habemus tabellonem dolomiticum

No, non quelli komunali chiesti più volte a gran voce da questi pixel (oltre che da Per la Gente di Lozzo con mozione specifica), per i quali (forse) bisognerà aspettare che maturino le nespole messe a disposizione dal GAL alla voce “informazione”, bensì quelli provincial-uneschi scaturiti dalla complessa (e anch’essa gioiosa?) macchina della Fondazione Dolomiti Unesco. Dobbiamo supporre che sia tutto merito delle … reti operative.

Quest’ultima “iniziativa”, davvero, pare avere i contorni della più complessa operazione finora portata a termine dalla complessa macchina della Fondazione. Con un pregio, enorme, davanti agli occhi di tutti, la straordinaria velocità di esecuzione. E’ come se il fruttarolo, aperto il nuovo negozio, aspettasse 4 anni prima di esporre l’insegna. Certo, se ti fai un buon nome anche l’insegna non è determinante, ma perlomeno aiuta.

Inoltre non si può dire che il settore turistico dolomitico, perlomeno quello bellunese, sia florido, stante il calo costante e netto delle presenze italiane che perdura dal 1997 (mica da “ieri” con la crisi), controbilanciato – per fortuna – dal seppur contenuto aumento di quelle straniere (quello che conta però è che oltre al calo delle presenze si palesa, ed è la cosa più grave, un vistoso calo della capacità di spesa).

C’erano un tempo gli “ottimisti”, quelli che credevano (per la verità lo credono ancora) che bastasse metterci la patacca dell’Unesco per vedere frotte di cinesi e giapponesi (fra gli altri) affacciarsi al balcone dolomitico. C’è chi è più pataccaro degli altri, è vero, e gli asiatici vanno in brodo di giuggiole quando gli sventoli un “brand” davanti agli occhi: ma intanto il turismo dolomitico bellunese langue, langue, langue.

Adesso però, visto il sopraggiungere dei tabellonem dolomiticum (si spera, dicono, entro l’estate; il diavoletto chiede: quale estate?), non si potrà sperare in un aumentato flusso di presenze (non è questo lo scopo di questi “accessori”) ma, perlomeno, aiuteranno a “marcare il territorio” perché, non dimentichiamocelo, anche il “brand” ha la sua importanza.

E anche il brandy: questo è quello che, a mio parere, va per la maggiore dalle parti della Fondazione Dolomiti Unesco.

vecchia sbrodaglia, intonse emozioni

(immagine: lafepa)

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