12 Comments

  1. pagaapo
    27 Febbraio 2010 @ 18:39

    …’Sera a dute.
    Ncuoi dopo mèdodì èi volesto tòleme la briga e di su par la strada che porta ai “gradoi” de Revis par vede ‘ntin come che la e. Con duto al material che e vegnu dò credo che se dovese di su l’operaio del comun con la pala gomada al starae ‘na dornada solo che a tirà da na parte ‘l material e no sei se ‘l riusirae a pestà su chi doi grose crepe che e quasi su ‘nzima.
    Ma iò digo, se i vo tornà a brusà la vècia parchè che no i torna a brusala su par Costa che costarae de manco che a mandà a netà la strada de Revis?.
    I operai de comun credo che i’avarare tante robe da fei pi ‘mportanti che dì a fei ‘ste ròbe.
    Avon le strade del paes che le è piene de merde dei cian, de carte, de pàchete vuoite de zigarete e li mandon su par Revis par fèi da ride?
    Ma anche se i mandase a netà la strada dopo saràelo anche da taià do i Pin o i Laris che i à trapiantòu sui “gradoi” par pasà inte col tator e par fèi posto par la vecià?
    No sei se son davòi da i numeri o se son iò che no capiso ben le robe …ma!
    Sane a la prosìma.

  2. BIANCHI ATTILIO
    1 Marzo 2010 @ 02:13

    @pagaapo: me a fato piazer che sede desto a vede e avede visto ke laoro ke e, quanke avaron feniu avarae acaro che tornede su e dopo ne disede se avon fato o no’n bel laoro.No daron fora al laoro lo faron ne autre. Ne ocore solo l’ autorisazion del Sindaco a di su par strada a ne autre quatro solo par portà e parecià la vecia,par fortuna ne serve solo ‘na carta. Kuanke brusea la vecia Remo su ‘n Costa, dison ke se vedea benon al cottage dei Borca e ‘l pra. Da le bance de Costa, ke era la davante, se vedea duto Loze, adè e ‘l bosco de Costa.Io, la vecia ke brusa, avarae acaro ke la vardase anche la dente da ciasa, fora dal piol magare….ki ke vo asiste al proceso a la vecia ‘nvezi tociarà vegnì ‘n piaza…o par ese pì preciso al parchegio del campanì da le 19.00 a le 24.00 che faron ‘ntin de festa che sea de bon auspicio par la primavera ….sane

  3. pagaapo
    1 Marzo 2010 @ 18:16

    Tilio, poi capì che te as bèle ‘ntenzion e che te as tanta voia de fei ‘sta roba, ma chel posto, par quanto bèl e ‘n vista, credo che no ‘l sea ‘l masimo de la sicureza sia pal fato che podarae partì fuou ‘ntel bosco (dato che e duta ‘na scarpada) sia par chi che dirae su a brusala o anche pai curiose che de seguro i dirae su a vede. Su ‘n Costa ruea tanta dènte e i bòce pi de dute.
    No sarae ‘na bèla roba se par ‘sta manifestazion calche dun farese ‘l volo de Revis.
    Te saludo e pensa su polito che dopo te podarae avè rimorse par duta la vita.

  4. marnifo
    1 Marzo 2010 @ 18:49

    @pagaapo chi fa…non fa, chi no fa…fa e come dute le robe.
    morale: colui che non fa qualcosa… non rischia e non sbaglia!!!
    per fortuna esistono le vie di mezzo.

  5. BIANCHI ATTILIO
    1 Marzo 2010 @ 19:55

    Caro pagaapo la vecia vegnarà brusada sul zei de revis no sui gradoi e nisun po di su,solo chi che e autorisade, adè ei solo da vede se chi dei taren agno che pasa la strada ne lasa pasà par ruà sul zei(che e sul taren de comun),basta che un no ne lase(‘n sostanza no firme la carta che podone pasà) e sta seguro che me la beto via, lasu e un di poste pi segure par brusala, dito da dente che fa ‘l vigile de mestier.Pal resto se te fose suziedesto algo a ti sabo dopomedodì me avarae de seguro despiasesto, ma autretanto no avarae avesto remorse.Sane

  6. La Vecia 2010
    1 Marzo 2010 @ 20:16

    Caro Tilio te amiro pa la to bona volontà, ma vedo ke no te as nesuna esperienza de Krode. Ogni ota ke fazo la strada de Revis ciato ke e franou do algo da kela scarpada duta de pendolon; ades son inte na stagion de gelo e disgelo ke parte peroi dì e nuote e basta na begarada den Kauriol par fei partì al piei n’tiero. Te la tolesto tu la responsabilità se finke se davoi deliberà la strada o brusà la vecia, kalke un se ciapa n’peron su la testa o pedo n’Kora n’pianta la ghirba? Tante ote al masa entusiasmo fà fei dei sbalie che se se pentise finke se vive.

    Ciao La Vecia 2010

  7. Ospite
    2 Marzo 2010 @ 16:51

    Colgo, nei vari interventi, da una parte la volontà, a tutti i costi, di riattivare una usanza che sembra essere caduta in disuso e dall’altra una serie di motivi che indurrebbero a far desistere dall’impresa, almeno in quel tal posto.
    Non che io, personalmente, sia a favore o contro….. anzi mi interessa poco più di nulla ma credo che al giorno d’oggi, nel paese di Lozzo di Cadore, ci siano ben altre cose più importanti da incentivare…… bruciare “La Vecchia” aveva un senso (se così si può dire), quando l’agricoltura locale era praticata ed era di auspicio di prospera stagione e raccolti e la popolazione era superstiziosa. Ora che l’agricoltura locale non esiste più e che tutto, o quasi, si basa sull’industria dell’occhiale, l’auspicio (a questo punto, di produrre occhiali) tramite questa pratica, credo sia sorpassato ampiamente.

    Riporto quì sotto ciò che ho trovato in proposito sul web:

    SE BRUSA LA VECIA
    Una frase questa che nei giorni scorsi è riecheggiata spesso per le nostre contrade.
    Ma cosa significa questa cerimonia a noi tanto familiare?
    È nella natura umana ricorrere, nei momenti importanti della vita, alla simbologia e al soprannaturale; il rito del “brusa la vecia” rientra appunto in uno di questi momenti.
    Gli antichi, in corrispondenza del capodanno, usavano dare alle fiamme una catasta di fascine alla cui sommità stava un tronco d’albero ornato a festa, il quale simboleggiava l’anno vecchio che se ne andava favorendo l’arrivo dell’anno nuovo.
    Perché un albero?
    C’è chi lo ha interpretato come lo spirito della vegetazione nell’ambito dei riti agrari, oppure come un simbolo del sole estivo, altri come una divinità fallica legata ai riti di fertilità infine come la personificazione dell’anima dei morti.
    Tuttora in diverse località italiane troviamo usanze analog h e dove l’albero-fantoccio viene bruciato in piazza: porto ad esempio il “pan e vin” nella pianura veneta lungo il Piave al 6 gennaio o “i Carnevai” in alcune zone del Trentino il martedì grasso, il “sega la vecchia” a Firenze e a Cremona a metà quaresima;
    Quindi una celebrazione del passaggio da un anno all’altro; ma perché le diverse tradizioni non la ricordano nello stesso periodo?
    Passati gli anni bui dalle invasioni barbariche, andò persa la consuetudine di celebrare il capodanno il 1° di gennaio, come prevedeva il calendario romano, accostandola generalmente all’equinozio di primavera, momento della rinascita della terra dopo la pausa invernale e ripresa dei lavori all’aperto.
    Alcuni Stati, con l’andare del tempo datavano il capodanno in periodi diversi, molte volte in coincidenza di festività di carattere religioso, onde poter accostare ai riti Cristiani le usanze antic h e e pagane. Troviamo dunque l’inizio dell’anno nel giorno di Natale in Spagna; al 25 marzo, festa dell’Annunciazione, a Firenze; il giorno di Pasqua in Francia; nei regni Bizantini del Sud Italia al 1° di settembre; il 1° di marzo nella Repubblica di Venezia.
    La “nostra” vecchia perciò rientra nei riti di passaggio dall’inverno alla buona stagione.
    Ma chi era la “vecchia”?
    Tornando alla simbologia, la vecchia era un pupazzo di legno che spesso teneva tra le mani il fuso e la conocchia (da sempre riferimento al tempo che scorre) ed era riempita d’uva e di fichi secchi, castagne carrube, mele e piccoli regali che dispensava ai paesani prima di essere bruciata sul rogo, segno dell’anno vecchio che moriva offrendo i “semi” da cui sarebbe cresciuto l’anno nuovo (da qui l’usanza della lettura del testamento).
    La Chiesa però non vedeva di buon occhio questa manifestazione che cadendo spesso nel bel mezzo della Quaresima, sembrava interromperne il carattere purificatorio e penitenziale. Non riuscendo a sradicare quest’usanza pagana cercò di ritualizzarla. Il processo alla vecchia divenne il processo alle orge gastronomiche del Carnevale, e dunque esaltazione della purificazione e dell’astinenza quaresimale; ma anche memoria del sicuro destino dell’uomo: la morte. Tornavano quindi all’orecchio le parole del sacerdote pronunciate nel giorno delle ceneri: memento, homo, quia pulvis es, et in pulvere revertéris! Ovvero: “Ricordati, uomo, che sei polvere ed in polvere ritornerai”.
    Di là dalle interpretazioni moralistiche il rito del “brusa la vecia”, come quello dell’albero primordiale, era ed è – dove ancora sussiste – una cerimonia di passaggio verso l’equinozio di primavera, verso il nuovo anno. Noi celebriamo, probabilmente senza esserne più coscienti, la morte del vecchio anno, della Vecchia Madre Natura da cui rinascerà la giovinetta Natura, in altre parole l’anno nuovo: simbolo della rinascita spirituale di chi sa liberarsi della pelle rinascendo “nuovo”.

    Marco Brandalise

  8. marnifo
    2 Marzo 2010 @ 21:24

    @ospite per tutto quello che hai detto…un motivo in più per mantenere vive le antiche usanze…!!!

  9. BIANCHI ATTILIO
    3 Marzo 2010 @ 02:26

    @lavecia2010:no son de seguro geologo ma credo che se doman toma ‘n crepon come kel su ‘n zima la stradela de Revis e ‘l toma sora kel ke e bèlo tomou al rua do ‘nte stradon seko e al po kopà kalkidun ke pasa ko la machina, se noi ‘nvezi tegnon a pede doman ko toma ‘n krepon al tornarà a fermase su la stradela de revis, se la e neta, beson ave cura del teritorio prima de dute e dute faze chel che se siente de fei. sane e grazie.
    @ospite: purtroppo l’ interesse dell’oligarchia industriale dell’occhiale non volge più il suo sguardo benevolo sul Cadore e le poche aziende che sono rimaste, per lo più piccoli industriali ed artigiani trovano serie difficoltà, non a lavorare, ma ad essere pagate dai clienti. Credo che per l’occhiale l’ unica soluzione, per qualcuno, sia non di “Brusà la vecia”, ma la fabbrica ….. se è ben assicurata. Che l’ agricoltura sia morta lo dici tu, il turismo, senza agricoltura, tradizione, artigianato locale del legno, commercio non è che abbia questo gran valore. Ti rammento che da Valle di Cadore in là quasi nulla si basa sull’ occhiale…..eppur si muove. “Brusà la vecia” ha proprio il senso della rinascita, come lo ha la Pasqua, una rinascita dello spirito una rinascita anche lenta e graduale verso la cura del territorio e delle tradizioni, che ti rammento non sono delocalizzabili. “Quel posto” come lo chiami tu è l’ unico posto visibile da tutto il paese perciò, pur restando sul poggiolo di casa propria, si vive un istante di simbiosi collettiva di cui il nostro piccolo bel paese ha davvero bisogno. Grazie dell’ intervento e tante buone cose.

  10. La Vecia 2010
    4 Marzo 2010 @ 12:47

    Cioo Tilio varda Ke prima de te sul Nostro teritorio e da ane Ke: i Alpini, i Kazador e Ki del CAI va a verde troi e netà strade e sKarpade senza tante Komedie, e no te ei mai visto vegnì a dane na man. Dunque no sta fei tanto al Don Chisciotte.

  11. BIANCHI ATTILIO
    4 Marzo 2010 @ 18:19

    Cara la me vecia 2010 se keste e le tò argomentazion no bazilo gnanke tanto e te bruso volentiera, de seguro no te me a mai sentiu criticà chè che fa chiautre cara la me vecia 2010 ne del CAI tanto manco d’i alpini.Na ota solo me son permesso de dì che no ciatèo giusto che pagando 15 euro i trevisane podese vegnì su pa la monte a beccace.Ero a Asolo e ei sientiu co le me rege sto ca che disea che l’era stou a caza su par la monte, me a girou i zebedei…te permetarà.Don Chisciotte te sarà tu cara la me vecia 2010 io son TILIO de ciori,co ‘n tin de ki de nodaro, co ‘ntin de ki d’i borcia, co ‘ntin de ki del zoto,co ‘n tin de ki del ciason d’i piaza….ciameme come te par meo parkè io son duto kesto…sane

  12. Danilo De Martin
    10 Marzo 2010 @ 14:53

    per i dettagli …

    fra i dettagli, da segnalare la ORGIO-FRITTURA DI PESCE