Comune unico Centro Cadore: proposta condivisibile, analisi preliminare sballata

di Cagliostro

Leggo l’intervista rilasciata dal sindaco di Lozzo al giornalista Bepi Casagrande su Il Cadore dello scorso mese di Ottobre. Oggetto dell’intervista l’ipotesi del Comune Unico del Centro Cadore ventilata dal Consiglio Comunale di Lozzo, che ha votato alla unanimità una risoluzione che conferisce il mandato al primo cittadino di “avviare un confronto con gli altri sindaci per capire se il percorso che porta alla unificazione è praticabile”. Idea, questa, condivisibile anche se si deve essere consci che una operazione del genere presenta non poche difficoltà di natura tecnica e non solo. Un tale disegno di generale riassetto degli enti locali rientra, del resto, negli intendimenti dell’Esecutivo il quale, dopo aver messo mano alla ristrutturazione delle province, intende ora procedere alla rivisitazione degli assetti degli oltre 8000 comuni italiani.

Va detto che la proposta del civico consesso lozzese dovrà essere attentamente valutata, soprattutto sotto il profilo del rapporto costi/benefici, giacché non è per nulla scontato, come invece sembra ai più ottimisti, che la attuazione di un tale disegno ‘epocale’ porti necessariamente alla realizzazione di utilità varie, compresa la realizzazione di economie e compressione dei costi dei vari servizi alla più estesa platea dei cittadini della presunta nuova entità territoriale. Fatta questa doverosa puntualizzazione, mi corre comunque l’obbligo di precisare che l’idea ora espressa dal ‘sindaco pindarico’ (per usare una espressione cara al nostro redattore) può benissimo costituire una base di discussione fra la popolazione del Centro Cadore (non solo, quindi, a livello “istituzionale” ma coinvolgendo categorie, associazioni e, più in generale, l’intera comunità nelle sue diverse articolazioni) ed un avvio di un dibattito e di una accurata analisi sulla utilità e sulla fattibilità di un tale ambizioso progetto. Personalmente, vedrei molto più utile una aggregazione di comuni su basi più ridotta e di più accentuata omogeneità ed affinità. Per esempio, una unione dei comuni di Lozzo, Auronzo e dell’Oltrepiave dalla quale uscirebbe un ente con oltre i programmati 5000 abitanti e con un territorio dalla caratteristiche storiche, fisiche, economiche e sociali molto simili. Capisco però che la mia natura è molto più modesta e non aliena a voli pindarici e sono pertanto pronto a riconoscere, magari, maggiore dignità ad un progetto più ampio ed ambizioso.

Detto questo, voglio precisare che quello che a me fa sorgere qualche perplessità non è quindi l’idea in sé (la cui primogenitura non è certamente ascrivibile all’intervistato, anche se a lui va riconosciuto il merito di aver riportato di attualità il disegno) ma il tono e le argomentazioni addotte, in via preliminare, per motivare e giustificare il lancio della proposta. Trascuro di sottolineare la intervenuta mutazione nel pensiero manfrediano sull’argomento, rispetto a solo un anno fa, mutazione del resto messa bene in evidenza dal redattore in un suo efficace intervento di qualche giorno fa. Un personaggio di spicco del mondo politico di qualche tempo fa diceva che chi non cambia mai opinione dimostra di essere fossilizzato e mette in mostra un certo grado di stupidità (osservazioni giusta, basta che la mutazione non sia troppo frequente e non riguardi temi e materie di pregnante rilievo). Insomma, che il sindaco voglia rilanciare e promuovere la propria immagine e visibilità politica è più che legittimo ed io non intendo certo fare il processo alle intenzioni di chicchessia.

Ma non mi sta bene che, magari per raggiungere un tale obiettivo, si giunga al punto di affermare che la causa del declino del Cadore sia da ricercarsi nella frammentazione territoriale e che “…. La divisione campanilistica abbia impedito qualsiasi azione strategica sul piano economico ostacolando qualsiasi possibilità di sviluppo capace di guardare al futuro. Questo sul piano produttivo ma anche su quello infrastrutturale e dei servizi”, mi sembra francamente, più che una seria analisi, una vera e propria forzatura non corrispondente alla verità storica e pertanto storicamente e culturalmente fuorviante. Le divisioni campanilistiche c’erano anche nei decenni scorsi ed anche allora esisteva – più marcata – la mancanza di infrastrutture e servizi, eppure eravamo considerati la piccola “Svizzera italiana”, dotata di un humus artigianale, industriale, economico, civile e sociale di primo ordine…

La concione del sindaco si addentra poi in valutazioni circa quelle che manfredianamente vengono definite “responsabilità delle municipalità del passato” e “sulle pesanti responsabilità della classe imprenditoriale che non ha mai pensato ad unire le forze. Per non dire della società civile!

Conclusione: la frammentazione sarebbe non solo “un problema di confini territoriali ma anche di crescita civile e volontà umana”. Nella acuta analisi del nostro, la frammentazione e lo spirito campanilistico –‘ difficile da guarire’ – sarebbero “una grave malattia”. Ed il diagnosta conclude che la “malattia dobbiamo guarirla”. Per quanto concerne le responsabilità presunte della classe imprenditoriale, sommessamente, faccio soltanto presente, per contestare un tale assunto, che la gloriosa fabbrica ‘Borca’ era nata a Lozzo dalla lungimiranza di due noti innovatori locali (Eusebio Borca e Tini Scotin) che si erano associati a due calaltini ( Luigi De Bon e Mario Trenti)…

Già in occasione della esternazione sui lavori al Rifugio Ciareido, avevamo potuto leggere, da parte del sindaco, affermazioni sopra le righe e giudizi alquanto fuori luogo sulla disponibilità della gente di Lozzo a sostenere l’onere del rifacimento del tetto della struttura gestita dal Cai. Qualcuno ha replicato per le rime ai “bonari” rimbrotti paternalistici del capo-comune. Ora il nostro ci riprova tranciando giudizi e facendo analisi strampalate sulle presunte cause antiche e recenti alla base del nostro decadimento. Caro sindaco, evita di addentrarti in valutazioni storiche e socio-economiche in quanto questo, per te non autoctono, è un terreno minato: le tue analisi sono del tutto soggettive, non certamente corrispondenti ad una seria disamina delle cause del declino della nostra terra, cause che sono ben altre e certamente non imputabili al campanilismo, alla frammentazione territoriale, all’individualismo della nostra gente, alla presunta miopia della classe imprenditoriale e, tanto meno, alla mancanza di preveggenza e lungimiranza della società civile. Per capire bene la nostra storia, leggiti almeno i testi del Fabbiani od il più recente volume scritto dal Dr Francesco Zanella e troverai lì la indicazione dei prodromi e le cause prime del nostro declino.

Non illuderti quindi che dalla eventuale unificazione dei comuni sortiscano risultati miracolistici e che si possa ottenere, come da bacchetta magica, una rinascita civile, sociale, economica della nostra comunità; forse – ma non è detto – si getteranno le basi per realizzare qualche economia di scala nei costi della erogazione di alcuni servizi ed una migliore visibilità politica (ma, purtroppo, credo, non molto altro). Il mio, bada bene, non è nero pessimismo, è cruda e pragmatica valutazione della realtà e delle prospettive a medio termine della nostra infelice situazione.

 

PS Riconosco al sindaco solo una importante attenuante per le sue soggettive valutazioni: va giustificato in quanto non è stato testimone del nostro vero, fattivo passato remoto e prossimo. Del resto, non va lasciata cadere senza rilievi la sua pretesa di ‘pontificare’ su di una storia che, con tutta evidenza, non si è dato la pena di studiare.

Sui ‘pro’ ed i ‘contro’ della prospettiva unificatoria, mi riprometto di intervenire in un prossimo…passaggio.

 

46 commenti per Comune unico Centro Cadore: proposta condivisibile, analisi preliminare sballata

  • frank

    @cagliostro
    “…ad una seria disamina delle cause del declino della nostra terra, cause che sono ben altre e certamente non imputabili al campanilismo, alla frammentazione territoriale, all’individualismo della nostra gente, alla presunta miopia della classe imprenditoriale e, tanto meno, alla mancanza di preveggenza e lungimiranza della società civile.”.
    Certo è che stiamo vivendo una crisi (Cadore=abbiamo perso in pochi anni, secondo una mia valutazione alquanto personale, almeno il 70% del nostro prodotto interno lordo) nelle crisi (Italia, internazionale).
    Buon senso direbbe che dovremmo dare “risposte comprensoriali” che, mi sembra, stentano a venire, vuoi per una ragione o per l’altra.

  • @frank,
    di “dare risposte comprensoriali” lo si dice e scrive dal 1970 in qua. A parte qualche raro ma colorito amministratore con “decise caratteristiche autoctone”, nessuno fra loro ha mai apertamente criticato le attività coordinate, comprensoriali, distrettuali, comunitarie, salvo poi pretendere il massimo per il proprio comune – come è giusto che sia – in fase di “trattativa”. Da qualche parte ho ritagli di giornale di vario genere in cui, delle “politiche comprensoriali”, si parla accesamente, e non sono stati stampati ieri, sono del 1972 … 1980 …. 1990 ecc.. Trascurando la caratteristica di poltronificio cattocomunista e la propensione sciagurata a farne strumenti del consenso politico/partitito/affaristico, per quale motivo credi siano state “inventate” le Comunità Montane se non per “dare risposte comprensoriali“. E che cazzo!! E l’istituzione delle CM è del 1971 o giù di lì. Certo, come sempre, una cosa è dire e una cosa è fare politiche comprensoriali.

    Deve essere chiaro come il sole però che: le politiche comprensoriali erano possibili 40-30-20-10 anni fa, sono possibili ORA, lo saranno in futuro SENZA, NECESSARIAMENTE, COSTITUIRE AGGLOMERATI DI COMUNI (chiamale, se vuoi, fusioni). Con questo non nego che dalle fusioni si possano trarre anche dei vantaggi, che però vanno comparati ORA – preventivamente – con una previsione di conto economico ed una dichiarazione sottoscritta (firmata) da tutti i sindaci nella quale si evidenziano i pro ed i contro. E qua ti voglio vedere: non enunciazioni, non proclami ma studio di fattibilità ad evidenza pubblica con voci disaggregate e valorizzate. Coi dati e le impressioni che ho in mano ora, all’ipotetico referendum voterò NO alla fusione per il comune unico del Centro Cadore. Ma se mi fanno vedere dati convincenti, faccio presto a cambiare idea. E se funziona con 9, ci possiam fondere anche col Comelico e la Val Boite.

  • frank

    @danilo
    sono d’accordo che le politiche comprensoriali erano possibili 40-30-20-10-0 anni fa, e sono possibili anche senza unioni e/o fusioni; ma se i risultati sono questi penso si possa dire che non si è andati molto avanti (se addirittura non abbiamo fatto il passo del gambero). E sottolineo, a parte qualche eccezione, l’amministrazione è sempre stata in mano locale. Forse è il caso di cambiare qualcosa o qualcuno.

  • Cagliostro

    @frank,
    a mio modesto parere le cause prime e vere del nostro declino (che non data certo da oggi ma che oggi ha raggiunto livelli di criticità drammatici) sono molteplici ed alcune fra loro interconnesse. Mi limiterò qui a fare cenno soltanto ad alcune di queste cause, per tornare quanto prima sull’argomento con un più articolato intervento.
    Vedi, caro frank, nella sua concione il sindaco ‘pindarico’ si è ben guardato dal parlare della sua ‘categoria’(i sindaci), che hanno avuto ed hanno una grande responsabilità in quello che è accaduto e sta accadendo in Cadore. Ma ecco, in sintesi, il mio pensiero.
    1) Sono anni che noi cadorini manchiamo di una classe politica degna di questo nome. Abbiamo perso terreno per il depauperamento demografico, forse connesso proprio al venir meno di validi amministratori e politici.
    A politici e sindaci del calibro di Ezio Baldovin, Pietro Vecellio, Adolfo Molinari, Enrico De Lotto ecc. si è andata via via sostituendo una pletora di amministratori di scarso livello, autoreferenziale, priva di coordinazione, digiuna di alte e programmatorie vedute;
    2)E la mancanza di una visione alta e programmatoria si sostanzia nella insipienza di chi non è stato in grado di prevedere il futuro, di avviare politiche integrative alla monocultura dell’occhiale (turismo ‘moderno’,agricoltura di montagna, nascita di industrie alternative sul piano delle alte tecnologie, nuovo impulso alla industria del legno ect);
    3)Queste visioni preveggenti avrebbero dovuto trovare ‘collocazione’…a stalla aperta (cioè in tempi di vacche grasse, senza veder i sindaci cincischiare e godere ‘perché il saldo di tesoreria era pingue’ come diceva un sindaco di Lozzo, quasi vantandosi della sua inerzia e passività);
    4) il depauperamento demografico e l’invecchiamento della popolazione va a sommarsi al detrimento nel campo dei servizi e delle infrastrutture, una volta che, proprio anche per queste ragioni, le principali industrie se ne sono andate… E questo processo che si andato sempre più autoalimentandosi ha portato alla situazione attuale.
    Sono anni che scrivo sulle esigenze della nostra terra, che ha urgente bisogno di riqualificarsi.
    Non basta dire ‘turismo’, bisogna intendersi a quale tipo di turismo dovremmo puntare (ricettività moderna anche con l’avvio dell’albergo diffuso, strutture ludiche e sportive per l’estate e per l’inverno).
    Non basta dire ‘agricoltura, bisogna pensare ad una agricoltura di montagna con stalle sociali,nuovi alpeggi, caseifici, prodotti tipici locali di marca, unificazione della proprietà fondiaria, riqualificazione delle vecchie aree agricole…
    Non basta dire ‘nuove industrie’, bisogna sottolineare che la nostra zona potrebbe essere ideale per l’industria ad alta tecnologia (evitando di fare la fine della iniziativa di Vallesella); bisogna aggiungere che la industria del legno (un tempo fiorente, basti pensare alle segherie Chiamulera) dovrebbe essere impostata su basi del tutto nuove, per esempio tenendo presenti le nuove fonti energetiche (vedi biomasse).
    E mi fermo qui. Perché chiamo in causa i sindaci dormienti del recente passato? So’ anch’io che non è compito dei sindaci fare gli imprenditori; ma so’, del resto, che è compito dei primi cittadini favorire tutte le iniziative propedeutiche affinché i cambiamenti avvengano. A proposito di biomasse, ricordate quanto scrissi, tempo addietro, su quel sindaco austriaco che si è messo alla testa dei propri cittadini ed ha avviato una serie di iniziative che hanno rivitalizzato un comprensorio che languiva socialmente, economicamente, demograficamente?…Ora è un modello per lo sviluppo dell’intera bassa Austria.
    Sulla ipotetica fusione dei Comuni,credo di aver già detto abbastanza. Condivido, ad ogni modo, quanto dice il redattore nel suo commento.

  • frank

    @cagliostro
    al punto 1 aggiungerei: …manchiamo…e di una classe dirigente degna di questo nome
    al punto 4= depauperamento demografico e invecchiamento sono stati “moltiplicati” dalla “insensata” deindustrializzazione della monoeconomia (non monocultura) e se era monoeconomia legata al territorio la si doveva difendere a maggior ragione= punto conseguente al n°1. Danilo lo sa che non è tutta “colpa” della Cina. Un territorio regge il suo bilancio demografico sano in relazione a quante persone l’economia del territorio riesce a mantenere. Chi lascia un territorio difficile sono generalmente le forze migliori, la fascia giovanile e quella più scolarizzata. Ovvio che, dal punto di vista politico avere 22 paripotenziali (soprattutto, come affermi, ben lontani dal calibro dei predecessori e con debole propensione alla comunicazione genera confusione e rallentamenti) non giova alla risoluzione dei problemi. Resto del parere che bisogna sfoltire e di molto le strutture (ciò che difficilmente sarà fatto).

  • ANALISI

    @cagliostro: disamina impeccabile, purtroppo di questi tempi conta di più
    distogliere l’ attenzione dai problemi reali con voli
    pindarici…. i “torde” senza ali ne vanno ghiotti.La realtà
    purtroppo presenta il conto di codesti aviatori, bim,
    ecomont etc….etc… Bisogna tornare alla “FAULA”, anche
    pochi iniziati poi il resto vien da se.Non che sia facile ma
    perlomeno si ripartirebbe da solide basi e non da invettive
    “marucciane”.

  • Scoaze

    L’esempio, uno dei tanti, di come non funzionano le cose sono le tasse da pagare per i rifiuti solidi urbani. Le cartelle che sono giunte e giungono presso le famiglie in questi giorni ne sono un esempio. Se già da questa imposta si denota il non saper amministrare nell’interesse del Cittadino, in quanto il conto deriva dal calcolo delle superfici utilizzate, e non a persona, figuriamoci se di mettono più comuni insieme con le stesse teste di ca@@o che ci governano. I danni aumenterebbero in maniera esponenziale. A cosa serve il bidone grigio del secco con tanto di codice se poi l’importo della tassa rimane invariato? E’ stato solo una presa per “il bidone” quella del contenitore grigio a domicilio, oppure un “bisnes” per chi produce e vende i bidoni? Lozzesi svegliatevi e mandata a ca@@re questi pseudo amministratori; altro che amministrare per il bene della Cittadinanza!

  • Cagliostro

    @ANALISI,
    la mia disamina à stata soltanto parziale e di stampo prettamente ‘politico’… Ho trascurato, con tutta evidenza, gli aspetti tecnico-amministrativi, le carenze gestionali di questi ultimi tempi e la teoria ‘padronale’ dei nostri attuali amministratori (che si credono depositari della verità e operano come se fossero in eterno i gestori della cosa pubblica). Tutte queste situazioni saranno oggetto di un altro, prossimo intervento. Per quanto riguarda le FAULE, sarei del tuo stesso avviso. Mai questo pindarico sindaco ha sentito il bisogno di fare una assemblea nel nuovo auditorium per discutere con la gente sulla sua gestione del ‘potere’, Evidentemente si sente troppo sicuro e conta sulla indifferenza dei suoi cittadini…Io sarei pertanto meno ottimista di te sul fatto che ‘…il resto verrà da sè’. Evidentemente abbiamo bisogno di uno ‘strappo’, di fatti eclatanti che sveglino finalmente la gente.

  • Cagliostro

    @ Scoaze,
    credo, purtroppo, che tu sia uno dei pochi che sia ‘sveglio’ e lucido nel valutare la qualità degli attuali occupanti del palazzo. Hai infatti valutato uno dei tanti aspetti che mettono in luce le lacune di lorsignori. La iniquità della ex tarsu appare di tutta evidenza ma è legata a disposizioni esterne e più generali, ad esempio il concetto sulle modalità di calcolo. Quello che è scandaloso è l’entità della tariffa e la valutazione sulla virtuosità dei servizio, valutazione basata soprattutto sulle stime della stessa società che esplica il servizio. Ma se siamo ora tanto virtuosi, come mai la gabella non diminuisce? La triplice maglia nera è stata una brutta figura di questi pseudo amministratori. Ma ora essi menano vanto dei risultati (?)conseguiti,il vero risultato resta (resterebbe) comunque una diminuzione dei costi, argomento totalmente glissato.

  • Cagliostro

    @frank,
    condivido con te la esigenza di una diversa comunicazione e la necessità di ‘sfoltire le strutture’. Condivido però anche il tuo pessimismo sia sul fatto che le innovazioni resteranno lettera morta sia che, se per caso fossero attuate (intendo le innovazioni), non produrrebbero risultati miracolistici in funzione di una nostra rinascita sociale, civile, economica ect. Darebbero un aiutino certo, e contribuirebbero anche al cambio di mentalità con la acquisizione di una coscienza della precarietà della nostra situazione e delle difficoltà del nostro vivere in montagna…

  • ANALISI

    @cagliostro: l’idea di fondo è quella di ricostituire la regola di Lozzo, inizialmente come ente morale, aperta a tutti i residenti. Secondo passo sarà provvedere al finanziamento dell’ ente con la partecipazione al bando per l’assegnazione della ” CASERA DELLE ARMENTE” e relativo pascolo previsto per la primavera del 2013. In quest’ ottica mi permetto di sperare che ” il resto vien da se”. Lozzo x La gente di Lozzo. Riappropriazione del territorio e sviluppo agro-alimentare tanto per iniziare. Su una quarantina di iniziati sono certo, confido però che una volta avviato l’ iter molti saranno entusiasti e si aggregheranno.

  • Analfabeta

    Il continuo declino della provincia di Belluno, e piu’ in generale dell’Italia e’ causato dal nostro stato”tassico dipendente” ,un sistema politico che da decenni sbraita di non mettere le mani nelle tasche degli italiani (vedi BERLUSCONI) e contemporaneamente porta la tassazione a livelli insostenibili, ci ha messo in condizione di non poter correre come i nostri concorrenti, con un pesante MACIGNO sulla schiena non si va da nessuna parte ! ! Le attivita’ non sono piu’ redditizie, siamo soffocati da un sistema politico semplicemente demenziale ! ! Gli amministratori locali nulla possono finche a ROMA non cambiano le cose, non illudiamoci che un piccolo sindaco di un paesello possa fare i miracoli e cambiare la sorte della nostra comunita’, provate ad aprire un’attivita , e’ persa in partenza, lo stato si succhia piu’ della meta’ del fatturato e questo non dipende dai SINDACI o dalle comunita’ montane, e’ lo stato che deve “SLEGARCI” e lasciarci correre, gli amministratori locali devono mantenere il territorio in ordine ,il resto lo dobbiamo fare noi , ma non ci viene concesso dal nostro stato LADRO e CORROTTO.

  • Cagliostro

    @ANALISI,
    vedo che il dibattere dei nostri problemi sta portando a qualche cosa di concreto e plaudo con te all’entusiasmo che intravvedo nel tuo scritto. Vorrei però manifestare un mio dubbio e cioè che la Regola, per sua intrinseca natura, non penso possa essere aperta a tutti i residenti bensì a coloro che risultano ‘autoctoni’…E’ comunque questa una questione preliminare da approfondire…Per intanto, sensibilizziamo la gente ed auspichiamo un vero coinvolgimento alla tua proposta. Se autoctoni dobbiamo essere, quasi tutta l’intera Giunta e Consiglio rimarrebbero esclusi e, sinceramente, la cosa non mi dispiacerebbe minimamente. Un bravo esperto in questa materia dicono essere l’avv.to Gaz di Feltre.

  • Cagliostro

    @Analfabeta,
    in linea di principio, il tuo ragionamento non fa una grinza. Io però mi permetto di fare una piccola integrazione, partendo dalla tua ultima affermazione: “…stato ladro e corrotto”. Non ti pare che questa caratteristica vada purtroppo estesa a tutti i gangli della nostra povera nazione ed a tutti i livelli? Prova a pensare a come sono amministrate le regioni, le province ed i comuni (pur con vistose eccezioni). Prova ad analizzare come sono state operate le scelte del nostro Comune nel quale, senza parlare di ladrocinio e corruzione, certamente dobbiamo ammettere, quanto meno, gravi lacune, negligenze, omissioni e tanto, tanto pressapochismo, per non dire di una mentalità padronale nefasta nei comportamenti…E mi fermo qui per amor di patria, non insistendo oltre su camarille e lobby. E per finire, pensa a certa magistratura contabile molto sensibile al potere ed alle raccomandazioni quando si tratta di insabbiare sacrosante denunce e segnalazioni di fatti, anche penalmente rilevanti, ma non certo gradite ai padroni del vapore. Penso che tu sappia a che cosa alludo.

  • @Analfabeta,
    frena Analfabeta, frena. Non che tu non abbia ragione nel dire quello che dici, ma non puoi confondere galline (sindaci) con mucche (imprenditori). Il pollaio è il pollaio, la stalla è la stalla. E qui stiamo parlando del pollaio. Nessuno, ma proprio nessuno, pretende che i sindaci risolvano problemi che, comunque, sono più grandi di loro. Ci accontentiamo che svolgano le funzioni per le quali, da secoli, la loro carica è stata “inventata” (magari interpretandola in chiave modernista). Solo al sud le amministrazioni comunali “fanno PIL” ragguardevoli rispetto a quello prodotto dalla società civile, ma lo fanno rubando i soldi al nord, altrimenti il Veneto non avrebbe tra i 15 ed i 20 MILIARDI di residuo fiscale che gli viene SOTTRATTO DALLO STATO (a te lo STATO ITALIANO oggi, in questo esatto momento, porta via 4.000 euro ogni anno: in questo momento lo STATO ITALIANO porta via, alla TUA FAMIGLIA, tra i 12.000 ed i 15.000 euri). Lo fanno assumendo e regalando posti di lavoro improduttivi, ma il gioco prima o poi si rompe, e si sta rompendo.

    Tornando a noi: se le scelte di aggregazione/unione/fusione fossero davvero risolutive si sarebbero già fatte. Sai perché le stanno facendo ora? Perché i partiti stanno capendo che quella è la strada (giusta o sbagliata che sia nella realtà) che verrà adottata e quindi stanno sguinzagliando i loro cani allo scopo di abbaiare e attrarre l’attenzione. In gioco c’è il loro futuro: se fondi i comuni ed arrivi ad una popolazione di un certo spessore le elezioni le puoi e le devi partitocrare, perché è ben difficile che in una aggregazione di 19.000 persone, per dire, ti possa presentare con una Lista Civica pura. Ed ecco che risalta fuori lo zampino dei partiti. Il mantra adesso è quello di far credere che con la fusione si risolvono i problemi dei comuni. Certo, averlo grosso può essere un vantaggio ma, come dice il Rocco nazionale, alla fine non è quello che ti fa vincere.

    In ogni caso ti stai facendo male i conti: alle imprese lo STATO ITALIANO porta via, in termini di pressione fiscale totale, tra il 65 ed il 73% del reddito prodotto (credo che tu abbia usato il termine “fatturato” intendendolo come “reddito”). Non è più tassazione quindi ma vera e propria ESTORSIONE DI STATO: e lascia che Bersani provi l’ebbrezza del potere e poi vedi se non ci arriva anche la patrimoniale-plus (dico plus perché l’IMU e le imposte di bollo sui conti già lo sono, e non sono opera del PD ma del PDL berlusconian-tremontiano messo poi in pratica dai tecnocialtroni montiani).

    Credo però di capire quello che vuoi dire: “ce ne sbatte una mazza delle fusioni dei comuni se le nostre imprese vanno a puttane”. Chiaro come il sole. Anche perché se non c’è reddito, anche le fusioni si sciolgono come neve al sole.

  • frank

    @analisi
    le Regole non sono enti morali, sono enti di diritto privato preposti alla cura e alla gestione del patrimonio collettivo appartenente a ben definiti aventi diritto, iscritti nella anagrafe regoliera. Le Regole sono soggette alle disposizioni della legge regionale 26/96. Per quel che ho sentito dire (ma questo può non essere la verità) gli aventi diritto si divisero la proprietà per cui a Lozzo (salvo smentita) non ci dovrebbero più essere beni regolieri indivisi (il che mi sembra strano per Pian dei Buoi a meno che sia stata ceduta la proprietà al comune).
    Un testo che puoi consultare è: “Manuale del diritto regoliero” di I. Cacciavillani, E. Gaz e altri edito dall’ I.B.R.S.C. di Belluno

  • @Cagliostro,
    se dovessimo interpretare lo spirito originario delle Comunioni Familiari bisognerebbe partire dai nuclei originari, per l’appunto, che hanno dato vita alla nostra comunità. Interpretando in modo più moderno la ricostituzione delle Regole, diciamo che l’assemblea costituente può, nel momento in cui si dà lo Statuto, stabilire quali siano i criteri per RI-COSTITURE la Comunione Familiare: può fissare un limite temporale arbitrario dal quale far partire la “conta delle famiglie”. E nessuno vieta che la decisione possa essere, per fare un esempio, “tutte le famiglie residenti al 01.01.2000”. Poi c’è il problema delle “femene”: devono continuare a “lavà scudele” o possono far parte, a pieno titolo, delle Regole?

  • @analisi, confermo quello che ha detto frank per quanto riguarda le proprietà ex-regoliere in mano, oggi, a privati. Per quanto riguarda i beni regolieri passati al comune si tratta di stabilire se sui medesimi il comune ha titolo di proprietà o semplicemente funge da amministratore. In quest’ultimo caso il comune avrebbe l’obbligo morale di restituire i beni alla ricostituita Regola: dipende esclusivamente dal Consiglio comunale che potrà votare a favore o meno. La proprietà regoliera fu smembrata in 5 successive ripartizioni (sul Dizionario di Lozzo lo avevamo riportato: vedo se riesco a recuperare il pezzo che parla di sta cosa …)

  • La memoria vacilla: sono state nove le assegnazioni dei beni regolieri e non cinque come detto al precedente commento. Ad ogni buon conto ecco la voce del Dizionario della Gente di Lozzo cui facevo riferimento (c’è però un ulteriore approfondimento – ne ho memoria – che non sono ancora riuscito a trovare):

    kolenèl sm. (pl. koleniéi) area regoliera assegnata a turno ai regolieri. Un tempo veniva assegnata a turno alle famiglie del paese. A Lozzo ci sono state nove assegnazioni dei beni regolieri in koleniéi; la prima nel 1573, l’ultima nel 1882 con la quale venne assegnato in proprietà ad ogni cittadino allora vivente, con esclusione quindi dei deceduti, un kolenèl, ciascuno formato da lotti di venti teste o solo parti di teste, comprendente sia terreno boschivo che seminativo. Oggi i koleniéi sono ormai in mano a pochi proprietari. (vedi link alla letera k del dizionario)

    Aggiungo qui quello che ho trovato sulla scheda Malghe:

    Parte di questa proprietà collettiva è stata divisa in colonnelli (koleniéi) affidati ai cittadini in proprietà o in enfiteusi perpetua negli anni 1573, 1678, 1801, 1802, 1805, 1860, 1882. Tali proprietà non riguardavano solamente i beni incolti (pascoli) ma comprendevano anche boschi e parti di terreno seminativo.

  • frank

    @danilo
    enumeri due tipi di assegnazione ben diverse: il primo esempio (che si è protratto fino al 1882) era una assegnazione d’uso e quindi la proprietà rimaneva collettiva (col solo sfruttamento d’uso concesso al fuoco famiglia); nel secondo esempio (1882) la proprietà è passata direttamente al nucleo famigliare assegnatario per cui non fa più parte del patrimonio collettivo della Regola. C’è da sondare se, gli eventuali fondi comuni regolieri eventualmente rimasti sono stati dati al comune di Lozzo in amministrazione o se sono stati ceduti in proprietà al comune. Nel primo caso, essendoci ancora un patrimonio antico, si può ricostituire la Regola, nel secondo caso non si può ricostituire.

  • @frank,
    certo, resta inteso che, se vi sono le condizioni per ricostituire la Regola, l’ultima parola ce l’ha sempre il consiglio comunale (che comunque, non fosse d’accordo, si può sempre cambiare alle elezioni successive, se garba).

  • frank

    @danilo
    No, se ci sono le condizioni di diritto espresse dalla legge regionale e soddisfatte dalla prassi richiesta mediante la costituzione di un comitato degli aventi diritto, il consglio comunale potrà solo tergiversare ma non opporsi. (anzi secondo la legge deve favorire l’iter)

  • @frank,
    sono davvero contento di sentirtelo dire, era anche una mia profonda convinzione. A questo punto devo riconsiderare ciò che recentemente (molto recentemente) mi è stato detto alla Consulta delle Regole (ente che raggruppa tutte le regole d’Italia e che ha sede a Cortina): chiederò lumi perché a me la cosa era stata spiegata nei termini dichiarati. Devo però dire che non ho mai affrontato il problema per le corna, al momento non ho il tempo necessario ma …. ma … non si sa mai.

  • frank

    @danilo
    art3 comma 5 l.r.26/96
    5. La Regione favorisce l’assistenza ai comitati promotori per la ricostituzione delle Regole da parte del comune territorialmente competente, contribuendo nelle spese eventualmente sostenute.

  • @frank,
    ok, questa è la forma. A me alla Consulta hanno detto che, nella sostanza, il Consiglio comunale è dirimente e che alla fine, com’è comprensibile, il comune si tiene la ciccia e dà alle Regole il resto (se poi il territorio è vasto anche alla Regola resta una bella sostanza, non certamente nel caso di Lozzo: per quello dico che se la regola va rimessa in piedi non lo si deve fare credendo di ottenere chissà quale patrimonio, bensì avendo la coscienza di ridare vita ad una istituzione che affonda la propria storia nei secoli). Ad ogni buon conto, lo dico a me per primo, “non fasciamoci la testa”: magari quello che viene ritenuto il problema più grande si rivela essere il più facile da superare.

  • Cagliostro

    @frank, Danilo,
    vedo che il confronto di idee porta sempre a qualche cosa di positivo, specialmente su di una materia pochissimo conosciuta perché ‘radicata’ nei secoli. Che il Consiglio Comunale, eventualmente, non possa mettere il bastone fra le ruote di un eventuale organismo promotore della ricostituzione è cosa quanto mai opportuna ed auspicabile (anche se recenti episodi in Comelico sono poco edificanti e dimostrano che le disposizioni normative sono sovente disattese). Nello specifico di Lozzo, sò per certo che l’avv.to Gaz è dell’opinione che tutta la plaga di Pian dei Buoi (parlo di quella parte ora in ‘amministrazione’ al Comune-leggi usi civici) rientra nei beni ex regolieri che, par certo, non sono stati mai ceduti. L’avv.to Gaz, facendosi forte anche di cognizioni storiche, mi è stato riferito essere giustappunto dell’avviso che non di usi civici ma di beni regolieri si tratta (vedi anche questo articolo).

  • frank

    Un po’ di storia non fa male, per questo allego il link ad una relazione (un po’ vecchiotta del 1989). Da allora la legislazione si è di molto adeguata in maniera interessante per la ricostituzione e per l’opzione di “diritto privato” riservato all’istituto regoliero.

    http://www.comelicocultura.it/Pdf/Storia/Le_Regole/La_realt%C3%A0.PDF

  • ANALISI

    @frank: ti ringrazio per le informazioni sul facile iter da seguire per la ricostituzione delle regole e per l’ articolo, che avevo peraltro avuto già occasione di leggere. Le conclusioni mi trovano in perfetta armonia con l’ autore. Le regole devono essere un ente di diritto pubblico e rappresentare ogni nucleo famigliare residente nel borgo. Si può ovviamente porre un limite minimo di anni di residenza per il diritto al voto; nulla più. Non si può invece, secondo me, porre un limite al diritto di partecipazione alla faula, al diritto di parola od opinione. Oggigiorno non si può più discriminare nessun cittadino secondo il sesso o altro. Solo in questo modo le regole possono tornare al pari dei comuni o forse essere lievemente più democratiche. Togliamo pure il forse se confrontiamo le assemblee; al consiglio comunale si può guardare ma non parlare. Persino il Vicario di Cristo ha rinunciato all’ “infallibilità” e sembra che siano rimasti solo i politici ed i sindaci ad avvalersene. “SOVERGNA E’ UN BENE REGOLIERO” ed il comune attualmente è facente funzioni. Al momento della ricostituzione del laudo e del nuovo statuto il governo del pascolo ritorna sotto la gestione regoliera con la casera appresso. Nell’ ambito di una rinnovata attività anche il parco della memoria potrebbe a pieno titolo divenire progetto regoliero.
    Come diceva bene il nostro Danilo i Sindaci sono stra-politicizzati e si comportano secondo logiche che nulla hanno più a che fare con le esigenze ed il sentire della collettività. Questa ripartenza dal basso sarebbe sicuramente motivo di chiarezza progettuale e di nuovo vigore
    sociale e partecipativo. Mi ripeto…nessuno si deve sentire escluso a priori.

  • Lozzese curioso 1

    Ciao Analisi:secondo mè l’Ente Regoliero è un soggetto di diritto privato e non pubblico.non vorrei sbagliarmi…….

  • frank

    @analisi @lozzese curioso 1

    Ricostituire la Regola è comunque un lavoro lungo e impegnativo soprattutto per “chi si mette davanti”. Bisogna “ricostruire” il patrimomio (catasto, rivendicazione di proprietà, ecc.)

    Esatto. La Regola è un ente di diritto privato. E’ stata scelta questa strada per snellire la burocrazia che nel caso di un ente pubblico è “obbligata e faraonica”

  • ANALISI

    La differenza tra pubblico e privato sta nel fatto che la partecipazione alla faula deve essere aperto a tutte le famiglie residenti e non operare discriminanti. A Lozzo è più facile poiché si riparte da zero, quindi se i neo-costituenti volessero far partecipare alla faula pure gli originari di Lozzo anche se non più residenti lo possono tranquillamente fare. E’ una distorsione che le regole siano un ente di diritto privato e questa distorsione snatura il concetto primordiale della regola stessa. La regola è l’ unico strumento che ci rimane per decretare la fine dell’ era dei comuni. Questo ha valore solo come ente pubblico e non come ente privato.

  • frank

    @analisi
    Capisco il tuo concetto (che potrai in qualche maniera rendere attivo nell’articolato statutario dell’ente), ma se ricostituisci la Regola essa è per legge soggetta al diritto privato.

  • ANALISI

    @frank:
    1. Alle Regole già soggetti di diritto pubblico ai sensi del decreto legislativo 3 maggio 1948, n. 1104 nonché alle regole già disciplinate dalle leggi regionali 3 maggio 1975, n. 48, 3 maggio 1975, n. 49, 2 settembre 1977, n. 51 è riconosciuta la personalità giuridica di diritto privato.
    Art. 1.

    Alle Regole della Magnifica Comunita’ Cadorina, costituite a norma
    degli antichi laudi o statuti, e’ riconosciuta la personalita’
    giuridica di diritto pubblico ai fini della conservazione e del
    miglioramento dei beni silvo-pastorali pertinenti alle medesime,
    della gestione e godimento delle pertinenze dei beni stessi e
    dell’amministrazione dei proventi che ne derivano. E’ SOLO UN FATTORE DI MERO EGOISMO SE LE REGOLE SONO ORA ENTI SOGGETTE ANCHE AL DIRITTO PRIVATO. SI HANNO LE MANI PIU’ LIBERE. NULLA TOGLIE CHE QUELLE DI LOZZO POSSANO ESSERE SOGGETTE AL DIRITTO PUBBLICO, VOLERE E’ POTERE. NON CI SONO BENI DA DIVIDERE MA REALTA’ DA COSTRUIRE.

    2. Costituiscono altresì beni delle Regole quelli attualmente amministrati dai comuni in base al decreto vicereale n. 225 del 25 novembre 1806, se riconosciuti.
    Il Decreto Vicereale prevedeva un terzo caso: qualora gli antichi originari non avessero portato, entro un certo tempo, la documentazione del loro possesso, i beni sarebbero passati (al pari di quelli fino allora solo in amministrazione), in mano dei comuni, ma essi (antichi originari) ne avrebbero conservata la proprietà collettiva e indivisa, almeno in linea «de iure». In Cadore e nel Bellunese le comunità proprietarie dei beni non divisero, a parte qualche raro caso, tali beni pascolavi e boschivi, motivate, in ciò, da una ragione pratica: un pascolo non può essere diviso, senza diventare disutile per tutti; la monticazione richiede grandi spazi, che ridotti a brandelli non avrebbero fatto il vantaggio di alcuno. La gente volle restare unita, come sempre, e non ebbe paura di perdere l’amministrazione, perché sapeva di non perdere la proprietà dei beni. IL PASCOLO DI SOVERGNA E’ UN BENE DELLA REGOLA DI LOZZO. A PRESTO

  • frank

    @analisi
    le leggi regionali n.48/75 e 51/77 sono state abrogate, sostituite dalla 26/96. Tu pubblichi l’art 1 del dls 1104/48 che non ha più motivo di essere in quanto in materia di leggi per le regole lo stato ha attribuito il compito alle regioni.

  • autoctonA

    Tanto per aumentare l’entusiasmo che sta montando per una futura costituenda Regola di Lozzo, comunico che è da molto tempo che è stato accertato che la DONNA possiede un’anima, con tutte le conseguenze che possono derivarvene tipo diritti e doveri. Chi parla di Regole spero che ne tenga conto. A Lozzo tante donne “AUTOCTONE” hanno sposato uomini “NON AUTOCTONI”, le loro famiglie dovranno avere gli stessi diritti!. A qualcuno poi, che prova già piacere all’idea che gli attuali amministratori comunali “NON AUTOCTONI” non ne potranno far parte, vorrei dire,che queste rivalse, oltre ad essere impraticabili, lasciano nella frustrazione continua e portano ad altre sconfitte. Spero che possa veramente nascere un progetto, ma che sia serio. SALUTI

  • Cagliostro

    @redattore,
    un tempo, per entrare nella regola, c’era una selezione severa e chi fra i forestieri veniva accettato doveva versare perfino 800 lire venete al fine di essere equiparato agli… autoctoni. La composizione era riservata, in genere, ai capi famiglia, prevedendo rare e ‘stringenti’ eccezioni e deroghe. Che i nostri vecchi fossero degli sprovveduti quando normavano in questo modo? Si dirà: i tempi sono cambiati… Verissimo, ma chi non conosce storia, tradizioni, caratteristiche e normative di una collettività non può ergersi a ‘regolatore’ della stessa comunità della cui storia neanche si preoccupa di conoscere i fondamentali. Di una cosa ho notato, invece, che ci si preoccupa. Per esempio, di non tenere in alcun conto i conflitti macroscopici di interessi in cui taluno è incappato e continua imperterrito ad incappare. Vogliamo fare un esempio? Le foglie di fico e gli escamotages adottati in occasione di certe votazioni riferentesi alle conferme delle qualifiche del personale od agli adeguamenti retributivi degli stessi. Per non parlare di certi incarichi selettivi…In quanto alle ‘frustrazioni’, questo è un discorso che denota soltanto l’animus e la ‘nobiltà’ di sentimenti di chi queste presunte frustrazioni evoca…Il leggere le letture dall’ambone della Chiesa dovrebbe pur insegnare qualche cosa: per esempio la carità e la giustizia. Carità, nel senso alto del termine (amore del prossimo), che certamente si contrappone alla cattiveria ed all’astio. Giustizia, che esige di ‘vedere’ le cose e saper denunciarle e ricordarle agli sprovveduti od ai finti tonti. Questo al fine di un tentativo di evitare errori e correggere, eufemisticamente, alcune rilevanti ‘storture’. Le Istituzioni sono cosa seria e nessuno può consentire che se ne faccia un uso strumentale. Questo era e deve ancora essere lo spirito di ogni cittadino, autoctono o non autoctono che sia!

  • frank

    @autoactonA
    mi sembra che la presidente delle Regole di Ampezzo (indubbiamente le più importanti) sia una donna. E’ sufficiente prendere ad esempio il loro “laudo” che è adeguato ai tempi nostri. E soprattutto parlare con loro che hanno una esperienza storica alle spalle.

  • frank

    @autoctona
    ecco il sito delle regole d’ampezzo
    http://www.regole.it/index.php

  • frank

    @autoctona
    Nel 2011 era presidente una donna: Cinzia Ghedina

    http://www.regole.it/DocAppr/ruolodelladonna.pdf

  • ANALISI

    @autoctona: comprendo le tue preoccupazioni e sposo appieno la tua tesi sulle donne. Si tratta di ricostituire un ente che riprenda in toto i principi dei padri fondatori e quindi rappresentare la totalità dei residenti. La partecipazione di un rappresentante per famiglia alla faula non è negata a nessuno, per il diritto al voto si metterà un limite di residenza di 5 anni, tutto qua. Chiunque abiti a Lozzo dovrebbe sentirsi facente parte di un insieme e poter dare il proprio contributo per lo sviluppo della collettività. Ricreare un ente pubblico e non privato, che sarebbe decisamente anacronistico.
    @frank: è la legge del 96 che dice “GIA’SOGGETTI DI DIRITTO PUBBLICO” è riconosciuta la personalità giuridica di diritto privato. Che in italiano significa: già sei pubblico ma ti riconosco anche la possibilità di essere privato poiché non rappresenti l’ intera collettività bensì un gruppo ristretto di famiglie. Questa è la sostanza.Se tu possedessi un qualsiasi esercizio pubblico non potresti arbitrariamente negare l’accesso ad alcuno, in questo caso la legge ti da la possibilità di crearti il tuo club privato, questa è la sostanza. Che le regole siano divenute club privati è un dato di fatto che va contro qualsivoglia principio di collettività. Ognuno poi è libero di pensarla come vuole e raccontarla come meglio crede, la realtà dei fatti
    invece è inesorabilmente sfacciata e presenta il conto ai Posteri.

  • frank

    @analisi
    per correttezza interpretativa quel “GIA'” significa che erano state riconosciute di diritto pubblico con L.R. del 1975 (leggi abrogate = consultare elenco leggi Regione Veneto) ed ora modificate in diritto privato (l.r. 26/96); quindi già di diritto pubblico ed ora (1996) di diritto privato.

    Normativa
    Dal punto di vista giuridico le Regole possono essere definite “comunioni familiari montane”, realtà assolutamente particolari in bilico fra il pubblico e il privato.
    Lo Stato italiano riconosce alle Regole, e a molte realtà simili sparse sull’intero arco alpino e appenninico, la personalità giuridica di diritto privato, e la libertà di gestirsi autonomamente secondo i propri Laudi o statuti.
    I beni collettivi e i loro vincoli sono però riconosciuti di interesse generale, un patrimonio ambientale che non si esaurisce nell’ambito locale, ma che assume un’importanza nazionale: c’è infatti da ricordare che i boschi e le montagne regoliere sono fra i più belli delle Dolomiti, autentico patrimonio di tutti.
    La storia dei rapporti con lo Stato e le Regioni per essere parte del sistema giuridico italiano è stata lunga e difficile, ma oggi si può finalmente essere soddisfatti nel vedere riconosciuta a queste realtà una importantissima funzione di salvaguardia ambientale e di tutela del territorio.
    La Regione Veneto ha riconosciuto questa valenza e dal 1990 ha affidato alle Regole d’Ampezzo la gestione del Parco Naturale Regionale delle Dolomiti d’Ampezzo, primo caso in Italia di un parco regionale amministrato da un soggetto privato.
    Da secoli il patrimonio regoliero viene utilizzato per la sopravvivenza della comunità attraverso il pascolo del bestiame, il taglio e la vendita del legname, l’uso del bosco per l’edilizia dei Consorti e per il loro riscaldamento domestico.
    Il bene collettivo viene goduto secondo i bisogni di ciascuna famiglia, e l’uso del bosco e del pascolo è regolamentato dai Laudi, antichi codici scritti tramandati per secoli, che sono giunti fino a noi pressoché inalterati nella sostanza e che vengono rispettati e applicati ancora oggi.

    La comunità ha da sempre tutelato la proprietà collettiva di boschi e pascoli con particolari vincoli:

    destinazione d’uso agro-silvo-pastorale
    i beni sono destinati in perpetuo a bosco e a pascolo
    inalienabilità
    divieto di vendere o cedere i beni ad altri
    indivisibilità
    divieto di dividere tali beni fra i Regolieri e con altri

    La legge garantisce oggi anche altre forme di tutela:

    inusucapibilità
    l’impossibilità per i beni regolieri di essere acquistati da altri per usucapione
    interesse generale
    il valore ambientale dei beni va oltre linteresse della sola comunità regoliera, ma si estende a tutta la collettività

  • ANALISI

    @frank: mi permetto di dissentire, senza voler essere polemico in questo. Si parla delle regole “già soggetti di diritto pubblico ai sensi del d.lgs. 03-05-1948 N.1104” e quel decreto non è stato abrogato. Che poi la regione che è ora competente le abbia riconosciute anche soggetti privati io non lo nego, è così. Qualora in Lozzo si ricostituisse una regola aperta a tutte le famiglie residenti, questo diventerebbe per natura un ente pubblico e non privato. Ti dirò che fa un certo effetto il decreto n.1104 poiché si parla esplicitamente di regole della MCC.

  • frank

    @analisi
    quando ricostituirai la Regola di Lozzo, con il laudo-statuto che deciderete di fare, ti accorgerai che l’ente sarà iscritto giuridicamente come ente di diritto privato. Ma questo non avrà alcuna importanza perchè gestirete il tutto secondo le norme statutarie che vi sarete date.

  • Lozzese curioso 1

    Scuseme,….ma se bèlo ades no se va dacordo a Loze,figuronse co la costituzion de la Regola!!!!Vedarè che ogni scusa sarà bona par radeà!
    CMQ = se Danilo se farese portavoce del discorso “ricostituzione Regola”Iò lo apogiaràe!

  • frank

    Intanto, dal 7 febbraio 2013, la CM Centro Cadore perde…un colpo: Valle che ripassa, per decisione della propria amministrazione, in Val Boite.