8 Comments

  1. Danilo De Martin
    7 Marzo 2011 @ 11:39

    @Alberto,
    aggiungo a quanto da te detto alcune considerazioni. Nel punto 4) (e in qualche riga precedente) hai toccato un dolente tasto. Perché l’ambaradan messo in piedi sventolando la naturalità delle ciaspe, ha avuto come logica conseguenza l’aprirsi di una piccola nicchia, sdoganata secondo alcuni proprio dall’iniziativa, in cui la Val da Rin più che con le ciaspe la percorri con motoslitte e gatti vari con la finalità di trasporto “pubblico” di “finti-ciaspisti”. Se è questo che si vuole come tipo di soluzione, niente da obiettare. Sarà, come sempre, la tipologia di turista a decretare la continuità o meno della scelta motoristica. Una cosa è certa, chi vuole salire in pace non frequenterà più quel percorso, come succede per il M. Piana per fare un esempio. Ciò che non deve succedere, e può far molto male a livello di immagine, è che si ostenti un’offerta nella quale l’elemento ciaspa dovrebbe “garantire” una fruizione “naturalistica”, per poi trovarsi partecipi di via-vai a 2 e 4 tempi. Qui non si tratta di ragionare in termini di “vivi e lascia vivere”, si tratta di imboccare o l’una o l’altra delle strade, perché insieme non possono stare.

    CHi va con le ciaspe sa ovviamente che il primo ingrediente è la fatica. Battere i percorsi ha il significato di rendere possibile la salita a chi non è preparatissimo. OK. Sai quanto me quanto male ti possano fare le anche a fine percorso, per quanto lo stesso sia stato battuto. C’è un limite, se la persona non è motivata, che è posto intorno ai 300 metri di dislivello MASSIMO, oltre il quale subentra lo “sconforto” (che il percorso sia o non sia battuto). E’ per questo che in Austria, per fare un esempio, trovi segnati i percorsi che giungono in quota (tipicamente dai 600 ai 1000 e più metri di dislivello) e trovi talvolta battuti i percorsi “per famiglie” che giungono AL MASSIMO sui 300 m di dislivello (tipo l’Anello del SOle per Lozzo, tanto per capirci).

    Amici di Lozzo saliti a Pian dei Buoi il 26 mi hanno riferito che non c’era niente di battuto verso Baion e COl Vidal; stessa cosa per il Miaron ma qui la data non me la ricordo. Questo per dire che la scelta più equilibrata poteva essere quella di segnare i vari percorsi (che poi coincidono quasi sempre con le strade forestali di accesso) e sceglierne alcuni (pochi) sui quali garantire la battitura. E’ per questo che ho buttato li la battuta per la quale se nevicava il giorno 1 il percorso n° 10 sarebbe stato battutto 10 giorni dopo il primo (anche se a questa osservazione è stato ribattuto che localmente funzionavano alternative tali per cui, in caso di neve copiosa, i percorsi sarebbero stati battuti lo stesso: allora, perché comprare il minoto se tutto può funzionare anche senza di lui?). Per il prossimo anno consiglierei la vasta schiera di attori dell’iniziativa di allestire un banale sito con l’elenco dei percorsi e un semaforo a fianco che indichi se è battuto o meno …

  2. Alberto Da Pra Tetto
    7 Marzo 2011 @ 10:40

    Il primo dell’anno sono salito alla Monte Sovergna per il sentiero che dal Rifugio in cima al Col Agudo raggiunge l’altopiano via Col Burgiou, Forcella Bassa, Col dei Buoi.
    Tutti gli auronziane interpellati alla partenza (maestri di sci, addetti agli impianti, ecc.) confermavano che la via era battuta e percorribile in circa 2 ore e mezza (forse dal Messner dei bei tempi!).
    Appena imboccato il sentiero ci è stato subito chiaro che questo non era stato percorso quasi da nessuno dopo le nevicate natalizie tranne un paio di orme fresche. A metà strada, alla splendida forcelletta prima del Col Burgiou, incontravamo una coppia di giovani atletici sulla trentina che, infuriati, stavano rientrando ad Auronzo; erano gli autori delle orme.
    Avevano in mano un articolo di giornale che indicava il nostro percorso tra le varie ciaspolate aperte e segnalate e promettevano che avrebbero scritto al giornale lamentandosi (e probabilmente sconsigliato i propri amici dal recarsi nel “Regno delle Ciaspole”).
    A nulla è valso il tentativo di convincerli a seguirci fino a Forcella Bassa, dove il percorso sarebbe stato certamente battuto.
    L’ultima parte era infatti ben battuta dal “micio delle nevi” e animata da un allegro via-vai di turisti e motoslitte.
    Il giorno dopo siamo scesi per Val da Rin, sulla strada perfettamente battuta, incontrando molti escursionisti (la maggior parte senza ciaspole e chiaramente non sportivi) che salivano verso il Rifugio Ciareido.

    Considerazioni:
    1) Percorso di andata bellissimo (visto anche un bel cervo) ma assolutamente da non segnalare come “aperto e battuto”.
    2) Le indicazioni andrebbero rapportate alla situazione invernale e all’escursionista “medio”, se non sui cartelli, almeno sulle guide e sul materiale divulgativo e promozionale (le 2,5 ore sono diventate nel nostro caso 4 ore).
    3) La via della Val da Rin, battuta col “micio”, è assolutamente preziosa in quanto consente anche al turismo meno sportivo di raggiungere l’altopiano senza ciaspole (anche qui però tutti sottostimavano la lunghezza del percorso).
    4) Il gatto che porta su i turisti è molto utile per coinvolgere quei gruppi in cui vi sono persone con diversi livelli di preparazione o bambini oppure per “salvare” quelli che non ce la fanno più.
    5) Il Ciareido deve assolutamente essere APERTO, altrimenti tutto lo sforzo è vanificato.

  3. Lozzese curioso
    7 Marzo 2011 @ 17:57

    Bondì,…scusame elo calcedun che sa agnò ke e al mino?….par capise:kel de color blu.parkè e dute ke se lo domanda n’giro!

  4. chiarimento
    7 Marzo 2011 @ 22:07

    Caro Danilo,
    col tempo mi sono “abituato” alle tua vena satireggiante nel senso che riesco a capire ciò che cerchi di esprimere con i tuoi articoli. Qualche volta, come in questo caso, non riesco a capire con certezza cosa tu intenda dire. Ci terrei a sapere cosa ne pensi riguardo all’apertura invernale dei rifugi, se sei d’accordo o meno sulla battitura delle piste e per quali motivi. Ti ringrazio anticipatamente.

  5. Danilo De Martin
    8 Marzo 2011 @ 07:59

    @chiarimento,
    stao de pi a rispondete che a scrive n autro articolo. Porta ntin de pazienza… Me fazo viu. Bela la “vena satireggiante”.

  6. chiarimento
    8 Marzo 2011 @ 20:54

    Danilo, attendo pazientemente. E pi di ke luganeghe. Intanto sto chiedendoin giro impressioni varie. Se sienton.

  7. Pieve di Cadore: convegno interparlamentare per il turismo, una grandiosa opportunità » BLOZ – il blog su Lozzo di Cadore Dolomiti
    22 Giugno 2012 @ 15:32

    […] anche qualche sindaco (ma potrebbe mancare?) il risultato è garantito. Il “Cadore regno delle graspe” ne è la storica dimostrazione. E poi abbiamo la Dolo-patacca, vuoi mettere. Avanti […]

  8. il collegamento tra Auronzo di Cadore e il Comelico (o il ricovero in un reparto di lungodegenza) » BLOZ – il blog su Lozzo di Cadore Dolomiti
    7 Febbraio 2014 @ 16:30

    […] cosa è invece certa: con le ciaspe (vedi il “Cadore regno delle graspe” qui e anche quo), in termini concreti, non si va da nessuna parte. Anche non considerando l’orrenda […]