Lozzo di Cadore: come la mettiamo con l'IMU ? /2

di Cagliostro

Faccio riferimento e seguito all’articolo da me scritto e pubblicato su questo Bloz in data 2 Maggio u.s. Come era facilmente intuibile, conoscendo a fondo l’uomo assiso pro-tempore sul soglio di Palazzo Venzo, nulla di eclatante era da aspettarsi, nulla che facesse presagire il classico colpo d’ala di un genio della politica capace di interpretare i bisogni e le urgenti necessità dei cittadini-amministrati, in un contesto storico di crisi drammatica quale quello che stiamo vivendo; nulla insomma che uscisse dai canoni della politica politicante che rifugge da ogni sensibilità e valutazione oggettiva del drammatico contingente, nulla che sapesse dare un contributo, seppur modesto, all’allentamento dello strozzamento impositivo in atto, tutto teso al reperimento di risorse attraverso strumenti e fonti atti a consentire con sollecitudine e senza soverchie burocrazie il perseguimento di un immediato risultato significativo e pregnante.

E non importa se a pagare sono sempre gli stessi, vuoi in fatto di Irpef, vuoi in fatto di tassazione sulla casa, vuoi in fatto di mancato adeguamento dei salari, vuoi in fatto di aumento dell’Iva (che, oltre a recessione economica con salasso dei consumi interni, crea inflazione e quindi ulteriore depauperamento dei salari, stipendi e pensioni). Il tutto mentre si accampano vergognose e non plausibili argomentazioni per negare una seppur tenue tassazione delle rendite finanziarie e dei grossi patrimoni…

Ebbene, in questo nefasto panorama di rovine per singoli, famiglie ed imprese, a livello locale (parlo proprio di Lozzo), la classica montagna-fermento di idee e di innovazione, sensibile alle istanze della popolazione (?!)- ha saputo partorire il classico topolino. Mi riferisco alla decisione presa ieri sera dal Consiglio Comunale, chiamato a deliberare sulle modalità di applicazione dell’IMU su prime e seconde case.

Il gravoso balzello, tra l’altro, tien conto, nella sua determinazione, di un iniquo incremento della rendita catastale del 60% (che poi appare superiore a tale entità in quanto c’era già stata, nel recente passato, una rivalutazione che ora permane). La normativa che ha introdotto la nuova imposta sulla prima casa (al posto della soppressa ICI) e quella che ha introdotto il balzello sulle case a disposizione, ha comunque disposto un potere discrezionale ai Comuni di ridurre od incrementare del 50% o di cifra intermedia l’onere a carico dell’abitazione principale (la imposta base risulta infatti del 4 x mille con facoltà in sede locale di riduzione al 2 x mille o maggiorazione al 6 x mille). Analogamente dicasi per la imposizione sulle seconde case che dal 7,6 x mille avrebbero potuto essere adeguate o ridotte del 3 x mille, passando quindi, rispettivamente, al 10,6 x mille oppure al 4,6 x mille.

La montagna delle belle idee manfrediane (ricordate la citazione copiata, pari pari, dal Berlusca del ‘non mettere le mani nelle tasche dei cittadini’ in fatti di Tarsu? – “è dal 2004 che a Lozzo non vengono adeguati i costi dello smaltimento!”, salvo poi dover constatare che la maglia nera a livello regionale ci ha pesato sulle spalle, con oneri non da poco, per ben tre anni di seguito) ha partorito, lo ripeto, il classico topolino.

E mi spiego meglio. Al posto di mettere in risalto una sensibilità politica che tenesse conto dei bisogni della gente e che inducesse un alleggerimento del pur gravoso balzello, quanto meno su quello gravante sulla prima casa, l’esimio nostro Conducator ha scelto di operare con ignavia ed in modo asettico, non adottando nessuna variazione né positiva (abbuoni) né negativa (aggravi), limitandosi insomma a lasciare inalterato il provvedimento dell’autorità centrale e quindi evitandosi fastidi e critiche eccessive e laceranti. E la giustificazione sarà di natura pilatesca: ‘non ho gravato, a livello locale, sulle tasche dei cittadini!!’.

Ora, cari cittadini, non è così che si amministra la Cosa Pubblica. Il nostro bilancio non è poi disastrato come appaiono altre risultanze di altri enti locali. Il patto di stabilità non mi risulta che gravi in modo vistoso sulla operatività del nostro Ente. Altre economie erano pur sempre possibili onde consentire un alleggerimento di queste nuove esose ‘gabelle’. Un politico di livello avrebbe potuto insomma dare un pur minimo segnale di autonomia e di azione critica nei confronti del tanto biasimato provvedimento ‘centrale’. Magari una diminuzione dell’1.5 x mille avrebbe dato un segnale chiaro della vicinanza dell’autorità comunale alla cittadinanza in difficoltà. Questo per quanto riguarda le prime case…

Capitolo a parte merita il discorso sulle seconde case. La particolarità di Lozzo è che tali immobili, in piena crisi del mercato edile, sono per lo più detenuti da lozzesi della diaspora e va sottolineato come tali cespiti subiscano un nuovo ulteriore gravame, oltre all’iniquo recente provvedimento sulla cancellazione dell’abbuono perequativo del 30% in fatto di esazione della tarsu. Non si poteva dare anche qui un segnale positivo (e non penalizzante), magari con una lieve limatura?

E’ inutile parlare di esigenza di valorizzazione del turismo se poi si fa di tutto per scoraggiare la venuta in paese perfino dei lozzesi che dimorano altrove!! Si tenga infine presente la situazione di decremento demografico, di depauperamento dei servizi essenziali, di esodo dei giovani e delle poche, superstiti attività imprenditoriali ora languenti ed allora si vedrà che una certa diversa visione delle problematiche ed una diversa e meno escludente mentalità sia ormai ineludibile.

A me gli studenti che copiano dal compagno di banco non sono mai piaciuti. Pur tuttavia, da parte della Amministrazione, e del sindaco in primis, copiare da altri comuni e da altri colleghi che hanno dimostrato coraggio andando contro corrente ed usando a vario titolo i poteri discrezionali previsti nella fattispecie, trovo sia cosa da valutare positivamente e da apprezzare facendola propria.

 

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