5 Comments

  1. frank
    14 aprile 2013 @ 10:43

    @danilo
    Per venire incontro alla programmazione turistica che hai descritto, è già progettato e finanziato un centro (5 stelle) nell’ex preventorio di Laggio

  2. Danilo De Martin
    14 aprile 2013 @ 11:36

    @frank,
    recentemente ho avuto modo di vedere anche la video-notizia della Regione Veneto cui ti riferisci, ma non è proprio la stessa cosa. Da una parte c’è il geronto-turismo, il turismo della terza età o dei “vecchi” volendo essere più terra-terra, dall’altra c’è il cosiddetto turismo sociale, nato non ieri eh, ma agli inizi degli anni 50 per favorire il turismo dei ceti popolari. A Laggio la struttura viene “venduta” come centro per il “turismo sociale” ma in realtà – e qui do ragione a quanto da te scritto – l’attività prevalente sarà quella orientata alla terza … quarta e quinta età. C’è però anche un mare infinito di strati sociali decadenti (non solo perché “vecchi”) dal quale pescare e trarre a sé reti piene di “merluzzi”. Il problema classico, come sempre, è che questo tipo di turismo si “replica” con grande facilità, si può fare praticamente dappertutto. E purtroppo, di solito, chi si butta su questi segmenti l’ha preso nel … negli altri e quindi segnala – per brutto che sia – la decadenza della propria offerta d’accoglienza (anche se i “guru” non te lo diranno mai: ma sevedeva, come si suol dire).

  3. frank
    14 aprile 2013 @ 18:31

    @danilo
    pensa però che i “titolari del centro” sono una Cooperativa di Padova e una Associazione del Trevigiano che hanno accesso a fondi europei e regionali. Il compito del nostro o dei nostri enti locali è ignoto e forse nullo. La “ricaduta territoriale” dovrebbe consistere soprattutto nell’adeguamento edilizio e nel personale di servizio.

  4. Danilo De Martin
    15 aprile 2013 @ 08:44

    @frank,
    per fortuna i capitali sono ancora “liberi di circolare”. Qui però non si tratta solo di capitali privati ma anche di intervento pubblico. Semplifico alla radice: se tu dici che vuoi fare un centro di raccolta per cani disagiati, che zoppicano, che sono pieni di pulci, mi sta bene: ti do una quota di soldi pubblici perché la tua è una “missione” di buon cuore. Se però, dopo aver ristrutturato il canile, ti inventi un'”ala” del caseggiato da dedicare alla “boutique del cane” vendendo prodotti e servizi connessi … bè allora la cosa non va più così bene, anche perché ti metti a fare concorrenza ai negozi locali “Qui la zampa” e “Bau bau micio micio” che già faticano a tener aperto. Ripeto: la mia è una semplificazione estrema, non è che le cose stiano così, ma quali garanzie hai al proposito? Quelle della Regione Veneto? Ricadute? Ce ne sono sempre, si tratta di capire se il pane è intero o se sono briciole (a me piace misurare le cose). Hai presente come e a quali condizioni viene fatto il reclutamento in certi ambienti di lavoro? Credimi, meglio lasciar stare l’argomento.

  5. frank
    15 aprile 2013 @ 09:41

    @danilo
    i tuoi razionali (o ragionevoli) interrogativi sono anche i miei