Lozzo di Cadore: la biblioteca zombie va resuscitata e messa in rete

Lozzo Fifa, lo dicevo ieri, è talmente attenta alla tutela del patrimonio della nostra cultura ladina da non aver mai, MAI, citato la parola ladino (ladina, ladini, ladine, ladins) nel proprio programma elettorale. Per forza, non ce n’è uno che sappia qualcosa di cultura ladina, fossero anche rudimenti, ma tant’è.

La cosa si ripete con la biblioteca. Credete voi, oh cittadini del popol lozzese, di poter trovare la parola “biblioteca” (con tutto ciò che può rappresentare a livello culturale) nel programma di Lozzo Fifa? NAIN !! Neanche nella sezione CUL-TURA (oops non c’è una sezione cul-tura, al sindaco premeva rassicurare le mamme sul destino delle scuole …).

E’ per questo che Per la Gente di Lozzo, a sindaco e codazzo maggioritario, gliene ha dovute mandare QUATTRO fra interrogazioni e mozioni riguardanti la biblioteca di Lozzo di Cadore. Quattro, solo in ragione della particolare sensibilità sviluppata verso la cul-tura da parte della maggioranza, altrimenti la serie di sollecitazioni avrebbe potuto essere ancora più lunga.

In effetti Per la Gente di Lozzo ci prova ancora, dal proprio blog, a far capire alla giunta culturalona un concetto importante. Ecco cosa sostiene l’opposizione di Lozzo:

In particolare, nell’ultima nostra mozione del 30 settembre 2011, insieme ad altre proposte, mettavamo in evidenza la seguente:

a definire la messa in rete della nostra biblioteca con il sistema delle Biblioteche Bellunesi come programma prioritario e imprescindibile, vista l’enorme potenzialità espressa dal servizio così come brevemente evidenziato fra le premesse, dando immediato avvio alla raccolta di informazioni contattando il sig. Eugenio Sief allo 0437-959.347 per definire le modalità di adesione e di implementazione del servizio;

Ebbene, ribadiamo che per quanto lo spostamento dei libri dalla vecchia sede all’attuale sia un fatto positivo – che peraltro Per la Gente di Lozzo considerava scontato e per il quale non esitiamo a dire “finalmente” – non si può prescindere da una messa in rete della dotazione libraria della nostra biblioteca, così come sottolineato precedentemente, che permetterebbe l’accesso a un catalogo ben più vasto di quello attualmente disponibile a livello comunale.

Da qualche parte lo ho già detto: quello che è stato fatto finora, uno sforzo leggendario, è il traslare la salma della biblioteca dalla topaia clandestina in cui era vergognosamente confinata alla cristallina teca di Palazzo Mubarak. Il vergognosamente confinata, si capisce, a cura dell’amministrazione (la cosa si trascina da otto anni).

In buona sostanza, il cadavere in decomposizione della biblioteca (il patrimonio librario) è stato mummificato (insomma, puzza meno) ed esposto in un luogo più confacente alla bisogna. Ma se non la si mette in rete con il sistema delle Biblioteche Bellunesi, resterà sostanzialmente una mummia di ben scarso valore ed utilità. Certo, la cosiddetta messa in rete ha un suo costo che va valutato bla bla bla. Ma mi torna in mente ciò che ho scrittto in “Lozzo di Cadore: avviso ai bibliotecanti“:

Perfida domanda: cosa avrebbero in più, rispetto a noi di Lozzo di Cadore, i comuni e le biblioteche di Auronzo, Cortina, Calalzo, Comelico Superiore, Pieve, Santo Stefano e Sappada che ha permesso loro di entrare nella Rete di Cooperazione Bibliotecaria e di mettere a disposizione il proprio patrimonio librario?

 

p.s. nel titolo mi sono concesso, all’unanimità, una licenza poetica adottando un ossimoro (zombie … resuscitata).

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