io, semplicissimo co-autore (il libro è stato scritto insieme a Giovanni De Diana, come avrai avuto modo di vedere), debba indicare quale è stato l’ammontare del finanziamento. Non lo so, davvero. Devi chiederlo all’editore che è l’Union Ladina del Cadore de Medo (info@unionladina.it). Non mi sembra, peraltro, che la Comunità Montana Centro Cadore, che è stato l’editore del mio Sentieri nelle Dolomiti del Centro Cadore lo abbia a suo tempo precisato (essendo esso stato finanziato anche dalla Regione Veneto).

    La copia (due) alla biblioteca (di Lozzo) è già stata donata, come tu ben hai supposto, così come a quella di Calalzo, mentre per la Storica di Vigo … passerò uno di questi giorni; per quanto riguarda la scuola media, quella elementare ed il comune non ne so niente: posso solo dirti che non mi sembra che questa sia mai stata una consuetudine (ma posso sbagliarmi, anche qui chiedere all’ULCM). Credo però che se gli enti ci tengono e si fanno avanti, con richiesta scritta, non credo che l’Union Ladina abbia niente in contrario. Quello che è stato detto finora chiarisce anche l’aspetto “atto di debolezza”. Ti segnalo che a questo indirizzo puoi prendere visione di buona parte della mia produzione libraria, ora disponibile liberamente al pubblico tramite il servizio Google Libri (Tabias non è ancora disponibile ma è questione di giorni). Spero di essere stato esaustivo. Caso mai sai dove trovarmi.

  • preciso

    Ho comprato il tuo libro “tabiàs”, ho subito notato che nell’ultima pagina,doverosamente, è scritto che stato finanziato con denaro pubblico
    usufruendo della legge regionale n.73 del 1994.
    Conoscendo la tua pignoleria quando si tratta di soldi pubblici, sono sicuro, che leggendo il libro, troverò l’ammontare del contributo ricevuto.
    Sono anche certo che è sicuramente già stata donata una copia alla biblioteca, alla scuola media, ed alla scuola elementare, al comune meglio di no, lo scambierebbero come un atto di debolezza.

  • @zitello,
    oh perbacco. Ebbene sì, sono un agente della CIA e Tabias l’ho scritto per destabilizzare gli equilibri politici in atto nel comune.
    Non riesco a capire se l’insinuazione sia più di @preciso, come tu sembri suggerire, o tua. Ma a questo punto ha poca importanza. Il contributo copre i soli costi di stampa che l’editore ha affrontato. Io e Giovanni De Diana (autori) non solo non abbiamo percepito il becco di un quattrino, ma non ci passa neanche per l’anticamera del cervello la possibilità di chiedere soldi. Io, poi, ho fotocomposto il libro (quota non irrilevante visto che può avvicinarsi a metà – se non superare – del costo di produzione di un libro) donando il mio tempo e le mie competenze, permettendo così un drastico abbattimento dei costi (invece di fare un libro ne fai due). Non è stata la prima fotocomposizione che ho realizzato a scopo volontaristico: è stato così anche per il Dizionario della Gente di Lozzo, Proverbi e mode de dì de Loze, Femenes.

  • zitello

    Caro Danilo non è che forse “preciso” intenda insinuare che tu avresti percepito (magari come compenso) quei soldi pubblici? In fondo tu non hai chiarito questa cosa. Preciso (voce del verbo precisare) che non vedrei niente di male. Saluti.

  • […] correlato: Che Lozzo di Cadore possa prendere esempio dalla biblioteca di Calalzo? Condividi, segnala o […]

  • […] Considerazione: del Centro Cadore sono presenti i comuni di Lorenzago, Vigo, Calalzo, Pieve e Valle di Cadore, oltre a  Sappada, Vodo e Borca di Cadore (per Calalzo ne ho già parlato in Che Lozzo di Cadore possa prendere esempio dalla biblioteca di Calalzo?) […]

  • […] Ma se lo dice l’assessore all’urbanistica, oltre che alla cultura, le crediamo a maggior ragione. Non fosse che per l’opportunità, da lei lasciatasi sfuggire, di realizzare un punto pubblico di accesso alla banda larga, con gli annessi 7000-9000 € che sarebbero venuti in dote dalla Regione Veneto (vedi articolo su biblioteca Calalzo). […]

  • […] bellunesi. Ma ci vuol poco a dimostrare che abbiamo tutti qualcosina da imparare (per esempio da Calalzo e da […]